la morte di De Mauro e il voto di condotta – 6

la morte di De Mauro, grande studioso della lingua italana nel suo aspetto sociale e grande uomo di scuola, ha dato l’occasione di un bilancio critico delle sue posizioni sulla scuola al Gruppo di Firenze, che dal 2005 si occupa dei problemi dell’istruzione in Italia da posizioni ben diverse dalle sue; Giorgio Ragazzini espone alcune valutazioni molto polemiche qui:

http://gruppodifirenze.blogspot.it/2017/01/doverose-integrazioni-al-doveroso.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed:+GruppoDiFirenze+(GRUPPO+DI+FIRENZE)

non intendo dare una risposta su tutti i punti, anche se mi piacerebbe.

espongo un punto di vista differente su un punto soltanto: la posizione di De Mauro sul voto di condotta.

. . .

Ragazzini ricorda che nel 2001 De Mauro era Ministro della Pubblica Istruzione (nel secondo governo Amato) e gli fu chiesto di commentare un articolo di Mario Pirani Professori, tornate al sette in condotta, superficiale fin dal titolo:

come se fosse stato un optional del singolo docente darlo o non darlo.

Alla domanda se fosse d’accordo su quella proposta, rispose:

“Come no? Ma ad alcune condizioni: il ripristino del primo Gabinetto Mussolini, e se venissero garantiti 20 anni di dittatura, il ritorno alle elementari di quel tempo quando un quarto dei bambini arrivava alla quinta elementare e il 10 per cento dei giovani si iscriveva alle scuole superiori.

Se l’Italia tornasse ad essere il Paese in cui il 70 per cento del reddito proveniva dall’agricoltura.

Se chiudessero buona parte dei giornali, se venissero sospese le trasmissioni televisive e ripristinata l’Eiar e tutti andassimo a piazza Venezia.

Il sette in condotta faceva corpo con questa visione dello Stato.

Faceva corpo con le punizioni fisiche”

(“La Repubblica”, 25 gennaio 2001).

Superfluo commentare, conclude Ragazzini.

superfluo per chi e` dogmatico, per chi ama la riflessione critica no.

ma, superfluo o no che sia, io ci provo.

. . .

il voto di condotta fu effettivamente introdotto nella scuola italiana dal fascismo col primo decreto della Riforma Gentile della scuola, il n. 1054 del 24 giugno 1924, art. 82:

“La promozione è conferita agli alunni che nello scrutinio finale abbiano ottenuto voti non inferiore a 6 decimi in ciascuna materia o complessivamente in ciascun gruppo di materie affini e otto decimi in condotta”.

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fin dalla nascita il 7 in condotta portava con se` il suo peccato originale:

mentre tutti gli altri voti di scrutinio sono strutturalmente legati a momenti di verifica e valutazione comunicati (con voti scritti, orali, pratici, grafici), il voto di condotta solo occasionalmente risultava collegato a momenti di questo genere, cioe` nel concreto a provvedimenti disciplinari di particolare gravita`.

insomma, il vizio d’origine di questa valutazione era l’arbitrarieta`:

e in questo senso esso appare l’incarnazione perfetta dell’autoritarismo fascista nella scuola.

ben lo sanno coloro che ci hanno avuto a che fare dall’una o dall’altra parte della barricata (studenti e insegnanti):

il voto di condotta era vago nei presupposti, ampiamente arbitrario e spesso semplice sfogatoio delle antipatie personali di qualche docente verso gli alunni meno conformisti o adolescenzialmente un poco piu` ribelli.

il fatto che non sia stato abolito immediatamente alla caduta del fascismo e sostituito con forme di valutazione piu` democratiche degli obiettivi educativi indica il rapporto irrisolto col fascismo della nostra cultura politica e anche scolastica.

. . .

con la legge n. 517 del 4 agosto 1977 (Norme sulla valutazione degli alunni e sulla abolizione degli esami di riparazione nonché norme di modifica dell’ordinamento scolastico) il voto di condotta venne sostituito nella scuola elementare e media da una valutazione informativa sul livello globale di maturazione di ciascun allievo, ma rimase in vigore nella scuola superiore.

insomma, un pasticcio notevole dal punto di vista educativo.

per storicizzare, la riforma veniva dal terzo governo Andreotti, uscito dalle elezioni anticipate del 1976: quello detto della non sfiducia,

un monocolore democristiano retto dall’astensione di tutti i partiti dell’arco costituzionale (esclusa l’estrema destra), cioe`, fatto assolutamente inedito, anche dall’appoggio del Partito Comunista Italiano.

fu il governo seguito nel marzo 1978 dal primo governo di solidarieta` nazionale, con la partecipazione diretta del Partito Comunista, nuovamente presieduto da Andreotti e voluto da Moro,

che venne rapito dalle Brigate Rosse il giorno stesso nel quale quel governo si presentava al parlamento.

le decisioni prese nel 1977 sul voto di condotta esprimono molto bene il compromesso confuso fra tradizione e innovazione che in quegli anni venne posto a fondamento di un tentativo breve di collaborazione fra partito cattolico e partito comunista, bloccato dall’uccisione di Moro.

