i voucher: una sceneggiata italiana – 594

da quanto tempo non mi capita di essere d’accordo almeno su un punto con uno dei nostri presidenti del consiglio?

non me la sono segnata l’ultima volta prima di questa, ma fatemi dare ragione al conte Gentiloni  Silverj, almeno sui voucher.

ha detto che “non sono il virus che semina il lavoro nero, non hanno il copyright del lavoro nero”.

e che occorre “una revisione, per correggere quello che di sbagliato evidentissimamente c’è, senza trasformare questo nella madre di tutti i problemi e guai del mercato del lavoro”.

. . .

lo dice molto meglio di lui e di me Luigi Oliveri sul blog di Mario Seminerio:
http://phastidio.net/2016/12/30/voucher-un-accessorio-dagli-usi-impropri/

Non sono le leggi sul lavoro a creare lavoro o disoccupazione, bensì appunto l’andamento dell’economia. (…) Il numero complessivo degli occupati continua ad essere soggetto ad oscillazioni sostanzialmente frizionali, intorno ai 23 milioni. Con un tasso di occupazione (l’indicatore realmente capace di rendere lo stato di salute del mercato del lavoro) piuttosto stabile nella banda di oscillazione tra il 55 e il 58%: 57,3% secondo l’ultima rilevazione Istat), lontanissimo, comunque, dagli obiettivi dell’accordo di Lisbona.

. . .

si potrebbe rispondere che pero` le leggi possono rendere questo lavoro piu` stabile o piu` precario.

ma anche questo e` vero soltanto entro certi limiti.

nell’isterismo confuso che si va diffondendo sul tema, occorre ricordare la positivita` dei voucher la` dove usati effettivamente per lavori precari:

formalizzanno il lavoro occasionale, prima totalmente affidato al nero

e prevedono che comporti assicurazione sociale e possa contribuire alla pensione.

. . .

Oliveri fa delle osservazioni di merito molto precise invece sugli abusi,

segnalando in particolare la vera e propria follia dell’uso dei voucher da parte delle pubbliche amministrazioni,

a volte persino come forma surrettizia di assistenza sociale.

in altri casi, come l’intensificazione del lavoro nel commercio nel mese pre-natalizio, lo strumento giusto per gestire queste esigenze transitorie sta in una assunzione a tempo determinato, non nell’uso dei voucher.

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infine il problema centrale e` quello dei controlli, dato che qualunque strumento si presta ad abusi se i controlli mancano.

ma l’abitudine nazionale a trasformare in esibizione retorica ogni problema concreto probabilmente vincera` anche stavolta.

eppure a mio giudizio si deve dire chiaramente NO alla abolizione tout court dei voucher.

. . .

dalla CGIL che promuove il referendum abrogativo dei voucher (metto il testo del quesito in fondo) non ho sentito invece reazioni ufficiali alla gravissima sentenza del 7 dicembre scorso della Corte di Cassazione sui licenziamenti per cause economiche.

ogni sentenza e` riferita ad un caso specifico,

qui inoltre abbiamo il parere di una sezione che contrasta con le sentenze di altre

(e` il bello della giustizia italiana:
essere una lotteria.
manca un parere a sezioni riunite che dovrebbe valere per tutti,
anche se ogni giudice poi puo fare comunque di testa sua).

e tuttavia questa fissa alcuni principi di vasta portata:

“Ai fini della legittimità del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo l’andamento economico negativo dell’azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all’attività produttiva ed all’organizzazione del lavoro, tra le quali non è possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell’impresa, determinino un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa; ove però il licenziamento sia stato motivato richiamando l’esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicità e sulla pretestuosità della causale addottata dall’imprenditore”.

in questo modo e` stata confermata la legittimita` del licenziamento di un lavoratore, stabilita gia` in primo grado perche` “effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la catena di comando e quindi la gestione aziendale”; questo licenziamento era stato giudicato illegittimo in secondo grado, con la condanna dell’azienda al pagamento di 15 mesi di salario, in quantomotivato soltanto dalla riduzione dei costi e quindi dal mero incremento del profitto”.

ma secondo la Cassazione non occorre che l’azienda sia in crisi per poter licenziare senza altre motivazioni un lavoratore; e` sufficiente che questo le sia necessario per aumentare i profitti.

. . .

la Cassazione ha fatto riferimento all’art. 41 della Costituzione, ma deve essersi fermata al primo comma:

Art. 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

e non parlo dell’art. 1 che ci dichiara repubblica fondata sul lavoro,

ma dal 6 dicembre evidentemente un po’ meno, se il profitto viene giudicato piu` importante del lavoro.

in contrasto con l’art. 41 della Costituzione ai commi 2 e 3.

