Paola Rizzi, la colpa del Piero e l’8 marzo gentile – 108

I omen i e come i cess: te ne truvet mai un; qand che te’l truet, el l’e` desa` occupat; e se te’l truet liber, l’e` in una condissiu` de fa spaent.

Gli uomini sono come i gabinetti pubblici: non ne trovi mai uno; quando lo trovi e` gia` occupato; e se ne trovi uno libero e` in uno stato spaventoso.

l’Auditorium Rigoni Stern di Vestone ieri sera stracolmo quasi tutto di donne, per uno monologo dell’attrice dialettale bresciana Paola Rizzi regalato dall’amministrazione comunale per l’8 marzo:

Tutta colpa del Piero e` il titolo dell’opera.

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il Piero e` il marito scontroso e taciturno col quale la signora Maria ha fatto nove figli, e in quattro momenti successivi di una rievocazione esilarante ci passano davanti nell’ordine:

una specie di corteggiamento che pone termine, per gelosia, all’amicizia del cuore con una compagna di scuola, anche lei invaghita del giovanotto Piero;

il viaggio di nozze a Venezia (ghira l’acqua anche alura, c’era l’acqua anche allora), con una spassosa cena in un hotel di lusso, con i rituali incomprensibili dei camerieri;

i momenti salienti della vita coniugale, a cominciare dal fatto che Piero runfava e tira su la ma’ chi ha un marito che runfa anche lui:

e poi la vedovanza (sospirata e senza strazio) con le attivita` di volontariato e i matrimoni di figli e nipoti a cui stare dietro.

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Paola impersona non soltanto se stessa, ma tutti diversi personaggi con i quali entra in contatto,

a cominciare dal Piero stesso naturalmente, che si esprime, quando lo fa, per monosillabi,

per finire col Raul, il ragazzo della nipote Samantha, che ruggisce invece di parlare.

170306PaolaRizzi_SignoraMaria

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un’esperienza straordinaria di teatro vivo e vero, e nasce da un pubblico femminile partecipante in modo entusiasta, che e` piu` spettacolo quasi ancora di quello su palco:

quando le risate contaminano una sala intera di centinaia di spettatrici, in parte perfino in piedi, e le battute partono anche dalla platea, raccolte e rilanciate dalla protagonista che improvvisa in liberta`.

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questo teatro di divertimento puro erano gli spettacoli di rivista del Teatro Petruzzelli di Roma nel secolo scorso (ho fatto ancora in tempo a vederne una), in cui uno spirito simile alimento` il cinema di Toto`, che dei nostri intellettuali soltanto Pasolini seppe apprezzare; il cinema nei suoi primi decenni, quando era ancora spettacolo popolare, cioe` di popolo, o la commedia dell’arte del nostro Rinascimento, oppure, immagino, Shakespeare a Londra nel Cinquecento, o le farse di Plauto nella antica Roma repubblicana (piu` tardi sostituite dai giochi dei gladiatori nel Colosseo) o il teatro dell’antica Grecia, che era anche festa di popolo e rito religioso.

oggi ritrovi il teatro vivo poche volte;

il nostro teatro e` piuttosto figlio sussiegoso del teatro di corte,

rito sociale spesso straordinariamente noioso e gestito solamente per dare un’immagine colta di se`.

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insomma, dopo le mie prediche di ieri contro lo stravolgimento femminista in corso della festa delle donne in una festa dell’odio contro il maschio, ecco invece che ho vissuto nel mondo reale un 8 marzo straordinariamente gentile, dove la presa in giro del maschio ne evidenzia in realta` le debolezze e finisce con l’ironizzare anche sulla donna, che alla fine guida la partita, come da tempo sanno tutti quelli che desiderano saperlo.

ma questa visione disincatata, divertita e al tempo stesso saggia, lontana dalle grottesche esasperazioni della propaganda, forse e` possibile soltanto in luoghi come questi, valli appartate dove si resiste come si puo` alla modernita` e ai suoi mantra.

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