nell’abisso di Europa – 153

questa volta l’Unione non c’entra:

questo post si occupa soltanto della ricerca delle vita nello spazio extra-terrestre, e in particolare su Europa, il satellite congelato di Giove, a partire da un articolo col titolo Gli spettri blu dell’abisso di Europa, pubblicato sul blog Il tredicesimo cavaliere.

https://il13mocavaliere.wordpress.com/2017/04/09/gli-spettri-blu-dellabisso-di-europa/

Europa-moon

me ne distacchero` parecchio nell’esposizione che ne faro`, tuttavia:

e` un articolo molto tosto, e io mi limitero` a quello che ne ho capito, cioe` quasi nulla.

. . .

la scoperta di un possibile oceano liquido sotto la superficie ghiacciata a meno 150 gradi di Europa mantiene vivo il dibattito sulle forme di vita extra-terrestre.

L’analisi spettroscopica, condotta da diversi ricercatori, ha rilevato la presenza di sali di magnesio e di tassi consistenti di H2 e O2 nelle profondità dell’oceano di Europa, derivanti probabilmente dalla demolizione di perossido di idrogeno (H2O2).

Un habitat così strutturato può far ipotizzare anche un’attività biologica in evoluzione dalla semplice vita microbica alla maggiore complessità di organismi pluricellulari.

si pensa a qualche missione esplorativa robotica, anche se non ne sono ancora ben chiari i contorni.

ma soprattutto chi cerca la vita nello spazio fuori dal nostro pianeta dovrebbe, prima, riuscire a rispondere a questa domanda:

che cos’e`, esattamente, la vita?

Non è comunque implicito che la biologia extraterrestre impieghi un insieme di molecole identico a quelle della vita terrestre e, qualora ciò avvenisse, potremmo anche non riconoscerli essendo abituati ad un altro concetto di vita.

. . .

Claudio Flores Martinez è l’autore della frase citata sopra in corsivo.

e` assistente di ricerca presso l’Unità di Biologia dello Sviluppo di EMBL e l’Università del Centro per gli Studi degli organismi di Heidelberg, in Germania; ha appena terminato un Master presso il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Heidelberg e sta facendo un dottorato di ricerca in biologia teorica.

sostiene che il concetto di vita biologica andrebbe ancorato a tre parametri, che indica con la sigla MCT (Minimal Convergent Tracts):

1) la replicazione molecolare e l’eredità;
2) la formazione di cellule mediante sistemi a membrana;
3) reti metaboliche collegate a reazioni biochimiche energeticamente favorevoli.

la seconda condizione e` veramente necessaria?

non restringe troppo il campo?

non smentisce giusto l’affermazione riportata alla fine del paragrafo precedente?

tuttavia, e` probabilmente inevitabile per porre dei limiti mentali nella ricerca.

ma a me interessa provare a capire come mai Martinez arriva a considerare questa condizione indispensabile.

. . .

c’e` una premessa necessaria per capire la sua impostazione:

Si può ipotizzare che la vita, invece di essere una contingente “casualità cosmica” (come sostenuto da Jacques Monod e Stephen J. Gould), possa essere ripensata quale naturale e necessario risultato dell’evoluzione cosmica, una funzione intrinseca di tutto l’Universo vivente, il Biocosmo (James N. Gardner).

Monod, lettura di quasi cinquant’anni fa: e sono andato a ripassarmelo con wikipedia ed ho scoperto quanto profondamente ha segnato la mia visione del mondo dal punto di vista scientifico, tanto che sono ancorato strettamente e ancora a quelle idee.

ma vediamo o meglio se e` il caso di abbandonarle.

. . .

NelL’origine delle specie (1859) Darwin sosteneva che le variazioni degli esseri viventi erano dovute alla casualità: era 150 anni fa, non si sapeva ancora nulla della genetica ne` del DNA; sopravvivono le sue idee?

