islam e apostasia in Marocco – 64

gli ulema sono nel mondo islamico, gli esperti dei testi sacri di quella religione, gli studiosi dell’islam.

gli imam sono invece le guide degli islamici, sia dal punto di vista religioso che politico, vista l’identificazione dei due concetti, ma non sono necessariamente egli interpreti dei testi.

una fatwa e` il parere di un esperto del Corano su come questo vada interpretato dal punto di vista legale in un caso concreto che gli viene sottoposto da un giudice.

la fatwa non ha comunque un valore giuridico assolutamente vincolante, dato che rimane un parere, per quanto autorevole.

e tuttavia il giudice deve applicarla se non fa riferimento a qualche altra scuola di pensiero islamico.

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il Consiglio superiore degli Ulema del Marocco ha rigettato una sua fatwa del 2012 secondo la quale i marocchini che abbandonano l’islam devono essere condannati a morte.

ha stabilito, invece, che coloro chevogliono uscire dall’Islam devono essere liberi di farlo.

anche se il codice penale del Marocco prevede ancora l’apostasia come reato da punire con la detenzione fino a 3 anni.

indubbiamente in questa decisione ha un peso la posizione dell’imperatore, l’unico capo di stato del mondo arabo, peraltro, che discende direttamente da Mohammed, Maometto, almeno a suo dire.

. . .

un certo pluralismo religioso si va affermando infatti nel paese, ad esempio con alcune conversioni alla variante sciita dell’islam.

qui del resto e` ammesso anche il cristianesimo e vi sono diverse chiese, anche cattoliche:

esito indubbio del passato coloniale, ma sopravvissute alla nuova indipendenza.

. . .

piu` interessante ancora della posizione assunta sono pero` le motivazioni.

la pena di morte per il rifiuto dell’islam da parte di un islamico fa parte infatti di un insieme di principi considerati sinora indiscutibili nell’islam stesso.

e` pero` applicabile solamente negli stati dove vige il diritto islamico: nessuno e` autorizzato ad applicarla da se`.

per questo non e` da sottovalutare, da un punto di vista islamico, la necessita` di istituire un califfato, ad esempio, cioe` uno stato, per poter applicare la legge islamica, la sharia.

per questo diversi paesi islamici la prevedono, pur se mitigata dalla possibilita` di pentirsi e di ritornare sulla scelta compiuta, magari anche durante un periodo di reclusione che preceda l’esecuzione, in alcuni casi esteso pero` persino a tempo indeterminato.

. . .

in nessun punto del Corano e` prevista, a me pare, la pena di morte per chi abbandona l’islam.

anche il versetto 4, 89, che a volte e` citato a sostegno di questa interpretazione, parla d’altro:

e va letto con una premessa: 

Alcuni clan beduini, che per i loro traffici avevano la consuetudine di recarsi a Medina, si erano “convertiti” all’Islàm solo per salvaguardare e incrementare i loro commerci. Appena ritornavano nelle loro zone di influenza ridiventavano pagani e non perdevano occasione di combattere contro i musulmani. Mohammed invitava i credenti a porre loro un ultimatum: se non cesseranno di comportarsi in tal modo, saranno considerati nemici a tutti gli effetti e combattuti duramente.

ecco il testo dalla sura 4, Le donne:

  1. Perché vi siete divisi in due fazioni a proposito degli ipocriti? Allah li ha respinti per quello che si sono meritati. Volete forse guidare coloro che Allah ha allontanato? A chi viene allontanato da Allah, non potrai trovare una via.
  2. Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati, 90. eccetto coloro che si rifugiano presso gente con la quale avete stabilito un accordo, o che vengono da voi con l’angoscia di dovervi combattere o combattere la loro gente. Se Allah avesse voluto, avrebbe dato loro potere su di voi e vi avrebbero combattuti. Pertanto, se rimangono neutrali, non vi combattono e vi offrono la pace, ebbene, Allah non vi concede nulla contro di loro.
  3. Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere.

come e` evidente, si tratta di posizioni che non hanno direttamente a che fare con l’abbandono della religione islamica, ma soltanto con la sua strumentalizzazione.

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decisivi nel considerare obbligatoria la pena di morte per l'”apostasia” sono piuttosto alcuni hadith, cioe` detti attribuiti a Mohammed, molto chiari in questo senso, ma non entrati a far parte del Corano.

senza riportarli nel dettaglio, ecco come argomenta questa nuova fatwa emessa in Marocco:

«La comprensione più accurata, e la più coerente con la legislazione islamica e la Sunna del Profeta, è che l’uccisione dell’apostata significava l’uccisione del traditore del gruppo, l’equivalente di tradimento nel diritto internazionale, gli apostati in quell’epoca rappresentavano i nemici della Umma proprio perché potevano rivelare segreti agli avversari».

in sostanza viene finalmente storicizzato il contenuto delle affermazioni di Mohammed, che lui in parte attribuiva alla diretta dettatura da parte di Allah, con la mediazione dell’angelo Gabriele.

non si tratta di insegnamenti morali di carattere universale validi per sempre, ma di prese di posizione storiche legate al momento e a precise necessita` difensive.

