mamma li turchi – 114

ovviamente Erdogan ha tutto da guadagnare della situazione di tensione che si va creando in Europa centrale (l’Europa vera) per la sua pretesa di organizzare comizi di massa dei “suoi” immigrati per convincerli a votare per il referendum che dovrebbe ampliare i suoi gia` eccessivi poteri e portare il paese fuori dalla democrazia classica.

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ne avevo gia` parlato qualche giorno fa, quando il problema sembrava riguardasse soltanto la Germania.

questa aveva lasciato, diplomaticamente, la decisione ai sindaci locali, e questi, come guidati da una linea comune, avevano genericamente vietato gli assembramenti per motivi di sicurezza.

https://corpus15.wordpress.com/2017/03/03/il-meraviglioso-effetto-trump-100/

ma in Olanda la questione e` stata affrontata dal governo a muso duro, e questo solleva ora diverse importanti questioni.

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su Die Welt, il principale quotidiano tedesco, un pacato e documentato articolo dimostra che Erdogan ha torto, sul piano del diritto internazionale, a considerare consolati ed ambasciate territori turchi fuori confine ai quali accedere liberamente.

e ricorda gli accordi internazionali che garantiscono alle rappresentanze diplomatiche particolati tutele, ma fissano anche con chiarezza che esse sono sottoposte alle leggi del paese ospite e le devono rispettare.

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in questo articolo un passaggio mi ha particolarmente colpito, perche` dimostra da solo la differenza fra un paese europeo, cioe` civile, e un paese rozzo e poco democratico come l’Italia.

qui si spiega perche`, da un punto di vista tedesco, la propaganda elettorale all’estero del regime di Erdogan va proibita.

La Turchia in verita` non e` l’unico paese che vuole svolgere propaganda elettorale tra i propri cittadini all’estero. Ma e` l’unico paese che vorrebbe fare svolgere questa propaganda da rappresentanti ufficiali del governo.

la Corte Costituzionale tedesca ha rapidamente sentenziato che i rappresentanti del governo turco non possono rivendicare alcun diritto di svolgere propaganda elettorale in terra tedesca.

l’articolo ricorda che la legge degli USA vieta ai diplomatici americani di organizzare simili manifestazioni elettorali o anche soltanto di prendervi parte;

inoltre la propaganda elettorale americana si svolge soltanto in hotel o spazi privati, rivolgendosi agli elettori interessati; insomma non sono manifestazioni di massa del governo americano in terra straniera.

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ovviamente a me e` venuta in mente l’infelice propaganda all’estero della ministra Boschi per un referendum simil-Erdogan.

l’Argentina non le impedi` di parlare agli immigrati italiani e ai loro discendenti, oramai forse additittura di terza generazione.

ma si tratta di paese dall’incultura sui diritti umani simile alla nostra.

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ovviamente la crisi dei rapporti con la Turchia, in atto nei paesi dell’Europa centrale, solleva molte questioni particolarmente gravi e sensibili, cosi` come le ritorsioni miacciate da Erdogan.

e` giusto, prima di tutto, il voto all’estero in un periodo storico nel quale le migrazioni sono diventate un fenomeno di massa e universale?

la questione non riguarda soltanto il paese d’origine che le organizza, ma anche il paese ospite.

nei tempi lunghi a me pare che la partecipazione alle elezioni della madrepatria ostacoli la necessaria integrazione degli emigrati nel paesi ospite, se riguardano non elettori temporaneamente all’estero (come ad esempio le elezioni americane), ma elettori che si sono trapiantati in un altro stato e ci vivono e ci lavorano.

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e` un problema che ha uno spessore molto maggiore di quel che sembra.

un turco o un italiano che emigrano in Germania o in un altro paese hanno il diritto a conservare a tempo indeterminato la loro cittadinanza di origine e addirittura di trasmetterla a figli e nipoti nati nel nuovo paese?

a me pare di no, anche alla luce dell’esperienza fatta negli anni nei quali ho lavorato in un consolato.

chi si trasferisce in un altro paese dovrebbe sentirsi impegnato a rispettarne abitudini e leggi, ferma restando sempre la liberta` di coscienza e di culto, e a diventarne cittadino.

l’accoglienza diventa difficile se l’immigrato pretende di essere nel paese che lo accoglie ancora un cittadino non di quel paese, ma di quello dal quale viene.

