Post-peace – 161

Viviamo nel post-truth, nella post-verità, ma anche nel post-peace, l’epoca che ha perso la pace.

L’espressione è anche il titolo di una mostra d’arte, originariamente preparata ad Istanbul nell’ottobre 2015 , ma poi sospesa,  ed ora organizzata a Stuttgart dal Wuerttembergischer Kunstverein, l’Unione degli artisti del Wuerttemberg, che sollecita apertamente alcune riflessioni sul concetto di pace nella societa` attuale.

Quelle che seguono sono però soltanto mie.

. . .

La percezione che viviamo in un mondo di conflitti permanenti è vera, ma quella che questi conflitti siano crescenti è falsa.

Il Peace Research Institute di Oslo ha recentemente pubblicato questa statistica.

Indica il numero dei morti nel mondo a causa della guerra ogni 100.000 abitanti dal 1946 ad oggi.

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. . .

Come tutte le statistiche può esserci qualcosa di ingannevole in questi dati.

Se nel frattempo la popolazione mondiale è più che raddoppiata, la curva avrebbe un andamento diverso se guardarsi ai numeri assoluti, per esempio.
Cosi` la curva risulta piu` appiattita, anche se il suo andamento e` simile, ovviamente.
Figure-5
 
Tuttavia è indiscutibile che rispetto al passato viviamo, ma più ancora veniamo da un’epoca straordinariamente pacifica, come bilancio globale.
Ancora nell’Ottocento il 5% della popolazione moriva a causa delle guerre.
 
Probabilmente gli abitanti del Medio Oriente non saranno d’accordo con queste affermazioni ottimistiche, ma purtroppo è lì che si sono principalmente concentrati i conflitti degli ultimi anni.
 
La guerra di Siria sta facendo risalire tragicamente il numero delle vittime di conflitti armati, ma non cambia il bilancio globale ne` la linea di tendenza.
 
Questo non toglie certo che e` assolutamente inaccettabile che ancora oggi ci siano morti e non pochi per i confliti.
Ma le vittime odierne di guerre nel mondo sono ridotte ad un decimo di quelle che erano al tempo della guerra di Corea, ad un quinto di quelle della guerra del Vietnam o a un terzo di quelle della guerra fra Iraq ed Iran.
 
Senza nulla togliere alle tragedie immani di questi paesi, Corea, Vietnam, Iraq, Iran, Afganistan, Siria, possiamo dire che dal punto di vista dell’Europa questa è un’epoca senza precedenti:
 
Bisogna risalire all’età di Augusto per trovare qualcosa di simile e anche allora l’impero era comunque coinvolto da guerre ai confini.
 
E anche i paesi più  colpiti da queste guerre terribili hanno goduto, finita la guerra, di decenni di pace assolutamente insolita.
 
E il bilancio non cambia se aggiungiamo le vittime per azioni di terrorismo: statisticamente del tutto irrisorio.
. . .
 
Riflettiamo invece su questi ulteriori dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
Nel 2015 sono morti 56 milioni di esseri umani.
 
119.000 uccisi dalle guerre in corso.
470.000 da altri delitti, privati.
790.000 per suicidio.
 
E non ho tempo adesso di andarmi a cercare il numero di morti in incidenti d’auto.
Lo aggiungo adesso nella revisione del 14 febbraio: sono 1.250.000 l’anno e sono la principale causa di morte tra i 15 e i 29 anni; e sono concentrati per il 90%  nei paesi a basso e medio reddito, dove circola solo il 54% dei veicoli.
Cosi` l’Europa ha il più basso numero di incidenti per abitante mentre l’Africa ha il più alto.
Tra le categorie più a rischio ci sono i motociclisti, tra cui si verifica il 23% delle morti, seguiti dai pedoni (22%), mentre il tasso tra i ciclisti è del 4%.
Tre incidenti mortali su 4 hanno come vittime uomini.
insomma, anche oggi che il numero di morti per le guerre ha ricominciato a salire il numero dei morti per incidenti d’auto e` 13 volte piu` alto. ,a era 60 volte piu` alto nel 2003.
. . .
E allora che cosa significa la percezione di vivere invece in un mondo stravolto dalla guerra? A che cosa è  dovuta?
Prima di tutto ad un aspetto positivo: una sensibilita` molto maggiore per il problema, un rigetto morale assoluto della guerra.
 
Ma indubbiamente anche ai media che si servono delle notizie sulla guerra come strumento di diffusione e di guadagno e le amplificano, soprattutto se possono riguardare da vicino i lettori.
 
Ma e` soprattutto per l’industria militare che la guerra è diventata una componente ordinaria ed essenziale dell’economia del profitto.
 
Paradossalmente ma anche per fortuna si investe in armi tanto più  quanto meno queste armi, statisticamente, uccidono.
. . .
E tuttavia neppure questa interpretazione basta.
 
La diffusione continua di immagini di guerre fortunatamente quasi sempre lontane e` una componente psicologica essenziale della percezione di vivere in un mondo post-peace.
Vi vedo anche un’altra componente, che mi sembra alla fine determinante. 
È  quella della minaccia ai popoli da parte delle elites.
 
Ogni sera veniamo ammoniti dai telegiornali, ma ogni momento dal cellulare che vive con noi:
guardate che cosa siamo in grado di farvi…
. . .
 
Staccare la spina, ripeto, staccare la spina.
 
Più  che si può.
 
Nessun uomo è un’isola, tanto meno un’isola indipendente.
 
Ma beati coloro che riescono a diventarlo.
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2 thoughts on “Post-peace – 161

  1. Condivido…
    Da odiatore professionale delle guerre noto che fin dove è possibile le rapine della guerra sono state sostituite dalle rapine dell’economia finanziaria multinazionale.
    Dove invece si trovano ossi duri politici, buoni o cattivi che siano, le armi vengono usate… eccome.
    La cifra impiegata per gli arsenali se non ricordo male, è intorno ai 1.200 mld di dollari ( cifra che permetterebbe di rifare il mondo)

    SPQR sono pazzi questi r-umani

    MERDA

    Avrei potuto nascere stercorario,
    In verità non una gran fortuna,
    e vivere contento
    In un grosso verde escremento,

    Spingendo alacre al nido
    profumate palline di cacca matura.

    Invece vivo da uomo costretto
    In un mondo peggiore.

    Dove il lezzo osceno
    Di guerre e furti legali
    Di menzogne e prese per il culo
    Infetta i giorni di merda sociale.

    Mi piace

    1. cattivissimi i versi, questa volta.

      appena ho tempo controllo i dati sulla spesa militare mondiale.

      credo comunque che sia alquanto interessante che la popolarita` di Trump cresce se minaccia la guerra.

      esattamente come quella di Kim Jong-un.

      c’e` da riflettere sugli umani, in effetti, a volersi ostinare a chiamarli cosi`;

      e si salvi chi puo`: attorno mi pare che il rincretinimento massiccio delle nuove generazioni sia perfettamente riuscito, assieme alla loro trasformazione in carne da macello

      Mi piace

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