l’inizio della brexit, i suoi costi (e la sua fine?) – 135

oggi il primo ministro britannico invia la lettera per l’avvio ufficiale delle trattative fra il Regno (provvisoriamente) Unito e l’Unione Europea, per la secessione del suo stato dalla medesima, la cosiddetta brexit.

ieri il Parlamento scozzese ha votato la richiesta alla medesima May di autorizzare un nuovo referendum per la secessione della Scozia dal Regno Unito; la May ha gia` fatto sapere di non intendere autorizzarlo.

la stampa tedesca e` schierata compattamente contro la brexit, facciamo un po’ di tara su quel che dice e ammettiamo che sia troppo ottimista quando prevede che alla fine la brexit non ci sara`; pero` leggerla e` utile per capire davvero la dimensione del problema.

in Italia la nostra stampa vagola invece tra opinioni contrastanti; domina un farneticante dibattito privo di concretezza ed affidato alle piu` varie leggende metropolitane.

almeno a quel che vedevo prima che abbandonassi la lettura di tutti i ripugnanti nostri quotidiani online che avevano pubblicato le riprese di un omicidio particolarmente brutale (e temo continuino sulla stessa strada).

solo il Foglio non lo aveva fatto; e` l’unico quotidiano italiano che continuo a guardare (non dico a leggere, perche gli articoli sono quasi tutti a pagamento) ed e` anche l’unico sfegatatamente europeista.

sara` un caso?

comunque non e` cosi` documentato.

e invece l’analisi tedesca di che cosa succede se uno stato cerca di uscire dall’Unione Europea e` molto interessante per noi.

permettetemi di esaminare ora, su queste basi, la brexit che si avvia, con un parallelo con la situazione italiana.

. . .

ecco, in un ordine mio, gli aspetti critici della brexit che, secondo lo Spiegel, la rendono un rompicapo terribile per la May nei prossimi due anni di negoziati.

l’articolo dello Spiegel, peraltro, e` chiaramente ispirato da qualche velina governativa, visto che uno di impianto molto simile e con passaggi anche letteralmente uguali e` pubblicato anche dal Die Welt.

il primo aspetto critico lo abbiamo gia` visto, ed e` il referendum scozzese:

Non e` il momento per farlo, ha detto la May, ma non potra` rinviarlo per sempre.

il parallelo con l’Italia e` evidente, anche se riguarda un’area piu` ristretta.

possiamo essere assolutamente certi che un’eventuale itexit riaprirebbe la questione sud-tirolese.

non e` assolutamente pensabile che il Sued Tirol accetti una separazione dal mondo tedesco che fa parte dell’Unione Europea.

qui la somiglianza va piuttosto col problema dell’Irlanda del Nord.

nella brexit non e` pensabile che l’Irlanda del Nord accetti la riproposizione di un confine chiuso e di dogane col resto dell’Irlanda.

questa prospettiva potrebbe riaprire la guerriglia nord-irlandese, la cui fine e` stato uno dei risultati positivi dell’Unione Europea.

cosi` anche attorno a Bozen/Bolzano le conseguenze locali sarebbero drammatiche e la prospettiva della ripresa della guerriglia indipendentista degli anni Cinquanta a nord di Trento tutt’altro che teorica:

la nostra Costituzione, infatti, non e` poi quella meraviglia democratica di cui si parla, dato che esclude tassativamente ogni possibilita` di uscita pacifica di una qualunque regione dallo stato unitario.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile…

e siamo dentro i primi 12 articoli, quelli che la dottrina costituzionale in auge afferma che sono immodificabili – non so bene perche`, ma l’ignoranza e` mia.

in poche parole, la questione sud-tirolese e` talmente dirompente, pur se circoscritta, che determinerebbe un completo collasso costituzionale, dato che per consentire eventualmente al Sued Tirol di dichiararsi indipendente bisognerebbe addirittura non cambiare LA Costituzione, ma cambiare Costituzione.

ma siamo poi sicuri che questo scenario si limiterebbe al Sued Tirol?

e` proprio impensabile che l’itexit possa dare origine anche in Italia alla ripresa di diverse spinte indipendentistiche locali?

non potrebbe seguire l’esempio il Friuli, che fa solidamente parte dell’ADRIA, una associazione transnazionale che comprende regioni dell’Austria e la Slovenia?