Schierato dalla sua parte era anche Charles Sanders Peirce (1839–1914), matematico, filosofo e semiologo americano che sosteneva con il tichismo che il mondo è immerso nel dominio del caso, dell’imprevedibilità e dell’irregolarità.

in sostanza caos e imprevedibilita` sono la legge stessa universale di funzionamento della natura; e mi pare che la fisica quantistica abbia dato dei solidissimi contributi a questa visione del mondo.

anche Monod, quasi cinquant’anni fa sosteneva idee simili nel campo della biologia:

Le alterazioni nel DNA sono accidentali, avvengono a caso.

E poiché rappresentano la sola fonte possibile di modificazione del testo genetico, a sua volta unico depositario delle strutture ereditarie dell’organismo, ne consegue necessariamente che soltanto il caso è all’origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera.

Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell’evoluzione:

oggi questa nozione centrale della biologia non è più un’ipotesi fra le molte possibili o perlomeno concepibili, ma è la sola concepibile in quanto è l’unica compatibile con la realtà quale ce la mostrano l’osservazione e l’esperienza.

Nulla lascia supporre (o sperare) che si dovranno, o anche solo potranno, rivedere le nostre idee in proposito. (…)

Gli eventi iniziali elementari, che schiudono la via dell’evoluzione, sono microscopici, fortuiti e senza alcun rapporto con gli effetti che possono produrre nelle funzioni teleonomiche.

Tuttavia, dal momento in cui la modifica nella struttura del DNA si è verificata, una volta avvenuta la mutazione «l’avvenimento singolare, e in quanto tale essenzialmente imprevedibile, verrà automaticamente e fedelmente replicato e tradotto, cioè contemporaneamente moltiplicato e trasposto in milioni o miliardi di esemplari.

Uscito dall’ambito del puro caso, esso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni.

Jacques Monod, Il caso e la necessità, Ed. Mondadori, Milano, 1971, pag. 113 e 119

Gli esseri viventi infatti rappresentano un sistema chiuso: essi sono caratterizzati dall'”invarianza” e dalla “teleonomia” cioè dalla capacità di trasmettere la propria struttura genetica alle generazioni successive. Quando si verifica una mutazione questa è da ascrivere non ad un’impossibile interazione con l’ambiente ma piuttosto con eventi casuali verificatisi al suo interno.

. . .

Martinez, secondo l’articolo alquanto confuso che sto citando, invece, sostiene che il darwinismo non riesce a sostenere la spiegazione dei nuovi fenomeni che si stanno osservando: deve riuscire a fornire una spiegazione della comparsa convergente di numerosi segni adattativi, che si sono evoluti in modo indipendente e ripetuto nel panorama della vita, quali ad esempio la separazione in cellule riscontrata negli eubatteri e negli archeobatteri, l’endosimbiosi, la pluricellularità, la bioluminescenza, l’ecolocalizzazione ed altre ancora.

eppure basta continuare a leggere e si ha l’impressione che l’autore si smentisca da solo:

Come sulla Terra l’esposizione di organismi di ambienti diversi a pressioni selettive dello stesso tipo ha portato alla nascita e all’evoluzione di forme di vita adattate in modo simile, in modo analogo si potrebbero prevedere modelli di complessità biologica convergente tra nicchie planetarie similari (Terra ed Europa).

. . .

e qui mi fermo.

perche`, se sulla Terra vi e` un adattamento globale simile delle forme viventi, dovuto a pressioni selettive dello stesso tipo, niente dimostra non solo che vi possano essere ambienti simili altrove nel cosmo, ma soprattutto che le pressioni selettive possano essere simili su pianeti differenti.

e con questo siamo probabilmente punto e a capo, con buona pace di Martinez e con la sua convinzione di poter ritrovare anche nell’oceano subglaciale di Europa una evoluzione convergente con quella terrestre, anche se sviluppatasi un un ambiente talmente diverso.

