neo-feudalesimo finanziario e crisi della democrazia – 11

continuiamo a vivere legati a false rappresentazioni del passato.

crediamo ancora che il potere politico sia nelle mani degli stati

e ci rassicura che quelli in cui viviamo abbiano almeno l’apparenza di una struttura democratica.

ma non sappiamo piu` bene che cosa significa democrazia:

oggi le opinioni delle masse possono essere condizionate con strumenti ben piu` perfezionati del modello tradizionale dell’indottrinamento dall’alto e delle tecniche di condizionamento di massa in vigore nell’ultimo secolo.

oggi le masse possono essere facilmente condotte ad avere l’illusione di condizionarsi da sole, mediante i social media.

masse di uomini o di consumatori?

. . .

nel nostro mondo ideale gli stati sono strutture democratiche nelle quali gli esseri umani possono decidere il loro destino.

non fanno parte di questo paesaggio idealizzato le strutture di potere ben piu` forti di alcuni stati che nel frattempo li hanno affiancati:

le grandi imprese della finanza e dell’informatica, fra tutte.

queste non hanno affatto una struttura democratica, ma rispondono ad un principio di autorita`,

cioe`, in poche parole, ad un capo che le ha fondate, portate al potere e le dirige a suo esclusivo arbitrio,

come un conquistatore medievale che si e` fatto signore.

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. . .

la convivenza tra le democrazie caotiche e declinanti e i nuovi poteri cancella di fatto di per se stessa la possibilita` stessa di una vera democrazia.

la recente lotta politica americana tra la Clinton e Trump ha disegnato con esattezza il quadro del futuro che ci attende:

una scelta tra una finta democrazia del compromesso con i poteri reali della post-democrazia,

e il dominio aperto della post-democrazia, nella persona di uno dei nuovi feudatari del potere mondiale nascente.

. . .

ma sullo sfondo stanno problemi ben piu` gravi:

l’esistenza stessa futura dell’umanita` e` messa in pericolo,

e non soltanto dall’effetto serra che minaccia la nostra sopravvivenza fisica,

ma dalla morte del lavoro come orizzonte, che condanna gradualmente l’umanita` all’inutilita` e dunque alla sparizione.

arrivato a queste constatazioni, temo perfino di non essere lucido.

. . .

il silenzio su questi problemi in Italia a me pare quasi perfetto.

l’isolamento, a parlarne, si fa sentire forte.

per fortuna dalla stampa tedesca mi viene qualche segnale che non sono io che deliro…

dallo Spiegel traduco questo Contributo al dibattito di Georg Diez ed Emanuel Heisenberg, che stanno lavorando in un gruppo internazionale a idee programmatiche per la democrazia nel 21esimo secolo, un manifesto che verra` pubblicato online quest’anno.

lo pubblico, principalmente, per l’analisi iniziale.

tutta la parte successiva e` di un ottimismo che a me pare francamente un pochino risibile,

oltre che in netta contraddizione con quanto detto all’inizio.

ma non contestero` punto per punto: mi accontento di mettere in guardia.

. . .

Crisi del sistema.

La democrazia non e` il capitalismo.

Il capitalismo vacillante minaccia di trascinare con se` nell’abisso la democrazia, tanto strettamente i due concetti sono intrecciati fra loro. Per sopravvivere la democrazia deve introdurre nell’eta` digitale con una nuova idea di giustizia.

Opinione

La crisi della democrazia che noi stiamo giusto vivendo e` direttamente collegata con la crisi del capitalismo.E non risolveremo una crisi senza trovare risposte all’altra crisi.

Il fatto e` che gli uomini sono insicuri. Detto piu` esattamente sono insicuri se saranno ancora adoperati in futuro.
Nei prossimi 15 anni, secondo uno studio dell’universita` di Oxford, il 47% dei posti di lavoro negli USA sono minacciati dall’automazione.
In Germania la percentuale degli uomini minacciati dalla disoccupazione di origine tecnologica e` del 59%: questo riguardera` i piu` diversi campi lavorativi, dalle cassiere, agli autisti di camion e infermieri, fino ad avvocati, giornalisti, medici.

Il capitalismo che da` senso al lavoro non puo` piu` promettere nulla agli uomini. Questo acutizza un problema gia` esistente: gia` il capitalismo odierno e` emozionalmente morto e questo e` un problema per la democrazia, che cosi` spesso e` identificata col capitalismo.

Oligarchia e feudalesimo finanziario

La sfida per una politica progressista e` di trovare una strada per separare democrazia e capitalismo, separarle praticamente e teoreticamente, altrimenti crolleranno entrambe per la diseguaglianza che distrugge il sistema.
 

Nei fatti si dovrebbe parlare, per descrivere la situazione dominante, parlare di oligarchia, invce che di democrazia, e di feudalesimo finanziario invece di capitalismo, questo vale un poco per la Russia di Putin e anche per l’America di Trump – e la spinta verso democrazie autoritarie si puo` vedere dall’Ungheria alle Filippine e andra` ancora avanti.

I governanti autoritari, cosi` sembra, hanno il futuro dalla loro parte – mentre i democratici sono bloccati nella teoria e nella prassi del passato.

La politica, come oggi si rappresenta, e` un prodotto del 18esimo, 19esimo e 20estimo secolo. 

Il 21esimo secolo chiede nuove risposte a nuove domande e nuove strutture per una nuova politica; il 21esimo secolo chiede nuovi partiti.