. . .

quel compromesso venne confermato dal Testo Unico delle leggi sulla scuola  (art. 193 del D.Lgs 16 aprile 1994, n. 297, primo governo Berlusconi).

ma l’art. 193 venne abrogato a partire dall’anno scolastico 2000-2001 dal Regolamento dell’autonomia (DPR n 275/99, art. 17), approvato sotto il governo D’Alema:

nella scuola superiore il voto di condotta restava, ma senza piu` alcun effetto sulla promozione.

un altro brutto compromesso, privo di una precisa prospettiva pedagogica, ma comunque il punto piu` avanzato della rottura con l’autoritarismo educativo del fascismo nella storia della nostra scuola.

. . .

con la legge 30 ottobre 2008, n. 169 del ministo Gelmini, nel quarto governo Berlusconi, si ritorna al passato della nostra solida propensione alla continuita` col fascismo:

viene introdotta nelle scuole secondarie “la valutazione del comportamento” che “concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso e all’esame conclusivo del ciclo”.

si ritorna, cioe`, all’impostazione della scuola fascista con leggere varianti (comportamento invece che condotta; limite per la promozione a 6 decimi anziche` a 8):

nuovamente la promozione e` collegata ad una valutazione globale dell’alunno nella sua vita scolastica che rimane ampiamente arbitraria e non verificabile.

che l’assimilazione di obiettivi formativi di tipo generale debba essere oggetto di valutazione sembra ragionevole, ma questo non significa affatto che questa valutazione possa essere di tipo impressionistico e totalmente arbitrario.

ma il dibattito degli ultimi decenni non riesce a trovare un punto di equilibrio ed oscilla tra l’abolizione secca di ogni valutazione sulla formazione educativa, che ci consegna ad una scuola tecnocratica delle nude competenze specifiche, ma non trasmette valori, o una scuola che la mantiene, ma senza precisarne momenti, criteri, passaggi, e dunque, in nome dei valori, si fonda sull’arbitrio.

. . .

toccava alle singole scuole, nel quadro dell’autonomia scolastica, provare a risolvere la contraddizione;

ci si riusciva, a mio modo di vedere, definendo dei criteri di valutazione delle singole discipline nei quali entrassero anche le voci sugli obiettivi educativi trasversali e facendo poi della valutazione del comportamento la sintesi di questo aspetto dei giudizi disciplinari.

in questo modo lo studente e le famiglie potevano effettivamente seguire (ma anche contestare) durante l’attivita` didattica la valutazione degli obiettivi educativi, che diventava trasparente e dunque democraticamente verificabile.

era tuttavia senza dubbio una forzatura interpretativa troppo democratica:

la riforma Gelmini intendeva invece semplicemente reintrodurre un principio di autorita` cieca dei docenti nella vita scolastica.

. . .

dunque torniamo adesso alle affermazioni di De Mauro del 2001, lucidamente e brillantemente polemiche.

vanno storicizzate; sono una risposta nel 2001 all’articolo di Pirani che si oppone alla decisione del governo D’Alema di abolire del voto di condotta come strumento per poter decidere, anche da solo, una bocciatura.

e propone, inconsapevole, il ritorno alla vecchia scuola dell’arbitrio educativo, cosi` rassicurante per i reazionari italiani, rimasti affezionati al potere che fin dai primi anni mostri ai bambini il suo volto autoritario e pasticcione insieme.

come si vede, valeva proprio la pena di discuterle, le affermazioni di De Mauro, e sono un ottimo stimolo per una riflessione ancora attuale,

dato che a cinque anni dalla caduta del berlusconismo nessuno ha ancora pensato di rimettere in discussione il pasticcio gelminiano sul voto di comportamento.

. . .

nella mia vita di insegnante e poi preside nei licei ho avuto spesso a che fare col voto in condotta.

voglio raccontare un episodio profondamente drammatico che me ne svelo` fino in fondo il significato.

ero ancora insegnante allora, all’inizio degli anni Ottanta: in una mia classe a fine anno scolastico un alunno, peraltro brillante, ha un alterco con un professore mio collega e, allontanato dall’aula, lo offende mandandolo pubblicamente affanculo.