e la Sicilia? la Sardegna? la Valdaosta? il Veneto, che vuole diventare regione speciale e ha deciso pure il suo referendum per farlo?

un tempo la Lega di Bossi era filo-tedesca, anzi filo-bavarese, e rimpiangeva il Regno Lombardo Veneto…

non lontano da casa mia il comune di Valvestino ha votato per il ritorno al Trentino e celebra ogni anno il compleanno di Francesco Giuseppe, l’ultimo imperatore degli Asburgo d’Austria, ma anche l’ultimo re del Lombardo Veneto.

la nuova Lega di Salvini e` diventata anti-europea, cercando di diventare partito lepenista nazionale; ma il tentativo e` chiaramente fallito.

chi puo` escludere una nuova piroetta politica e il ritorno alla Lega di bossiana memoria, separatista del nord, per tenerlo in Europa?

quel che e` chiaro e` che, per quanto impopolare l’Europa possa essere in alcuni paesi, questi paesi devono essere ben solidi per pemettersi di uscire dall’Europa, perche` l’argomento puo` diventare l’occasione di secessioni interne, anche soltanto strumentalmente.

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gli scozzesi vogliono tenere il loro referendum prima ancora che i negoziati tra Unione Europea e Gran Bretagna si concludano nel marzo 2019.

il 2019, l’anno delle nuove elezioni europee.

anche per la May sarebbe estremamente imbarazzante spiegare ai britannici come mai devono andare a votare per l’Unione Europea da cui hanno deciso di uscire tre anni prima.

entro quella data anche il Regno Unito dovra` avere ben chiaro che cosa sara`.

ed e` ovvio che entro quella data occorrera` avere deciso se la Scozia rimane nell’Unione Europea, separandosi dal Regno Unito.

e lo stesso vale per l’Irlanda del Nord, naturalmente.

ma nel 2020 si tengono anche le elezioni del Regno Unito, almeno quelle previste a scadenza naturale,

e` illogico pensare che a queste elezioni possa prendere parte la Scozia, il cui parlamento ha deciso a sua volta di votare sulla brexit, nel senso questa volta di uscita della Scozia dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

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nel dibattito parlamentare di Londra dei giorni scorsi si e` deciso anche che il Parlamento del Regno Unito sara` chiamato ad esprimere la sua decisione finale sull’uscita, alla luce dei risultati della trattativa.

dunque il parlamento del Regno Unito dovrebbe votare entro il marzo 2019.

compresi gli scozzesi e/o i nord-irlandesi, se non vogliono farne parte?

ma lo scenario piu` probabile e` che questa conclusione non ci sara`, e dunque che neppure il Parlamento di Londra possa piu` votare nulla.

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in linea teorica i negoziati potrebbero essere prorogati su decisione unanime sia del Regno Unito sia degli altri 27 stati membri.

lo Spiegel esclude che questo possa avvenire: per motivi giuridici e per un motivo sostanziale.

i primi: basta che un solo stato membro, per dire, Malta, Cipro o il Lussemburgo, si opponga e la proroga diventa impossibile; ma e` impossibile che non ce ne possa essere uno che dice di no per interessi suoi, ma soprattutto per mettere la corda al collo alla May

il secondo motivo, quello sostanziale, e` che, fino a che le trattative non sono concluse oppure il tempo per concluderle non e` scaduto, cioe` fino al 2019, il Regno Unito e` ancora membro a tutti gli effetti dell’Unione.

questi sono i primi scenari critici che disegna la stampa tedesca; ma e` difficile non essere d’accordo.

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eppure i problemi peggiori non stanno neppure qui, c’e` da non crederci.

la brexit sara` regolata dall’art. 50 del Trattato sull”unione Europea.

Il paese dell’UE che decide di recedere, deve notificare tale intenzione al Consiglio europeo, il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità del recesso di tale paese.

Tale accordo è concluso a nome dell’Unione europea (UE) dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

I trattati cessano di essere applicabili al paese interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’accordo di recesso o due anni dopo la notifica del recesso. Il Consiglio può decidere di prolungare tale termine.

Qualsiasi Stato uscito dall’Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, presentando una nuova procedura di adesione.

