il populismo e` l’aspirina- 103

se avete la febbre e prendete l’aspirina, potreste mai pensare che la causa della febbre sia l’aspirina, semplicemente perche` le due procedono assieme, almeno all’inizio?

ma se invece pigliate l’aspirina e vi aspettate che la febbre passi, naturalmente, e invece questo non succede, non potreste pensare che la malattia e` piu` grave del previsto e una semplice aspirina non basta a curarla?

temo di dovermi scusare per il semplicismo delle immagini, dato che oggi per provare a dire qualcosa di intelligente ed essere ascoltati almeno da qualcuno, occorre tirarsela un poco.

ma, visto che avete fatto passare le prime banalita`, adesso fatemi passare le seconde.

. . .

quelli che pensano che l’aspirina populismo sia la malattia sono i democratici e i progressisti (ogni allusione e` davvero soltanto casuale): la sinistra standard.

combattono “i populismi”, ma non si interrogano sulle loro cause reali.

forse, piange il cuore a dirlo, oggi stanno troppo bene per accorgersi della catastrofe che sta distruggendo la societa` post-moderna.

la disoccupazione di massa, la precarieta`, il crollo dei salari reali e la progressiva distruzione del lavoro stabile non li riguardano.

secondo loro le cause del populismo sono i media, l’ignoranza, la potenza delle forze oscure e prevalenti che spingono a quel sonno della ragione che genera i mostri del razzismo e dell’egoismo di massa.

sonno della ragione.

che e` anche il sogno della ragione, vero?

. . .

invece quelli che pensano che l’aspirina populismo sia la cura sono gli altri, la destra.

erano un tempo artigiani, agricoltori in proprio, professionisti, piccoli imprenditori: tutti coloro che vivevano di forme di lavoro autonomo;

oggi sono anche operai ed impiegati, perche` la precarieta` coinvolge anche loro ed e` diventata la cifra comune che condividono con gli autonomi.

la differenza non e` piu` cosi` marcata, e quindi anche il mitico proletariato si risveglia razzista, populista e di destra.

l’idea che sia l’automazione la causa principale della disoccupazione non li sfiora, anche se e` stata recentemente ribadita dall’OCSE.

abboccano all’idea che la loro precarizzazione dipenda principalmente dall’immigrazione, che svolge invece un ruolo secondario.

l’immigrazione, del resto si vede facilmente, l’automazione no.

e poi il progresso tecnologico non e` sempre positivo?

. . .

Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della University of Oxford in uno studio del 2013 dicevano che circa la metà degli occupati statunitensi – il 47%, per essere precisi – era ad alto rischio “sostituzione” per l’introduzione di macchine artificiali super intelligenti, la computerizzazione del lavoro e la digitalizzazione di interi eco-sistemi aziendali.

e prevedevano decine di milioni di disoccupati nel corso dei prossimi due decenni.

The Future of Employment: How Susceptible are Jobs to Computerization?

la tesi e` naturalmente contestata (come potrebbe non esserlo?), ma con argomenti evidentemente fragili e pretestuosi, almeno a mio giudizio.

e in ogni caso anche chi contrappone previsioni diverse e molto piu` contenute non riesce a negare l’effetto negativo dei processi di automazione in corso:

si accontenta di ridimensionarli:

grafico1gcac-600x362

come se un 10% o anche un 5% di disoccupati in piu` fosse un problema facile da gestire.

soprattutto poi per chi lo vive in prima persona.

. . .

ma vengo, come promesso,a chi dice queste cose meglio e con piu` autorevolezza di me.

ad esempio, sullo Spiegel di oggi, Johannes Thumfart, docente di Teoria Politica alla Freie Universität zu Berlin, alla Universidad Iberoamericana di Ciudad del Mexiko e alla University of Cincinnati nell’Ohio.

Parteitag der AfD Baden-Württemberg

Tramonto della democrazia. Perche` il populismo non ne e` la causa.

Ridurre il successo di Trump e Co. al populismp e` un modo di pensare miope – questo e` soltanto un sintomo di una crisi globale.

La causa della ripresa dell’autoritarismo sta nella democrazia liberale stessa.

