bilanci personali ed esame di coscienza – 129

una delle poche cose belle e da rimpiangere del cattolicesimodi una volta e` che ti insegnava a fare il cosiddetto esame di coscienza alla fine della giornata;

una specie di riepilogo delle cose fatte o non fatte in quell’arco tra un sonno e l’altro, tra la luce e il tramonto, e un giudizio etico sui tuoi comportamenti.

serviva a qualcosa?

non sono sicuro: in teoria a pentirsi, ma di cose che avresti rifatto il giorno dopo, e quindi sviluppava il senso di colpa.

ma, allora, perche` lo ripenso con una quasi nostalgia?

forse perche` un moderato senso di colpa aiuta a vivere meglio?

. . .

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l’abitudine l’ho abbandonata, ma non il piacere di cogliere le occasioni di bilanci simili appena si presentano.

e, come si puo` immaginare, le occasioni non mancano quando hai abbandonato il lavoro attivo e hai intere giornate disponibili per te.

ecco, non e` neppure il weekend e gia` mi sento in vena di provare a fare il bilancio di alcune scelte personali recenti:

oh, vi avviso subito, qui parlo soltanto di quelle internettiane.

. . .

sui bilanci globali delle scelte di vita, mi pare che dopo i 65 anni non sia piu` il momento di farne:

a meno che non si abbia il coraggio di innovarsi radicalmente anche a questa eta`.

altrimenti, servono soltanto a mettere di malumore tutte queste sliding doors che si aprono e si chiudono freneticamente da ogni parte, suscitando la voglia irresistibile di migrare in qualche universo parallelo.

oh, per chi non lo avesse visto, Sliding doors e` un saggio filosofico nascosto sotto la forma di un film molto gradevole che racconta che cosa sarebbe successo se le porte di un certo ascensore si fossero chiuse un attimo prima.

praticamente anche una trasposizione cinematografica della celebre frase di Borges sul battito d’ala di una farfalla dell’Amazzonia, in grado di suscitare un uragano in India.

ve lo consiglio caldamente.

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. . .

la prima scelta, recente, che ho fatto sul mio uso di internet, e` stato di smettere di leggere i quotidiani italiani online una decina di giorni fa…

risultato soggettivo: mi sento infinitamente meglio.

ho provato ieri un rientro di 10 minuti, giusto per vedere l’effetto che mi faceva, e la nausea mi ha preso:

quel frastornamento e` insopportabile.

i giornali non servono piu` a informare, ma semplicemente a confondere.

non informano per aiutarti a capire, ma cercano furiosamente di distrarti per impedirti di vedere l’evidente.

. . .

ecco la mia nuova vita informativa:

finalmente seguo oggi i miei interessi e non quelli che mi si vorrebbero imporre come interessi da fuori.

questo ha anche un prezzo, dato che ho perso il passo con le mode del momento.

ma e` un pezzo, sapete?, che io sono finito fuori moda…

ma non vivo senza informarmi, non ne sarei capace.

leggo le notizie tedesche e ho una visione molto piu` ampia dei problemi.

leggo le informazioni che mi vengono da alcuni blog ai quali mi sono abbonato e non mi perdo il meglio della vita italiana, comunque.

leggo le notizie locali, che mi danno una visione di certi problemi molto piu` concentrata e precisa e mi aiutano molto meglio a vivere nella mia realta`.

. . .

e adesso fatemi spendere due parole su questo ultimo punto.

perche` oggi capisco meglio la scelta dei tanti che rifiutano la nostra stampa nazionale e si affidano ai quotidiani locali, spesso asfittici e pedestri, nel loro seguire la realta` quotidiana sforzandosi di trasformare il banale in notizia.

che cosa di piu` banale di un incidente, ad esempio?

eppure i quotidiani locali riescono a farne una notizia.

ma allora perche` li leggiamo?

forse e` una forma di protesta sottotraccia?

. . .

d’accordo, la mia scelta di una informazione cosi` ben delimitata con la preferenza data alle notizie locali e` facilitata dall’avere scelto due anni fa di vivere in un borgo piccolissmo (17 abitanti) della Val Sabbia.

25 sono i comuni di questa Comunita` Montana:

600 km quadrati e un po’ meno di 70.000 abitanti (66.493 il 31 dicembre 2011, l’ultimo dato che ho trovato).

una dimensione ancora umana: sono meno degli abitanti di un quartiere di una grande citta`,

poco piu` di un terzo di quelli di Brescia e un decimo di quelli di Stuttgart, le due citta` in cui ho abitato da ultimo.

ma il dato piu` interessante e` la densita` della popolazione: circa 110 persone per km quadrato, come vedete.

per non dire che in km quadrato attorno a casa mia di persone ne trovate comunque pur sempre 17 o poco piu`.

