Don Milani omofilo – 173

il mio attuale rifiuto di contaminare la mia mente con la lettura dei quotidiani italiani non mi tiene del tutto lontano dal dibattito politico e culturale che si svolge in Italia (stavo per dire: a valle).

naturalmente, quando colgo qualche argomento che mi coinvolge, mi accosto e leggo qua e la`, in punta di piedi, come chi deve camminare su un marciapiede pieno di escrementi di cani.

da un dibattito alquanto deprimente in corso sui principali quotidiani, a proposito di un romanzo che mi pare di sconfinato squallore e che e` stato dedicato a Don Milani, giusto per provocare scandalo e dunque allargare il mercato, ho appreso dell’orientamento sessuale omofilo di Don Milani.

parlero` di omofilia in questo post per indicare una inclinazione omosessuale non praticata.

e tengo fin dall’inizio a sottolineare questo punto fondamentale, senza il quale il resto del discorso viene completamente stravolto:

avere inclinazioni omosessuali senza praticarle non e` la stessa cosa che praticare una vita omosessuale.

non voglio dire che sia meglio, non ne sono affatto convinto;

sono complessivamente orientato a pensare che chi vive pulsioni di desiderio sessuale verso persone del suo stesso sesso farebbe bene a realizzarle.

ma il caso di don Milani e` qui giusto per smentirmi, direi, e dimostrare il contrario.

a cinquant’anni esatti dalla sua morte.

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. . .

con tutto cio`, non posso nascondere che scoprire questo aspetto della personalita` di don Milani mi ha abbastanza turbato.

ah, ma capisco che per molti dei miei lettori e` possibile che questo nome non dica nulla.

don Milani, prete originalissimo e scomodo, morto di leucemia a 44 anni nel 1967, fu uno dei padri spirituali (qui bisogna dire proprio cosi`) del nostro Sessantotto.

la Lettera a una professoressa, scritto dagli alunni della sua scuola popolare di Barbiana, il paesino dell’Appennino dove era stato relegato dalla curia fiorentina, fu uno dei testi di riferimento del movimento studentesco di quegli anni.

le idee di don Milani sono diventate una delle basi del pensiero democratico in Italia e lui un’icona nazionale, paragonabile, in questa dimensione, alla risonanza mondiale della figura di Che Guevara.

le sue opere furono al centro di polemiche furibonde, di processi, di censure da parte del Vaticano.

altri tempi, cosi` vivi.

. . .

questa mia sintesi estrema e` quasi una caricatura, lo capisco:

ma forse quel suo testo sulla scuola, breve ed incisivo, dovrebbe ancora essere riletto, perche` ha fatto un bel pezzo di storia della scuola italiana:

e` diventato il punto di riferimento fondamentale dei primi studenti della scuola media unica, introdotta con la riforma scolastica del 1962, che uscivano dalla scuola superiore ed arrivavano all’universita` e la contestarono.

di quel libro si parla ancora oggi, ovviamente soprattutto per criticarlo.

. . .

ora di tutto il dibattito detto sopra, che in realta` sfiora soltanto la figura di don Milani, come pretesto per fare scandalo pecoreccio, a me interessano proprio soltanto le notizie che posso ricavare su di lui e a queste mi fermo.

ci sono alcune lettere di don Milani, pubblicate in un libro di Santoni Rugiu, Il buio della libertà, De Donato-Lerici 2002, che non lasciano dubbi a riguardo.

Caro Giorgio… Quando si vuole bene davvero ai ragazzi, bene come gliene può volere solo la mamma che li ha fatti o il maestro che li ha partoriti alla vita dello spirito o il prete che non ha donna o figli fatti per mezzo del pipi, ma solo figli fatti per mezzo dei Sacramenti e della Parola. (…) E io come potevo spiegare a loro cosí pii e cosí puliti che io i miei figli li amo, che ho perso la testa per loro, che non vivo che per farli crescere, per farli aprire, per farli sbocciare, per farli fruttare? (…) E so che se un rischio corro per l’anima mia non è certo di aver poco amato, piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)”

“Vita spirituale? Ma sai in che consiste oggi per me? Nel tenere le mani a posto”.

“E chi potrà amare i ragazzi fino all’osso senza finire di metterglielo anche in culo, se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno?”

a proposito di questa scandalosa sincerita` con cui don Milani parla di se` credo che non si possa prescindere, dalla contemporanea esperienza del coetaneo Pasolini.

questi aveva subito una condanna per corruzione di minori alla fine degli anni Quaranta e stava facendo della sua omosessualita`, praticata ed esaltata letterariamente e cinematograficamente, il tema centrale della sua arte nell’Italia perbenista degli anni Cinquanta e Sessanta,.

. . .

lo scrittore che ha suscitato scandalo con la sua dedica a don Milani di un suo romanzo sulla pedofiliora dice di queste citazioni:

Forse forzando l’interpretazione, mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi, e ho trovato eroica la sua capacità di tenersi tutto dentro il cuore e i nervi.

