se il blog mi fa male – 179

sono stato due giorni interi o forse anche qualcosa di piu` lontano da questo blog.

la coincidenza di questo silenzio virtuale con una visita a una mia figlia che sta a Milano e con una bella serata trascorsa con lei a Brera e in un ristorante eritreo di Porta Venezia e` soltanto casuale.

non so spiegare come mai, ma mi sto convincendo che questo blog mi fa male

(un po’ meno l’altro, quello sui videoclip del viaggio intorno al mondo: bortoround, ma del resto sta per finire).

. . .

intanto ho anche letto una premessa contagiosa sul blog dell’amico Raimondo Bolletta:

Dall’inizio di aprile non scrivo nulla sul mio blog, (…) è prevalsa una certa stanchezza, la sensazione che la scrittura pubblica, vissuta  come uno sfogatoio, alla lunga non aiuti né se stessi né gli altri. Inoltre i fatti della attualità sono così negativi che ragionarci sopra ha solo un effetto depressivo. In questi casi star zitti è meglio.

ha anche aggiunto:

continuo a seguire Facebook e cerco di intervenire nelle discussioni che mi coinvolgono di più.

per me, togliete di mezzo Facebook dove vivacchio stancamente, li` ho una vita sociale virtuale modestissima e ci bivacco soltanto perche` i miei post ci finiscono su in automatico, e qualche rara volta qualcuno li commenta anche li`.

continuo a pensare che il blog sia uno strumento molto migliore per una discussione culturale, se non altro perche` non nasconde i commenti e per me Facebook e` l’erba cattiva che alla fine ha soffocato quel tanto di confronto delle idee che si svolgeva in luoghi come questo.

. . .

ma capisco anche che tenere un blog non significa soltanto scriverci su delle cose tentando che siano intelligenti ed utili per chi le legge,
ma anche e forse soprattutto svolgere una politica promozionale e di relazione che va curata quasi piu` della scrittura.

e io non ne sono capace; e quindi la mia scrittura rimane quasi completamente inutile.

. . .

nella mia pigrizia ho provato tre giorni fa a mandare ad una casa editrice una raccolta di miei post su una tematica molto precisa e circoscritta:

che io possa trovare qualcuno che si sobbarca il lavoro di relazione per me?

so gia` che e` stato un gesto inutile.

e d’altra parte la vanita` della scrittura a me pare coinvolga oggi anche la carta stampata.

qui parlo di vanita` nel senso dell’inutilita` suprema di cui parla l’Ecclesiaste col suo Vanita` delle vanita`, tutto e` vanita`.

ma ci sta bena anche il significato deviante che porta a vanitoso:

chi si vanta di cio` che e` vanita`.

. . .

ha senso ancora scrivere? peggio: ha senso ancora provare a pensare, a ragionare, a soppesare gli argomenti e ele situazioni?

come non accorgersi che internet e` diventato lo strumento di un modello di uomo radicalmente nuovo e incompatibile con la fatica del pensiero ragionato?

lo raccontavo poco fa in una mail ad un’amica:

io torno da controlli del diabetologo, ne ho scelto uno nuovo, della ASL, smettendo con quello di grido e a pagamento: e ho trovato un mio ex-alunno di quando ero insegnante, quindi di quarant’anni fa, che mi ha fatto feste esagerate e alla fine, saggiamente, mi ha tolto tutte le medicine di mezzo, che del resto pigliavo a sprazzi, sentendo che mi stavano facendo male.
controlli come mangia, si muova molto, e cerchi di essere felice, ha detto saggiamente.
.
. . .
.
ecco, e allora dovrei semplicemente dire che stare fermo in casa a scrivere non so per chi, ma sostanzialmente per me stesso, e` abbastanza patologico.
.
oggi e` una bellissima giornata e mi metto le gambe in spalla piuttosto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

.
la mia terapia contro il modestissimo e quasi insignificante diabete (che non mi avra`) comincia limitando il blog a quando piove.
.
arrivederci dunque alla prossima brutta giornata.
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del resto, se il mio blog avesse un senso, sarebbe quello dell’ottimismo della volonta` e del cuore, contro le sofferenze artificiali che ci circondano da ogni parte.
.
ma anche quello delle sofferenze e delle paure vere, che dovrebbero prendere il posto di quelle di mercato…
.
insomma, la formula perfetta per un blog del cattivo tempo… 🙂
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13 thoughts on “se il blog mi fa male – 179

  1. Ho cercato di rimediare…

    MALA TEMPORA CURRUNT

    Mala tempora currunt
    Dicevano per soprusi e corruzioni
    I nostri padri latini,
    E prima di loro i greci precursori.

    Non mancavano di dirlo egizi, sumeri ed assiri,
    Ne erano convinti anche nella lontana Cina
    E fin dalla più antica dinastia.

    Lo pensavano,
    Ormai è accertato,
    I Neanderthal cugini.

    È agli atti, Lucy,
    L’etiope australopiteco
    Ha lasciato il motto inciso nei suoi famosi denti.

    E pure oggi il sempre attuale lamento
    Si alza ovunque
    Dal globo in coro.

    Chi siamo noi
    Per opporci a tanto umano fato ?