. . .

dunque fino alla conclusione delle trattative o, con tutta probabilita`, fino al marzo 2019, se le trattative non si concludono prima, il Regno Unito rimane a tutti gli effetti parte dell’Unione Europea.

il che significa che non puo` concludere fino a tale data trattati con altri stati.

intanto tocchera` adesso al Consiglio Europeo, cioe` ai capi di governo dei 28 stati dell’Unione (ho detto dei 28, compreso il Regno Unito), decidere a maggioranzacome impostare le trattative, con la successiva approivazione del Parlamento Europeo.

la stampa tedesca fa capire l’aria che tira da quelle parti:

il Regno Unito deve rispondere di impegni assunti con l’Unione per un totale di circa 60 miliardi di euro.

in altre parole, le trattative, dal punto di vista dell’Unione, procedono unicamente se il Regno Unito versa una somma simile nelle sue casse.

questo e` il costo della brexit quantificata dai tedeschi.

qui bastera` una frase per fare il parallelo con l’itexit teorica, visto che la cifra italiana sarebbe dello stesso ordine di grandezza.

del tutto inaffrontabile per noi, ma anche per la Gran Bretagna.

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inimmaginabile che le trattative possano neppure sostanzialmente avviarsi, su queste basi.

e certamente l’Unione sara` determinata a far valere le sue ragioni.

si aggiunga tutto il peso della ben nota burocrazia europea:

sono circa 21.000 le leggi e le disposizioni europee alle quali il Regno Unito ha aderito e che andrebbero riscritte una per una per regolare su nuove basi i rapporti fra il Regno Unito e l’Unione.

riguardano libero commercio, migrazioni, investimenti diretti, regolamentazione della finana e del mercato dei capitali, accordi commerciali con stati terzi e molto altro.

maestri della matematica del calcolo, i tedeschi osservano che andrebbero firmati circa 50 nuovi accordi al giorno per 18 mesi per starci dentro.

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“Nessun accordo e` meglio che un cattivo accordo”, ha affermato la May con nonchalance.

dunque lo scenario direi inevitabile e` che si arrivi al marzo 2019 senza nessun esito delle trattative.

da quel momento i trattati europei cesseranno di avere validita` in Inghilterra certamente (sempre che anche la citta` di Londra, pure contraria alla brexit, non chieda forme di autonomia estrema per restare in rapporto con l’Unione Europea) e probabilmente in Galles, ma non sappiamo se anche in Scozia e in Irlanda del Nord.

l’Inghilterra da quel momento (e soltanto da allora) dovra` rinegoziare in proprio i suoi accordi commerciali col resto del mondo, e nel frattempo i rapporti con l’Unione Europea resteranno regolati semplicemente dalle norme del mercato internazionale, cioe` del WTO, che ovviamente non escludono la possibilita` di dazi.

il problema e` legato anche ai rapporti del Regno Unito con gli USA.

. . .

ma forse questa analisi tedesca e` troppo legalitaria, coerentemente con la loro mentalita` nazionale.

forse dalla May e da Trump ci si potrebbe aspettare qualche gesto eclatante, pur se contrario agli accordi, che scompagini le carte.

ma riuscira` davvero la May a trovare una sponda in Trump per il libero commercio tra Regno Unito e USA?

non mi pare che Trump riuscirebbe a spiegarlo bene al suo elettorato e anche il recente incontro fra i due non sembra affatto andato benissimo.

amante del libero commercio la May, del protezionismo Trump.

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quindi lo scenario piu` probabile e` quello di un’uscita non regolata del Regno Unito dall’Unione Europea con l’avvio contestuale di una guerra commerciale col resto dell’Europa.

e qui veniamo all’osservazione finale, e mi riferisco d’ora in poi a un articolo sul tema della Welt, che meglio rispecchia l’opinione dell’establishment tedesco e che promette trattative condotte nel modo piu` brutale possibile (e detto dai tedeschi…).

