il sesso dei romanzi – 158

Si puo` dire che i romanzi hanno un sesso?

Io direi di si`, prima di tutto perche` ce ne ha uno chi li scrive.

E allora il sesso dei romanzi sarebbe quello dei loro autori oppure autrici?

Non e cosi` semplice.

. . .

Cominciamo col dire che, prima ancora di parlare di sesso dei romanzi, si dovrebbe parlare di sesso della scrittura.

La scrittura sembrerebbe, nell’inconscio collettivo, una operazione prettamente maschile.

Non solamente per la sua equiparazione in immagine, piu` volte confermata, all’aratura, che lo era altrettanto.

Scrivere e` spargere un seme.

E maschile anche per la sua stretta parentela antica col mondo del potere.

Scrivere, in passato, era esercitare un potere; la firma e` un gesto di potere, l’affermazione di potere decidere qualcosa.

E infatti, nel mondo del passato, sono esistiti solamente amanuensi maschi, non risulta che ci siano mai state femmine neppure dedite alla semplice e paziente arte del copiare.

Scrittura da maschi, dunque, come per secoli e millenni, con eccezioni che si contano sulla punta delle dita…

E l’unica che viene subito in mente, Saffo, volete dirmi che e` femminile da ogni punto di vista?

. . .

Eppure il linguaggio, se lo contrapponiamo alla rude arte del fare, sembra capacita` particolarmente sviluppata nel cervello femminile.

Non solo nei detti tradizionali, ma perfino nella ricerca clinica contemporanea, si confermano le capacita` comunicative e linguistiche piu` sviluppate nelle donne, l’orientamento spaziale negli uomini.

Migliaia di anni di divisione dei ruoli fra i sessi?

Non c’e` bisogno di troppe parole tra i maschi cacciatori, anzi disturbano, mentre le femmine rimaste nelle capanne passano il tempo chiacchierando.

di che cosa, se non di loro stesse e degli uomini?

. . .

Quando la scrittura evolve verso la narrazione, si direbbe allora che dovrebbe diventare femminile.

La cosa va perfino a riguardare il poema epico greco, a stare almeno alla tesi avventurosa di chi ha voluto riconoscere nell’Odissea la chiara presenza di un punto di osservazione tipicamente femminile.

Il romanzo quindi dovrebbe essere genere tipicamente femminile, in quanto racconto, cioe` forma sviluppata del pettegolezzo.

Eppure non e` cosi`: sia quando compare e poi rapidamente scompare alla fine del mondo antico, sia quando riappare alle radici del mondo moderno, il romanzo rimane saldamente in mani maschili:

Cervantes, Defoe, Swift, Goethe, Scott, Manzoni, Stendhal, Balzac, Gogol, Zola, Dostoevskij, Tolstoij, Proust, Mann, Musil, Joyce, Hemingway, scrittore quest’ultimo che e` l’ultimo monumento vivente al maschilismo…

Ma perche` continuare in una lista quasi infinita?

Il romanzo resta quasi esclusivamente maschile anche per buona parte del Novecento, e occorre comunque aspettare la liberazione o emancipazione femminile, che dir si voglia, per vedere comparire le prime narratrici, che rimangono comunque eccezioni per buona parte del secolo.

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E comunque, nel Novecento i romanzi scritti da donne in genere non sono ancora romanzi femminili;

non si potrebbe ancora distinguere nella lettura il sesso della mente che li ha scritti.

. . .

A me la situazione sembra nettamente cambiata in questi ultimi anni, diciamo pure nel primo secolo del nuovo millennio.

Addirittura si puo` cominciare a vedere una tendenziale distinzione per sesso dei generi letterari.

Ve ne indico due nei quali si arrocca, come in una ridotta, la scrittura tipicamente maschile, e sono il giallo e la fantascienza.

Nel giallo autrici come Agatha Christie o la Cornwell sembrano smentirmi clamorosamente; eppure la loro scrittura resta rigorosamente di tipo maschile.

Che cosa intendo con questa definizione?

La narrazione e` fondata sul resoconto di fatti; la dimensione soggettiva psicologia ha un rilievo ridotto ed e` strettamente funzionale a spiegare le motivazioni delle azioni; la narrazione si fonda sulla suspence, cioe` su una tensione che nasce dal suo interno.

