la post-globalizzazione e internet – 580

ce lo ricordiamo? la globalizzazione e` nata 27 anni fa, dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva fine dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

prima il mondo era diviso in blocchi: il mondo occidentale delle liberta`, il blocco comunista e il terzo mondo.

questo veniva a coincidere in larga parte con i paesi “non allineati”,

troppo poveri per fare parte del primo mondo, ma che non facevano parte neppure del secondo.

ma tra il 1989 e il 1991 il secondo mondo implose su se stesso

e divenne parte di un unico mondo globale, dominato dalla liberta`,

cioe` dalla finanza, o per dirla all’antica, dall’imperialismo finanziario.

. . .

l’epoca che questo 2016 si lascia definitivamente alle spalle e` stata il trionfo delle idee nate tre secoli fa dal razionalismo e poi dall’illuminismo:

non solo dalle luci dell’illuminismo, ma anche dalle sue poco visibili ombre.

e` stata anche il frutto del Sessantotto:

una rivoluzione senza sangue o quasi, apparentemente sconfitta senza sangue, per la prima volta nella storia.

ma una rivoluzione alla fine vittoriosa, una volta incamerata dal sistema che voleva combattere.

diventata la linfa inconsapevole del nuovo imperialismo politically correct.

quello delle guerre locali chiamate missione di pace, in nome dei diritti umani.

. . .

ma poca attenzione si e` fatta ad un altro aspetto.

l’eta` della globalizzazione e quella di internet coincidono.

internet non e` altro che la globalizzazione dell’informazione.

internet ha cominciato la sua fulminante campagna di conquista del mondo proprio negli anni nei quali il mondo era diventato una comunita` sola…

una coincidenza che non e` casuale:

che cosa sarebbe stata internet in un mondo non globalizzato?

basta guardare a quel che gia` oggi e` internet in Cina per farsene un’idea.

. . .

solo l’assenza di confini anche solo mentali in un mondo che era ed e` sinora un unico impero mondiale ha permesso ad internet di diffondersi.

e di diventare essa stessa la sede virtuale di imperi alternativi, quasi altrettanto potenti che gli stati.

ed e` uno strano paradosso che internet, nata per universalizzare la cultura e creare una libera informazione di massa, sia diventata il regno delle bufale autolesioniste che stanno affossando la globalizzazione.

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la globalizzazione volge tristemente al termine.

i muri che erano crollati simbolicamente, altrettanto simbolicamente risorgono lungo frontiere poco o molto lontane, contro il fantasma dell’immigrazione.

ma non puo` esserci globalizzazione senza immigrazione.

non puo` esserci libera circolazione delle merci senza una parallela libera circolazionedegli esseri umani.

visto che anche gli esseri umani sono merce.

bloccare dunque l’una e l’altra?

con quali effetti suicidi in paesi dove la distribuzione demografica e` come quella dell’Italia?

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se internet e` stato l’altro aspetto della globalizzazione, allora la fine della globalizzazione segna dunque anche la fine di internet come l’abbiamo conosciuta.

il posto della attuale internet anarchica sara` preso da un’internet post-globalizzata, regolamentata, controllata e cirocoscritta.

anche di questo non mancano i segni premonitori.

. . .

siamo tutti figli del mondo globalizzato e informatizzato,

sia se lo abbiamo preparato senza quasi saperlo, come avvenuto per la mia generazione,

sia se siamo (siete) piu` giovani e praticamente nati li` dentro.

siamo tutti pronti, adesso, al nuovo mondo post-globalizzato?

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in questo mondo tramonta la pretesa americana di essere il centro dell’impero universale dei diritti umani.

avanza un nuovo mondo dove i diritti umani sono declinati diversamente alla luce delle diverse culture locali.

in questo mondo l’America diventa un impero locale che si confronta con altri, come la Cina, la Russia, l’islam o la fragile Europa, ma senza pretesa di controllarli e di dominarli ideologicamente.

la lunga corsa del post seconda guerra mondiale e` arrivata alla sua conclusione:

ci manca soltanto un nuovo Congresso di Vienna o una nuova Yalta che sancisca un nuovo equilibrio mondiale, condiviso o riconosciuto da tutti.

. . .

purtroppo il mondo post-globalizzazione e` un mondo fortemente instabile, prima di tutto dal punto di vista climatico.

ma poi anche dal punto di vista politico e militare,

visto che al confronto sinora centrale fra il centro dell’impero americano e le periferie riottose si sostituiscono i molteplici attriti fra le diverse potenze regionali o sub-continentali.

e non e` affatto detto che questo mondo sara` piu` pacifico,

anzi, tutto fa prevedere piuttosto il contrario,

anche se il ridimensionamento dell’imperialismo americano e` in se stesso un buon segnale.

. . .

essere preoccupati per un cambiamento globale di paradigmi e` normale.

basterebbe la tensione per le novita` di ogni tipo che destabilizzano ogni nostra certezza.

ma la preoccupazione per un mondo che visibilmente si frantuma in placche tendenzialmente destinate a scontrarsi ha anche qualche motivo concreto in piu`.


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