Theodor Postol del MIT: non e` stato Assad – 169

Giampaolo Rossi e` un giornalista molto interessante; tiene una rubrica fissa, dal titolo L’anarca sul Giornale; ma, se non ci si fa impressionare da questa collocazione, vale quasi sempre la pena di leggerlo.

potrei semplicemente tacere, una volta che vi ho dato il link a questa sua attenta ricostruzione dell’attacco recente con i gas in Siria, che ha dato a Trump il pretesto per bombardare una base aerea del governo siriano:

http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/04/14/non-e-stato-assad/

ma siccome non voglio rischiare che voi con un clic ulteriore dopo il mio aumentiate le entrate pubblicitarie del Giornale, ve lo concentro qui sotto e ci aggiungo commenti personali qua e la` (questi in neretto; le citazioni in corsivo – come sempre, da me).

. . .

pochi giorni fa ho riassunto in maniera analoga un articolo dello Spiegel che smontava senza difficolta` le controdeduzioni giunte da base russa per smentire le accuse di Trump.

https://corpus15.wordpress.com/2017/04/12/gas-sarin-in-siria-chi-mente-160/

I russi dicevano di avere bombardato con armi convenzionali e che la strage chimica poteva essere determinata da gas che i ribelli nascondevano nei magazzini colpiti dalle bombe; in ogni caso chiedevano una commissione internazionale di inchiesta.

ma quell’articolo dello Spiegel, dopo avere sottolineato le incoerenze della versione russa, non taceva che l’attacco poteva anche essere stato compiuto da terra, con l’artiglieria…; io ero perplesso su questa ipotesi per la tempistica.

ma ora l’articolo dell‘Anarca fornisce proprio prove molto convincenti che il gas e` stato lanciato dai ribelli contro Assad.

e si basa sulle ricerche compiute da Theodore Postol, professore ora in pensione del MIT di Boston, che ha lavorato per anni con il Pentagono ed è stato consulente della Cia.

. . .

Postol ha gia` confutato nel 2013 Obama, che – come Trump oggi – accuso` Assad di un attacco chimico avvenuto allora a Goutha alla periferia di Damasco e che produsse centinaia di morti.

quell’attacco era stato attribuito all’artiglieria di Assad e fu allora che Obama dichiaro` superata la linea rossa che apriva all’intervento militare Usa contro la Siria, ma poi si fermo`; alla fine, d’accordo con la Russia, fu imposta ad Assad la distruzione del proprio arsenale chimico; distruzione completamente avvenuta, secondo il monitoraggio delle organizzazioni internazionali.

Trump non ha avuto la prudenza di Obama, ha bombardato e intanto ha pubblicato questo documento per attribuire l’attacco chimico agli aerei di Assad:

https://assets.documentcloud.org/documents/3553049/Syria-Chemical-Weapons-Report-White-House.pdf

ma il documento si fonda soltanto su intercettazioni e foto satellitari (non mostrate) e su  “report di social media pro-opposizione” e video open-source” – gli stessi su cui si basava l’articolo dello Spiegel di cui mi sono occupato.

ma la zona dove i video sono stati girati, osserva Postol, e` controllata da Al Qaida stessa; fondare l’accusa su questi materiali significa dare pregiudizialmente credito alla propaganda di Al Qaida.

. . .

Postol analizza poi accuratamente questa foto, presa sul luogo dell’impatto della bomba che ha rilasciato il gas mortale:

Schermata-2017-04-14-alle-08.56.08-300x155

si tratta, dice, di un tubo apparentemente di 122 mm simile a quelli usati in artiglieria. Nel 2013 furono questi razzi modificati ad essere utilizzati per l’attacco chimico di Goutha. Di certo questo oggetto non ha nulla a che vedere con un bomba d’aereo. “Il tubo originariamente sigillato nelle due estremità si presenta schiacciato e con un taglio longitudinale (…) Ma la deformazione del manufatto indica che non è stato lanciato dal cielo”.

“Nessun analista competente avrebbe omesso che il presunto contenitore di Sarin è stato con forza schiacciato dall’alto, e non è esploso dall’interno”.

l’ipotesi piu` credibile è che “una lastra di esplosivo ad alto potenziale” sia stata posta “sopra una delle estremità del tubo riempito di sarin e fatta detonare (…) La pressione ha agito sulle pareti e sull’estremità del tubo causando una fessura lungo la lunghezza e  il cedimento del tappo” Per capire questo meccanismo immaginiamo “di colpire un tubo di dentifricio con un grande maglio“.

Questo inoltre spiegherebbe il numero limitato di vittime che nel caso di un bombardamento chimico aereo sarebbero state di gran lunga maggiore.

. . .

ma ecco le conclusioni:

non reggono ne` la versione americana che i siriani hanno effettuato un bombardamento chimico ne` quella russo-siriana di un bombardamento aereo con armi convenzionali e di gas che i ribelli nascondevano nei magazzini colpiti dalle bombe.

Qui ci troviamo di fronte ad una versione ancora più sconvolgente: non sono stati i siriani e non si è trattato di un incidente. Qualcuno da terra ha volutamente fatto esplodere un contenitore di Sarin, perché colpisse la popolazione civile. 

ma chi?

Qualcuno che ha completa agibilità della zona.