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  2. Penso che la vita, la vita bella sia un cocktail di cose diverse, un mosaico multicolore di eventi pianificati, cercati, costruiti, di scoperte, incontri casuali, sacrifici, dolori, imbarazzi, di salite faticose, di discese rovinose, di galleggiamenti … un blog alla nostra età, quando ormai non siamo più pressati dal lavoro, dal successo, dall’utilità di ogni secondo che ci è dato, un blog ci sta tutto in particolare per i giorni di pioggia o per i giorni in cui ci va di dire qualcosa a noi stessi e agli altri.
    Ti cito tre fatti di questi giorni che mi inducono a continuare a frequentare questa bettola. L’amico che commenta quella mia frase dicendo che i miei post non sono depressivi anzi sono consolatori nel sapere che qualcuno si ostina ad usare il proprio cervello.
    L’anziana amica di mia madre, con una vita da tragedia greca e con la licenza elementare che passa i pomeriggio al telefono per carpire dal suo giro di conoscenze ed amicizia qualche buona parola e alla quale a volte evitiamo di rispondere per pigrizia, alla quale, tanto per tagliar corto in una telefonata in cui si lamentava per come poteva occupare il suo tempo, ho consigliato di leggere il mio blog. Non ha il computer in casa e ha chiesto l’aiuto di un vicino il quale le ha stampato l’introduzione. Ha colto immediatamente il senso del mio raccontare e riflettere e si è messa a raccontare l’8 settembre e lo sfollamento da casa sua sotto i bombardamenti americani e le rappresaglie tedesche. Mi ha inviato così una lettera scritta a mano con una grafia incerta e qualche errore ortografico. Era intimidita e la prima cosa che mi ha chiesto era se c’erano troppi errori di grammatica. Temevo peggio, le ho risposto, ma ho capito benissimo e il tuo racconto è molto bello. Non te la faccio lunga, ora ci stiamo scambiando lettere cartacee, io stampando alcuni post più personali lei con altri racconti e riflessioni. Era felice e si sentiva dalla voce di nuovo cristallina e non piagnucolosa. Terza ragione per cui questo tempo non è buttato: proprio ieri facendo i conti sulla mia sopravvivenza statistica e sulla vita del mio nipotino mi sono reso conto che forse l’immagine che lui conserverà di me sarà molto evanescente e sfocata, così ho pensato che gradualmente stamperò, forse, tutte le cazzate che ho scritto nel mio blog e confezionerò un ‘manoscritto’ lasciato ai nipoti visto che wordpress difficilmente durerà quanto questi piccoli che stanno nascendo ora.
    Vanitas Vanitatum. In fondo è tutta la vita che lottiamo contro questo rischio che il nostro passaggio sia del tutto vano, dei segni vorremmo lasciarli, come quelli della tua amica che ritrova l’ex alunno che la visita.

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    1. si`, l’idea di stamparsi le cose migliori e` buona, e credo che la realizzero` anche io, insciallah, una volta finito il salvataggio virtuale dei miei vecchi blog, che mi tiene occupato per ora.

      ma sperare di essere letti, mi pare esagerato; e anche se ci leggessero, resterebbero meravigliati di tante cose, di come ci esprimevamo, di quali strane idee avevamo per la testa, ecc. ecc.

      lo stesso che succede a me se leggo le lettere che scriveva dall’Africa mio padre a mia madre 80 anni fa.

      il tempo ci frega anche rendendoci inattuali: cosa di cui peraltro e` facile rendersi conto anche soltanto scrivendo in un blog.

      pare che oramai quasi soltanto i reduci della nostra generazione, Raimondo, credano in questo strumento, ti rendi conto?, dato che siamo i relitti dell’eta` tramontata della ragione critica.

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      1. l’impressione è che delle nuove generazioni in pochi credano ad un qualche strumento efficace, se non la bomba (efficace in senso lato, ed in doppio senso).
        per il resto, credo che seminare sia importante. un creatore di semi deve portare pazienza, e mettere in preventivo di non poterne ammirare la germogliatura.
        un abbraccio caro amico 🙂

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        1. stavo pensando che sarrebbe stato piu` appropriato il titolo: se mi faccio male col blog…

          avre smesso di lavorare nella scuola mi ha fatto perdere il contatto diretto con le nuove generazioni, per quel che significa questa espressione completamente sbagliata…

          sara` per questo che mi pare che prevalga li` dentro l’interesse esclsuvo a godersi il presente nel piu` stupido e a volte anche auolesionistico dei modi?

          non pensero` per questo che i giovani siano tutti cosi`.

          parlare di giovani come categoria generale e` stupido come parlare di altre categorie generali solo in base alle classi di eta`.

          grazie dell’incoraggiamento, pero` occorre pure che mi prepari a tirare i remi in barca a poco a poco…

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  3. Sono ormai 2000 anni che mala tempora currunt….

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    AHI AHI! POESIA

    Nessuno più ti ascolta.
    Ahi ahi!
    Questi sono tempi di poesia…

    Non c’è più azione comune.
    Ahi ahi!
    Sono i tempi dei troppi poeti …

    La gente non si parla.
    Ahi ahi!
    Sono tempi di fuga nella poesia…

    La povertà dilaga.
    Ahi ahi!
    Sono questi i tempi della poesia…

    Ultima risorsa,
    Ultimo rifugio,
    Ultima protesta,
    Ultima espressione di sé che ci rimane.

    Ahi ahi! Ahi ahi!
    Davvero brutti i tempi in cui fiorisce poesia.

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      1. Incredibile quanto sei acuto.. quanto dici mi era del tutto sfuggito….
        Ho scambiato tragicamente la cultura latina con quella cristiana senza accorgermene… zio caro!

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