il vangelo (apocrifo) secondo De Luca – 588

a Natale dobbiamo essere tutti piu` buoni

(tanto per un giorno solo non c’e` pericolo di perdere la – cattiva – abitudine).

piu` buoni anche con le fesserie?

leggo il titolo dato ad una intervista ad Erri De Luca:

“I politici non si approprino di Gesù, lui non voleva il potere per cui loro si dannano”.

. . .

bella questa, secondo De Luca:

Jeshu si presento` come l’erede del trono di Davide:

unto, cioe` messia, mashiah.

ma sara` il caso di spiegare la parola e l’istituzione collegata:

l’unzione era riservata ai sacerdoti di piu` alto grado e ai re;

Jeshu diede l’assalto a Gerusalemme e al tempio;

fu condannato a morte dai Romani e il titulus che conteneva il motivo della crocifissione spiega che si era proclamato Rex Iudeorum.

voleva il regno di Dio su questa terra e ne sarebbe stato il capo, prescelto come legittimo discendente di Davide in linea primogenita.

e De Luca viene a dire che lo Jeshu storico non cercava il potere?

. . .

solomolto tempo dopo la sua morte Jeshu divenne un Dio di nome Jesus

e venne fatto passare per il profeta di un regno di dio ultraterreno.

ma coloro che lo acclamarono per le vie di Gerusalemme nell’aprile dell’anno 30 non la pensavano certo cosi`:

13“Benedetto (…) il re di Israele”, gridavano acclamandolo.

14Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

15Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,

seduto su un puledro d’asina.

(Giovanni, 12, 13-15)

cosi` nel nucleo originario di quello che qualche secolo dopo venne rimaneggiato come Vangelo secondo Giovanni,

ma era originariamente una raccolta di testimonianze degli ultimi seguaci in vita di Jeshu.

fatta in appoggio al suo continuatore: Lazzaro figlio di Jair, il discepolo prediletto di Jeshu.

e il capo militare della rivolta armata contro i romani del 66-73.

. . .

nel racconto della successiva apparizione davanti a Pilato, nello stesso testo non e` difficile riconoscere una sovrapposizione di mani e versioni differenti:

creano notevoli contraddizioni interne e rendono molto difficile liberare la versione originale.

eppure anche qui emerge un nucleo piuttosto chiaro,

se si eliminano anche soltanto le interpolazioni e le aggiunte piu` evidenti:

33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». (…) 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re». (…) 19,1 Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. 3Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. (…) 

14Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». 16aAllora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

la seconda partre del racconto e` chiaramente una delle stratificazioni successive, creatrici di diverse inverosimiglianze storiche;

eppure anche in questa aggiunta si conferma la rivendicazione della regalita` di Jeshu.

. . .

e che cosa gridava la folla che accompagnava Jeshu nel suo ingresso regale a Gerusalemme secondo Marco, 11, 10?

10Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

e come si svolge l’interrogatorio ad opera di Pilato nel cap. 15?

2Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici».

la risposta a Pilato va letta alla luce di quel che si racconta nel nucleo originario del Vangelo secondo Giovanni,

nucleo che e` piu` antico dei vangeli sinottici:

non e` un modo di negare, ma piu` una abile sottolineatura che Pilato stesso riconosce la sua regalita`.

. . .

e secondo Luca, 19,38:

Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.

e lo stesso per l’interrogatorio di Pilato:

3Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». (Luca, 23)

. . .

solo la redazione tarda pervenuta a noi del Vangelo secondo Matteo sfuma un poco il significato della scena dell’ingresso a Gerusalemme e delle grida di appoggio a Jeshu, ma senza cambiarlo del tutto (21,9):

Osanna al figlio di Davide!

tuttavia, l’interrogatorio davanti a Pilato si svolge anche secondo questo vangelo, come lo aveva descritto quello secondo Marco:

11Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». (Matteo, 27)

. . .

quindi, ci vuole davvero una bella fantasia per dire che Jeshu non aspirava al potere.

diciamo invece che non riusci` a conquistarlo, e pago` il tentativo con la morte.

solo molto dopo la sua scomparsa l’accaduto venne reinterpretato in modo simbolico.

ma il significato storico concreto di quello che viene descritto qui non puo` essere cancellato.

basta infine ricordare che il termine evangelion era quello con cui veniva ufficialmente annunciata l’ascesa al trono di un nuovo imperatore.

