la nuova alleanza russo-americana contro l’ISIS e l’allarme nucleare in Germania – 111

cercare una notizia vera sulla stampa italiana e` come cercare un ago nel pagliaio.

tuttavia a volte aiuta la serendipity.

qualcuno non sa che cos’e`? nel mio blog di dieci anni fa ho ritrovato una definizione di Julius Comroe che avevo dimenticato:

Serendipity e` cercare un ago nel pagliaio e trovarci la figlia del fattore.

io di figlie del fattore nel pagliaio della stampa italiana ne ho trovate addirittura due, ed ecco un paio di notizie vere per voi, cari lettori,.

in mezzo ad un mare di puttanate volte, da noi, a costruire scientificamente un pubblico emotivamente instabile.

ve le dico giusto perche` poi, in futuro, non possiate dire che non potevate saperle.

qui ve le racconto chiare come posso e sono messe anche in bella evidenza.

. . .

la prima notizia e` che gli USA del presidente Trump stanno mandando i marines in Siria per quello che dicono l’attacco finale all’ISIS.

quanti marines? il sottotitolo dell’articolo della Stampa che ne parla dice mille.

Intesa con Mosca, mille soldati Usa sul terreno per la guerra all’Isis.

http://www.lastampa.it/2017/03/10/esteri/washington-invia-i-marines-per-lassalto-finale-a-raqqa-rYeac8IrQIheHjwZZUoaBK/pagina.html

ma il corpo dell’articolo e` un poco diverso:

Un battaglione di artiglieria, 400 uomini, è arrivato nei giorni scorsi nel Nord della Siria e si prepara a disintegrare le fortificazioni islamiste attorno alla capitale del Califfato.

Le truppe speciali, già presenti da mesi, si infiltreranno invece dietro le linee nemiche e guideranno le avanguardie delle «Syrian democratic forces», la coalizione curdo-araba che ha il compito di assestare il colpo mortale dell’Isis.

mille e` dunque soltanto il numero globale finale previsto, di soldati e non di soli marines.

viene in mente a chi e` abbastanza vecchio da ricordarselo l’inizio simile della guerra in Vietnam all’inizio degli anni Sessanta.

pero` non vedo alternative e mi pare questa volta la mossa giusta,

dato che il nemico non e` un popolo che lotta per l’indipendenza piena, come allora,

ma un regime neo-nazista fondato sul terrore islamista.

. . .

ora, non sono passato dalla parte del nemico: sono critico verso Trump quanto voi che mi leggete.

non sono tuttavia fazioso e riconosco volentieri che qui Trump sta facendo la cosa pericolosa, ma necessaria,

ponendo termine alle incertezze e alle ambiguita` della linea Obama-Clinton.

Washington prende le redini della battaglia con il consenso di Mosca, e qui sta la novità nella strategia dell’amministrazione Trump.

L’operazione è stata discussa in un summit tre giorni fa ad Antalya, Turchia, fra i capi di Stato maggiore americano, russo e turco e dovrebbe scattare «nelle prossime settimane».

Mai si erano visti i vertici dei due più potenti eserciti Nato e della Russia pianificare qualcosa del genere.

. . .

ma l’articolo della Stampa e` prezioso, oltre che raro, perche entra nei dettagli del progettato attacco a Raqqa, l’ultima grande citta` pienamente controllata dall’ISIS:

considerando la battaglia in corso a Mosul, in Iraq,

e al rischio di distruzione che sta correndo il suo centro storico, patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO:

http://www.panorama.it/news/esteri/iraq-riconquista-mosul-isis/

penso che l’articolo della Stampa sia costruito su precise veline informative di fonte governativa e non su una indagine indipendente.

certo non mi pare particolarmente geniale svelare in anticipo i propri piani militari.

ma la guerra moderna e` soprattutto mediatica, si sa.

. . .

Gli islamisti rimasti in città sono da 4 a 8 mila.

Un nucleo duro di combattenti ceceni e dell’Asia centrale reggerà l’urto e cercherà contrattacchi tattici come mezzi kamikaze e commandos fatti filtrare attraverso i tunnel.

A Raqqa si dovrebbe trovare anche l’unità d’élite Liwa al-Khilafa, o quel che ne resta.

I jihadisti si trovano davanti un migliaio di militari americani e i 30-40 mila uomini delle Syrian democratic forces, per tre quarti guerriglieri curdi Ypg.

I curdi hanno ricevuto un mese fa i primi mezzi blindati leggeri, Gurkha di fabbricazione canadese, ma non hanno armi pesanti.

A sopperire ci penseranno i reparti di artiglieria dei Marines. (…)

Il battaglione si trova nella zona di Ain Issa, 40 chilometri a Nord di Raqqa e a circa 25 dalla prima linea difensiva fortificata.

Una volta demolita questa, la cavalleria leggera curda potrà dilagare.

È successo così anche a Sud di Mosul.

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. . .

ma la vera sostanziale novita` e` un’altra:

Verso Raqqa si stanno dirigendo anche le forze governative siriane, appoggiate da reparti speciali russi.

Il governo di Assad non ha finora protestato per la presenza di truppe americane sul suo territorio. L’accordo di Antalya prevede anche questo.

in realta` questa nuova alleanza sul terreno fra americani e russi, cioe`anche governo siriano alleato con la Russia, ha oggettivamente un secondo avversario: la Turchia.

Nel Nord della Siria c’è ora una convergenza fra interessi russi, americani e siriani.

