perche` ci sconvolge Rigopiano – 32

scrivi un post su Rigopiano, anzi due o tre, e adesso ogni volta che apri internet ti arriva la pubblicita` dell’hotel…

a quanti di voi?

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Farindola    Hotel Rigopiano

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. . .

valanga di Rigopiano.

dunque, non sono uno sciacallo;

o meglio: non sono io lo sciacallo, ma coloro che accusano gli altri di esserlo.

sono soltanto un uomo che ragiona con la propria testa, senza farsi frastornare troppo dai media:

specie ben piu` odiosa socialmente e pericolosa;

l’odio dei troll si accanisce soprattutto contro i portatori sani di buonsenso.

il buonsenso non e` infettivo, purtroppo: non si trasmette facilmente.

. . .

e adesso sentite qua, visto che pian piano qualcuno si sveglia e si possono cominciare a leggere notizie che erano nascoste dal clamore emotivo.

sempre che poi a qualcuno le notizie razionali interessino.

eccone tre che forse non troverete tanto facilmente:

mi piace semplificarvi la ricerca, se vi interessa di farla.

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La mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo del 1991,

ripresa e confermata dalla mappa del Piano di Assetto Idrogeologico della Giunta Regionale nel 2007

mostra che l’hotel Rigopiano è stato costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti, compresi quelli da valanghe (…):

in pratica il resort è sorto su resti di passati eventi di distacco provenienti dal canalone sovrastante la montagna.

La mappa evidenzia nel sito ‘conoidi di deiezione’, ossia “un’area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell’albergo”.

Insomma, come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato ed ha sparato.

La mappa regionale, del Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico del 2007 che conferma quella del 1991, è la 350 Ovest rintracciabile sul sito della Regione.

Si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l’area dell’albergo, e rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone.

I geologi identificano le aree di rischio (…) anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi.

E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali.

La mappa conoscitiva però non si è tradotta in una mappa del rischio valanghe che era prevista dalla legge 47/92, cioè 25 anni fa.

La legge prevede per le aree a rischio accertate o potenziali o l’inedificabilità o per strutture esistenti il divieto di uso invernale.

Non è stato fatto un Piano Valanghe, per omissione della Regione.

Comunque nel percorso di ristrutturazione dell’hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza, come prevede il Decreto 11/03/1988, Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione.

informazioni del Forum H2O Abruzzo, la rete che unisce i Movimenti per l’acqua di quella regione.

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Carabinieri forestali del servizio Meteomont a seguito di specifici sopralluoghi hanno stabilito che il fronte di distacco della valanga ha avuto una larghezza di 500 metri, una lunghezza 250 e lo spessore di 2,5 metri.

L’inclinazione del pendio è di 35 gradi, il peso pari a 40-60mila tonnellate: 200 kg/mc per una massa di 200.000-300.000 metri cubi. 

La zona di accumulo è stata di 800 metri per 100 metri di larghezza; lo scorrimento e` avvenuto per 2 km; la velocità iniziale era compresa tra 50 e 100 km/ora; lo spessore è diventato di 4 metri per circa 300.000 Mc e il peso di 400 kg per mc, pari a 120.000 tonnellate al momento dell’impatto.

e adesso fate attenzione:

Il colonnello dei Carabinieri forestali del Meteomont:

”Il manto nevoso si può distaccare anche per un piccolo sovraccarico come il passaggio di uno sciatore o di un escursionista, basta poco.

Probabilmente il distacco è stato dovuto non tanto al terremoto ma all’accumulo della neve consistente e pesante che si è verificato a monte della nicchia di distacco”.

che cosa vi dicevo?

non e` il terremoto la causa principale di quella valanga.

. . .

ed ora un articolo che mi e` piaciuto molto:

Se i terremoti sono imprevedibili, le valanghe te lo dicono dove scendono, in percorsi infilati da millenni. Ma quando imparerà l’uomo? L’errore che facciamo è credere che possiamo costruire perché lì da cento anni non viene giù niente. E ripetiamo all’infinito quell’errore, come costruire una casetta vicino a una riva d’un fiume o di un torrente perché lì è chissà da quando che non c’è un alluvione, un’esondazione.  

C’è una montagna ripida, una valle che convoglia la neve e allo sbocco tu vai a costruire sperando che non venga giù. Incauta ingenuità. E vale per i corsi d’acqua, per qualsiasi evento della natura.

Bisogna rassegnarsi, andarsene, non abitare più in quei luoghi. La valanga non si dice che lì non può più scendere.

Diceva il poeta Fernando Pessoa: «La natura non si ricorda, perciò è bella».

anche molti uomini non si ricordano, ma non sono belli per niente.

dato che la natura della natura e` di non ricordare, ma quella degli uomini invece e` di ricordarsi, possibilmente.

La montagna vive senza di noi. Quando vivere la montagna diventa sfruttamento, anche per lucro, l’uomo la intralcia e qualcosa succede. Non è questione di vendetta, la montagna non la conosce, ma di ostacolo dell’uomo. La natura si sbarazza degli ostacoli senza bisogno di coscienza, se gli togli qualcosa accade una reazione. 

La natura è anche violenta. Noi abbiamo coscienza, dovremmo avere memoria. E allora usiamole per prevenire. L’uomo è precipitato in un nichilismo che non concede futuro: è il «chi se ne frega, morto io, morti tutti».

Anche qui al mio paese, a Erto, hanno costruito su in alto, dove un tempo arrivava la valanga del Calderon. Si baciava con quella della montagna di fronte. Adesso non viene più da tempo. E’ stata dimenticata. E sono andati a costruire dov’era arrivava. Quando quell’antica valanga tornerà, spazzerà tutto e noi ci interrogheremo sui perché, faremo indagini. Chi decide che non torna più?

Nei paese di montagna tutto dev’essere pronto, dagli spazzaneve agli uomini. E lì in Abruzzo come mai hanno cominciato spazzare la neve quando ce n’era un metro? Bisogna farlo man mano, non aspettare. Per evitare questa malattia, bisogna conoscere.

Sono anni che predico non ascoltato di mandare nelle scuole le guide alpine, i boscaioli, la gente che conosce la montagna. La valanga non si affida alle statistiche, ha una sola strada. Saperlo è rispettare la natura e questo ci salverà.  

Mauro Corona

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. . .

quanto all’emozione che questo episodio suscita, a me pare di scorgerne bene la radice.

ci sconvolge Rigopiano perche` ci dice quello che non vogliamo sentire:

la faciloneria, l’approssimazione, il menefreghismo e l’ignoranza al potere stanno rendendo la nostra vita pericolosa…

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4 thoughts on “perche` ci sconvolge Rigopiano – 32

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