il terzo referendum – 19

ed eccoci al terzo referendum nel giro di un anno, dopo quello sulle trivelle e quello costituzionale.

parlo del prossimo, inevitabile, referendum su alcune leggi sul lavoro promosso dalla CGIL.

ma qui non sara` cosi` facile essere dalla parte vincente, come in quello che ha salvato la Costituzione.

e di nuovo ci saranno differenze di opinione forti fra persone che un tempo credevano di stare dalla stessa parte.

espongo qui i miei punti di vista:

. . .

.1. il referendum sull’art. 18 avrebbe meritato il si`, in astratta linea di principio, ma e` stato bocciato dalla Corte Costituzionale e dichiarato inammissibile.

giustamente, a mio parere:

lasciate perdere le dietrologie da asilo infantile propinate da una stampa faziosa e impreparata.

il quesito del referendum era scritto in modo tale che DOVEVA assolutamente essere bocciato dalla corte.

https://corpus15.wordpress.com/2016/11/18/il-referendum-arma-di-distrazione-di-massa-532/

era accuratamente e premeditatamente propositivo, perche` cancellava artificiosamente spezzoni del testo di legge e creava in questo modo una legge differente.

era un caso completamente diverso dal referendum effettivamente abrogativo considerato lecito dalla Corte in una sentenza precedente, che cancellava di brutto un articolo e dunque di fatto estendeva la tutela prevista solo per i lavoratori delle aziende piu` grosse.

che direste se il paragrafo di qui sopra fosse un articolo di legge?

e qualcuno proponesse un referendum abrogativo di alcune parole per creare il testo seguente?

era un caso completamente diverso dal referendum effettivamente abrogativo considerato lecito dalla Corte in una sentenza precedente, che cancellava di brutto un articolo e dunque di fatto estendeva la tutela prevista solo per i lavoratori delle aziende piu` grosse.

un referendum effettivamente abrogativo cancellava di brutto le aziende piu` grosse.

anche un bambino capirebbe che questo non sarebbe un referendum abrogativo.

ma un referendum creativo.

ma la CGIL e i giornalisti italiani non ci arrivano,

o non hanno interesse ad arrivarci,

e lavorano per confondere gli elettori.

. . .

.2. l’abrogazione totale dei voucher proposta dalla CGIL e` stato giudicato invece un quesito legittimo dalla Corte Costituzionale;

dunque il referendum ci sara`, dato che ogni rettifica ai voucher non sarebbe totalmente abrogativa dei medesimi.

e ogni altra interpretazione crolla, dato che basta questo solo referendum a produrre la tentazione delle elezioni anticipate per sventarlo.

auspicabile che nessuno ci pensi.

elezioni anticipate per i voucher?

siamo matti.

ci sono ben altri motivi per chiederle:

prima di tutto per avere un parlamento eletto in modo incostituzionale.

. . .

andando a guardare nel merito, e` auspicabile, a parere mio e a rischio di impopolarita`, che questo referendum sia bocciato dagli elettori.

l’abuso dei voucher e` indiscutibile, e tuttavia i voucher hanno almeno parzialmente regolarizzato il lavoro occasionale.

purtroppo la CGIL, beccata in castagna a pagare ampiamente in voucher i propri iscritti pensionati per lavori occasionali, propone questo referendum per far tornare al lavoro nero loro e non solo loro.

spiace dirlo, ma non c’e` altra spiegazione possibile di un simile degrado sindacale.

da quando la CGIL e` guidata dalla Camusso, del resto, non c’e` piu` limite al peggio.

quindi, su questo secondo referendum occorre votare contro, cioe` NO.

https://corpus15.wordpress.com/2016/12/30/i-voucher-una-sceneggiata-italiana-594/

ma e` facile aspettarsi un’ondata di si` emotivi ed irrazionali.

. . .

.3. del terzo quesito del referendum CGIL non ho ancora parlato, quindi tenetevi stretti.

l’analisi potrebbe essere incredibilmente tediosa.

pero` la sintesi anticipata della mia opinione e` che i cittadini non possono e non devono essere costretti a diventare legulei,

col rischio di produrre effetti contrari alle loro intenzioni, come appunto al quesito precedente, se verra` approvato.

quindi su questo referendum io intendo astenermi, dato che lo ritengo incomprensibile.

