il corpo del nemico (da leggere e da non leggere 3) – 70

oggi e` proprio il giorno piu` adatto per uno sciopero dei lettori (e non solo) contro i media italiani.

io mi sono dedicato alla lettura della stampa tedesca, in alternativa, che peraltro deve occuparsi dell’elezione del presidente della repubblica.

ho trovato interessante come documento questa testimonianza dello Spiegel sull’occupazione israeliana della Palestina.

. . .

Israele: i cadaveri dei palestinesi come merce di scambio.

Israele seppellisce i corpi degli attentatori palestinesi in tombe anonime in luoghi vigilati dall’esercito. Le associazioni per i diritti umani citano il governo in giudizio per conto dei familiari dei morti: le famiglie vogliono seppellire i loro figli come martiri.

di Maria Cristoph

Israel / Amiad

Dopo che Fadi al-Qanbar fu uccisio a colpi d’arma da fuoco, i soldati presero il suo corpo.

Il ventottenne palestinese si era recato in un gruppo con un camion a Gerusalemme Est all’inizio di gennaio e aveva ucciso quattro soldati, poi venne colpito. Quindi l’esercito trasporto` il suo corpo all’obitorio.

Il corpo di Qanbars fa parte dei 249 cadaveri in tutto, che Israele ha sequestrato durante il conflitto con i palestinesi e in parte seppellito in qualche regione militare, dopo averli conservati per mesi nelle celle frigorifere dell’Istituto Forense Abu Kabir a Jaffa.

Secondo informazioni dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem li` si trovano attualmente ancora i corpi di sei attentatori palestinesi che hanno perso la vita tra l’aprile 2016 e il gennaio di quest’anno.

Secondo la Convenzione di Ginevra entrambe le parti in conflitto devono curare che le vittime siano sepolte onorevolmente e secondo le regole della loro fede.

Le loro tombe devono essere rispettate, curate e contrassegnate in maniera tale che possano essere ritrovate dai congiunti, si dice nel documento.

Solo un numero indica il luogo dove i palestinesi sono sepolti.

Ma Israele seppellisce gli attentatori palestinesi uccisi in zone militari separate, i cosiddetti cimiteri dei numeri.

Nessuna pietra tombale, nessun nome, solo una placca di metallo arrugginito con numeri rossi scoloriti indica il luogo dove un corpo e` stato sepolto.

Al Legal Aid and Human Rights Center (JLAC) di Gerusalemme, una organizzazione non governativa finanziata dall’Onu, ci sono i nomi di 113 palestinesi sepolti in questo modo.

Il pubblico non ha nessun accesso alle zone militari.

Quattro di queste zone di sepoltura hanno potuto essere identificate finora.

Secondo informazioni dello JLAC uno di questi cimiteri dovrebbe trovarsi nelle vicinanze del ponte Banat-Yacoub sul Giordano, all’interno di una zona militare nella regione di confine tra Israele, il Libano e la Siria.

Presumibilmente li` ci sono 500 tombe di palestinesi e libanesi morti dopo il 1982.

Un altro cimitero si troverebbe in una zona militare chiusa nella Giordania Occidentale, cioe` nella zona palestinese occupata tra Gerico e il ponte di Adamo sul Giordano.

Circondato da un muro con una porta di metallo, il luogo si fa riconoscere soltanto per una scritta in ebraico: Cimitero per i morti del nemico.

La famiglia di Qanbar si e` rivolta all’JLAC, dopo l’attentato compiuto dal loro figlio.

Il caso da allora e` sul tavolo di Salwa Baker Hammad, che coordina una campagna per la restituzione dei morti.

Alle pareti del suo ufficio sono appesi manifesti con i visi dei palestinesi morti, per la maggior parte giovani uomini, i cui resti mortali sino ad oggi sono nelle mani degli israeliani.

La ventinovenne si rivolge, per conto delle famiglie, al tibunale supremo di Israele, organizza dimostrazioni e azioni di boicottaggio.

Segni di gelo sulle guance dei morti

Nel 2012 Hammad mediante una causa ha ottenuto la restituzione di 91 cadaveri palestinesi.

Nell’ultimo anno sono stati consegnati altri sette cadaveri per una petizione del JLAC.

Tra questi si trovavano, accanto ai resti di attentatori suicidi che si fecero saltare in aria durante la seconda intifada del 2000, anche uomini che avevano attaccato israeliani sulla strada con la loro auto, con coltelli o pietre, e civili che avevano perso la vita ancora negli anni Settanta.

