Ainis e le 5 modifiche necessarie della Costituzione – 184

il Foglio e` l’unico quotidiano italiano, assieme al Sole 24 ore, che, per ora, non pubblica video splatter di omicidi e disgrazie sanguinolente varie e al quale dunque do un’occhiata ogni tanto.

(con dispiacere vedo che la moda comincia a diffondersi anche in Germania, del resto, per cui presto finiro` completamente circondato).

e` sul Foglio quindi che vengo informato delle proposte di correzioni alla Costituzione del costituzionalista Ainis.

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Ainis ha avuto una posizione un poco defilata nell’ultimo referendum costituzionale ed e` stato accusato di essere nascostamente filo-renziano per avere sostenuto, in Trentino, che la riforma Renzi blindava le autonomie delle regioni a statuto speciale.

in realta` la sua era una critica e non una forma di appoggio,e bastava leggere il questo sito per accorgersene:

http://www.libertaegiustizia.it/tag/michele-ainis/

comunque la sua e` una voce che si e` collocata fuori dai due cori, del Si` e del No:

ha preferito evidenziare i rischi di uno scontro cieco,

che peraltro e` stato voluto da Renzi, anche se questo Ainis non lo dice.

. . .

ora, dopo la sconfitta del tentativo di stravolgimento renzino, Ainis riapre il dibattito sulle modifiche alla nostra Costituzione da un punto di vista nuovo, che merita di essere analizzato:

punto di partenza e` il declino della democrazia rappresentativa, generato dalla crisi dei partiti politici.

credo che Ainis abbia ragione: uno degli effetti dei social media, che agiscono sempre di piu` come sostituto della vita reale, anziche` come suo supporto, e` la morte dei partiti politici.

dove sopravvive qualcosa di simile a un dibattito collettivo, ancora, e` online, in un blog e su piattaforme informatiche, ma perfino qui la vita politica virtuale mostra segni preoccupanti di declino.

(qui rispondo, per ora in estrema sintesi, anche ai post interessanti che ha dedicato al tema, con un ponderoso approfondimento, l’amico blogger Raimondo Bolletta:

Blog, comunità, partiti, movimenti, social

Blog, comunità, partiti, movimenti, social. 2

Blog, comunità, partiti, movimenti, social. 3

ma spero di tornarci meglio, prossimamente).

. . .

ecco i 5 punti proposti da Ainis per rivitalizzare, nella Costituzione, il potere decisionale dei cittadini:

1) l’estensione del referendum abrogativo oltre i limiti previsti dall’articolo 75 della Costituzione e l’introduzione del referendum propositivo per consentire forme di democrazia digitale in occasione, per esempio, della realizzazione di importanti opere pubbliche;

2) un numero di parlamentari a geometria variabile che tenga conto della percentuale degli elettori astenuti nella competizione elettorale nazionale, perché “un Parlamento non votato è un Parlamento non legittimato” che non dovrebbe (per dirne una a caso) potere procedere alla revisione costituzionale;

3) l’introduzione del limite di due soli mandati per i parlamentari oltre che per i membri del Governo per evitare che il ceto politico perda l’attitudine di trovarsi un’occupazione vera nel mercato del lavoro;

4) la modifica dell’articolo 67 Costituzione che elimini il divieto del vincolo di mandato ed introduca il recall come in Svizzera o negli Stati Uniti, perché i cambi di casacca di deputati e senatori sarebbero il sintomo più evidente dell’irresponsabilità della nostra classe dirigente;

5) una pattuglia di parlamentari estratta a sorte senza timore che vengano nominati soggetti privi di alcuna capacità perché di incapaci comunque sarebbero piene le aule legislative.

. . .

lo ammetto: nel leggere queste proposte mi sono emozionato.

senza essere un costituzionalista, ho ritrovato qui le mie stesse proposte che faccio da qualche anno:

i punti 2 e 5, collegati tra loro, con la riduzione della rappresentanza parlamentare eletta in base alla partecipazione alle elezioni e il riempimento con parlamentari estratti a sorte dei seggi mancanti,

il punto 4 col recall o revoca, attraverso una verifica elettorale, dei parlamentari che palesemente contravvengono al mandato ricevuto dal popolo elettore; in particolare, una verifica della fiducia degli elettori verso i loro rappresentanti dovrebbe essere obbligatoria ogni volta che questi cambiano schieramento politico.

totalmente d’accordo anche sul limite dei mandati parlamentari, per evitare la formazione di un ceto di professionisti della politica.

mi sentivo un dilettante allo sbaraglio; ora mi sento in compagnia di qualcuno piu` competente di me, e la cosa mi conforta parecchio.

ci fosse la possibilita` di creare un movimento per sostenere queste, che sono alcune delle riforme costituzionali vere delle quali l’Italia ha bisogno, io sarei anche personalmente disponibile ad impegnarmi.

. . .

ovviamente mi diverto anche a leggere, sul Foglio, le reazioni contrarie:

il registro della litania populista ed anti sistema,

i contenuti delle proposte di revisione costituzionale che colpiscono per la stramba eterodossia dottrinale

un’impressionante rassomiglianza (consapevole di certo, spontanea non si può dire in che misura) con il programma del partito di Beppe Grillo. 

e allora?

di Beppe Grillo penso personalmente molto male e l’ho scritto molto di recente.

ma in queste proposte sento piu` la mano di Casaleggio che di Grillo.

in ogni caso mi sembrano giuste nel loro insieme: vorrei solo vederci piu` chiaro sul punto 1.