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per gestire il problema, all’interno dell’Unione Europea e, ad esempio, fra Italia e Germania si e` inventato il compromesso della doppia cittadinanza.

potrebbe essere una buona idea, ma va strettamente limitata a chi e` immigrato personalmente;

non dovrebbe essere esteso, in condizioni normali, a chi nasce in un paese che e` estero per i suoi genitori.

insomma, vorrei che si applicasse lo ius soli in tutti i suoi aspetti.

cioe` si deve considerare che chi nasce in un paese ha per cio`stesso il diritto di averne la cittadinanza.

ma questo diritto dovrebbe comportare un limite, in maniera speculare:

chi nasce in un paese e diventa suo cittadino, non dovrebbe per cio` stesso potere acquistare la cittadinanza di nessun altro paese.

insomma, la doppia nazionalita` dovrebbe essere un diritto riservato al migrante e non ai suoi discendenti.

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stranamente l’Italia appare poco propensa a concedere lo ius soli agli immigrati.

ma non mi pare che ci sia una consapevolezza sufficiente delle conseguenze che la negazione dello ius soli comporta.

negando agli immigrati l’acquisizione della cittadinanza, li si mantiene legati al paese d’origine.

e` paradossale che neghino il diritto alla cittadinanza ai figli degli stranieri che nascono nel nostro passe proprio coloro che denunciano volentieri le difficolta` e i pericoli dell’immigrazione.

non sono certo loro che leggono il Financial Times che in uno studio appena pubblicato ricorda al Regno Unito l’indipsensabilita` dell’immigrazione nella nostra Europa.

eppure proprio negando lo ius soli si pongono le premesse di situazioni come quelle turche.

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insomma: mamma li Turchi, si`.

ma i turchi peggiori sono i razzisti che non capiscono niente del problema che li agita.

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8 thoughts on “mamma li turchi – 114

    1. peccato: ho cercato di staccarmi dal mainstream e di porre dei problemi sostanziali alla luce dell’esperienza fatta nei sette anni nei quali l’immigrazione, l’integrazione, l’assimilazione sono stati il pane quotidiano della mia attivita` lavorativa.

      anche se mi sono distaccato, in tutto quel che potevo, dal mainstream e non lo conosco, non credo proprio di esserci dentro.

      credo piuttosto che sia tu a leggermi alla luce del mainstream, trascinandomi per i capelli dove non voglio stare. 😉

      non mi va di essere classificato, ma vedo che riuscirci e` uno sforzo improbo.

      avrei preferito una risposta nel merito delle questioni che ho sollevato, da chi e` in grado di farlo se vuole, dato che non sono affatto sicuro di avere centrato il probela,

      pero` capisco anche che per chi non ci ha lavorato su per anni la cosa possa essere alquanto difficile.

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      1. Non sono in grado di farlo, e sto sempre nelle mie competenze; non so nemmeno quanti lettori siano in grado.
        E’ un rischio mettere nello stesso articolo un discorso di ampia portata, come l’integrazione , e un evento che è per qualche giorno un discriminante mediatico, Rotterdam. Comporta finire – senza volerlo e senza saperlo – nella dicotomia corrente, Olanda ha ragione Olanda ha torto, e nel caso in quella maggioritaria che approva il governo olandese (quasi tutti i paesi europei hanno negato i comizi, ma senza irritare gli immigrati per poi trattarli con cannoni ad acqua e cani)

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        1. eccomi per la prima volta a misurarmi nel pieno delle contraddizioni che deve affrontare chi decide di esiliarsi dal mainstream italico, ma viene letto poi da chi vi e` immerso.

          mi sono riletto con attenzione e ho trovato conferma di quel che ricordavo: rigorosamente non ho espresso alcuna valutazione sul comportamento del governo olandese, ho soltanto usato un’espressione che semmai fa trasparire una riserva critica (“in Olanda la questione e` stata affrontata dal governo a muso duro”); lo stesso dovrebbe dirsi del giudizio iniziale: “ovviamente Erdogan ha tutto da guadagnare della situazione di tensione che si va creando in Europa centrale”.