. . .

la strada per una lettura storica del Corano e` ufficialmente aperta.

almeno in Marocco.

del resto, come disse “il profeta” in un altro dei suoi b:

«La disparità di giudizi (ikhtilāf) è una benedizione per la comunita` (umma) islamica»

dovremmo rallegrarcene tutti, e soprattutto coloro che piu` hanno paura di questa religione e del suo rigido tradizionalismo.

. . .

la battaglia culturale per sconfiggere le letture integraliste e sanguinosamente bigotte del testo sacro non sara` semplice.

non lo e` stata neppure in Europa col cristianesimo.

download

. . .

del resto riguarda gli islamici come i cristiani.

chi e` per forme di fede aperte dovrebbe sentirsi alleato in questo cambiamento, indipendentemente dalla religione che abbraccia.

chi non crede, come me, ma tiene a principi di umanita` universale, deve a sua volta guardare con interesse all’evoluzione delle religioni.

nuove sensibilita`, nuove interpretazioni, una riflessione critica sulla propria fede religiosa possono renderle compatibili tutte con un’etica del rispetto e della solidarieta`.

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12 thoughts on “islam e apostasia in Marocco – 64

    1. lezioni, ehhee.

      che cosa puoi aspettarti di meglio da un insegnante e preside in pensione?? 🙂

      si`, la notizia e` positiva, molto positiva, anche se la discussione con mariacarla e` molto utile (nei nostri diversi punti di vista particolari) perche` ne mette in evidenza anche alcuni possibili limiti.

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  1. A me sembra:
    – “con la legislazione islamica e la Sunna del Profeta, ” = la storicizzazione, secondo questa frase, non è detta per il Corano
    – (storicizzazione) “il contenuto delle affermazioni di Mohammed, che lui attribuiva alla diretta dettatura da parte di Allah, con la mediazione dell’angelo Gabriele.”
    Attribuiti a rivelazione del Dio sono i versetti coranici. La raccolta degli Hadith / Sunna era compilata dai seguaci, infatti è suddivisa per gradi di certezza nella linea di trasmissione.
    -Le chiese cattoliche esistono in tutti i paesi arabi; nemmeno esclusa l’Arabia saudita (non servono a cittadini sauditi ma agli immigrati. )
    – Mi risulta che Abdallah di Giordania, in quanto nella linea di sangue della dinastia hashemita è riconosciuto come discendente di un antenato comune col Profeta. Probabilmente per la più giovane dinastia marocchina, la discendenza da Ali e Fatima è soprattutto un’auto riconoscimento.
    ——-
    Si sente spesso parlare dei Salafiti come di ottusi trogloditi dell’Islam, da cui proverrebbero tutte le nefandezze jihadiste. Sapevo che non è letteralmente così, ma proprio oggi ho letto un articolo interessante sui salafiti in Egitto, promettente almeno per non aggravare la rinata tensione Sunniti- Sciiti . L’autrice dell’intervista la conosco da un pò, e non è niente male (finora………. 🙂 )
    http://pulitzercenter.org/reporting/religious-root-conflicts-middle-east

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    1. osservazioni interessanti e anche molto utili:

      non mi pare del tutto chiaro se la presa di posizione degli ulema del Marocco sia riferita soltanto agli hadith, oppure se riguarda anche i versetti della sura 4 che nelle lettura integralistica giustificano l’uccisione dell’apostata.

      riporto allora gli hadith in questione, anche se credo che tu li conosca meglio di me:

      Narrato da ʿAbd Allāh [b. ʿAbbās]: l’Inviato di Dio disse, “Il sangue di un musulmano che confessa che nessuno ha il diritto di essere adorato se non Allah e che io sono il suo inviato, non può essere sparso se non in tre casi: in caso di omicidio, nel caso in cui una persona sposata partecipi a un atto sessuale illegittimo e nel caso in cui una persona abbandoni l’Islam e lasci [la comunità dei] musulmani.”
      Bukari-usc vol.9 lib. 83 n° 17

      Narrato da Abū Mūsā [al-Ashʿarī]: Un uomo accettò l’Islam e in seguito ritornò al Giudaismo. Mu’ādh b. Jabal venne e vide l’uomo assieme ad Abū Mūsā. Mu’ādh chiese, “Cosa c’è che non va con questo? Abū Mūsā rispose, “Egli ha accettato l’Islam e quindi è tornato al Giudaismo.” Mu’ādh disse, “Non mi siederò a meno che non lo ucciderai: verdetto di Allah e del Suo Apostolo.”
      Bukari-usc vol.9 lib. 89 n° 271