Anche se la mia interpretazione fosse sbagliata, anche se non ci fosse per niente in lui quell’attrazione verso i ragazzi che mi sembra di aver intravisto nelle lettere, in certe risonanze linguistiche, e do per scontato che non abbia mai messo in pratica nulla, credo che questo non screditi affatto la figura di don Milani, anzi ai miei occhi la eleva. Un uomo capace di trasformare qualunque pensiero di tipo fisico in questo importante impulso pedagogico ne fa, secondo me, una figura ancora più grande.

sinceramente non vedo dove stia la forzatura: la cosa e` evidente ed innegabile.

trovo anzi assolutamente scandalosi e vagamente ributtanti gli articoli, guarda caso di due donne, Cristina Taglietti sul Corriere e Silvia Ronchey su Repubblica, che scendono in campo, per cosi` dire, a difendere don Milani non si sa bene da che cosa.

con la spudoratezza di chi si schiera a favore del suo anticonformisno e poi censura il suo linguaggio di sincerita` provocatoria.

che trionfo spudorato dell’ipocrisia perbenista!

. . .

basterebbe dire quello che leggo altrove:

Non c’è nessun motivo di credere che don Milani abbia messo in pratica quel desiderio sessuale per i suoi allievi, che ammette e nello stesso tempo allontana da sé, spaventato.

La fede appare dunque configurarsi principalmente come divieto, come l’interdetto che devia la pulsione sessuale del maestro verso il giovane allievo.

. . .

ma non vi e` soltanto l’eredita` imbarazzante dell’esperienza della comunita` del Forteto, nata diverso tempo dopo la sua morte, da ambienti fiorentini che si richiamavano a lui, sostenuta dalla sinistra toscana e conclusa, dopo vent’anni, da una serie di condanne per abusi sessuali, soprattutto omosessuali.

le voci sulla omosessualita` di don Milani giravano anche quando era in vita, diffuse da altri preti della diocesi fiorentina, apprendo adesso.

qualcuno sostiene che Lorenzo Milani l’avesse anche apertamente praticata nei brevi anni precedenti la sua conversione,

come rampollo di una famiglia laica della grande borghesia milanese, di una madre ebrea e con una costellazione familiare degna di una Mitteleuropa alla Thomas Mann: antico lignaggio, radicate posizioni liberali, sofisticate tradizioni culturali – bisnonno senatore, Freud e Joyce, Svevo e Pasquali tra le conoscenze di famiglia, l’intelligencija russa nel Dna.

forse e` anche dalla liberta` di questo ambiente che nasce la liberta` con cui parla delle sue pulsioni.

. . .

ora nessun dubbio e` possibile sulla estrema coerenza con la quale don Milani ha mantenuto nel limbo del non praticato delle pulsioni che pure riconosceva e perfino quasi dichiarava in se stesso.

cio` che tuttavia piu` mi sconcerta e dovrebbe sconcertare chi lo legge e` qui, quando don Milani scrive di correre il rischio di amare troppo, cioe` di portarsi i suoi ragazzi a letto.

qui lui smentisce se stesso e sembra credere, quasi senza saperlo, che l’amore sessuale sia una forma di amore piu` grande e piu` completo dell’attaccamento pedagogico al quale fu sempre strettamente delimitato il suo rapporto con i suoi allievi.

misteri della psiche umana.

Anziché rivendicare quell’attrazione come «troppo amore», avrebbe dovuto ammettere che il suo era un amore sbagliato, deviato, ossia un «non amore», che avrebbe nuociuto gravemente ai suoi allievi.

cosi` scrive, anni dopo, un suo critico.

ma ha ragione?

. . .

del resto l’attrazione omoerotica o meglio omofila tra i sacerdoti cattolici e` diffusa, come noto, e nei casi migliori si trasforma in passione pedagogica;

si puo` fare un altro grande esempio storico di prete che ha dedicato la sua vita ai ragazzi: don Giovanni Bosco.

ma castamente, come don Milani?

ai suoi tempi un brano scritto di pugno da don Bosco fu presentato in forma anonima, per un’analisi grafologica, ad un suo confratello, don Girolamo Moretti, e il responso fu questo:

Il carattere del soggetto tende ad essere dominato da una insincerità così bene architettata da rovinare un’intera generazione ed essere così uno di quegli individui che sarebbe meglio non avessero mai aperto gli occhi alla luce.

Si deve aggiungere che il soggetto ha molta facilità all’intenerimento sessuale, una spinta all’affettività di languore per cui, col complesso delle qualità descritte, metterebbe in azione ogni sforzo per colpire la vulnerabilità delle anime a piegarle ai suoi intendimenti morbosi.

 e il suo confessore, don Giuseppe Cafasso, disse di lui:

Se non fosse che lavora per la gloria di Dio – frase terribilmente mafiosa, cioe` cattolica –, direi che è un uomo pericoloso, più per quel che non lascia trasparire, che per quel che ci dà a conoscere di sé. Don Bosco, insomma, è un enigma.

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le ultime parole scritte lasciate da don Giovanni Bosco furono:

“I giovanetti sono la delizia di Gesù e Maria”.

Giovanni Dall’Orto sostiene di avere conosciuto un torinese che motivava l’anticlericalismo suo e della sua famiglia con il fatto che un suo nonno era stato allievo di don Bosco ed era stato sessualmente molestato da lui. Da qui l’odio – sosteneva – per l’istituzione che di un pedofilo violentatore aveva osato fare addirittura un santo.

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