Se i corpi dei palestinesi morti vengono restituiti gia` dopo poche settimane, i morti hanno tracce di gelo sulle guance.

Nella via del ritorno nelle regioni palestinesi vengono indirizzati su ambulanze ai punti di controllo militari e poi i resti vengono trasportati in ospedali.

Li` con un test del DNA deve essere comunicata la loro identita`, nel caso i parenti siano gia` morti altempo dell’identificazione.

La restituzione dei morti e` difficile: una sepoltura deve seguire rapidamente e in forma privata, per risvegliare quanto meno attenzione possibile e non spingere all’azione loro imitatori, cosi` dicono le condizioni del governo israeliano.

Ma quando Israele restitui` dei corpi alla fine del 2015, i palestinesi di Hebron festeggiarono la sepoltura di 14 attentatori come una vittoria sugli occupanti e i caduti come eroi dell’opposizione.

A centinaia si raccolsero per una preghiera comune in uno stadio presso la moschea  Al Hussein, riempirono le strade e marciarono al cimitero dei martiri Al Schuhada.

La madre di un attentatore, Anas Hammad, avrebbe pregato per settimane per la restituzione del cadavere del figlo, una sepoltura pubblica eraimportante per lei, e dichiaro` alla radio americana NPR: “Tutti i martiri sono nostri figli, i figli della Palestina.”

Conflitto fra governo ed esercito in Israele

Durante la trattativa per dieci cadaveri palestinesi nel dicembre scorso il governo si trovo` di fronte ad una decisione difficile: ci furono dissensi tra il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman e un rappresentante dell’esercito nella seduta del gabinetto di sicurezza, scrive il quotidiano israeliano Haaretz.

Il Generale Nitzan Alon, capo del comando centrale dell’esercito israeliano, esigeva la restituzione dei morti alle loro famiglie: il trattenimento dei corpi avrebbe provocato solo altre tensioni nel conflitto, anziche` impedire degli attacchi.

Governo ed esercito raggiunsero alla fine il compromesso che i corpi dei membri dell’islamistica Hamas non dovessero essere restituiti alle loro famiglie, quelli di assalitori di altri gruppi o di civili invece si`.

Quindi tre dei dieci morti rimasero in mani israeliane.

Hamas nella striscia di Gaza tiene sotto il proprio controllo i corpi di due soldati israeliani uccisi durante la guerra piu` recente nell’estate 2014.

Si aggiungono due israeliani che nel 2014 e nel 2015 si sono recati spontaneamente a Gaza, entrambi presumibilmente malati mentali.

I cadaveri dei combattenti di Hamas devono essere restituti solamente in uno scambio con quelli di Israele, diece il governo.

Le associazioni per i diritti umani criticano questa tattica:

“Per noi non c’e` nessun fondamento legittimo per la strategia di Israele di trattenere i corpi” afferma un portavoce di B’Tselem.

Salwa Baker Hammad vede nel modo di procedere di Israele una punizione collettiva per i palestinesi:

“Devono venire spaventati, devono pensare: la mia famiglia soffrira` se compio un’azione simile”.

D’altra parte questo solleva nuovo odio contro Israele: non poter seppellire i propri cari secondo i riti tradizionali e` un’umiliazione per le famiglie.

La restituzione del cadavere di Fadi al-Qanbar alla sua famiglia e` escluso, ha comunicato il ministero della difesa israeliano, anche se finora non si sono potute trovare tracce di un suo collegamento con organizzazioni estremistiche.

Nessuna presa di posizione da parte israeliana

Alle domande di SPIEGEL ONLINE sul comportamento tenuto con gli attenatori palestinesi morti il Ministero della Difesa israeliano ha reagito dicendo di rivolgersi al servizio segreto Schin Bet, questo ha trasmesso la nostra domanda alla polizia e alle forze di difesa israeliane (IDF). Entrambe hanno trasmesso di nuovo la domanda al Ministero della Difesa.

Una presa di posizione finora non c’e` stata.

Trauerfeier für erschossenen Palästinenser

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2 thoughts on “il corpo del nemico (da leggere e da non leggere 3) – 70

    1. condivido molto, e personalmente ho lasciato disposizioni in questo senso, per quanto mi riguarda.

      tuttavia non capisco come qui la cremazione risolverebbe il problema del diritto dei parenti di avere esequie conformi alle loro tradizioni religiose.

      ammesso e non concesso poi che un musulmano (come una volta un cattolico osservante) possa accettare questa specie di anticipazione visiva delle fiamme infernali promesse ai reprobi dal loro testo sacro.

      grazie comunque del commento e ben tornato.

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