Le posizioni nella trattativa saranno molto asimmetriche. Una separazione britannica senza accordo sarebbe per l’Europa economicamente una bagatella in confronto ai costi che avrebbe per la Gran Bretagna. Per questo l’Unione Europea puo` porre sul piatto tranquillamente richieste molto alte. I britannici, invece, si dovranno rassegnare a risultati molto modesti.

il solito imperialismo mentale tedesco?

temo di si`: non potrebbero tornare, sul piano economico, gli schieramenti della seconda guerra mondiale, con un’alleanza USA, Russia, Regno Unito, Cina contro la Germania signora dell’Europa continentale?

l’esito sarebbe lo stesso, e l’unico modo per l’Unione Europea a egemonia tedesca per scampare all’accerchiamento sarebbe un nuovo patto Molotov Ribbentropp con la Russia di Putin, oppure con la Cina.

questa pero` oggi appare interlocutore privilegiato della Gran Bretagna e potrebbe davvero scompaginare tutti i calcoli tedeschi.

. . .

«Se doveste decidere di rigettare ogni accordo commerciale [con il Regno Unito] le conseguenze saranno peggiori per voi che per noi. Se reintrodurrete i dazi ad esempio sulle automobili centinaia di migliaia di lavoratori tedeschi perderanno il lavoro: siamo pragmatici, adulti, stringiamo un accordo di libero scambio».

Così il leader dell’Ukip Nigel Farage nel giugno 2016 di fronte al Parlamento europeo, tra i fischi e le proteste dei colleghi.

. . .

la bilancia commerciale inglese nel 2014 ha visto un saldo negativo con i Paesi dell’Unione: due anni fa il Regno Unito ha importato merci per 288 miliardi di sterline e ne ha esportati per 226, con una differenza in favore dell’import di oltre 61 miliardi.

e` la conferma di una tendenza in atto da anni: qui sotto i dati dell’interscambio con la Germania.

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. . .

ultimo riferimento all’Italia;

basta questo prospetto a ridicolizzare tutte le teorizzazioni monetariste anti-euro che circolano ampiamente da noi, a cominciare dagli ambienti bagnaisti.

perche`, vedete, il Regno Unito e` sovranista dal punto di vista monetario, ha la sua sterlina: eppure le sue esportazioni in Europa e in Germania declinano lo stesso.

quelli che propongono l’elisir di Dulcamara dell’uscita dall’euro come pozione magica per risolvere i problemi economici reali di un paese vengano a vedere queste tabelle.

che sono quelle che poi in fondo spiegano meglio di ogni altra cosa come mai, di pancia, gli inglesi abbiano deciso di andarsene e di provare a difendersi con dei nuovi dazi:

altro rimedio Dulcamara degno dell’Elisir d’amore.

. . .

pero` in una guerra di dazi e` piu` probabile che siano gli inglesi a rimetterci, effettivamente.

L’Unione europea rappresenta per le aziende inglesi il 44,6% delle esportazioni ed il 53,2% delle importazioni e per due terzi queste riguardano beni.

ed effettivamente per l’Unione Europea, invece, il Regno Unito rappresenta soltanto il 10% del suo interscambio.

non c’e` partita, mi pare:

solo guai per tutti, ma molto peggiori nel Regno Unito.

. . .

l’unico vero problema, a parer mio, sara` di vedere se l’Unione Europea tiene.

ma se Trump non riesce a distruggerci, sembra piu` probabile che in questo scontro sara` il Regno Unito a rimetterci le penne.

per questo i tedeschi comunque sono razionalmente fiduciosi che alla fine la brexit non ci sara` e che il Regno Unito tornera` sui suoi passi.

io non la farei cosi` facile.

. . .

a mio modo di vedere il punto debole dell’Europa si chiama Italia.

e` un alleato della Germania instabile e inaffidabile  e potrebbe cambiare schieramento.

come nella prima e nella seconda guerra mondiale, in effetti.

e soprattutto con Renzi tornato al comando

(cosa che a me pare peraltro tuttora improbabile;

ma quest’uomo per il potere sarebbe capace di qualunque cosa).

il destino della brexit, dell’Europa e della Germania passa ancora una volta dall’Italia.