. . .

ammetto di avere pensato per un momento che la Cassazione avesse fatto riferimento al Jobs Act,

ma una ricerca online mi ha provato che non e`  cosi`: questa causa e` inziata prima.

la soppressione dell’articolo 18 e il job act non c’entrano una mazza con questa sentenza: almeno direttamente.

temo tuttavia che la Cassazione abbia risentito del nuovo clima politico creato dal governo Renzi e dalla sua trasformazione del diritto del lavoro.

. . .

purtroppo e` molto improbabile che potremo esprimerci sull’abrogazione dell’art. 18 al prossimo referendum abrogativo, per come la CGIL ha formulato il quesito.

invece la CGIL ci propone senza incertezze di abrogare del tutto un istituto come quello dei voucher, che invece andrebbe corretto e fatto funzionare bene, e resta a mio parere molto positivo se si fara` effettivamente un’azione di contrasto agli abusi.

. . .

ecco il testo del secondo quesito del referendum abrogativo promosso dalla CGIL:

Volete voi l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’art. 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”?

gli articoli che la CGIL propone di abrogare sono questi:

Capo VI   Lavoro accessorio

Art. 48 Definizione e campo di applicazione

1. Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attivita’ lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalita’ dei committenti, a compensi superiori a 7.000 euro nel corso di un anno civile, annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Fermo restando il limite complessivo di 7.000 euro, nei confronti dei committenti imprenditori o professionisti, le attivita’ lavorative possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, rivalutati annualmente ai sensi del presente comma.
2. Prestazioni di lavoro accessorio possono essere altresi’ rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite complessivo di 3.000 euro di compenso per anno civile, rivalutati ai sensi del comma 1, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito. L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio.
3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano in agricoltura:
a) alle attivita’ lavorative di natura occasionale rese nell’ambito delle attivita’ agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati e da giovani con meno di venticinque anni di eta’ se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’universita’;
b) alle attivita’ agricole svolte a favore di soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che non possono, tuttavia, essere svolte da soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.
4. Il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio da parte di un committente pubblico e’ consentito nel rispetto dei vincoli previsti dalla vigente disciplina in materia di contenimento delle spese di personale e, ove previsto, dal patto di stabilita’ interno.
5. I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalita’ di cui all’articolo 49 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
6. E’ vietato il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi, fatte salve le specifiche ipotesi individuate con decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le parti sociali, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
7. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Art. 49 Disciplina del lavoro accessorio

1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i committenti imprenditori o professionisti acquistano esclusivamente attraverso modalita’ telematiche uno o piu’ carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale e’ fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attivita’ lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali. I committenti non imprenditori o professionisti possono acquistare i buoni anche presso
le rivendite autorizzate.
2. In attesa della emanazione del decreto di cui al comma 1, e fatte salve le prestazioni rese nel settore agricolo, il valore nominale del buono orario e’ fissato in 10 euro e nel settore
agricolo e’ pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative sul piano nazionale.
3. I committenti imprenditori o professionisti che ricorrono a prestazioni occasionali di tipo accessorio sono tenuti, prima dell’inizio della prestazione, a comunicare alla direzione
territoriale del lavoro competente, attraverso modalita’ telematiche, ivi compresi sms o posta elettronica, i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore, indicando, altresi’, il luogo della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi.
4. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso dal concessionario di cui al comma 7, successivamente all’accreditamento dei buoni da parte del beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Il compenso e’ esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.
5. Fermo restando quanto disposto dal comma 6, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, effettuando altresi’ il versamento per suo conto dei contributi previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali puo’ essere rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata
dell’INPS.
6. In considerazione delle particolari e oggettive condizioni sociali di specifiche categorie di soggetti correlate allo stato di disabilita’, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali per i quali e’ prevista una contribuzione figurativa, utilizzati nell’ambito di progetti promossi da pubbliche amministrazioni, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con decreto, puo’ stabilire specifiche condizioni, modalita’ e importi dei buoni orari.
7. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua con decreto il concessionario del servizio e regolamenta i criteri e le modalita’ per il versamento dei contributi di cui al comma 5 e delle relative coperture assicurative e previdenziali. In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’INPS e nelle agenzie per il lavoro di cui agli articoli 4, comma 1, lettere a) e c) e 6, commi 1, 2 e 3, del decreto legislativo n. 276 del 2003.
8. Fino al 31 dicembre 2015 resta ferma la previgente disciplina per l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio gia’ richiesti alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 50 Coordinamento informativo a fini previdenziali

1. Al fine di verificare, mediante apposita banca dati informativa, l’andamento delle prestazioni di carattere previdenziale e delle relative entrate contributive, conseguenti allo sviluppo delle attivita’ di lavoro accessorio disciplinate dal presente decreto, anche al fine di formulare proposte per adeguamenti normativi delle disposizioni di contenuto economico di cui all’articolo 49, l’INPS e l’INAIL stipulano apposita convenzione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

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