La provincia di Idlib, dove è avvenuto la strage chimica è sotto il controllo totale dei gruppi legati ad Al Qaeda.

Perché i siriani, in un momento in cui stavano chiudendo in una sacca i ribelli sfondando le loro linee di difesa, dovevano fare una strage chimica sulla propria popolazione, in un posto sperduto senza alcuna ricaduta militare sul fronte operativo?

O meglio, chi aveva interesse a bloccare con qualsiasi mezzo possibile, l’offensiva di Assad scatenando una strage che avrebbe messo sotto accusa il regime e comportato l’intervento internazionale?

E infatti questo strano bombardamento chimico è servito proprio a colpire Assad e salvare i ribelli di Al Qaeda.

. . .

ma, secondo voi, Trump lo sa?

io credo perfino di no: succede, se si manda un cretino al posto di comando.

in ogni caso Rossi tira queste conclusioni:

Dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Libia allo Yemen, ci siamo resi conto che le nobili democrazie sanno mentire più e meglio dei peggiori regimi dittatoriali.

sottoscrivo completamente e convintamente.

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6 thoughts on “Theodor Postol del MIT: non e` stato Assad – 169

  1. In questi giorni e in altri giorni e in altri secoli tutto è successo in un certo modo e la verità è venuta fuori solo dopo. Noi stiamo qui a guardare servizi, notizie, e chissà cosa succede davvero. Io non credo più a tutto quello che vedo in tv.

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    1. cara Amleta, tutto questo e` scoraggiante: la disparita` di forze fra i media che diffondono sistematicamente mezogne organizzate e la possibilita` del singolo di difendersi e` immane.

      aggiungi che le ricerche psicologiche hanno dimostrato che l’effetto psicologico dell’emozione procurata da una notizia non puo` essere cancellato se si rivela che la notizia e` falsa.

      chi turba le masse con notizie traumatiche quanto inventate da benissimo che gli effetti aspettati si realizzano e rimangono anche se in seguito si dimostra che una notizia e` falsa.

      per questo l’unico possibile modo di difendersi e` di staccare la spina e non dedicargli piu` neppure una briciolina del proprio tempo…

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  2. Ha sempre funzionato così un po’ per tutti i governi passati e presenti e certamente così sarà per quelli futuri.

    Sappiamo bene che la cronaca recente è piena di provocazioni studiate per avviare politiche di guerra o antipopolari. I servizi segreti a questo servono…

    Se lo sostieni sei un complottista.

    L’articolo citato elenca solo le ultimissime menzogne, che ripetute e ripetute diventano realtà accettata.

    PAROLA PUBBLICA

    Prodotto
    Vuoto di valore
    Spesso già avariato.

    Trattata
    Venduta
    Comprata.

    Può dire
    Bianco al bianco
    E parimenti bianco al nero.

    Nessun pudore la filtra
    Prima di essere immessa
    Nelle malleabili orecchie del gregge.

    Non ha limitazioni
    Né di senso né di buon senso.
    Detta e se serve ritrattata.

    Se falsa ma ripetuta e ripetuta
    Cancellati i fatti
    Verità ufficiale è diventata.

    Pronunciata con recitata compostezza
    Il vento la solleva e la disperde…
    Publica verba volant.

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    1. ho appena scritto rispondendo ad un altro commento:

      aggiungi che le ricerche hanno dimostrato che l’effetto psicologico dell’emozione procurata da una notizia non puo` essere cancellato se si rivela che la notizia e` falsa.

      chi turba le masse con notizie traumatiche quanto inventate sa benissimo che gli effetti aspettati si realizzano e rimangono anche se in seguito si dimostra che una notizia e` falsa.

      per questo l’unico possibile modo di difendersi e` di staccare la spina e non dedicargli piu` neppure una briciolina del proprio tempo…

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      1. Vero, ma resta una difesa individuale che solo gli informati determinati e già coscienti possono assumere ( in questo caso però la presa di coscieza è già avvenuta ).
        L’effetto di indirizzo sulle masse ovviamente resta.
        Pur sempre con effetti minimi può agire la controinformazione ( al tempo di internet qualcosa avviene) che da una possibilità sia pur teorica di reazione.
        Peraltro come stai facendo tu…

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        1. hai ragione: staccare la spina e` una difesa soltanto individuale.

          (anche se resto convinto che, se riuscisse a diventare di massa e prevalente, determinerebbe da sola un collasso del sistema).

          ma resta da dimostrare che gli informati determinati riescano davvero a raggiungere le masse.

          sai quanti clic ha avuto questo post? 43, con i lettori che hanno cliccato piu` di una volta e i clic che non sono stati seguiti da una effettiva lettura.

          e nota bene che si tratta di un risultato eccezionalmente positivo.

          il post sulla Corea ha avuto 10 clic, che e` la misura normale media dei contatti che racimola un mio post.

          sto, in tutta evidenza, dando voce ad una crisi di motivazione, non so quanto radicale.

          e` evidente che si deve accettare di poter essere presenti nei processi sociali soltanto a livello molecolare, anche se si scrive un blog abbastanza impegnativo, e soprattutto se si e` scelto di non fare parte di alcun movimento organizzato.

          pero` giunge il momento nel quale ci si chiede se abbia ancora un senso questo impegno di palare ai sordi e probabilmente con modi comunicativi oramai troppo retro`.

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