          e` come per le contestazioni a Salvini: sembra che una parte importante della politica ignori alcune regole fondamentali della comunicazione, la prima della quale e` il vittimismo.

          un regalo ad Erdogan per aiutarlo a vincere le elezioni, in cambio di un muso duro per provare a vincere le proprie, che interessano di piu`?

          ma vorrei evitare di entrare in queste battaglie da quattro soldi.

          oggi la stampa tedesca continua ad affrontare al suo modo e al suo livello la questione; Die Welt ad esempio ricorda l’art. 47 della Gesetz über den Aufenthalt, die Erwerbstätigkeit und die Integration von Ausländern im Bundesgebiet (Aufenthaltsgesetz – AufenthG) – Legge sul soggiorno, l’occupazione e l’integrazione degli stranieri nel territorio federale.

          § 47 Verbot und Beschränkung der politischen Betätigung
          Art. 47 Divieto e limitazioni dell’attivita` politica.

          gia`, perche` la Germania ha una legge complessiva che regola il fenomeno migratorio e l’integrazione degli stranieri.

          e prevede esplicitamente delle possibili limitazioni alla loro attivita` politica se questa puo` essere contraria ai valori costituzionali tedeschi, ai valori e agli interessi della Germania, o puo` determinare tensioni e fratture nella societa` tedesca.

          soweit sie (…) das friedliche Zusammenleben von Deutschen und Ausländern oder von verschiedenen Ausländergruppen im Bundesgebiet, die öffentliche Sicherheit und Ordnung oder sonstige erhebliche Interessen der Bundesrepublik Deutschland beeinträchtigt oder gefährdet,

          nella misura in cui (…) distrugge o compromette la convivenza pacifica di tedeschi e stranieri o di diversi gruppi di stranieri nel territorio federale, la sicurezza e l’ordine pubblico o altri interessi rilevanti della Repubblica federale di Germania.

          ciononostante queste disposizioni sono interpretate con larghezza, tanto e` vero che negli anni ho assisitito (e anche documentato sul mio canale You Tube) a diverse manifestazioni di immigrati che a rigore non rispondevano a questi criteri: tamil dello Sri Lanka, palestinesi, curdi.

          e in Italia?

          anche noi abbiamo un Testo Unico delle disposizioni circa la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero

          la legge italiana da un lato equipara, senza particolari limitazioni, i diritti degli stranieri, anche quelli politici, a quelli dei cittadini, dall’altro vede il fenomeno migratorio soprattutto in termini di diritto al soggiorno o mancanza di diritto (clandestinita`); nel bene e nel male la parola integrazione non trova grande spazio.

          l’Italia sembra ignorare che accogliere dei migranti significa costruire delle politiche di integrazione, o forse la leascia alla spontaneita` della societa` civile.

          e allora ritorno, abusando della tua pazienza, al tema centrale: e` giusto che cittadini stabilmente emigrati in un paese straniero conservino il diritto di voto nella patria di origine?

          in Italia la riforma costituzionale del 2005 che attribuiva diritto di voto e rappresentanza politica, sia pure pregiudizialmente ridotta, ai cittadini italiani all’estero, fu votata quasi all’unanimita` dal nostro parlamento su iniziativa di un deputato neo-fascista, Tremaglia.

          sono sempre stato contrario negli anni, ma oggi le motivazioni del mio rifiuto si sono fatte piu` chiare, e siccome le ho esposte qui sopra e diverse altre volte (anche parlando della fallita riforma costituzionale Renzi) non le ripetero`.

          ma se valutiamo che il diritto di voto in madrepatria vada limitato agli stranieri solo temporaneamente assenti dal loro paese e senza nessua n rappresentanza particolare per gli emigrati stabili, allora tutto il dibattito in corso nel mainstream italiano, e in queste forme siltanto in esso, ci apparira` per quello che e`:

          una solenne puttanata.