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15 thoughts on “nell’abisso di Europa – 153

  1. @ silvano

    la mia domanda era molto piu` semplice e diciamo pure da lontano alunno del classico che non riconosce la radice greca della parola entalpia, a parte il prefisso ent- che indica: al contrario.

    neppure google o wikipedia mi aiutano; pazienza, mi tengo la curiosita` per me… 😉

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  2. La tua domanda è intrigante e profonda.

    Si tende, per sedimento culturale, a valutare una progressione positiva in ciò che è più complesso mentre ciò non è affatto detto. Rimane il fatto che che la complessità è avvenuta e che la costruzione di nuove funzioni è stupefacente per soluzioni tecniche ed efficacia.
    Non credo alla relazione ambiente ostile-maggior complessità penso più semplicemente alla funzione del tempo come agente primario di evoluzione-costruzione.

    Al contrario la semplicità (relativa ) funziona bene:

    ALBERO

    Non ha bisogno
    Né di me né di te
    È autarchico di natura.

    Dalle radici alle foglie
    Si è fatto da sé.
    Si nutre di terra, di acqua e d’aria
    E si gode il sole.
    Forte eh ?

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    1. fortissimo, l’albero, in effetti… 🙂

      insisto, non mi hai convinto su un punto.

      il tempo non determinerebbe alcuna evoluzione se non scorresse in modo ostile.

      ad esempio sappiamo che la Terra si sta avvicinando (in tempi astronomici, ovviamente) ai confini della fascia di abitabilita` del sistema solare.

      e` soltanto per questo che il tempo scorre sollecitando adattamenti e che le specie piu` fragili devono inseguire il tempo cattivo per sopravvivere.

      liberarsi del pregiudizio cristianeggiante che noi siamo chissa` quale prodigio dell’evoluzione.

      siamo una specie altamente instabile, che ha gia` prodotto una decina di varianti diverse, tutte estinte, e l’evoluzione tecnologica sembra la nostra ultima trovata per sfuggire ad un nuovo annientamento.

      inefficace, si direbbe.

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      1. Dal mare alla terra e poi anche al cielo… “semplicemente” adattamento a nuovi ambienti ed alle sue variazioni succedutesi nel tempo con accumulo di miglioramenti funzionali in successione (complessità) utili nella competizione tra le specie. Questo non implica che forme più semplici di vita non abbiano subito evoluzioni sostanziali semplicemente perchè non necessarie.
        I batteri ( considerandoli tra le prime forme animali) non avevano occhi, la gran parte degli animali ne sono forniti e non li hanno mai abbandonati perchè utili…

        Se la variazioni ambientali avvenute nelle ere sono il tempo ostile sono sicuramente d’accordo;
        il mio tempo va a coincidere con il tuo tempo-ostile.

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        1. ecco, direi che ci siamo.

          anzi, ora che ci penso, mi pare che il tempo sia sempre ostile: in fondo non e` questo il secondo principio della termodinamica? la legge dell’entropia, del disordine crescente.

          e` questo disordine il senso stesso del tempo che combatte la vita biologica che e` costretta ad ingegnarsi per sfuggirgli.

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          1. ENTROPIA

            Vana è la lotta per contrastarla
            Il tempo è dalla sua
            Che il nostro è così poco.

            Prima o poi l’energia
            Per l’impari lotta si esaurisce
            Lei, invincibile tiranna
            Tutto appiattirà
            Come onda sulla sabbia.

            La mela più bella marcirà
            Come la più grande città
            Il moto più veloce si fermerà
            Ed il pensiero sarà estinto.

            Ma almeno avrem vissuto
            E non è poco
            Anche se di noi
            E del nostro imperituro fare
            Non resterà traccia alcuna.

