il filo della memoria

la memoria: quell’esile filo, teso non si sa da chi ne` come, che fa in modo che ci sentiamo sempre gli stessi nonostante gli stravolgimenti che sconvolgono la nostra vita e la frantumano.

se non ci fosse la memoria che ci racconta la favola che abbiamo vissuto quasi molte vite diverse, saremmo effettivamente persone che rinascono dalle catastrofi come esseri del tutto nuovi.

. . .

non si sa ancora se la memoria individuale e` un peso o una risorsa…

alla maggior parte degli altri esseri animati manca, come cosa ampiamente superflua.

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21 thoughts on “il filo della memoria

  1. Tessiamo la gioia tessiamo la morte
    Concezione della vita e della morte nelle culture degli Indios.
    La vida e la muerte eran una sola unidad y no una el fin de la otra.
    La muerte se concebia entonces como una relazion entra vida e muerte.

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  2. @ silvano

    grazie per la relazione su Latouche e per le integrazioni.

    tutto condivisibile, tranne – a mio parere – un punto decisivo: Latouche si muove principalmente su un piano filosofico o di pensiero sociologico comunque astratto.

    mancano i riferimenti concreti alla catastrofe climatica in atto, che rendono il suo discorso un’utopia consolatoria, secondo me.

    tu accenni ad un suo pessimismo sotto traccia; e` troppo poco.

    quanto al dopo catastrofe climatica, dove lo colloca Latouche? ai bordi dell’Oceano Artico o dell’Antartide?

    e quanto pensa che possa durare questo dopo? 😦

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    1. Beh, il mio non è certo un sunto completo e sicuramente ho tralasciato parecchio: di cambiamenti climatici ha detto, di capitalismo pure …quel che sarà del pianeta in dettaglio non si può sapere.
      Certo lui è filosofo e ritengo che stia facendo tutta la sua parte spendendosi per il ribaltamento dell’approccio attuale al vivere sociale. Tant’è che il mainstream fa di tutto per denigrarlo e mistificarlo.
      Per una visione compiuta delle sue analisi e proposte non resta che leggersi un paio dei suoi scritti…cosa che peraltro penso tu abbia già fatto.
      Certo, una corrispondenza completa con la propria visione non la si troverà mai ma ciò nonostante tutto quello che si muove nella giusta direzione va sostenuto perché sedimenta conoscenza utile al cambiamento culturale.
      Personalmente ritengo sempre che i cambiamenti
      saranno ” costretti” e che per il poi saranno utili le analisi dei Latouche.

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      1. fai bene a criticare il mio perfezionismo un poco dogmatico, e un certo esclusivismo dei miei punti di vista.

        capisco anche io che alla fine occorre piegarsi a condividere anche cose che non convincono del tutto; pero` nella mia vita l’ho fatto piu` volte e alla fine me ne sono SEMPRE pentito e ho capito di avere sbagliato, dopo.

        questo per spiegare certe mie ostinazioni.

        oggi riservo l’opportunismo della scelta del male minore, semmai, al momento del voto o della manifestazione pubblica (anche se dal 2008 ho sempre annullato la scheda scrivendoci su, profeticamente: NON VOTO IN ELEZIONI INCOSTITUZIONALI).

        capisco anche che Latouche e` soprattutto un filosofo.

        comunque non dello spessore di Jonas, per dirla tutta, che aveva dato a queste problematiche una impostazione molto piu` rigorosamente “tedesca” che leggermente “francese” – passami le battute.

        resto comunque convinto che la sua sollecitazione sia stata piu` utile un decennio fa e oggi mi appaiono evidenti i suoi limiti; poi non so quanto sono riuscito ad esprimerli.

        fossi una persona seria e non un blogger estemporaneo mi dedicherei ad un’analisi piu` approfondita.

        sinceramente ho i suoi scritti, qui, nel mobiletto che mi fa da comodino: non ho potuto leggere che poche pagine, per una reazione di rigetto che ho espresso qui sopra.

        il fatto e` che, oltretutto, sono sostanzialmente d’accordo con lui sul centro della sua riflessione!

        ma sono ancora piu` d’accordo con la tua conclusione: i cambiamenti saranno costretti.

        stiamo entrando nel pieno dell’uragano e scopriremo presto che la realta` e` molto piu` spietata di Latouche.

        la versione buonista di Latouche la guarderemo come una specie di sogno alla Walt Disney, se ce ne ricorderemo ancora.

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  3. Esseri animati ?? Lessico incrostato….
    Parlando in termini generali la vita non é altro che memoria sia pur chimica .

    Il fatto che ad una certa età un po’ tutti abbiamo la sensazione
    di aver vissuto più vite dipende da fatto anomalo del vivere molto oltre l’età della riproduzione, cosa che in natura non esiste; Tutta la vita in più biologicamente é solo zavorra.

    PS non ho modo di poter allegare un mio testo sul tema.

