la carne del cervo – 595

l’altroieri mi e` stata regalata della carne di un cervo, ucciso in Corna Blacca, una montagna delle Piccole Dolomiti Bresciane, che non sono troppo lontane da qui.

ma come? un cervo ucciso!

e tu lo mangerai, bortocal?

si`.

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. . .

sto imparando diverse cose sulla caccia:

nuove informazioni che cambiano il quadro di quelle che avevo fino a questo momento – o meglio, NON avevo – e che mi fanno riflettere.

uccidere un cervo oggi non e` affatto facile:

la caccia non e` piu` una specie di combattimento individuale con l’animale selvaggio che ancora si ostina a sopravvivere in un ambiente quasi totalmente umanizzato.

si deve pagare un contributo molto consistente per ogni capo abbattuto (mi si e` parlato di 300 euro), ma soprattutto importante e` la scelta dell’animale da uccidere.

non si possono colpire gli esemplari piu` forti e piu` sani, cacciando a caso:

la caccia deve adempiere al suo scopo di selezionare gli animali piu` deboli e malati.

in pratica, il cacciatore assume il ruolo che nella vita selvaggia e` del grande predatore da noi scomparso:

uccidendo i membri del branco piu` fragili, contribuisce al suo mantenimento e alla riproduzione degli animali in buona salute.

insomma, in Italia la caccia al cervo è strettamente regolamentata e selettiva e serve a mantenere popolazioni stabili e geneticamente forti nel numero e nella densità sostenibile dall’ambiente in cui vivono. (wikipedia)

e` dunque una caccia quasi scientifica.

vi e` dunque una fase preliminare di osservazione da lontano con potenti binocoli dei cervi al pascolo;

individuato l’esemplare piu` debole, viene ucciso da lontano;

successivo e` il recupero del corpo e solo in questa fase si possono usare i cani.

. . .

diversa e` invece la caccia al cinghiale:

qui si ha a che fare con una specie che ha un tasso riproduttivo altissimo:

una femmina e` in grado di generare fino a tre volte l’anno, in gravidanze di 115 giorni da tre a dodici piccoli per cucciolata.

facile capire che la moltiplicazione dei cinghiali, se non fosse arginata, potrebbe provocare rapidamente il collasso di un intero territorio.

ma i predatori naturali sono quasi completamente scomparsi;

dunque tocca all’uomo farlo.

. . .

e tuttavia anche la caccia al cinghiale e` rigorosamente regolamentata;

vi e` un censimento del numero degli esemplari, come del resto anche per i cervi;

e il numero dei cinghiali cacciabili dipende da questo.

ad esempio, nelle montagne circostanti la zona dove abito attualmente e` previsto l’abbattimento di 450 cinghiali l’anno.

la caccia va condotta per squadre, formate da 20 a 100 cacciatori ciascuna.

qui la caccia non e` di tipo selettivo, dati i numeri degli animali con i quali si ha a che fare.

e tuttavia e` rigorosamente controllata nello svolgimento e nel numero delle prede abbattute.

e` una caccia pericolosa, non solo per via dei cinghiali, che possono diventare aggressivi se si sentono in pericolo

e squartano regolarmentecon le zanne i cani che si avvicinano troppo;

ma anche per gli incidenti tra cacciatori,

prevalentemente dovuti a proiettili di rimbalzo.

. . .

in natura la selezione dei cinghiali e` opera soprattutto dei lupi, che cacciano i piccoli.

mi si racconta che il numero dei lupi su queste montagne e` in aumento.

un lupo o un orso sono in grado di fare 50 km al giorno, girando per le montagne.

sporadicamente qualche orso e` comparso anche sulle montagne del lago di Garda.

ma per fortuna l’orso non e` molto pericoloso.

su You Tube c’e` il video di una escursionista che, poco tempo fa, se ne e` trovato davanti uno sul Monte Baldo…

ma proprio perche` questi animali si muovono rapidamente, scompaiono anche rapidamente dalle zone dove sono avvistati.

sono inoltre animali solitari.