. . .

ma sentiamo De Luca, “studioso dei libri sacri”, come viene definito presentando l’intervista:

Lui non voleva il potere fasullo di un’ora di supremazia, di primato sugli altri, di acclamazione a furor di popolo. Non voleva quel potere per il quale si dannano i politici e i potenti di ogni età.

Cristo è incompatibile coi poteri del mondo, con le ricchezze accumulate, con i privilegi.
la seconda parte dell’ultima affermazione e` vera, ma contraddice la premessa:
Jeshu infatti rivendicava il potere alla guida di un movimento pauperistico, di rivoluzione sociale.
ma proprio per questo doveva esercitare il potere per restituirlo ai poveri, secondo il sogno di ogni rivoluzionario.
. . .
De Luca si contraddice vistosamente, quando risponde:
Esempio resta la sua condotta processuale di fronte al tribunale romano. Non rinnega, né sfuma le sue convinzioni e la sua missione. È condannato per questo.
appunto!
ma subito dopo ecco come De Luca si rivela incapace di leggere storicamente i testi;
infatti prosegue:
In Gerusalemme, in quella Pasqua della sua cattura, aveva in pugno un popolo che lo acclamò al suo ingresso sulla cavalcatura regale e lo seguì nel Tempio a sgomberare i mercanti. Ma lui non volle essere capo di una rivolta contro l’occupazione militare straniera. Aveva una missione che doveva compiersi sul patibolo romano.
della serie: come confondere una sconfitta con una missione,
coerentamente con la falsificazione storica compiuta alcuni decenni dopo la morte di Jeshu.
che viene accettata per vera in modo acritico,
una deformazione leggendaria della storia, fatta passare per vera.
. . .
perfino l’intervistatore si ribella:

Ma Cristo diceva: “Sono venuto a portare non pace, ma spada” (Matteo 10,34). Era un combattente.

risposta di De Luca:

Rinunciò a scatenare una rivolta in più in quella terra che oppose il più ostinato contrasto all’impero romano.

chissa` che cos’e` la conquista di Gerusalemme alla guida di un popolo in rivolta se non un tentativo di rivoluzione…

. . .

secondo De Luca, invece, La spada alla quale si riferiva prima, citando Matteo, non è la guerra, quella c’era già e non servivano supplementi.

Leggo invece l’estrazione di una spada simbolica, che assegna i meriti e pareggia i torti, la spada di un’autorità morale che produca conversioni e ravvedimenti.

eppure e` il Vangelo secondo Luca che racconta questo momento nella cena che precede l’arresto di Jeshu:

36Ed egli soggiunse: «Ma ora, (…) chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. (…)». 38Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

ma la spada a cui pensa Erri De Luca e` un’altra:

Da questo punto di vista Papa Francesco è la spada sguainata di una chiesa nuova.

. . .

non so se e` da sottolineare piu` negativamente il servilismo di  De Luca verso la chiesa cattolica

o la mancanza di senso critico e di conoscenza del contesto storico della Palestina della prima parte del primo secolo,

attraversata dalla pluridecennale guerriglia zelota.

. . .

eppure De Luca dice pomposamente di se stesso:

Resto un lettore di storie sacre, perché quei libri hanno innalzato la forza della parola a strumento di creazione. “E disse”: è il verbo più frequente della divinità dell’Antico Testamento. La parola è l’azione più significativa della vita di Cristo.

De Luca non ha la piu` pallida idea della ricerca storica recente sulle origini del cristianesimo

(ricerca che naturalmente si sviluppa fuori d’Italia e da noi e` poco conosciuta),

parla improvvisando sciocchezze che possono essere prese per valide solo dai disinformati,

e mastica confuse teorizzazioni fondate su una tradizione cattolica con cui non ha fatto in nessun modo i conti da un punto di vista di critica razionale.

. . .

consiglio a De Luca, fra le tante possibili, la lettura di un bel testo sulla vita di Jeshu,

oltretutto scritto da un ricercatore islamico di nascita, convertito al cristianesimo e poi ritornato all’islam:

Zealot, the life and times of Jesus of Nazaret, di Reza Aslan, 2013.

legga, impari e poi ci ritroviamo per un altro post quando comincera` a scrivere cose piu` sensate e documentate.

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