I partiti delle democrazie occidentali, siano conservatori o progressisti, non rispecchiano piu` la realta` ne` nei loro programmi ne` nella loro azione: sono dominanti da vecchi uomini canuti, la cui eta` media e` di circa 60 anni, le donne sonoi sottorappresentate, tra il 16% di Alternative fuer Deutschland e il 38% dei Verdi; e soltanto il 6% di tutti i deputati hanno un’origine migratoria.

Ma questa e` soltanto una parte del problema; la spiegazione piu` approfondita della debolezza dello spettro dei partiti e` che ogni salto tecnologico ha un effetto politico corrispondente.

La socialdemocrazia e` stata la risposta alle domande dell’industrializzazione, della societaa di massa, del capitalismo analogico; i Verdi e i movimenti ambientalisti sono stati la risposta alle domande dell’epoca nucleare, della vulnerabilita` del pianeta, del capitalismo del carbone.

Per il capitalismo digitale mancano finora le risposte democratiche: per un mondo nel quale le macchine fanno molto di quello che finora facevano gli uomini, manmcano le prospettive politiche; per la tecnologia, i cui effetti ed influssi possono essere positivi o negativi, manca una visione. 

La tecnologia non e` ne` utopia ne` pericolo

La tecnologia è il punto di partenza per pensare il presente e il futuro; non ha senso fuggire dalla tecnologia e con cio` dal futuro che l’uomo può costruire: al di là del tecno-utopismo e del tecno-fatalismo occorre programmaticamente una terza via, umanizzare la tecnologia del 21 ° secolo per renderla accessibile e utilizzabile per tutti.

L’intelligenza artificiale, gli algoritmi e i robot possono diventare un pericolo per gli esseri umani o un’opportunità; spetta a noi influenzare questo sviluppo.

Il tema della tecnologia è strettamente legato alla questione di una politica progressista; è anche legata alla sopravvivenza dell’umanità, perche` i cambiamenti climatici e gli spostamenti di popolazione, da essi determinati, caratterizzeranno il 21 ° secolo più di ogni altra cosa.

Per questo la questione dei rifugiati è diventata così centrale: la risposta del 20 ° secolo a questa sfida era che le società occidentali concedevano asilo politico. La risposta del 21 ° secolo è finora la preclusione. Occorre quindi una pratica di asilo diversa, se l’Occidente non vuole perdere i suoi valori morali. Anche coloro che sono fuggiti per necessità, dagli effetti dei cambiamenti climatici o delle guerre derivanti, in larga misura, dalle distorsioni dall’ordine creato dal mondo occidentale hanno il diritto che rende umani gli uomini: di sopravvivere, in buone e giuste condizioni.

Come fare questo, che cosa significa, cosa che richiede – trovarlo è uno degli obiettivi che sono centrali per la democrazia nel 21 ° secolo. Alzare le spalle non basterà, il morire ai confini e la pressione morale sulla società della preclusione faranno si` che esse crollino o  sia all’interno sia all’esterno per le proprie contraddizioni.

Le forze centrifughe sono già chiare e forti, vecchi contro giovani, città contro campagna, xenofobia e islamofobia – ma si tratta di una lettura fatalmente errata del presente, che è alla base di questi apparenti conflitti, perché in sostanza si tratta di sviluppi economici errati, che si rispecchiano nel campo della cultura e dell’identità; una politica del risentimento, dove molte persone fuggono verso la nazione, la razza, l’autorità, lontano dalla democrazia, dalla libertà, dall’umanità.

Ma se si guarda a questi conflitti come un’opportunità, se li si studia e si vede che possibilità di autogoverno si possono trovare ad esempio nella città, o quali sono le realtà di una democrazia decentralizzata locale – quindi se ci si avvicina in modo costruttivo e positivo alle sfide, allora si saranno superare le vecchie posizioni anteriori.

Giustizia

Decisiva è l’idea di giustizia, un concetto apparentemente vecchio, che in futuro pero` assume un significato del tutto nuovo pertutti. Si colloca al posto dell’uguaglianza, che è rimasta una chimera della rivoluzione francese, qualcosa che si potrebbe chiedere e delimitare in un paese per tenere lontani gli stranieri o rifugiati.

Giustizia, tuttavia, è più completo. Essa è legata alla empatia, quindi alla capacità degli esseri umani di entrare in empatia con gli altri. Con questo concetto si decide che cos’e` una politica umana nel 21 ° secolo, checosa una pratica democratica e che cosa no. Giustizia, se la si intende seriamente, riguarda anche la libertà e l’individualismo, perché la giustizia li comprende pure.

Di questi elementi si forma una politica del futuro. Attraverso le nuove tecnologie si daranno liberamente sempre più beni pubblici, informazione e intrattenimento diventano universalmente accessibili e convenienti. Un uso razionale di energia, acqua e altre risorse potrebbe portare ad un’economia circolare intelligente, che può persistere per molte generazioni, senza che debbano essere limitati enormemente i bisogni di consumo della gente.

La gente lavorera` sempre meno e questa è la buona notizia, sempre meno bisogna fare lavori stupidi. L’isolamento delle persone nell’era dell’informazione e la pressione del salario potrebbe placarsi, i nuclei sociali chiusi potrebbero essere rotti. Nella nuova società della conoscenza, potrebbero sorgere nuove forme di educazione – formazione quando la grande risorsa di un mondo automatico e digitale sarà al centro delle funzioni statali.

Nelle comunità locali funzionanti l’impegno civico si espanderà e creera` nuove forme di fiducia tra le persone. Il futuro, come ho detto, e` da tempo gia` qui; ciò che manca sono in politica le persone e i partiti che riconoscono questo futuro, lo accettano e lo modellano.

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