. . .

il lupo invece predilige il branco,

e il branco tende ad essere piu` stabile nell’occupazione del territorio.

insomma, a sentire i cacciatori del posto, i lupi stanno tornando e potrebbero diventare pericolosi:

trovarsi circondati da un branco di lupi non e` una bella esperienza:

per loro in fondo sei soltanto una preda anche tu.

io ho fatto soltanto quella di trovarmi di notte un branco di cani randagi attorno in Sri Lanka.

i cani sono piu` piccoli dei lupi, ma una ventina, se si scatenano, sono in grado di ammazzarti lo stesso.

quella volta, per fortuna, non mi attaccarono.

. . .

ecco la montagna da un punto di vista nuovo.

ecco la natura selvaggia che reclama i suoi diritti.

ecco l’ipocrisia di una cultura che si indigna per la caccia

e poi macella animali allevati in condizioni orribili.

ma ecco anche la disinformazione di chi non sa che la caccia e` necessaria agli animali stessi che ne sono vittime.

la vita e` contraddizione:

in quanti ce ne dimentichiamo continuamente?

. . .

gli uomini del passato non avevano rinunciato ad uccidere gli animali personalmente,

e non avevano eliminato dal loro vissuto le immagini dolorose e selvagge della morte della vittima sotto i loro occhi.

e tuttavia consideravano quasi sacra l’uccisione di un essere vivente.

vi era quasi una fratellanza occulta nell’ammazzare:

togliendo la vita l’uomo diventava consapevole che anche lui avrebbe dovuto perderla.

ci si scusava, quasi, con l’animale che si doveva uccidere.

e la primizia del suo corpo, il profumo della carne arrostita, era dedicata agli dei.

cucinarlo era una specie di rito religioso.

. . .

un atto di culto alla legge suprema che intreccia indissolubilmente la vita alla morte.

un atto sacro, perche` la morte e` sacra come la vita stessa.

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4 thoughts on “la carne del cervo – 595

  1. Tanto per dire…. con l’anno nuovo dovresti creare la Tag “buon senso” , perché ci sono argomenti che possono essere compresi anche da chi non è particolarmente informato, ma non ha perso contatto con quello che lo circonda.
    Se l’uomo si intromette nelle funzionali nonché impietose leggi naturali, deve per forza, poi, assumersi certi compiti regolatori.
    Non so come faremo a sostituirci alle api…

    Mi piace

    1. be’, sarebbe interessante, piuttosto, che fosse possibile taggare un post per i lettori, perche` darsi ragione da solo non e` il massimo….

      il buonsenso espositivo mi riesce piu` facile quando affronto argomenti che conosco poco ed espongo il mio processo di apprendimento perche` possa condividerlo che ne ha interesse.

      quanto alle api, fondamentali per la prosecuzione dell’agricoltura, li sostituiremo con minuscoli droni telecomandati?

      per fortuna da queste parti ci sono ancora perfino alveari anarchici che sfuggono al controllo e vanno sistemarsi a sorpresa dove gli pare…. 🙂

      buon anno!

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  2. Aggiungerei che qualcuno sostiene che dietro là fragilità psicologica dei ragazzi tossicodipendenti c’è la mancanza dell’esperienza dell’uccisione degli animali che ad esempio quelli della nostra generazione hanno fatto in campagna con gli animali da cortile.

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    1. ho assistito bambino allo scannamento di un maiale, salendo alla mia scuola elementare lungo un sentiero tra Meran e Marling (Merano e Marlengo) in Sued Tirol: fu un’esperienza sconvolgente.

      poi c’era la nonna, che tirava il collo ai polli o tagliava il capitone, che si dibatteva anche a pezzi e ancora in padella.

      sono esperienze che mancano completamente ai bambini d’oggi:

      ne esce una visione cosi` astratta della vita che alcuni da grandi di ventano vegani e credono anche di amare gli animali per questo.

      buon anno, Raimondo!

      Liked by 1 persona

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