l’amore visto dalla Blu e la festa del gatto – 94

forse avrei dovuto scrivere questo post il 17 febbraio, quando era la festa del gatto.

non nel senso che si potrebbe dare all’espressione a Vicenza, naturalmente.

ma il giorno mi e` passato sotto il naso senza che me ne ricordassi.

rimedio solo adesso, dopotutto siamo ancora in febbraio.

. . .

la settimana scorsa ero troppo occupato a sorvegliare la Blu, per ricordarmi della sua festa.

la Blu e` la gatta che mi ha adottato.

ha deciso lei che sono il suo fornitore di casa ideale.

gia`, perche` si pensa di solito che siano stati gli umani ad addomesticare i gatti.

e non si pensa abbastanza, invece, che sono stati i gatti ad addomesticare gli umani.

. . .

che cos’erano gli umani prima che i gatti entrassero nelle loro vite?

dei nomadi selvaggi e solitari, degli Oetzli che andavano a farsi ammazzare dai loro simili mentre cercavano di varcare le Alpi, probabilmente risalendo proprio da questa valle, come dimostrano le analogie con i resti trovati nel sepolcreto preistorico di Bione di uomini contemporanei della mummia della Val Senales – e l’effetto serra, evidentemente, esisteva anche allora…

solo con i gatti gli uomini hanno cominciato ad avere un’abitazione fissa, delle granaglie da difendere dai topi, un focolare caldo davanti al quale il gatto ti salta in braccio e comincia a fare le fusa.

cosa che la Blu sa fare benissimo: riesce perfino a raggiungermi a letto, se non la chiudo accuratamente fuori, e le piace passare la notte con me, accoccolata sopra la mia coperta.

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. . .

ma, insomma, febbraio e` il mese dell’amore per i gatti.

la Blu ha appena finito di allevare la sua cucciolata di 5 piccoli, che a neanche un anno di distanza sono pero` morti tutti, uno dopo l’altro, ed e` pronta di nuovo a figliare.

eccola che smania, si lamenta, deve uscire, in preda ad una vera sofferenza insopportabile.

fuori gattoni mai visti si radunano sotto le mie finestre da tutta la valle.

ci potra` essere un’orgia con sesso di gruppo, oppure una fuga romantica a due sopra il tetto del fienile sul quale li vedo e li sento ruzzare prima di accoppiarsi.

non si sa, e non sono morboso io.

. . .

sta di fatto che la Blu appartiene ad una specie felina regolare, non e` una specie chimera come quella umana, dalla fecondita` incerta.

ha solo gatti tra gli antenati; non ha l’intrusione del cinghiale in una storia di scimpanze`, come sembra sia capitato a noi.

le basta accoppiarsi una volta, al momento giusto, per restare incinta.

e subito dopo il rito al massimo semestrale, eccola tornata tranquilla ed affettuosissima, sdegnosa di ogni altro contatto con membri della sua specie, desiderosa di carezze e grattamenti di pelo sotto il mento solamente umani.

. . .

se quello che la spingeva fuori verso quei teppisti sconosciuti era amore, che cos’e` l’amore visto da un gatto?

una malattia, come diceva il poeta latino Lucrezio, ma nei gatti molto piu` transitoria che per noi umani.

un malessere che rende pure noi inquieti, ma tutti i giorni dell’anno;

una dipendenza e un bisogno che ci rende molto piu` bisognosi di cibo e di energia;

un rito che la societa ha regolato cercando di salvarci dal rischio che ci riempia totalmente la vita.

cosi` sarebbe l’amore, invece, visto da un gatto: un fastidio fisico piu` breve di un raffreddore.

il gatto, che non conosce amore, ma solo uno stimolo del momento da seguire per togliersi il pensiero.

. . .

comunque mi sono sbagliato: la festa del gatto non e` il 17 febbraio perche` in febbraio i gatti si accoppiano.

per loro questo accoppiarsi non e` neppure propriamente una festa, e` soltanto un tributo da pagare alla natura che non gli permette di farne a meno.

e siccome la festa e` stata introdotta nel 1990 sappiamo anche le motivazioni di chi l’ha inventata:

  1. febbraio è il mese del segno zodiacale dell’Acquario, ossia degli spiriti liberi ed anticonformisti come quelli dei gatti che non amano sentirsi oppressi da troppe regole.
  2. tra i detti popolari febbraio veniva definito “il mese dei gatti e delle streghe” collegando in tal modo gatti e magia.
  3. il numero 17 nella nostra tradizione è sempre stato ritenuto un numero portatore di sventura, stessa fama che in tempi passati aveva il gatto, soprattutto se nero: la sinistra fama del 17 è determinata dall’anagramma del numero romano che da XVII si trasforma in “VIXI” ovvero “sono vissuto”, cioe` “sono morto”.
  4. del gatto si dice che abbia sette vite; quindi il 17 diventa per lui “una vita per sette volte”, 1 x 7!

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