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    1. hai perfettamente ragione di criticare il termine “animati”. 🙂

      me lo sono tirato dietro, un po’ sbadatamente e un po’ polemicamente (ma senza piena coscienza) dalla discussione con un commentatore delle Iene vegane.

      quanto all’allegare un documento diventa possibile in due modi: me lo mandi e lo allego io – e` il piu` complicato.

      oppure diventi coautore del blog (ce n’e` gia` un altro, krammer, anche se ultimamnete un po’ preso e poco attivo) e quindi puoi pubblicare qui sopra post tuoi con tutti gli allegati che credi.

      la seconda la preferisco 🙂

      in questo caso dovresti mandarmi la tua mail, che ti spedisco l’invito ufficiale, che poi tu accetterai; il mio indirizzo mail ce l’hai….

      – infine, nel merito hai perfettamente ragione nella spiegazione.

      temo che tu abbia anche ragione nel resto: siamo zavorra noi ultrasessantenni; ma qui occorre pensare alla crudele differenza tra i sessi:

      un quasi settantenne come me e` ancora in grado di procreare se ne avesse la voglia e trovasse una partner interessata a farlo (oltre che averne l’intenzione, ovviamente).

      invece per le donne la vita biologica utile si conclude molto prima.

      naturalmente la civilta` umana si base comunque su valori diversi per cui parlare di utilita` biologica soltanto e` molto riduttivo.

      anche certi omosessuali esclusivi sarebbero dunque biologicamente inutili, oltre alle donne dopo la menopausa?

      nel mondo umano le cose sono alquanto piu` complesse, e se l’omosessualita` esiste e in un certo senso si riproduce anche di generaione in generazione per via non biologica, ha certamente anche una utilita` per la specie, almeno indiretta.

      e per il resto non si fa neppure fatica a dimostrare l’utilita` biologica indiretta delle nonne!

      pero` queste nostre riflessioni sono forse troppo libere e potrebbero essere equivocate in cattiva, ma perfino in buona fede, intende in fede proprio buona… 🙂 🙂 🙂

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      1. Ovviamente hai ragione sulla complessità dei valori e dei comportamenti sessuali e riproduttivi della specie umana che ritengo essere in gran parte frutto del prolungarsi tecnologico della vita media originaria che era inferiore ai 30 anni. Del resto conosco ben bene (sigh) utilità biologica dei nonni .

        Ringrazio per la disponibilità e per la fiducia che mi accordi , ma la difficoltà cui accennavo dipende semplicemente dal fatto che quassù non dispongo del file a cui attingere.

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        1. be’, aspetto quando avrai il documento disponibile, allora, ma la proposta di collaborazione rimane valida egualmente.

          la biologia con l’essere umano e` diventata biologia culturale o biocultura: ogni applicazione schematica, che ha precedenti storici raccapriccianti, e` una riduzione che va negata con forza.

          non e` poi detto che non ritorni, pero`, considerando i tempi grami che incombono. 😦

          in questo senso anche parlavo di rischi di essere equivocati.

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          1. Si trattava semplicemente di questo,
            memoria e fili:

            OGGI

            Perché vivere con la testa nel passato ?
            nulla si ripete uguale.
            Il tempo è adesso.
            No
            Non ieri…
            Oggi.
            Oggi è per il domani.

            185
            FILI

            Il filo dei ricordi
            Cuce
            La coscienza.

            Il filo dei sogni
            Lega la notte
            Al giorno.

            Il filo delle speranze
            Prova ad imbastire
            Il futuro.

            Il lungo filo dei giorni
            Tesse l’ordito
            Della vita.

            Il filo delle strade
            Percorse
            Ci cuce al mondo.

            Ps: Di nuovo grazie…ma gioco meglio di rimessa.

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            1. ti rendi conto che responsabilita` mi lasci addosso se giochi sempre di rimessa? 😉

              per fortuna che mi pare che hai risorse praticamente inesauribili! 🙂

              e qui allora la serendipity – che sarebbe impressionante davvero – forse non c’entra piu`!

              “oggi” mi piace, e mi piace di piu` perche` non condivido il messaggio, e quindi il mio piacere consiste nel leggere qualcosa che mi piacerebbe ma che il mio super-io mi vieta… 🙂

              “fili” invece non mi lascia in preda a queste presunte riserve.

              mi piace molto il finale: qualche volta ti rubero` la citazione… 🙂

              citandoti, naturalmente.

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              1. Mi smentisco subito…va bene così ?

                Atsalud ( bolognese )

                201
                IMPUTATA

                È la nebbia l’imputata della storia,
                Che dei cervelli obnubila vista e memoria.

                Poiché ha fatto velo al terribile di ieri
                È sua colpa il tremendo di oggi.

                Ai lanzichenecchi d’oggi
                I popoli non sarebbero asserviti
                Se la nebbia
                Non li avesse accecati.

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                1. la nebbia che acceca?

                  troppo forte come termine, ma non saprei suggerirtene un altro.

                  mi pare di capire che tu credi nella storia come fatto sociale e collettivo, e molto meno nell’analisi razionale del passato a livello individuale.

                  (sto cercando di metterti d’accordo con te stesso! 🙂 )

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                  1. La nebbia è nebbia mentale, oblio, imbroglio, mistificazione, in capacità di apprendere, stupidità.