. . .

l’Italia e` o non e` una repubblica democratica?

mi sembra di sentirli tutti quelli che sostengono, da Scalfari in giu`, che la vera democrazia e` l’oligarchia.

ma occorre avere studiato il greco antico all’universita` (come me) per sapere che l’unica traduzione autentica in italiano parlato contemporaneo della parola demokratikos sarebbe populista.

leggetevi i filosofi e gli storici aristocratici dell’eta` di Pericle: parlavano della democrazia con lo stesso orrore col quale gli oligarchi di oggi parlano del populismo.

purtroppo non c’e`scampo: se il popolo deve governare, vuol dire anche che governano l’ignoranza, l’egoismo, i pregiudizi.

altrimenti, occorre criticare definitivamente la democrazia e sostituirla con qualcos’altro.

l’unica cosa che non dovrebbe essere ammessa e` chiamare democrazia il suo contrario.

Il prof. Ainis propone un populismo costituzionale come rimedio alla crisi della democrazia rappresentativa.
 . . .
entro ora nel merito delle critiche:
1) I limiti posti dall’articolo 75 della Costituzione Repubblicana al referendum abrogativo hanno rappresentato sinora il freno più efficace alle derive populiste che avrebbero potuto aggredire le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e quelle di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionale. L’alternativa secca fra il “si” ed il “no” al cospetto di materie particolarmente complicate e caratterizzate da un elevato tasso tecnico offre il destro a decisioni assunte senza alcuna consapevolezza e sull’onda dell’emotività sobillata da leader e gruppi di pressione per nulla interessati alla tutela del bene collettivo.
su questo punto specifico occorrono approfondimenti e mi riservo il giudizio; a me pare che l’esclusione dalle materie referendarie vada riservato soltanto alle leggi fiscali e di bilancio per l’aspetto fiscale e che il potere di intervento del popolo nei casi di amnistia e nella ratifica dei trattati internazionali sia ammissibile.
Il quorum strutturale funge da resistenza all’abrogazione di norme di legge adottate dal Parlamento in rappresentanza della maggioranza del corpo elettorale.
la rappresentanza della maggioranza del corpo elettorale?
se un parlamento e` eletto dal 50% degli elettori, la rappresentanza della maggioranza del corpo elettorale non e` assicurata da nessuna maggioranza si formi in quel parlamento.
gia`nella riforma di Renzi era previsto, in un caso, che il quorum del referendum abrogativo venisse fissato in base al tasso di partecipazione degli elettori alle ultime elezioni.
in questo non vedo proprio nulla di scandaloso o improprio: mi pare anzi una norma di puro buon senso.
e l’ho detto anche quando lo proponeva Renzi.
niente impedisce ovviamente che il recall venga adottato anche in Italia con altrettante cautele;
anzi maggiori, considerando quanto facilmente in Italia principi anche giusti si trasformano in prassi sbagliate, clientelari o malavitose, o semplicemente confuse.
Il cambio di casacca non è automaticamente sintomo di irresponsabilità perché potrebbe essere dovuto al cambio di direzione del Partito politico o del gruppo parlamentare. A ciò si aggiunga che, come correttamente desumibile dal Digesto delle Discipline pubblicistiche alla voce “Responsabilità politica”: “Invero un’ampia letteratura ha dimostrato come difficilmente il programma sottoposto agli elettori possa contenere un catalogo dettagliato delle misure particolare che il governo prederà. Anche perché, in un mondo in cui gli stati sono diventati sempre più interdipendenti sopratutto in materia economica, il governo deve operare in un contesto che è definito da decisioni prese da un numero sempre più vasto di attori e perciò sempre più mutevole ed imprevedibile….. Muovendo da questo genere di considerazione, si è potuto concludere che la scelta elettorale dei governanti avviene sulla base di quella che si considera la loro attitudine a prendere decisioni appropriate, piuttosto che sulla base di decisioni determinate”.
perfetto, ma nulla di tutto questo e` messo in discussione dal recall, che semplicemente verifica, in condizioni particolari e stringenti, che il parlamentare segua i principi sui quali e` stato eletto rimettendo il giudizio agli elettori.
5) Incredibilmente contraddittoria è poi la proposta di sorteggiare un certo numero di parlamentari. Questa pattuglia non sarebbe legata per definizione a nessun mandato elettorale e manderebbe a gambe all’aria tutta la costruzione teorica sulla quale si reggerebbe il recall. Delle due, allora, l’una: o il recall serve a far prevalere la volontà del corpo elettorale ed il contenuto del mandato affidato al rappresentante o il sorteggio serve a rendere del tutto libero (irresponsabile) il nominato nei confronti di chicchessia.
evidentemente il recall non sarebbe applicabile ai rappresentanti estratti a sorte, dato che non sarebbero nominati sulla base di nessun mandato, ma rispenderebbero soltanto alla loro coscienza.

ricordo che studi teorici sui sistemi elettorali hanno dimostrato da tempo che l’unico sistema elettorale veramente perfetto e senza distorsioni e` quello basato sull’estrazione a sorte, che del resto era praticato nell’antica Grecia, alle basi stesse della democrazia.

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