          https://corpus15.wordpress.com/2016/05/15/ma-la-boschi-legge-il-mio-blog-la-deforma-costituzione-renzina-art-46-e-il-voto-allestero-234/

          in quel post scrivevo:
          non mi risulta ci sia altro paese al mondo che fa votare per le elezioni nazionali i propri emigrati che hanno conservato la cittadinanza per motivi affettivi o di altro genere, ma risiedono oramai stabilmente in un paese estero.

          sbagliavo: ne esiste almeno un altro: la Turchia, ma mi pare anche qualche altro che ora non mi sono segnato.

          ma e` questo il punto principale, secondo me: si riconosce un diritto che non ha nessun vero fondamento.

          e il mainstream mi interessa poco; in ogni caso preferisco quello di paesi dove la discussione avviene su un piano simile, anche se non con le mie stesse argomentazioni.

          dovrei commentare Erdogan che da` della nazista alla Merkel o dice che gli olandesi sono genocidi? e schierarmi in questa disputa che e` uno stupido gioco strumentale per raccattare voti, oltretutto turchi oppure olandesi? davvero non ho tempo da perdere. 😉

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          1. C’è chi va più in là di te e – proprio in un giornale tedesco di cui ho visto la citazione in FB – si asserisce che guadagnano in tre, ciò forse vedendo le previsioni che danno in crescita sia il partito del premier che quello di Wilders .
            A me sembra del tutto sbagliato. Hanno perso tutti, ed è assurdo pensare che si tratti di un teatrino.
            Wilders può pure prendere più voti di tutti, ma resterà all’opposizione perchè nessuno governerà in coalizione con lui. – quindi al palo
            Il premier, per quanti voti guadagni, e qualcuno ne perderà, dovrà sempre adattarsi a una coalizione che richiederà – dice Van Aldaaren corrispondente olandese a Roma – addirittura mesi. Olanda al palo.
            Erdogan non guadagnerà niente più di quel che ha già, sempre che non ne perda perchè ha subito: colpo gravissimo per l’orgoglio nazionale turco. Quindi al palo pure lui.
            Sul fatto che non ti curi del main stream dobbiamo intenderci: se si tratta di credere no, me ne infischio pure io. Ma il main stream esiste, i social esistono, non scompaiono se non li guardiamo, ma non guardandoli non abbiamo il quadro degli umori del mondo.
            IL mondo non si può cambiare, però si può cercare di conoscerlo, il che richiede di leggere gli altri.
            Che sei in sintonia con l’Olanda non c’è bisogno di scriverlo, emerge dal ragionamento su come deve comportars i uno stato che – se lascia far campagna a un ministro straniero : “si tratta di paese dall’incultura sui diritti umani simile alla nostra.”

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            1. l’incomprensione cresce, anziche` diminuire, ma potrebbe essere un buon segno.

              1) staccarsi dal mainstream e` una scelta strategica mia, non un momento di malumore o una frustrazione; sono contento di riuscire a fare una rivoluzione copernicana di questo tipo alla mia non verde eta` – ma non la propongo come modello a chi non la sente.

              2) che cos’e` il mondo? e soprattutto che cos’e` il mondo che merita di essere conosciuto?

              ho appena pubblicato nel post di un istante fa un video stupendo che lo spiega: il mondo da conoscere e` questo, non quello del mainstream, che e` una penosa parodia: non ci perdero` piu` tempo, davvero.

              mi pare che un numero crescente di persone sta facendo questa scelta: ancora di piccole avanguardie, d’accordo, ma diventasse davvero un mainstream, un corrente, lascerebbe i potenti sgomenti a contemplare il potere che hanno perduto.

              intanto posso testimoniare al terzo giorno da Cincinnato mediatico che la qualita` della mia vita ha fatto un salto simile in alto a quello di trent’anni fa, quando abbandonai la televisione.

              io non rinuncio a stare nel mondo anche digitale, ma voglio starci da signore delle mie scelte e non piu` a rimorchio.

              se qualcuno vuole il mio tempo e la mia attenzione, dei grandi poteri che controllano l’informazione e la s-conoscenza, dovra` pagarmelo.