                    Il vivere nell’oggi, è riferito al livello personale, ed è suggerimento a chi si macera nei propri errori o nei torti subiti nel passato.

                    L’analisi individuale ( motore del pensiero sociale ) del passato e del presente penso possa accolta e divenire strumento socialmente efficace solo se i tempi sono maturi. Porto ad esempio il pensiero della decrescita “felice” ( definizione poco indovinata che si presta a facili equivoci );
                    la recente comunicazione di Latouche elencava molteplici pensatori che ne sono stati precursori ma che solo ora, date le condizioni del pianeta al disastro, diventa attivo agente del cambiamento.

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                    1. non e` indispensabile raziocinio perche` esista vita, ma comunicazione si`.

                      esistono comunicazioni di diverso livello di complessita`, e dunque esistono tipi di vita diversi fra loro.

                      ma solo la comunicazione porta ad una qualche forma piu` o meno complessa di realta`. 😉

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                    2. E’ capitato anche a me di parteggiare per lo “sviluppo sostenibile”, la definizione è senz’altro accattivante…

                      Il problema, dice Latouche, sta in quel che si nasconde dentro il concetto di “sviluppo”
                      che lo rende in contraddizione con il termine “sostenibile”;

                      Sviluppo significa produzione sempre in aumento che significa consumo in aumento per sostenerla che significa inquinamento in aumento e così via fin che dura l’umanità: tutto ciò e esattamente il contrario di sostenibilità oltre che dell’elementare buon senso( presto saremo in 9.000.000.000 a desiderare il consumo occidentale odierno; parimetrata sull’anno, ad agosto si calcola termini la attuale capacita autorigenerante del pianeta ).
                      Oggi tutti i paesi emergenti, Cina in testa, rivendicano, giustamente se si guarda con la logica vigente, un corposo aumento di produzione e consumo
                      ( la Cina, con 1.300.000.000 abitanti si colloca per consumi interni grosso modo allo stesso livello dell’Italia 60.000.000 abitanti; Brescia mediamente fa oltre 700 Kg a persona / anno di rifiuti).

                      Qui faccio una digressione bresciana; la Ori Martin, ferriera in città di livello produttivo medio-piccolo, consuma praticamente l’ elettricità prodotta in un anno dall’inceneritore cittadino A2A , forse il più grande in Europa, bruciando 800.000 tonn di rifiuti e consumando inoltre anche 1.000.000 di m3 di acqua di falda.

                      In questa situazione parlare di crescita, di sviluppo produttivo è follia pura.

                      Lo stesso Marxismo è caduto nella trappola produttivista ( nell”800 il degrado ambientale era sì presente, vedi Londra, ma infinitamente minore di quello odierno: si sono fatti più danni negli ultimi 25 anni che in tutto il resto della storia ).

                      Tornando a Latouche è chiaro che “decrescita” è provocazione per invocare un cambio culturale di massa verso la sobrietà, il riciclo spinto, la salute, l’affermazione di valori alternativi al mero possedere che valorizzino le capacità individuali in rapporti pacifici ed equi tra i popoli.
                      Chiaramente è cultura alternativa che parte dal basso in avversione all’attuale politica economica gestita da criminali (testuali queste sue condivisibili parole).

                      Attorno al progetto della decrescita avanza ormai un insieme di proposte e riflessioni che investono una molteplicità di “buone pratiche” (dai Distretti di Economia Solidale all’agricoltura biologica, dai Gruppi di Acquisto Solidale alla difesa dei territori e dei beni comuni, dal risparmio energetico al consumo critico), che realizzano circolarità tra esperienze concrete e ricerca teorica.
                      Si tratta di vera e propria rivoluzione dell’approccio economico-politico-culturale che richiede anche nuove forme di organizzazione sociale finalmente democratica.

                      Mi pare però di aver colto un pessimismo di fondo per cui tutto ciò sarà, dopo la catastrofe, per un nuovo inizio.

                      A vario titolo sono citati come precursori della decrescita
                      gli anarchici Kropotkin, Murray Bookchin e Proudhon e Ivan Ilich
                      Andrè Gorz, Berlinguer, Aristotele, S. Francesco, fra molti altri.

                      Qui i riferimenti al libro:
                      http://www.illibraio.it/latouche-precursori-decrescita-369334/

                      Utopia?
                      L’utopia, tanto più quando indispensabile alla sopravvivenza, è faro che indica la direzione.

                      UTOPIA

                      C’è chi riesce a viverne privo
                      Ma non è il caso mio.

                      Speranza mi accompagna
                      Unita alla sfiducia
                      Ma mai alla resa
                      Riesce completa vittoria.

                      Ogni volta compare improvvisa
                      La luce di coraggiosa scintilla
                      Che getta bagliori
                      Per un possibile futuro.

                      La perenne lotta tra il mio ed il nostro
                      Nel DNA ha origine profonda
                      In bilico sempre
                      Tra il prendere ed il dare
                      Tra uccidere o salvare.

                      Illuso o deluso sempre confido
                      nella vittoria, pur monca
                      di un sensato comune agire.

                      Quel giorno che utopia mi lascerà
                      Sarò morto di senso
                      O di vita.

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