      Narrato da Ikrima: ʿAlī bruciò alcune persone (ipocriti) e questa notizia raggiunse Ibn b. ʿAbbās, che disse, “Se fossi stato al suo posto non li avrei bruciati, perché il Profeta ha detto, ‘Non punite con la Punizione di Allah.’ Nessun dubbio comunque che li avrei uccisi, perché il Profeta ha detto, ‘Se qualcuno abbandona la sua religione, uccidetelo.’“.
      Bukari-usc vol.9 lib. 84 n° 57

      la storicizzazione si applica indubbiamente a questi hadith, ma se si pretende che anche i versetti della sura 4 siano riferiti all’apostasia, indubbiamente coinvolgono alla fine anche il testo del Corano.

      e` probabile che gli ulema non abbiano fatto anche quest’ultimo passo; pero` sembra piuttosto difficile fermarsi a meta` strada: se si storicizzano gli hadith, si potra` non storicizzare anche il Corano quando dice le stesse cose o cose analoghe?

      indubbiamente gli hadith non sono pronunciati da Mohammed in genere sotto la presunta dettatura dell’angelo Gabriele, salvo casi particolari come questo:

      Narrato da Abū Dharr [al-Ghifārī]: Il Profeta disse, “Gabriele mi ha detto, (…)
      Bukari-usc vol.4 lib. 54 n° 445

      eppure agli hadith, che rispecchiano soltanto opinioni personali di Mohammed, dette anche in modo estemporaneo e in momenti particolari, viene conferito un valore simile a quello delle presunte affermazioni divine contenute nel Corano.

      d’accordo, per esperienza diretta, sull’esistenza di chiese in (quasi) tutti i paesi arabi: nello Yemen non ne ho viste. ho parlato solo del Marocco perche` il tema era quello.

      non sapevo del re di Giordania: comunque i due sovrani, discendenti, veri o presunti, di Mohammed sono anche quelli che attualmente portano avanti con piu` decisione tentativi di reinterpretazione dell’islam che possano conciliarlo meglio con la modernita`.

      purtroppo la mia competenza linguistica inglese e` a un livello soltanto turistico di sopravvivenza elementare e non sono in grado di seguire l’articolo che mi hai linkato se non con uno sforzo intellettuale eccessivo.

      da quello che ho capito delle prime righe tuttavia, sono molto perplesso sulla tua interpretazione positiva del salafismo sulla base di quella intervista; mi pare che ti accontenti di molto poco, visto che Bassam al Zarka si ritiene molto illuminato soltanto perche` dice:

      Chiunque dubita di Dio e` kufar (“non credente”, “miscredente” o “infedele” e va ucciso, secondo alcuni versetti del Corano).
      Ma io non sono d’accordo con quei salafiti che dicono che la maggioranza degli sciiti sono kufar.
      La mia motivazione e` che essi sono ignoranti e non hanno conoscenze adeguate.
      Essi sono dhalal, e questo rimanda all’ignoranza e alla deviazione dal giusto.
      Non tutti hanno ricevuto la conoscenza.

      da ateo convinto, da persona quindi che e` assolutamente certa che Dio e` soltanto un concetto umano, leggo sempre affermazioni come queste con molta inquietudine.

      non ritengo che nessun islamico di buon senso ritenga di dovere davvero applicare alla lettera queste affermazioni, tuttavia l’esito negativo in termini psicologici di questa immagine del divino a me pare altrettanto indubitabile.

      solo la storicizzazione esplicita di queste affermazioni puo` salvare l’islam da se stesso.

      in ogni caso grazie di avermi mandato con l’articolo anche la foto del Cairo con la inconfondibile sagoma della sua universita` islamica, dove ho fatto esperienza dal vivo dell’effetto devastante di quel tipo di “studi”: aberrazioni, pure aberrazioni.

      centinaia di studenti prosternati in ossessive genuflessioni ritmiche come orsi in gabbia, e in effetti orsi rinchiusi in dolorose gabbie mentali, mentre ripetevano urlando a memoria i versetti del Corano: questa era la loro formazione universitaria.

      so bene che l’islam non e` solo questo, conosco e amo la grandezza di questa cultura.

      ma quella che viene diffusa in quella universita` e` una deformazione mostruosa dell’islam che ne nega la stessa storia e la grandezza.

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      1. No no, io gli Hadith non li ho affatto letti, nè intendo farlo. Trovo di aver già fatto un passo grande a leggere varie traduzioni del Corano, sapendo che l’arabo classico non è traducibile e che quelle che leggo sono versioni che risentono della personalità dell’autore.
        Mi sento legittimata a parlare con prudenza del Corano, tenendo sempre ben presente quanto appena detto, perché sono una credente monoteista. La sicurezza di un ateo nel discutere testi religiosi è un po’ come quell’espressione inglese : camminare dove gli angeli hanno paura di andare in punta di piedi.