. . .

ecco il quesito del referendum:

«Volete voi l’abrogazione dell’art. 29 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”, comma 2, limitatamente alle parole “Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarita’ complessiva degli appalti,” e alle parole “Il committente imprenditore o datore di lavoro e’ convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro puo’ eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilita’ solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva puo’ essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori.” ?».
e adesso vediamo nel concreto che cosa viene abolito e, se ci riusciamo, perche`.

Art. 29 Appalto

1. Ai fini della applicazione delle norme contenute nel presente titolo, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell’articolo 1655 del codice civile, si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, che puo’ anche risultare, in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonche’ per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio d’impresa.

2. Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente piu’ rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarita’ complessiva degli appalti, In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro e’ obbligato in solido con l’appaltatore, nonche’ con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonche’ i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento. Il committente imprenditore o datore di lavoro e’ convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro puo’ eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilita’ solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva puo’ essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori. Il committente che ha eseguito il pagamento e’ tenuto, ove previsto, ad assolvere gli obblighi del sostituto d’imposta ai sensi delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e puo’ esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali. (29)

((3. L’acquisizione del personale gia’ impiegato nell’appalto a seguito di subentro di nuovo appaltatore dotato di propria struttura organizzativa e operativa, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto, ove siano presenti elementi di discontinuita’ che determinano una specifica identita’ di impresa, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda)).

3-bis. Quando il contratto di appalto sia stipulato in violazione di quanto disposto dal comma 1, il lavoratore interessato puo’ chiedere, mediante ricorso giudiziale a norma dell’articolo 414 del codice di procedura civile, notificato anche soltanto al soggetto che ne ha utilizzato la prestazione, la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze di quest’ultimo. In tale ipotesi si applica il disposto dell’articolo 27, comma 2. 3-ter. Fermo restando quando previsto dagli articoli 18 e 19, le disposizioni di cui al comma 2 non trovano applicazione qualora il committente sia una persona fisica che non esercita attivita’ di impresa o professionale.

AGGIORNAMENTO (29) Il D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito con modificazioni dalla L. 9 agosto 2013, n. 99, ha disposto (con l’art. 9, comma 1) che “Le disposizioni di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni, trovano applicazione anche in relazione ai compensi e agli obblighi di natura previdenziale e assicurativa nei confronti dei lavoratori con contratto di lavoro autonomo. Le medesime disposizioni non trovano applicazione in relazione ai contratti di appalto stipulati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Le disposizioni dei contratti collettivi di cui all’articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni, hanno effetto esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto con esclusione di qualsiasi effetto in relazione ai contributi previdenziali e assicurativi”.

. . .

chiaro?

no.

la legge attuale ammette che i contratti nazionali di lavoro sottoscritti dai sindacati piu` rappresentativi possano derogare dall’obbligo del committente di corrispondere entro due anni la retribuzione ai lavoratori se l’impresa a cui ha appaltato i lavori non lo fa.

quest’obbligo c’e` gia` e solo i sindacati possono derogarvi, suppongo in casi particolari e per esigenze straordinarie.

sinceramente non capisco il referendum:

e` una forma di flessibilita` data ai sindacati, e la CGIL e` contraria?

non si considera piu` abbastanza rappresentativa?

. . .

scusate, al momento penso di astenermi, credendo di non avere capito.

ma nel caso mi convincessi a votare, la mia preferenza sarebbe piuttosto per il NO, per lasciare ai sindacati una forma di flessibilita` decisionale in piu`, piuttosto che togliergliela.

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2 risposte a "il terzo referendum – 19"

  1. cambio di direzione, cambio di referendum, cambio su cambio ma tutti rimane uguale. VEdo Renzi allo stesso posto, vedo altre facce sempre lì e gli italiani tutti prese da altre cose…..shopping compreso. Se vedessi quanta gente c’è nei centri commerciali, quanta gente compra macchine nuove, ti stupiresti poi di sapere che in italia c’è povertà….mi stupisco pure io!

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    1. ciao amleta.

      veramente Renzi non e` affatto allo stesso posto. e smania per tornarci.

      sembrava di avere capito di essere odiato, ma gli spolpatori dell’Italia pensano di avere ancora bisogno di lui.

      ridicoli!

      certamente il numero dei benestanti e` notevole, ma quello dei poveri cresce.

      al mondo le nove persone piu` importanti hanno la stessa ricchezza della meta` piu` povera della popolazione mondiale.

      in Italia, invece, si accontentano del 30%…

      credo che i poveri cerchino di farsi vedere in giro il meno possibile, e certamente per loro andare nei centri commerciali e` masochismo puro…

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