I governativi avevano bisogno di impossessarsi della centrale dell’acqua che rifornisce Aleppo, vicino all’Eufrate, e sono avanzati nella zona di Manbij.

In questo modo hanno «tagliato la strada» a una possibile avanzata turca verso Raqqa che avrebbe innervosito i curdi e ostacolato i piani Usa.

. . .

la Turchia agisce in Siria contro il regime di Assad attraverso l’Esercito Siriano Libero (FSA, secondo l’acronimo in inglese):

ne vedo chiari indizi in alcune informazioni fornite da wikipedia:

Il 21 febbraio 2012, il Gen. Fāyez ʿAmr, dell’Aeronautica Militare Siriana, di origine turcomanna e nativo del distretto di Bāb ʿAmr a Homs, raggiunse le file dell’opposizione armata.

Un altro generale, appartenente ai servizi d’informazione, disertò e riparò in Turchia. Il suo nome non fu però rivelato per motivi di sicurezza. (…)

Fonti del governo turco riferirono che nello stesso mese vi era stato un incremento di 20.000 diserzioni, portando il tale delle defezioni a un numero complessivo di 60.000 soldati.

ma lo conferma anche La Stampa:

Il presidente turco Erdogan ha detto più volte di voler sloggiare i curdi dello Ypg, un movimento che considera «terrorista». Sul terreno ha messo 4 mila uomini, un centinaio fra tank e blindati, più altri 4000 uomini del «Free Syrian Army».

. . .

ora la notizia che il tentativo espansionista turco in Siria e` bloccato e` la seconda buona notizia di questa svolta della politica di Trump in Siria.

Le truppe speciali Usa si sono messe a pattugliare le vie di Manbij.

La mossa di Assad e Putin ha stoppato Erdogan.

A questo punto su Raqqa possono convergere solo i curdi, già vicinissimi, e forse le truppe siriane accompagnate dagli Spetsnaz russi.

Assad ha inviato in zona alcune delle sue migliori unità, come i Souqour al-Sahar, i Falchi del Deserto. I numeri sono ancora limitati, circa 10 mila soldati, ma potrebbero essere rimpolpati una volta terminate le operazioni attorno a Palmira.

. . .

ma a questo punto l’autore dell’articolo, Giordano Stabile, si fa la stessa domanda che mi faccio io:

Non è però chiaro quale merce di scambio abbia ottenuto la Turchia. Il nervosismo dei ribelli siriani suoi alleati, che ieri si sono scontrati di nuovo con le truppe di Assad vicino a Manbij, indica che l’equilibrio è precario.

Ma se l’intesa Washington-Mosca regge, questi incidenti di percorso non potranno cambiare il destino della battaglia.

insomma, l’ottimismo del giornalista e` d’obbligo, considerando le sue probabili fonti.

e` probabile che la Turchia debba fare al momento soltanto bel viso a cattivo gioco e preparare colpi di coda mascherati, di fronte al convergere di due super potenze.

era la dissennata linea Obama Clinton di scontro con la Russia che ha creato spazio alla Turchia in questi anni, cosi` come lasciava spazio all’ISIS.

l’esito della guerra sembra segnato nelle sue linee generali, ora che convergono le forze principali in campo (esercito siriano, alleati russi, curdi e finalmente anche americani).

visto il loro sostanziale apporto in campo, nuove prospettive si aprono anche per la liberazione dei curdi, odiatissimi da Erdogan, .

pero` la strada resta lunga e difficile e colpi di coda imprevisti sono sempre possibili.

. . .

ripeto pero` che ci troviamo chiaramente di fronte a notizie di fonte americana, che indicano piu` che altro le intenzioni future.

ogni ottimismo sull’andamento globale dello scontro con i nazi-islamisti rimane fuori luogo.

e lo dimostra un’altra notizia di ieri di cui non si occupa la nostra stampa distratta.

http://www.spiegel.de/politik/deutschland/atomkraftwerke-in-deutschland-geraeumt-funkkontakt-zu-flugzeug-abgebrochen-a-1138289.html

ieri nella Germania del Nord e in particolare nello Schleswig-Holstein e nella Bassa Sassonia e` scattato un allarme generale e 5 centrali atomiche (alcune oramai fuori servizio) sono state immediatamente evacuate:

per 22 minuti un aereo partito dall’Ungheria e diretto a Londra aveva perso i contatti radio con gli aeroporti via terra.

si e` evidentemente temuto un dirottamento con lo scenario apocalittico di un possibile impatto terroristico tipo 11 settembre di un aereo su una centrale atomica.

insomma, la guerra contro il nazi-islamismo non si vince soltanto ricacciando indietro il califfato in Medio Oriente.

rimane aperto il problema dei nazi-islamisti fra noi e di come isolarli rispetto alle comunita` islamiche con una politica di dialogo.

. . .

ma, per tornare al tema iniziale e concludere, c’e` da riflettere anche su un altro aspetto:

anche una centrale atomica chiusa, come quelle italiane, costituisce un possibile obiettivo di un attacco terroristico devastante, se il materiale nucleare che conteneva non e` stato ancora rimosso.

qual’e` la situazione delle centrali nucleari italiane, a proposito?

sono vigilate a sufficienza? esistono anche da noi piani per un controllo anti-terroristico?

meglio che nessuno se lo domandi.

meglio che notizie di questo tipo non turbino gli isterismi mediatici a cui sono sottoposti gli italiani, tenuti in una coindizione di confusione mentale ed emotiva permanente.

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One thought on “la nuova alleanza russo-americana contro l’ISIS e l’allarme nucleare in Germania – 111

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