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16 thoughts on “l’inizio della brexit, i suoi costi (e la sua fine?) – 135

  1. @ fla, mi daresti qualche altra dritta su queste piattaforme?

    certo, ho notatao anche io la “tribalizzazione” del dibattito: tutti cercano in rete soltanto la conferma delle proprie convinzioni, che e` di molto piu` piacevole, ed e` ridicola la mia pretesa che qualcuno passi di qui dove e` anche facile essere strapazzati duramente se i disaccordi sono su valori sostanziali dal mio punto di vista.

    sai, sulle origini del cristianesimo penso invece di avere fatto un paio di scoperte fondamentali, e del resto e` il campo dove posso applicare al meglio le mie peraltro oramai antiche competenze universitarie.,

    sui miei racconti di viaggio, a me piacciono molto, non c’e` dubbio, e mi fa piacere che piacessero anche a te (anche se poi mi criticavi perche` inquinavo, ehhe), ma e` molto indicativo che non abbiamo mai superato la decina di lettori.

    del resto, onestamnete, in grio c’e` ben altro di molto piu` avventuroso ed estremo: restano belle testimonianze per me stesso, dai.

    sono invecchiato abbastanza per vivere tutto questo con serenita`, per fortuna. 🙂

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    1. Non sono molto bravo per farti dei consigli, ti sembra che io abbia mai avuto successo con blog, social o altro? 😀 . Credo che pochi siano disposti a partecipare a dibattiti dove si superano le due frasi di testo. Trovarli e per di più su social network che alterano l’ordine delle risposte e delle cose da vedere in base a chi visualizza un certo elemento è quasi impossibile.

      Ho visto che sei appassionato della storia del cristianesimo ma non credo sia un argomento così popolare. E quelli che sono interessati all’argomento in generale non sono disposti a discutere perché hanno le loro verità inconfutabili. Stai picchiando contro un muro in poche parole.

      Dicevo solo che hai fatto un bel po’ di viaggi. Non è mica il caso di trascurarli completamente mettendosi a parlare di religione soltanto.

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      1. il mio ultimo console con cui sono rimasto in amicizia si e` fatto mandare il mio libro sul divorzio cristiano (che ho fatto stampare da una stamperia in 5 copie), dice che e` interessantissimo e da nove mesi iniste perche` lo mandi a una casa editrice, tanto che, se vinco la pigrizia, questa settimana ci provo.

        a me piacevano certi resoconti di viaggio ruspanti di quando ero un poco piu` giovane, ma un po’ era narcisismo: la gente vorrebbe cose visibilmente piu` straordinarie.

        il mio bortoround, dove sto finendo di pubblicare i video del viaggio di due anni fa, marcia al ritmo ordinario di 3-4 lettori al giorno, e i video poco meglio.

        in ogni caso ti do un link al mio vecchio blog di viaggi di dieci anni fa, bortolindie, che sto lentamente ripubblicando: allora si` pensavo di pubblicare una vera e propria collana di racconti di viaggio; avevo scritto anche alcuni resoconti ancora prima del blog, ma penso di averli addirittura perduti.
        https://corpus0blog.wordpress.com/bortolindie-2006-11/

        i post sono in ordine inverso, naturalmente; ma i migliori sono i primi.

        il primo mi pare fosse questo: https://corpus0blog.wordpress.com/2016/01/27/14-06-25-dicembre-2005-langelo-custode-a-abu-dhabi/

        ma insomma, caro afo, se alla fine e` scomparso il pubblico, che cosa possiamo farci?

        d’altra parte io non ho mai aspirato al successo di massa: so che ha un costo troppo alto per me; mi bastano interlocutori attenti e intelligenti.

        a volte penso di averne pochi, ma, se ci penso meglio, dico che il numero e` quasi quello giusto per riuscire a mantenere un dialogo decente.

        grazie a te, intanto, comunque.

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        1. Non lo so. Magari è solo question di fortuna o c’è qualche dettaglio che altri intuiscono meglio e riescono a scrivere libri o blog di successo.

          Per quanto riguarda gli interlocutori forse io non sono il massimo. In realtà cerco solo di creare dei dubbi per vedere un po’ cosa rispondi. In realtà sono più bravo a fare questo che a scrivere blog per conto mio.