              3) si`, credo che uno stato abbia il pienissimo diritto, in astratto, di vietare a cittadini immigrati di portarsi nello stato in cui entrano le lotte politiche del paese di origine; e anche il diritto di fare rispettare questa decisione.

              violare la legge e` lecito e in manifestazioni non autorizzate l’ho fatto anche io piu` volte; non mi sono mai lamentato se mi manganellavano e trovo penosamente ridicoli coloro che si lamentano della repressione se viene loro imposto di rispettare le decisioni dell’attivita` costituita.

              la disobbedienza ha un prezzo, altrimenti cessa perfino di essere disobbedienza.

              4) credo che una scelta diversa frammenterebbe le societa` in compartimenti stagni e non sempre amichevoli tra loro, con conseguenze catastrofiche.

              e tuttavia sono sempre interessato a sentire idee e soprattutto ragionamento diversi su questo punto: sono disponibile a ricredermi e pronto a riconoscere di sbagliare.

              pero` con argomenti un pochino piu` impegnativi di quelli che stai usando tu, perdonami: non mi interessa questa polemica da quattro soldi, e` soltanto dispersiva e confusionaria, e` mainstream, appunto.

              5) non capisco affatto come possa essere trasferito alla situazione del conflitto turco -olandese un giudizio sulla superficialita` parallela con la quale Argentina e Italia gestiscono le relazioni tra gli immigrati italiani laggiu` e il nostro paese.

              sarebbe interessante ad esempio ricordare il trattamento di favore riservato dall’Argentina agli investitori o speculatori italiani, qualche anno fa:
              http://www.corriere.it/economia/16_febbraio_01/argentina-archivia-default-che-cosa-accade-tango-bond-e5103bd8-c8b9-11e5-8532-9fbac1d67c73.shtml

              l’Argentina e` il paese della giunta militare e dei desapercidos; di questi molti erano ancora italiani.

              ed ecco un ulteriore aspetto da considerare: questi reati commessi in Argentina furono perseguiti anche in Italia:
              http://www.derechos.org/koaga/iii/maniga.html

              occorre ricordare l’atteggiamento di sostanziale complicita` con la dittatura militare tenuto dall’Italia?

              e la guerra delle Falkland nel 1982? come posso dimenticare le simpatie verso l’Argentina diffuse allora anche negli ambienti di sinistra?

              era la perfida Albione, ancora tra noi.

              guerra che fu preceduta, peraltro, dalla decisione inglese di togliere il diritto di voto nel Regno Unito agli abitanti dell’arcipelago…

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  1. Ti poni dentro un ragionamento, mentre il governo olandese nei fatti si è messo fuori da ogni buon senso. Mandare i cani contro i manifestanti, si è mai vista una cosa del genere nel dopoguerra? Pensano di favorire la pace sociale nel loro paese e in Europa?
    Mi sembrano prodromi di qualcosa di orribile in questo continente, in un anno in cui i maggiori paesi vanno alle elezioni, Trump ha una linearità che pare un istogramma, Putin stringe le sue alleanze con paesi a cui l’Europa e gli Usa applica sanzioni….
    La pretesa turca di fare propaganda andava gestita dalle diplomazie, non da un governo che vieta l’atterraggio del ministro degli esteri.
    Se una posizione di principio rispettabilissima è gestita alla maniera dei bulli come ha fatto l’Olanda, che dire? Dove sta la cultura istituzionale, mi chiedo.

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    1. ho affrontato un discorso nuovo e anche difficile, e mi muovo un poco atentoni, cercando lumi in me stesso e in altri.

      mi sono tra l’altro ricordato, oggi, che anni fa non fu affatto proibito ad Erdogan, prima che mostrasse le tendenze dittatoriali che oramai lo caratterizzano inmaniera irreversibile, di tenere un affollatissmo e incendiario discorso, se non riucordo male a Ludwigshafen, alla comunita` turca in Germania.

      diversi immigrati turchi erano morti nel rogo di un centro di accoglienza, probabilmente doloso (ma come sempre li` in Germania la notizia era stata tenuta abbastanza sotto traccia, per non attizzare gli animi).

      oggi i tempi sono cambiati, e del resto quella non era affatto una iniziativa di tipo elettorale, anche se forse era ancora piu` imbarazzante per il governo tedesco.