Ho appena finito di leggere un autore di gialli americano del secolo scorso, quasi sconosciuto: Ed Mc Bain; i suoi quattro romanzi brevi, che ho appena finito, sono esemplari nel tracciare storie dal forte impatto emotivo, prive addirittura di un indagatore unico, visto che sono affidate invece alle ricerche di gruppo di un Distretto di polizia; la narrazione e` essenziale e nervosa, e costruita per immagini dense e concrete.

Al centro hanno il tema della legge, cioe` della lotta per l’esercizio del potere e della forza.

E c’e` oggi quel maestro di Ellroy a sintetizzare potentemente questo stile solidamente ancorato ad un modo maschile di vedere il mondo, che si congiunge spesso anche ad una visione decisamente conservatrice della realta`.

. . .

Per caso sto leggendo invece un altro paio di romanzi femminili di autrici diverse, e nettamente diversi da questa impostazione.

Qui direi che l’autobiografia sta diventando femmina.

Ne citero` uno, che ho appena finito, di una scrittrice indiana, Radhika Jha, L’odore del mondo.

Il tema non e` quello del potere, ma della seduzione;

anche la seduzione e` uno strumento di potere e di controllo degli altri, ma qui appare soprattutto sul versante della identificazione di se`.

Sembra che le donne che si esprimono in questi romanzi non siano in grado di avere una identita` propria e abbiano bisogno di un uomo di riferimento per trovarla:

attraverso la seduzione, appunto.

L’oggettivo diventa soggettivo in questi romanzi; le storie si fanno potenzialmente autobiografiche; non vi e` la lotta contro la realta` per conquistare la verita`, ma la descrizione di un percorso soggettivo (femminile) di emancipazione; non si ha a che fare con fatti disposti in ordine a trasmettere dei significati o la ricerca di significati, ma con la capacita` arbitraria di raccontarli dal proprio punto di vista e con un linguaggio fortemente soggettivo e suggestivo.

Insomma il soggettivo e` femminile, l’oggettivo maschile.

. . .

Aggiungo un particolare, in questi romanzi, che tuttavia non e` cosi` essenziale: la storia e` sempre rigorosamente raccontata da un punto di vista femminile, con un sottofondo rivendicativo verso gli uomini di rara tetraggine e petulanza assieme.

Ma nello stesso tempo le donne che li popolano colpevolizzano l’uomo per questa loro condizione.

A queste narratrici sfugge del tutto perfino il sospetto che si debba o si possa giocare con l’alternanza dei punti di vista, che quello maschile non sia sempre e per definizione cosi` assolutamente sbagliato da non dover essere preso in considerazione neppure in via ipotetica.

Tra l’altro queste eroine disinvolte passano sempre da un uomo all’altro, da un amore all’altro, esattamente come faceva un Casanova del Settecento, che tuttavia se ne assumeva sempre virilmente la responsabilità`, oppure il merito, dal suo punto di vista.

No, qui se le donne sono libertine, la responsabilità` e` sempre ed esplicitamente attribuita agli uomini, che non le amano abbastanza.

E, se una relazione va male, pare difficile che le donne protagoniste siano in grado di rivolgere uno sguardo critico anche a se stesse.

. . .

Purtroppo per un lettore maschio i romanzi femmina sono alquanto noiosi, a differenza delle femmine vere.

Pero` rispondono bene, immagino, alle esigenze di lettura di un pubblico femminile.

E aprono uno squarcio, a volte un poco inquietante, su quel che sentono davvero le nostre compagne di viaggio su questa terra.

Certo, a giudicare soltanto dal versante letterario, si direbbe che la dialettica tra i due sessi stia attraversando un periodo difficile.

Ma che dire se torniamo indietro anche soltanto a cinquant’anni fa, quando non esisteva proprio e l’unica voce ufficiale del mondo umano era quella maschile?

Oggi ci sono certamente esagerazioni in atto e forzature; ma forse occorre prenderle con filosofia e aspettare che si esauriscano da se`.

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4 thoughts on “il sesso dei romanzi – 158

  1. 298
    MENTONO

    Alta mente
    Bassa mente
    Allegra mente
    Mesta mente
    Lucida mente
    Opaca mente
    Saggia mente
    Stupida mente
    Falsa mente
    Sincera mente

    Nel mondo degli avverbi
    Il genere femminile
    Non ama la verità.

    Tragica mente
    Mentono tutte.

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    1. meno male che so di non essere il tuo ispiratore, ma soltanto il tuo, si puo` dire?, postfeta, il profeta che invece viene dopo…

      e dillo anche tu! che gia` in tante dicono che sono misogino… 🙂

      Mi piace

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