. . .

questa fettina di mondo e` poi poco piu` che un milionesimo della superficie del pianeta e una centomillesima parte della popolazione umana.

il risultato e` pero` che l’osservazione ravvicinata di questo specchietto insignificante di mondo e`abbastanza adeguata allo sguardo di una persona.

in fondo sono soltanto 10 volte le persone con le quali avevo a che fare quando facevo il preside a Brescia di due scuole superiori contemporaneamente o il doppio circa di quelle di cui mi occupavo quando ero responsabile dell’Ufficio Scuole del Consolato italiano a Stuttgart.

dunque, fatemi chiudere con le lodi dell’informazione a misura d’uomo, e su un territorio adeguato.

tanto gli echi del mondo esterno arrivano anche qui, che credete?

solo che arrivano filtrati di tutto il vuoto e il vano, e si puo` pensare che arrivi soprattutto l’essenziale.

. . .

il secondo bilancio riguarda una scelta che ho fatto da qualche mese, invece, di riattivare il mio profilo facebook, superando dei giudizi negativi sull’uso dello strumento.

ho circa 200 follower, alcuni accettati stupidamente all’inizio senza neppure sapere chi erano e non ancora cancellati;

i follower veri sono forse la meta`: persone quasi tutte conosciute nella vita reale.

che cosa posso dire di fb come blogger?

in generale fb e` piu` mirato e concreto del blog, o almeno del blog come lo uso io.

ma le discussioni su fb si sono rivelate occasionali.

il giro di gente intellettualmente impegnata che ho conosciuto nella vita reale sembra avere tirato molto i remi in barca, a vederle da facebook;

oppure fanno come me: se ne occupano in realta` molto poco,

ma poi non hanno un blog collegato che si riversa massicciamente li` dentro, come invece nel mio caso.

le nuove generazioni che incontro li` dentro si dedicano volentieri a temi circoscritti.

l’informazione che gira e` di tipo prevalentemente emotivo.

e soprattutto lo sviluppo della discussione e` ostacolato dalla struttura stessa del sito,
che gerarchizza il dibattito e in sostanza lo occulta, riservandolo ai soli interlocutori.

invece il dibattito sul blog e` pubblico e da` fondo a tutte le possibilita`.

che poi siano effettivamente usate, questo e` un altro discorso…

. . .

insomma, stare su Facebook anche in questo modo poco impegnato mi e` stato utile.

mi ha fatto capire alcune trasformazioni di fondo della comunicazione sociale creata dai social media.

nella direzione che direi del narcisismo estemporaneo.

. . .

qui aggiungo una riflessione legata ai dati di recenti ricerche sulle competenze linguistiche degli italiani:

quasi l’80% della popolazione e` funzionalmente analfabeta in Italia:

una percentuale molto alta rispetto ad altri paesi dello stesso contesto.

a parte un 5%, compreso in questa percentuale, che non sa proprio ne` leggere ne` scrivere, questo significa che i tre quarti degli italiani apparentemente alfabetizzati non sono in grado di capire quello che leggono,

se lo leggono,

perche` molti non aprono un libro e neppure leggono un giornale in un anno intero o piu`.

quidi si informano essenzialmente attraverso la televisione o le chiacchiere occasionali con amici e conoscenti.

quelli di cui si fidano, insomma.

ma non sono in grado di capire un discorso minimamente complesso e di collegare informazioni diverse in un discorso critico.

neppure se prova a farglielo qualcun altro.

. . .

qui il cerchio si chiude perche` l’esame di coscienza dimostra una cosa:

l’informazione dei quotidiani da cui ho preso le distanze non e` altro che il mdello dell’informazione che si e` venuto a creare nella societa` post-moderna.

e`la morte definitiva dei valori in cui sono cresciuto, la morte della cultura critica sognata dal Sessantotto.

e` la discussione sociale stessa che e` morta.

e pare perfino che non abbia senso provare a riportarla in vita.

. . .

comunque non ho nessuna voglia di tirare i remi in barca anche io, lascio fare al tempo;

pero` capisco meglio tutti quelli che lo hanno fatto.

pensare di riuscire a cambiare le cose non ha senso;

stiamo vivendo su una valanga che precipita a valle al rallentatore;

troviamoci il posto per non farci troppo male mentre cade;

e speriamo che l’impatto finale avvenga quando non ci saremo piu`.

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One thought on “bilanci personali ed esame di coscienza – 129

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