      integro il mio post ancora per aggiungere che il problema dell’identita` culturale dell’immigrato e` profondamente cambiato da quando esistono le antenne satellitalri e internet, che impediscono all’immigrato di rompere i legami linguistici ed affettivi con la patria di origine e gli consentono di vivere in una specie di realta` parallela che fa di lkui ancora un senegalese o un pakistano.

      nelle giornate d’estate,m quando vivevo a Brescia e avevo affittato a dei senegalesi l’appartamento sotto il mio, mi capitava tornando a casa di vederli raccolti attorno allo schermo della tv che trasmetteva prediche o altri riti dei loro imam, dalla porta lasciata aperta per fare contraria.

      in passato l’iimigrato riusciva a ricreare soltanto in parte e nelle grandi citta` il proprio ambiente d’origi9ne in qualche Little Italy o Chinatown, ma nella maggior parte dei casi era costretto a non avere altro modello culurale che quello del paese dove immigrava.

      insomma, la questione del rapporto tra emigrazione e identita` e` complessa e puo` darsi che io non l’abbia ancora ben chiara.

      faccio appello al concetto di integrazione delle culture di chi immigra, ben diverso dall’assimilazione; ma c’e` uno spazio per il mantenimento invece delle culture originaria, in tante societa` parallele?

      temo di no, ma forse il mio e` una reazione consevratrice istintiva?

      eppure ho ben presente che qualche anno fa nel quartiere di Brescia dove vivevo si arrivo` a scontri di strada di natura inter-etnica fra pakistani e marocchini, per indicare i rischi di una situazione simile e uno dei motivi per i quali non appare auspicabile.

      e credo che qualcosa di simile stia accadendo a Milano nella zona di Corso Buenos Aires per gli immigrati sud-americani.

      insomma, se il paese di accoglienza non ha una forte poliica di integrazione che costituisca la base comune del vivere delle diverse comunita` di immigrati il rischio di contrapposizioni anche violente tra coimunita` di immigrati anche diversi e` forte.

      e infine dobbiamo ricordare che il rapporto con la violenza di molte culture extra-europee e` ben differente dal nostro e un trapianto delle guerre per bande che caratterizzano la vita sociale di molti di quei paesi e` inaccettabile per noi.

      fui testimone di uno scontro sanguinoso sotto casa mia anni fa tra due gruppi di indiani dello stesso paesino, dilaniato da odii inter-familiari feroci e risolti a sprangate e crani fratturati.

      mi scuso di queste divagazioni che integrano il post.

      nel merito, no, non sono assolutamente d’accordo con le tue considerazioni: una volta che il governo olandese ha vietato lo sbarco aereo a ministri turchi venuti a fare campagna elettorale nel paese, il tentativo della ministra della sanita` di aggirare il divieto via treno andava fermamente bloccato.

      si tratta di comportamenti arroganti di attacco alla sovranita` olandese, ma dierei piuttosto europea, aoi quali opporsi senza se e senza ma.

      la responsabilita` e` tutta della Turchia di Erdogan, dobbiamo dire, a meno che alla fine Srdogan non perda il suo refernedum come Renzi (ma non credo, conoscendo i turchi).

      stabilire se il divieto originario era giusto o non giusto e` molto difficile, tuttavia gli argomenti forti per considerarlo ben motivato non mancano e li ho esposti nel testo.

      se poi qualcuno non rispetta le disposizioni comunque legitime del governo, la responsabilita` di quel che succede dopo e` sua.

      non ci sono stati morti, comunque; la protesta e` stata contenuta con professionalita`; dunque ben vengano anche i cani, se occorre – sono provocatorio fino in fondo.

      esser accoglienti, come si deve essere, non significa essere buonisti.

      chi fa del buonismo fa il gioco stupidi dei razzisti che esistono da entrambe le parti: gli immigrati non vanno esenti dalla malattia del razzismo, ti garantisco per esperienza diretta, anzi, a volte sono anche piu` razzisti dei nostri leghisti.

      non basta emigrare per liberarsi del razzisno, anzi la condizione di immigrato tendenzialmente rafforza le tendenze indetitarie e razziste.

      uffa, ho scritto un secondo post e te lo sei dovuta sorbire tu, chiedo venia.

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