(mi sono ritrovato anni dopo davanti, quando ero preside, quello studente come genitore di un alunno del mio liceo…)

il consiglio di classe che deve decidere la punizione viene a coincidere con lo scrutinio e ci si trova a dover scegliere tra un 7 in condotta, che comporta il rinvio a settembre in tutte le materie e sembra proprio la punizione minima assegnabile, o provvedimenti piu` gravi come la bocciatura immediata o addirittura l’espulsione dall’istituto o da tutte le scuole d’Italia.

infatti esisteva nella scuola di Gentile anche questa sanzione:

mia madre, grazie alla legge Gentile, appunto, fu espulsa da tutte le scuole d’Italia negli anni Trenta e non pote` diventare maestra.

la discussione nel consiglio di classe fu serrata, si distingueva nel reclamare i provvedimenti piu’ gravi un altro docente particolarmente autorevole, gli tremavano perfino violentemente le mani mentre insisteva per la punizione estrema, ma per fortuna il preside di allora era dalla mia parte e alla mia fine si decise almeno per il 7 in condotta.

a settembre l’alunno supero` brillantemente la prova in tutte le materie e venne promosso.

. . .

ma non e` finita qui.

me lo ritrovai davanti, in mezzo ad un gruppo di ex-studenti della scuola, un anno e mezzo dopo, per caso, sul treno per Milano, dove io andavo a svolgere il mio lavoro di commissario d’esame per l’abilitazione dei docenti di lettere dei licei in Lombardia e lui alle lezioni all’universita`.

la conversazione torno` inevitabilmente a quell’episodio:

ma voi professori avevate tutti le fette di salame sugli occhi o eravate complici? mi chiede un amico del ragazzo.

resto sconcertato e perplesso.

davvero non sapevate nulla dei comportamenti verso i ragazzi del professor …? e qui me ne fa il nome.

il mio imbarazzo e` cosi` evidente e inequivocabilmente autentico, che i ragazzi continuano a ruota libera:

raccontano di un mio collega, peraltro sposato, che da anni cercava di sedurre suoi alunni, scelti per l’avvenenza fisica e l’aspetto possibilmente efebico, e che aveva quell’anno messo gli occhi appunto sul ragazzo in questione;

che, presente, conferma, con semplici cenni del capo.

la seduzione era un mix di lusinghe e di sottili ricatti: prima l’alunno veniva esaltato e lodato per le sue capacita` fuori del comune, poi succedeva una improvvisa caduta di rendimento che ne metteva a rischio la promozione; a questo punto seguiva l’invito a casa del professore per qualche lezione di recupero: giusto per evitare la bocciatura.

la cosa proseguiva da anni, all’oscuro dell’intero corpo docenti, pare:

addirittura mi si racconta di un alunno esaperato che un giorno aveva deciso di farla finita ed era andato a scuola con una pistola, ma poi fortunatamente aveva rinunciato ad usarla.

se al ragazzo erano saltati i nervi con un altro insegnante era perche` era sotto uno stress insopportabile;

ma io ora capisco perche` il piu` accanito a volere l’espulsione da tutte le scuole d’Italia o almeno dall’istituto era quell’altro.

ora il lampo ha illuminato le tenebre.

le tenebre del voto di condotta.

. . .

per la cronaca, non solo quel ragazzo disse che era stato oggetto delle attenzioni del professore, ma un paio d’anni dopo lo scandalo esplose perche` altri due ragazzi ne parlarono con i genitori e questi andarono dal preside a denunciare l’accaduto.

non c’era dunque soltanto quel che io avevo detto subito al preside perche` fosse informato, e i due episodi vennero quasi a coincidere a pochi mesi di distanza.

la scuola, ai suoi massimi livelli, reagi` con il muro di gomma:

del resto non c’era mai stata notizia di abusi veri e propri, penalmente rilevanti, ma soltanto di tentativi non andati a buono, o meglio a cattivo, fine.

e poco tempo dopo il problema si risolse da solo perche` il docente, autorevole, colto e preparato, oltre che adeguatamente ben inserito socialmente, passo` ad insegnare all’Universita` Cattolica di Brescia.

del resto in quella stessa scuola e in quegli stessi anni non faceva forse scalpore, ma non scandalo, una docente che aveva abbandonato il marito per una relazione con un suo allievo di 17 anni, che non era per nulla segreta ma di dominio pubblico?

chissa` che voto in condotta per quell’allievo…

per la docente no, non erano previsti voti neppure di comportamento.

. . .

be’, De Mauro e` morto, ma il voto di condotta, anzi di comportamento, e` ben vivo, e in giro si sentono troppe idee superficiali e mediocri sul tema.

superficiali: prive di spessore storico e non approfondite.

il gusto dello slogan ad effetto e senza contenuti ha contaminato anche coloro che si vorrebbero far credere i difensori della tradizione.

Superfluo commentare, dicono.

. . .

nota.

per la parte storica e teorica sul voto di condotta di questo post consiglio di leggere i due articoli che mi hanno fornito alcune informazioni usate qui sopra:

http://lnx.istruzioneverona.it/uspvr/wp-content/uploads/2009/12/Cattaneo.pdf

http://www.edscuola.it/archivio/ped/voto_di_condotta.pdf

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