lo Yemen contro Trump: e noi, siamo tutti yemeniti? – 61

il New York Times pubblica che questa notte lo Yemen ha negato il permesso agli Stati Uniti di condurre nuove operazioni di terra nel paese. 

la decisione sarebbe una conseguenza del raid americano fallito dello scorso mese.
ne avevo parlato qui: il primo fiasco militare di Trump/generale Custer – 56
Davide e Golia? peggio: la formica contro l’elefante.
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l’amore per quell’indimenticabile paese, che ho visitato dieci anni fa, uno degli ultimi nella classifica mondiale del reddito, mi induce sempre a leggere con attenzione le notizie che lo riguardano.
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per questo ho potuto cogliere subito la prima grave incrinatura della politica di Trump.
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un momento: ma la notizia e` gia` stata smentita dal governo dello Yemen.
e` stato soltanto chiesto un “riesame” congiunto dell’attacco compiuto.
“Lo Yemen continua a cooperare con gli Usa e continua a rispettare gli accordi”.
nel linguaggio diplomatico e` come dire che gli USA di Trump non lo stanno facendo, come del resto e` evidente a tutti in vari campi.
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ma occorre vedere meglio la situazione dello Yemen:
il 22 gennaio di due anni fa il presidente dello Yemen, Hadie il primo ministro Bahah diedero le dimissioni a seguito di un tentativo di colpo di stato; la carica di presidente ad interim passo` al presidente del Parlamento.
il paese cadde nel caos e quattro regioni  meridionali rifiutarono di riconoscere il potere del nuovo governo.
a questo punto Hadi si rifugio` appunto nel sud del paese, ad Aden, dichiarandola capitale provvisoria, e pretese di ritirare le dimissioni.
dal 25 marzo 2015 l’Arabia Saudita ha attaccato lo Yemen con 150.000 uomini e 100 aerei in una guerra totalmente dimenticata, o meglio censurata.
e` una guerra civile islamica, che ha anche un carattere religioso, dato che gli yemeniti sono in prevalenza sciiti, mentre l’Arabia Saudita e` sunnita, come gli altri paesi arabi che l’appoggiano, dall’Egitto al Marocco, dalla Giordania agli emirati del golfo Persico.
gli Stati Uniti intervengono da allora con azioni militari mirate a sostegno dell’Arabia Saudita e in funzione anti-iraniana, contro lo Yemen indipendente, appoggiato dall’Iran, dato che l’Iran, come la Siria, e` a prevalenza sciita.

ma l’occupazione tentata dai sauditi non ha successo, anzi Hadi deve abbandonare anche Aden e rifugiarsi nella capitale saudita. 

 
il suo ruolo di aspirante quisling sunnita e` cosi` diventato evidente (Quisling fu il norvegese che costitui` un governo filo-hitleriano in Norvegia nella seconda guerra mondiale dopo l’occupazione nazista del paese).
 
ma i ribelli sono riforniti di armi dall’Iran.
la settimana scorsa una nave saudita è stata colpita: un barchino guidato da un attentatore suicida o pilotato a distanza, pare, con due tonnellate di esplosivo ricavate da vecchie mine navali sovietiche.
addirittura due giorni fa i ribelli hanno colpito per la prima volta una base militare saudita non distante dalla capitale, con un missile chiamato Burkan-2, in arabo Vulcano.

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e anche l’attacco americano, che ho ricordato sopra, e` fallito e Trump ha lasciato un caduto negli scontri. 
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ora fate attenzione: il governo riconosciuto dalle potenze cosiddette democratiche occidentali e` quello di Hadi, in esilio nell’Arabia Saudita che sta bombardando il paese provocando disperate distruzioni, anche del suo meraviglioso patrimonio storico.
ma il governo di Hadi esiste solamente per consentire ai sauditi e agli USA di bombardare lo Yemen con una vaga parvenza di legalita` internazionale.
bene, questo stesso governo fantoccio oggi e` costretto a ridiscutere le condizioni dell’intervento americano, di fronte alla svolta trumpista.
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ma c’e` di piu` ancora:
il 29 gennaio Trump ha ordinato un raid contro il capo del gruppo di al Qaida, che però è alleato dei sauditi e degli americani in Siria, nella lotta contro Assad, alleato sempre dell’Iran.
non solo l’attacco e` fallito, ma al Qaida ha commentato via audio che “il nuovo stupido dentro la Casa Bianca ha preso uno schiaffo”.
e un capo tribale locale ha commentato a Reuters :
“Il nuovo presidente vede troppi film con Steven Seagal”.
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in questi giorni la guida suprema dell’Iran Khamenei ha dichiarato, a proposito di Trump:
 
“Abbiamo parlato della corruzione politica, economica, morale e sociale nel sistema dominante degli Usa per più di 30 anni, ma ora è arrivato quest’uomo e durante e dopo le elezioni, apertamente e palesemente, ha rivelato tutto.
 
Lo ringraziamo perché ci ha aiutato a mostrare il vero volto degli Stati Uniti”.
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era impossibile sostenere Trump durante la sua campagna elettorale abbastanza ripugnante: questo non e` un blog filo-putiniano come altri.
era altrettanto impossibile sostenere la Clinton.
restando fuori da questa battaglia fasulla, come si e` fatto qui, si puo` facilmente dire che l’elezione di Trump sta indebolendo drammaticamente l’America ed e` un segno del suo declino.
c’e` solo da sperare che Trump susciti una reazione sociale forte nel suo paese, per il bene stesso della democrazia americana, che pero` non si chiama ne` Clinton ne` Obama.
ma chi ha sempre pensato che l’elezione di Trump apriva scenari molto piu` dinamici e stimolanti che la riedizione grigia della presidenza Obama per ora puo` continuare a pensare di non avere avuto torto.
non opporsi a Trump durante le elezioni per poterlo combattere meglio come presidente e dimostrare il fallimento irreversibile delle destre e del tecno-capitalismo finanziario nella guida del mondo.
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