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                1. e va bene, una post-fezia di sei mesi ci puo` anche stare, come coincidenza….

                  pero` lo sai anche tu che troppe coincidenze alla fine fanno una prova.

                  e` che non ho capito di che cosa… 🙂

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                  1. L’ entropia esiste…da sempre nonostante i riccioli di entalpia che globalmente non la intaccano, e quindi c’era anche sei mesi fa come adesso…..
                    In ogni caso da quando Clausius l’ha definita verso la metà dell’800.
                    Si sta palesando una robusta convergenza di visione pur partendo da formazioni diverse ( classica in origine la tua, tecnico scientifica la mia) . Le contaminazioni non sono evitabili fortunatamente…

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                  2. L’ opposto però è di stasera…

                    433
                    ENTALPIA

                    L’entropia scorre, fluttua, avanza
                    Nulla la può fermare
                    Tutto vuol divorare
                    Tutto vuol livellare.

                    Ma grumi, riccioli, intoppi
                    Che incontra nel suo cadere
                    Danno altezza al calore
                    Danno vita persino alla vita.

                    Finché entalpia dura è cuccagna.

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                    1. Vediamo se mi riesce una sintesi…

                      Entropia dirige i sistemi verso l’equilibrio a livello inferiore: è la tendenza al degrado che nel tempo non può che aumentare. Localmente, prelevando energia dall’ambiente circostante è possibile l’inversione e relizzare costruzione, complessità, aumento di calore, di energia ( entalpia processo opposto all’entropia) ma appunto a spese di altro; nel complesso però il fenomeno entalpico non inficia un più ampio degrado globale in quanto ogni trasformazione tende comunque all’equilibrio a livello inferiore
                      La vita è un esempio di sistema entalpico, complessità che ha bisogno per mantenersi di prelevare energia dall’ambiente; l’insieme vita, terra, sole in ogni caso è comunque in aumento di degrado.

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  3. L’articolo mi porta in via collaterale ad alcune considerazioni:
    gli esseri viventi più evoluti (parlo ovviamente di quelli terrestri) per meglio adattarsi hanno sviluppato sensori che captano l’informazione che circola nell’ambiente al fine di semplificare la ricerca di energia e di partner di sesso opposto.
    I recettori sono strutture sostanzialmente “passive”, stanno cioè in attesa di stimoli fisico-chimici che li raggiungano: radiazioni, sostanze chimiche presenti nell’ambiente, forze, onde di pressione.
    L’articolo indirettamente mi fa riflettere sul fatto che alcune specie hanno messo a punto una tecnica di esplorazione “attiva” dell’ambiente realizzando un salto evolutivo qualitativamente nuovo e più alto;
    per mezzo di organi appositamente sviluppati emettono attivamente stimoli fisici in grado di convogliare informazioni una volta riflessi e ricaptati:
    Gli ultrasuoni di pipistrelli e delfini e luminescenze biologiche sono quanto viene citato ma sarebbe interessante sapere di altre modalità analoghe.

    Appproposito di vita aliena…..

    CHE NE SO…

    So che la balena è grande grande
    E che soffia acqua dal groppone,
    Per me però
    È pura è vita aliena.

    Che ne so io
    Del suo vivere dentro il mare ?
    Del suo sognare
    Del suo soffrire ?

    E qui non voglio
    Parlare dell’orso polare
    O del formichiere…

    Che ne so,
    Allargando il discorso
    Di quel tizio
    Che sta comprando il giornale ?

    E se io fossi un automa ?
    Che ne so di me ?
    Del mio libero arbitrio ?

    Che ne so ?

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    1. a parte i tuoi versi, che fanno sempre pensare, mi limito ad un’osservazione soltanto sul tuo commento, perche` questo articolo che ho commentato mi ha fatto davvero sentire una frana e non voglio dire, per vendicarmi, che e` scritto molto male.

      ma perche` dobbiamo considerare la complessita` un progresso dal punto di vista evolutivo?

      non e` piuttosto il segno che l’ambiente sta diventando sempre piu` ostile o la specie sempre piu` fragile, cosi` che si crea il bisogno di forme di adattamento sempre piu` complesse per farcela?

      la complessita` biologica mi sembra come la burocrazia: rende sempre piu` difficili anche le operazioni piu` semplici, e alla fine uccide la vita!

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