          Guarderò i link che mi hai dato 😉

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          1. davvero, afo, non ti crucciare tu per me: sara` il discorso della volpe con l’uva (quando mai la volpe del resto si e` interessata all’uva?), ma il problema del successo non me lo sono mai posto.

            mi sono sempre detto che, se avessi dedicato piu` tempo al successo, ne avrei necessariamente dedicato di meno all’approfondimento.

            mi pare che il tuo blog sia ben fatto, nel campo che hai deciso di trattare, e le tue obiezioni qui sono sempre puntuali, mai irritanti per me (cosa straordinaria per come sono suscettibile io) e regoalrmente mi costringono ad approfondire il discorso.

            se avrai voglia, mi farai sapere se davvero, secondo te, ci sarebbe qualcosa di pubblicabile, con i lettori di oggi, in quel che leggerai, e grazie a te se leggerai. 😉

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  2. l’Italia è il tallone d’Achille dei tedeschi, che si parli di calcio e guerre.

    gli inglesi puntano tutto sull’Europa che non tiene più che sulla possibilità di strappare un’accordo vantaggioso.

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    1. grazie del commento.

      approfitto della replica per dire che, finito questo post faticoso anche per via delle tradzioni che portano via diverso tempo, ho letto un articolo completamente diverso sulla FAZ, il quotidiano di Francoforte, meno letto degli altri due, ma ancora piu` autorevole perche` esprime le linee della finanza tedesca.

      il fondo di oggi spiegava perche` la Germania e` fortemente danneggiata politicamente dall’uscita del Regno Unito dall’Unione: diventano piu` forti i paesi del sud come Francia e Italia che vogliono una unione politica per condividere il debito.

      a questo, secondo la FAZ, bisogna opporsi assolutamente e l’Unione Europea deve restare semplicemente un’area di libero mercato.

      insomma se non diceva: facciamo come la May, poco ci mancava.

      parallelamente la Merkel ha dichiarato che le trattative col Regno Unito vanno gestite in amicizia e con spirito di compromesso.

      che devo dirti? e` la seconda toppa tedesca che piglio in pochi giorni e non ci sono abituato, in generale.

      o sono io che sto perdendo lucidita` invecchiando, oppure il caos domina ovunque ed e` un’illusione sperare di dominarlo.

      sto pensando seriamente di chiudere: sai quanti hanno letto questo post che mi e` costato due ore di lavoro?

      9 persone, almeno sul blog.

      comincio a sentirmi ridicolo, e forse tu dirai che era ora, una buona volta! 😉

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      1. E’ solo che l’argomento non interessa a nessuno, ormai sono passati mesi e l’idea della separazione non spaventa più. In realtà è una enorme partita a poker. L’unica cosa che potrebbe favorire l’Italia è un maggior potere nel negoziare certe cose. Minacciare una cosa simile alla Brexit. Per evitare questo i tedeschi la devono far pagare care ai britons.

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        1. be’, hai ragione tu, ma in Italia, paese strano.

          in Germania in questi giorni i primi 3 o 4 o 5 articoli di ogni quotidiano sono dedicati a questo.

          che paese strano siamo, pronto ad andare a rimorchio e a farsi sempre prendere per il naso .

          e` adesso che il tema e` davvero interessante, e` adesso che si decide davvero.

          e invece tutti a parlare (a vanvera) di brexit un anno fa, quando non si sapeva quasi niente e tutto era soltanto propaganda indiretta per il governo, fra l’altro finita molto male… 🙂

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          1. Immagino che dipenda dal modo in cui si affronta in generale ogni argomento. In Italia conta molto il momento, la cosa più recente e clamorosa. Dopo un po’ servono altre novità per alimentare l’interesse. Immagino che i tedeschi siano un minimo più critici per cui guardano un minimo l’argomento nel complesso. Generalizzando, perché per esempio tu fai ottime analisi pur essendo italiano. Quindi perché chiudere con i blog?

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            1. l’Italia e` un paese emotivo, altrimenti detto isterico, cioe` molto cattolico.

