se l’uomo-maiale diventa una chimera (cioè reale…) – 44

al Salk Institute of Biological Studies (California) e` stato prodotto un embrione che è in parte maiale e in parte umano.

questi ibridi tra specie diverse si chiamano organismi chimera

(come il mitico mostro della mitologia, formato con parti di animali diversi).

Cellule staminali umane sono state introdotte nell’embrione di un maiale, poi questo e` stato impiantato nell’utero di una scrofa.
Dopo quattro settimane, le cellule staminali si erano sviluppate nei precursori di vari tipi di tessuti, inclusi cuore, fegato e neuroni, e una piccola parte del maiale in sviluppo era composta da cellule umane.

Usa, creato il primo embrione chimera uomo-maiale

 è il risultato di quattro anni di lavoro su 1.500 embrioni di maiale.

ma gli organi sviluppati non sono identici a quelli cresciuti in esseri viventi.

e le difficolta` sono state maggiori del previsto.

. . .

questa informazione non e` chiarissima.

ricerche di questo tipo non ricevono piu` finanziamenti statali negli USA dal 2015, ma questo evidentemente non e` sufficiente a fermarle.

e siamo poi sicuri che DEBBANO essere fermate fino a che si limitano al livello embrionale?

dopotutto quello che si crea e` pur sempre un embrione di maiale con organi vagamente piu` simili a quelli umani.

. . .

il cervello, comunque, non e` coinvolto, dicono.

pero` nella foto li` sopra, tratta dalla rivista che ha pubblicato lo studio, mi pare che degli abbozzi di cervello ci siano.

del resto non vedo come si potrebbe impedire a quell’embrione di avere anche un cervello.

quella sul cervello mi pare una pietosa bugia!

e come sara`, come funzionera` un cervello di maiale con cellule cerebrali umane all’interno?

in modo non troppo diverso da quello di…., voi dite?

. . .

I maiali sono animali ideali per le ricerche sulle chimere, dice un coautore della ricerca.
I loro organi hanno dimensioni analoghe a quelli umani, ma si sviluppano più in fretta.

se crediamo alle ricerche del genetista Mc Carthy, questo non sarebbe affatto strano.

secondo lui, l’essere umano stesso e` un organismo chimera, nato dall’accoppiamento casuale di un verro con una scimpanze` e da successivi accoppiamenti dell’essere nato in questo modo con altre scimmie della stessa specie.

e a questo punto si spiegherebbe meglio anche come risulta possibile inserire in un embrione di maiale elementi del patrimonio genetico di un essere come quello umano, che si sarebbe a sua volta formato con l’apporto di un maiale.

. . .

l’unica cosa che non e` chiara e` quando il fattaccio sarebbe successo.

che rapporto c’e` tra questa ipotesi e la teoria dell’Eva africana, vissuta fra 200.000 e 100.000 anni fa, assieme ad altri 20.000 membri circa in tutto della sua specie?

da lei discendono tutti gli uomini attuali, come risulta dall’analisi dei mitocondri di un campione di esseri umani scelto fra le più diverse etnie del pianeta.

una ipotesi è che questa donna da cui deriva tutta l’umanità moderna sia vissuta poco dopo un evento isolante causato dalla speciazione degli esseri umani moderni (Homo sapiens).
Infatti, fra i resti di Homo sapiens scoperti finora, il più antico, le cui ossa corrispondono a quelle degli esseri umani viventi, risale all’incirca al periodo in cui sarebbe vissuta Eva.

https://it.wikipedia.org/wiki/Eva_mitocondriale

ma allora, se il mix e` nato qui, saremmo ben oltre la linea di differenziazione dell’homo sapiens, o meglio pan sapiens, dal pan paniscus, cioe` dallo scimpanze`.

