i 30.000 curdi di Frankfurt – 125

Demonstrationen zum kurdischen Frühjahrsfest Newroz

30.000 curdi che vivono in Germania hanno manifestato a Francoforte, nel giorno della festa curda di primavera, contro la dittatura di Erdogan sotto la parola d’ordine “Nein zur Diktatur – Ja zu Demokratie und Freiheit”: No alla dittatura – Si` alla democrazia e alla liberta`.

sono stati molti di piu` di quanti se ne aspettassero gli stessi organizzatori, che puntavano a 20.000 persone.

nella manifestazione spiccavano i cartelli con l’immagine vietata in Germania di Ocalan, il leader curdo consegnato ai turchi dal governo D’Alema nel 1999, e da allora in carcere in Turchia.

da tempo le potenze mondiali hanno dichiarato terrorista l’azione dei curdi, che non rifuggono dalla lotta armata.

la condanna a morte di Ocalan per separatismo armato fu commutata in ergastolo nel 2002, quando (un anno prima dell’avvento al potere di Erdogan) la Turchia aveva abolito la pena di morte.

oggi Erdogan ha annunciato la sua reintroduzione, se vince il referendum; quindi anche la pena di morte di Ocalan potrebbe ridiventare esecutiva.

naturalmente la manifestazione e` anche per il NO alla riforma costituzionale di Erdogan,

che fa impallidire per il suo autoritarismo quella fallita di Renzi da noi.

e trasformerebbe la Turchia in un regime senza liberta`, peggio ancora di quanto non sia gia` oggi.

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i curdi sono una vera e propria nazionalita`:

parlano una lingua di tipo indoeuropeo del ramo iraniano, e non la lingua turca, che appartiene ad una famiglia linguistica completamente diversa.

la loro storia e` quella di una delle tante nazionalita` sottomesse dall’impero ottomano, ma non riconosciuta come tale alla fine della prima guerra mondiale con la sua spartizione.

come e` noto a tutti (o quasi), i curdi hanno subito negli ultimi cento anni di storia forme di repressione feroce, con massacri, esecuzioni sommarie, tortura, da parte di tutti i paesi nei quali vivono.

Saddam Hussein nel 1987-88 aveva avviato una politica di vera e propria pulizia etnica nei loro confronti: 5.000 curdi furono uccisi col gas in soli due giorni.

non sono solo la minoranza etnica piu` grande della Turchia, ma come tali vivono anche nei paesi confinanti fra loro della Siria, dell’Iraq e dell’Iran; la loro componente principale vive comunque nella Turchia orientale.

oggi soltanto in Iraq, dopo la caduta di Saddami curdi godono di forme di autonomia ed autogoverno: sono infatti una delle tre componenti federali di questo stato. 

in Iraq e in Siria i curdi sono il principale avversario sul campo del califfato nazi-islamista e stanno gradualmente sottraendogli parti importanti del territorio conquistato.

le vittime della lotta dei curdi per il riconoscimento dei loro diritti politici sono state negli ultimi trent’anni circa 40.000.

un bilancio piu` pesante di quello di un’altra importante nazionalita` oppressa nel mondo d’oggi, quella palestinese.

ma le dimensioni stesse del problema curdo superano di gran lunga quelle della Palestina occupata da Israele, considerano che i curdi sono decine di milioni.

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ho fatto questa veloce sintesi del problema curdo soltanto per dire che quando parlano di democrazia e di dittatura i curdi se ne intendono piu` qualunque altro.

per uno strano paradosso della storia la minoranza curda immigrata in Germania diventa oggi la punta di diamante di una acuta lotta politica tra i turchi tedeschi sul tema del referendum voluto da Erdogan per la trasformazione autoritaria della Costituzione turca.

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questo pero` potrebbe favorire Erdogan, considerando il forte nazionalismo turco presente nella cultura di quel popolo:

lo conobbi quando vivevo in Germania anche attraverso l’amicizia con un giovane e problematico ragazzo turco,

e fu quel suo nazionalismo esasperato che pose termine alle nostre conversazioni, che erano diventate troppo sgradevoli per entrambi.

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il leader dei Verdi tedeschi, il turco tedesco Özdemir, chiede  che i partiti politici tedeschi rivolgano un appello ai turchi di Germania perche votino al referendum turco e votino no, in nome appunto della democrazia.

– a mio parere sbaglia a sua volta e cade nel gioco tutto erdoganiano di una contrapposizione frontale di valori –

ma Özdemir ha ragione quando mette in guardia la Germania e l’Europa dal rischio di una forte emigrazione turca per motivi politici nel caso probabile di una vittoria di Erdogan

– simile a quella che si ebbe cinquant’anni fa esatti per l’avvento della dittatura militare in Grecia.

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ma intanto, nel territorio stesso della civilissima Germania e in Danimarca, stanno accadendo cose molto gravi nella comunita` turca, che danno la misura esatta di che cosa sia la dittatura che Erdogan sta instaurando.

non bastasse quello che ha fatto nel suo paese dopo il falito colpo di stato, usato come pretesto classico per la repressione di ogni dissenso:

51.000 dipendenti pubblici licenziati,

i 28.000 insegnanti destituiti,

la rimozione dell’immunita` parlamentare di 138 deputati dell’opposizione,

gli attacchi alla Corte Costituzionale,  

l’arresto del corrispondente in Turchia del Die Welt, con l’accusa di essere un terrorista.

li` quel che le cronache di ogni giorno ci raccontano e` una situazione drammatica che ha soltanto un precedente storico possibile: quello dell’ascesa di Hitler.

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ma anche in Germania e in Danimarca arriva l’aria pesante della dittatura erdoganiana:

i consolati turchi in Germania stanno svolgendo azioni minatorie nei riguardi degli immigrati in quei paesi che hanno ancora la cittadinanza turca:

i loro social account vengono controllati dal governo turco e coloro che si esprimono contro Erdogan vengono convocati in Consolato e minacciati di processi in patria per filo-terrorismo e di ritorsioni contro le famiglie che risiedono in Turchia.

in alcuni casi agli oppositori di Erdogan rivoltisi ai consolati per normali pratiche burocratiche sono stati sequestrati i passaporti, rendendo di fatto illegale la loro permanenza in Germania, ma nello stesso tempo impossibile il rientro in patria.

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dico queste cose con profonda tristezza.

che nessuno pensi che io sia animato da sentimenti anti-turchi.

non sono passati neppure dieci anni da quando lavoravo nel Consolato italiano di Stuttgart in accordo ed armonia col Consolato turco, col quale cercavamo di gestire problemi comuni.

non dico che all’epoca del governo berlusconiano questa collaborazione fosse molto ben vista.

ma io considero tuttora un motivo di vanto di avere contribuito, ad esempio, ad organizzare nella scuola elementare bilingue una festa dell’amicizia italiana-tedesca-turca-greca (si`, avete letto bene: anche greca!), nel giorno della festa nazionale turca.

dite che e` un problema di eta`, se mi prende la nostalgia e un acuto sconforto?

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