I muri cadevano, le dittature venivano abbattute, in libere elezioni trionfavano i partiti democratici. La democrazia si e` diffusa nel globo nelle tre decadi tra il 1974 e il 2007 come un fuoco veloce e inarrestabile. La “fine della storia” annunciata da  Francis Fukuyama negli anni Novanta, in concomitanza col crollo del blocco orientale, sembrava a portata di mano. (…)

Ma, se vogliamo credere a Larry Diamond, un sociologo di Stanford conservatore e molto autorevole, oggi ci troviamo nel bel mezzo di una recessione della democrazia. Da circa dieci anni, secondo Daimond, si manifesta una svolta globale riguardo alla democrazia. I dati valutati da Diamond su diritti civili, processi elettorali, impegno sociale e corruzione mostrano in tutto il mond0 l’avanzare di tendenze autoritarie: in Turchia, in Messico, in Thailandia, inUcraina, nelle Filippine, in Polonia, Ungheria e anche negli USA: la democrazia e` in ritirata.

La tesi della recessione globale democratica e` prima di tutto un buon antidoto all’isterismo del dibattito sul populismo. Se veramente stiamo vivendo una recessione globale democratica, possiamo risparmiarci trattazioni di psicologi da settimanale femminile sul narcisismo di Trump (…). E lo stesso vale per i tratti caratteriali accuratamente investigati di Erdogan, Kaczyski, Orbán e Putin o per la struttura democgrafica dei loro sostenitori.

un problema globale non puo` essere chiarito localmente. (…)

Per Diamond i populisti sono piuttosto un sintomo che una causa della crisi, la cui vera origine sta nelle democrazie liberali stesse. La transizione verso l’autoritarismo si basa secondo lui nella maggior parte dei casi su processi democratici, e anche nei paesi in via di sviluppo solo raramente su un colpo di stato violento.

Perlopiu la sceneggiatura dell'ascesa del nuovo autoritarimo e questa: il popolo appoggia politici che si pongono come accusatori della loro classe e sanno parlare al popolo come questo si aspetta. Essi promettono un modo piu` diretto ed efficiente di esercitare il potere che è sempre un buon argomento nelle democrazie con i loro processi di consenso relativamente difficili.
 
Una volta che sono al potere questi politici agiscono in modo di eliminare passo dopo passo Checks and Balances istituzionali, ridimensionare i diritti civili, e allargare la loro potenza personale e quella delle loro cricche e clientele.
 
Paradossalmente l’eliminazione della democrazia trova i suoi limiti nelle istituzioni giuridiche, notoriamente elitarie, che sono piu` o meno capaci di opporsi a seconda della loro cultura giuridica.
 
La popolazione si comporta in questo processo come la rana spesso citata messa nell’acqua di una pentola su fuoco a bollire: si risveglia quando e troppo tardi. Oppure non lo fa neppure, perche non e` necessario.
L’esempio della Cina attuale dimostra che regimi autoritari possono avere sorprendenti successi in campo economico. La misura dei circoli che ne ricavano vantaggio puo` essere grande in modo corrispondente.
 
 
 

Le democrazie crollano quando la gente perde fiducia in loro. (…)  L’origine della recessione democratica e, secondo Diamond, in b=nessun altro luogo che nel popolo stesso, che e sovrano. Solo un anti-democratico potrebbe supporre che i popoli siano “ingannati” ingenuamente dal fascino di uomini malvagi, come viene ipotizzato più volte nel dibattito sul populismo.

Non e un caso se la recessione democratica e collegata con la recessione economica e con la crisi finanziaria del 2008. “Deboli performance economiche e crescente disuguaglianza aggravano i problemi di abuso di potere e violazione delle regole democratiche”. Nei paesi i n via di sviluppo la crisi ha aggravato le tendeze cleptocratiche preesistenti. Nelle nazioni industriali avanzate ha procurato un ulteriore sviluppo delle diseguaglianze sociali.

Soprattutto ha messo in luce quel che i banchieri sapevano gia` da tempo: l’affermazione liberale indimostrabile che l’avidità dei singoli genera valore per tutti appartiene ad una ingenuità perfino indescrivibile. Oppure si tratta di un inganno consapevole.

Di fronte a questa analisi stupisce che quasi mai nel mondo la sinistra radicale si in grado di approfittare della crisi della democrazia liberale. Ma presumibilmente la classe medio-bassa sa bene quel che fa quando vota autocrati del tipo di Trump ed Erdogan.