              (detto in estrema sintesi).

              per questo segue soltanto e sempre chi e` abbastanza furbo da saperlo, e da usare questo suo lato debole per fregarla.

              se parli razionalmente e in maniera disinteressata, l’Italia non ti ascolta.

              ho risposto anche alla seconda domanda??? 🙂

              e` inutile, carissimo, che ci diciamo “bellissime analisi” tra noi…

              comunque dev’essere perche` stasera ho un po’ di mal di denti: magari domani mi passano tutti e due, ehee

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              1. non bellissime… ottime. Dire che sono belle sarebbe come dire che sono dei bei quadri inutili. Ottime ha senso più come “utile”. Penso che siano utili per qualcuno oltre che per te stesso.

                su dai che nei prossimi mesi avrai da scrivere. Si prevedono schiaffi nelle sfere alte 🙂

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                1. oggi il mal di denti e` quasi del tutto passato e sono di nuovo qua.

                  io sinceramente non credo piu` che le mie analisi siano davvero utili a qualcuno, ma se per te lo fossero, sarebbe gia` una bella notizia.

                  non so se e` perche` invecchio che il mondo mi sembra diventato molto piu` difficile da interpretare o se davvero il mondo sta finendo nel caos ed e` difficile capirci qualcosa.

                  sai, sto ripubblicando la mia attivita` blog di dieci anni fa su un blog a parte e questo ha due effetti: il primo e` molto compatimento per la mia presunzione di allora di capire quasi tutto (ma questo e` un esercizio utile di per se stesso).

                  il secondo effetto oscilla: potrebbe essere soddisfazione per i molti significativi passi in avanti nella consapevolezza che proprio la scrittura sistematica sul blog mi ha fatto fare.

                  ma e` anche scoraggiamento a pensare che, se ci saro`, fra altri dieci anni quel che scrivo ora potrebbe farmi lo stesso effetto; e se non ci saro` io lo farebbe certamente a chi per caso mi leggesse.

                  grazie dell’incoraggiamento, comunque.

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                  1. ogni volta che c’è qualcosa di importante è utile andare a vedere se Mauro ha scritto qualcosa sull’argomento. Non perché si condivida tutto sempre ma perché quando scrivi qualcosa porti sempre delle motivazioni a sostegno della tesi o quantomeno fai delle ipotesi sensate. Quindi per me è utile… e se pubblicizzi un po’ il blog ne troverai altri.

                    il mondo è più complicato. Anche perché ora l’informazione è più abbondante. Con ogni probabilità era complicato anche in passato ma pochi lo sapevano. Probabilmente è più instabile e incline al caos…

                    consiglio? Scrivi un libro, non di letteratura, magari sui modelli sociali e analisi della storia recente. Io lo comprerei!

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                    1. tu pensi che il mio evidente isolamento sul blog – a parte gli amici intelligenti e preziosi – sia soprattutto il frutto di una mancata pubblicizzazione?

                      ora, e` vero che io la curo pochissimo, ma non penso che la spiegazione vera sia questa.

                      penso che il numero delle persone che si interessano ai problemi per approfondirli attraverso i blog sia drasticamente diminuito.

                      vorrei pensare che lo fanno attravero i quotidiani, ma fino a che li ho guardati, li` la discussione era davvero infima, e dunque non credo che intervengano neppure li`.

                      non resta che concludere che, almeno in Italia, c’e` ben poco amore per la riflessione in questo momento, oppure la gente preferisce approfondire altrove, con strumenti piu` tradizionali e in forma prevalentemente passiva, o – ancora – predilige momenti di incontro e discussione pubblica.

                      scrivere un libro? ne ho uno pronto, in effetti e dovro` decidermi a provare a mandarlo ad una casa editrice, anche se non ci faccio alcun conto: ma e` sul divorzio nel cristianesimo.

                      l’altro libro che ho scritto sulla riforma costituzionale e` rimasto virtuale, qualcuno lo ha guardato, ma non ha sfondato.

                      siamo realistici, caro afo: chi non ha successo, non lo merita.

                      o, al massimo, il successo non merita lui! 🙂 🙂 🙂

                      grazie comunque, davvero, per l’incoraggiamento.

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                    2. il dibattito si è spostato su piattaforme più commerciali e controllate. Cioè quelle dove è possibile riordinare le cose in modo che ciascuno si trovi d’accordo con la discussione. In questo modo il banner pubblicitario a lato è contento e sorride.

                      Certo ci sono degli effetti collaterali, ma a chi vuoi che importi se gli affari vanno a gonfie vele?

                      Penso che per il libro sbagli argomento. Quando raccontavi storie di incontri avvenuti nei tuoi vari viaggi in Asia riuscivi a dare il massimo. Concentrati su temi sociali e lascia stare la religione.

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