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        1. io rispetto completamente le tue convinzioni religiose.

          pero` permettimi una battuta: pensare che soltanto chi ha fede puo` occuparsi della fede e` come dire che soltanto un dentista col maldidenti ti puo` curare bene la carie…

          scherzi a parte: e` proprio il non coinvolgimento emotivo che rende possibile, a parer mio, un discorso piu` rigoroso sul tema.

          sulla estrema prudenza nella interpretazione del testo coranico, condivido completamente quello che dici.

          da ex insegnante di italiano di liceo chiedo se qualcuno ha presente quanto e` difficile interpretare la letteratura italiana delle origini (XII secolo) e perfino Dante (XIII secolo), che hanno bisogno, per essere capiti, di lunghi commenti, non sempre concordi fra loro.

          proviamo ad immaginare la difficolta` di comprendere un testo scritto in una lingua piu` arcaica ancora di mezzo millennio…

          ma, da razionalista o da raziocinante, proprio per questo mi chiedo che senso ha affidare la propria fede a testi difficilmente comprensibili.

          e certo, se qualche Dio voleva affidare agli uomini un messaggio di salvezza preciso e di tipo normativo, allora avrebbe dovuto inventarsi una metalingua immutabile:

          forse aveva ragione Galilei, allora, a dire che il libro scritto da Dio era la natura con le sue leggi?

          mi si dira` che il messaggio divino e` appunto plurivalente perche` vuole sollecitare gli uomini a interpretarlo e non a subirlo.

          ma a questo punto allora anche il credente critico non e` piu` molto diverso dal non credente che e` ugualmente alla ricerca del senso con le proprie forze mentali.

          si`, una religione che richiede l’interpretazione non ha poi molto diverso da un rifiuto di aderire ad una religione specifica per l’interpretazione del mondo.

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            1. divertente questo ping pong di battute 😉

              pero` si puo` essere sordi dalla nascita, e dunque inabilitati completamente a parlare di musica e anche a capirla, oppure sordi diventati nel corso della vita (come in parte capita a me, con la diminuzione progressiva dell’udito, che e` un male di famiglia).

              inutile citare Beethoven, e` in trasparenza.

              cosi` io appartengo a coloro che conoscono comunque la fede per essere stato un credente molto fervente fino all’adolescenza (fantasticavo persino di volermi fare prete, ma i miei genitori si opposero); ma allora la riflessione, assieme alla lettura completa della bibbia – che in nessun modo potrebbe essere stata ispirata da un qualunque dio che fosse in se`, mi distolsero irrevocabilmente dalle mie convinzioni del passato.

              cosi`, direi, cha anche il dentista non e` necessario che abbia il maldidenti proprio nel momento in cui estrae il dente malato a te: basta anche soltanto che lo abbia avuto, per capire il paziente… 🙂 🙂 🙂

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              1. Beethoven c’entra infatti: lui componeva le musiche sue, ma la sordità gli impediva di dare un giudizio sulle esecuzioni di musiche altrui che non poteva percepire completamente.
                L’esempio del dentista non calza: la sua è un’esecuzione materiale, non importa se ha o meno empatia con il tipo di dolore del paziente 🙂
                Ma tornando, per chiudere il discorso, ai testi islamici, ma altrettanto direi se parlassimo dell’ I Ching, filtriamo ogni cosa attraverso la mentalità di persone occidentali. Ciò che leggiamo, e come lo capiamo , può piacerci o meno, convincere o indignarci, ma sarà sempre un personalissimo “secondo me”.

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                1. Beethoven, sordo, dirigeva tuttavia (pateticamente) le sue sinfonie: certamente non poteva giudicare le esecuzioni, ma le musiche degli altri le leggeva negli spartiti e le poteva valutare: faceva come faccio io con le religioni: le giudicava dai testi. 🙂

                  e certamente tutto quello che leggiamo passa attraverso il nostro io, e dunque va ricondotto ad un secondo me, salvo che in una certa misura nella valutazione di fatti oggettivi.

                  che Jeshu sia risorto dalla morte non e` un fatto storico: su questo nessun secondo me e` possibile, ad esempio.

                  poi qualcuno potra` affermare che, secondo lui, e` vero ugualmente, ma in un senso diverso, che e` quello della fede: e a questo punto e` verita` soggettiva, e` “secondo me”.

                  ma non e` che poi il secondo me di un islamico sul Corano o di un cinese sull’I Ching sia intrinsecamente diverso dal mio “secondo me”; indubbiamente ci sono delle consonanze immediate che noi occidentali non possiamo avere, ma alla fine tutto e` “secondo me”.

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