. . .

https://corpus15.wordpress.com/2016/02/29/una-tigre-un-poco-cane-uno-scimpanze-un-poco-maiale-125/

https://bortocal.wordpress.com/2015/07/19/se-la-specie-umana-e-una-chimera-353/

https://bortocal.wordpress.com/2013/12/03/genemccarthy-non-discendiamo-solo-dalle-scimmie-638/


8 risposte a "se l’uomo-maiale diventa una chimera (cioè reale…) – 44"

  1. Siamo così simili che (te la racconto come la ricordo da una lettura di anni e anni fa) una tribù antropofaga del sud – est asiatico chiamava l’uomo “il maiale lungo”.
    —-
    Negli scienziati abita un dr. Coppelius e io rivendico il diritto di non averne alcuna stima, non mi convincono nemmeno con la motivazione di aiutare chi soffre di certe malattie. Se ciò è crudele, allora sì: posseggo un lato crudele, sebbene l’unico delitto da me perpetrato è lo zanzaricidio, ogni volta che posso.

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    1. fantastica la citazione! 🙂

      neppure io credo alle motivazioni filantropiche degli scienziati.

      voglia di successo, di potere, di controllo spiegano molto meglio le loro azioni da un punto di vista di insieme.

      eppure questo giudizio critico non basta a risolvere il problema, secondo me: siamo in un mondo sempre piu` artificiale nel quale e` diventato impossibile sopravvivere senza la ricerca scientifica.

      pensa soltanto all’esaurimento dell’efficacia dei comuni antibiotici e alla assoluta necessita` di trovare altri farmaci che li sostituiscano.

      siamo dentro un meccanismo infernale: la scienza prepara la nostra distruzione a medio termine, ma a breve termine non possiamo farne a meno, pena la fine immediata.

      l’unica parola per descrivere questo mondo e` disperazione.

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      1. … a meno di accettare la Malattia come parte della condizione umana, anzichè un che di alieno da combattere.
        Se considerassimo la Fame il nemico, in molti paesi la Malattia avrebbe vita più dura …
        Purtroppo contano di più le sofferenze dei paesi che finanziano la ricerca, e le risorse vanno a patologie la cui incidenza è a numeri prossimi allo zero.

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        1. Forse mi sono espressa male nell’attacco. Certo che la malattia va combattuta, lo si fa da sempre, anche gli sciamani ottenevano grandi risultati (avrei un episodio di Folco Qulici da raccontare) ma da combattere considerando la malattia stessa come nostra espressione non come invasione aliena …. spero di aver chiarito ,,,

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          1. no, anche io penso che non siamo piu` in grado di accettare che la malattia sia un aspetto della vita.

            chi diceva che la vita stessa e` una malattia, dalla quale ci guarisce soltanto la morte?

            in internet trovo l’aforisma attribuito a Oscar Wilde:

            “La Vita è una malattia sessualmente trasmissibile con esito inevitabilmente mortale”.

            ma e` davvero sua? non trovo qui dentro la sua leggerezza consueta.

            pero` questa frase e` attribuita a Ronald David Laing, e mi pare la stessa, o quasi:

            “La vita è una malattia a trasmissione sessuale; ed ha un tasso di mortalità del 100%”.

            “LA VITA E’ UNA MALATTIA EREDITARIA” e` un monologo teatrale che sara` a Milano mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio 2017 presso il Teatro No’hma

            non so se Ettore Schmitz (Italo Svevo) ha ricavato l’idea da Wilde, ma verso la fine della Cosciuenza di Zeno scrive, e queste almeno sono parole di attribuzione certa:
            Scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi e ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza della ltre malattie la vita e` sempre mortale. Non sopporta cire. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli ferite. Morremmo strangolati non appena curati.

            e nonostante tutto questo, naturalmente, come possiamo opporci all’idea di curare le altre malattie perche` possa continuare questa, la malattia della vita?

            e` un problema di equilibrio, e come tutti i problemi veri non e` risolvibile in astratto, ma situazione per situazione, in un difficile punto di compensazione tra l’ostinazione e la rassegnazione, la lotta giusta e la mancanza di realismo.

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        2. osservazioni acute, come sempre – e mi sento di conviderle, almeno in linea generale.

          quanto alle patologie a incidenza zero, non e` tanto importante quanto incidono in termini di sofferenza, ma quanto possono rendere le terapie

          per paradosso puo` essere che una malattia rara richieda esperimenti lunghi e costosi per arriuvare ad un farmaco che verra` prodotto in scala ridotta, e potra` avere costi molto elevati, cosi` da risultare molto piu` redditizio di un farmaco a basso costo che cura un malanno quasi universale, ma diffuso soprattutto fra i poveracci.

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