L’autocrazia sembra la logica conseguenza dell’ideologia neoliberista, sotto il cui giogo della popolazione è costretta a vivere in ogni caso (…). Per chi preferisce sopra a tutto il proprio interesse privato e della mano pubblica non si fida, sembra quasi necessario trasformare lo Stato nella proprietà di un individuo – come conseguenza finale di programma di privatizzazione neoliberista. Solo allora potrebbe, secondo la logica neoliberista, essere raggiunta una gestione efficiente dello stato. (…)

D’altra parte, solo le élite hanno davvero qualcosa da perdere dal decadimento della libertà democratica, che è il motivo per cui si distinguono di piu` contro il populismo, almeno in Occidente, per lo più . Nella vita reale, per i salariati, ad esempio, la libertà di espressione svolge un ruolo molto minore.

 

Ma Diamond prende molto sul serio l’analogia della sua tesi con quella dei cicli economici e sperain una ripresa della democrazia dopo la recessione. (…)

Se abbia ragione con questo punto di vista ottimistico e` incerto. (…)

Cattive prospettive di una fine della recessione della democrazia dipendono anche da motivi economici. La stabilità del rapporto non necessariamente armonico tra la democrazia e il capitalismo è stata acquistata dopo la seconda guerra mondiale da generosi doni per la classe media, per lo più finanziati a credito. E ‘inverosimile che i sistemi sociali e di credito aspramente messi in discussione permettano tali doni in futuro.

La domanda di quanto seriamente la democrazia, con la sua promessa di libertà, uguaglianza e ricerca efficiente del consenso, intende realizzare questi valori anche nella vita reale, non e piu banale, in considerazione dell’ulteriore aumento della disuguaglianza e di sfide sempre più complesse. Solo se le democrazie svilupperanno nuove risposte adeguate ai tempi d’oggi che siano coerenti con la loro grande tradizione utopistica, riusciranno di nuovo a entusiasmare a loro favore tutte le componenti del popolo.

. . .

alla fine dell’articolo ho qualche domanda soltanto:

come mai i tre decenni abbondanti di trionfo della democrazia (1973-2008) di cui parla Diamond sono stati anche quelli nei quali le diseguaglianze sono cresciute a ritmi esponenziali e si e` costruito il nuovo potere dei feudo-tecnocrati?

e come mai trionfo della democrazia e fondazione dei nuovi poteri feudo-tecnocratici sono stati anche i decenni della rivoluzione informatica?

la democrazia in questi decenni non e` stata forse l’ideologia di copertura. la falsa coscienza che ha mascherato il processo reale di costruzione dei nuovi poteri per loro natura anti-democratici?

e come puo` essere credibile una battaglia per la democrazia e contro le forme di autoritarismo poliico, se viene guidata dai leader dei nuovi poteri che sono tutto tranne che democratici?

la democrazia e` oggi ridotta a ideologia dei consumatori passivi; forse c’e` piu` verita` e piu` politica vera nei populisti che si sentono ancora cittadini, anche se a modo loro.

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non ci facciamo ingannare piu` a lungo.

noi siamo il popolo

striscione di una manifestazione in Germania di PEGIDA, gruppo razzista


2 risposte a "il populismo e` l’aspirina- 103"

  1. Non c’era nemmeno bisogno della conferma OCSE, bastava fare, e da molto tempo, due + due, così’ si sarebbe pure compreso che declassare masse intere da proletari a indigenti era un obiettivo perseguito, non una conseguenza imprevista…
    Dopo aver fissato l’asticella della dignità personale sul lavoro, tolto il lavoro restano popoli di disperati, disposti a tutto, a fare tutto, subire tutto, credere a tutto.

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    1. e` un obiettivo perseguito, si`, ma senza odio diretto, con la semplice indifferenza, e quasi senza coscienza, mentre si persegue paranoicamente qualcos’altro che sembra molto piu` importante: l’assoluoto, illimitato profitto.

      questa societa` avebbe bisogno di uno psicologo.

      le statistiche OCSE in effetti non fanno ce confermare quello che vedono tutti quelli che vogliono vedere…

      il fatto e` che siamo sempre meno a voler capire.

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