sociopatici o isterici? che scelta! – 186

il blog dell’amico Raimondo Bolletta segnala un articolo della rivista virtuale Doppiozero che ho trovato interessante:

Macron e i disastri del radicalismo politico, di Pietro Barbetta

sono da sempre un radicale in politica: dato che ho mai avuto intenzione di diventare un politico professionale me lo posso permettere.

aggiungo: mi piacerebbe essere piuttosto un uomo di pensiero, che un politico, cioe` un uomo che pensa e cerca di aiutare gli altri a pensare, piuttosto che uno che prende le decisioni che gli altri vogliono che prenda.

in questo campo, del pensiero, occorre essere radicali nell’analisi dei problemi.

tocca al politico, semmai, mediare le soluzioni; ma chi pensa non deve mediare, se condo me, altrimenti il suo stesso pensiero diventa inutile.

. . .

diciamo che la natura mi ha dotato di un pensiero tipicamente divergente, cioe` abbastanza originale e creativo nella ricerca delle soluzioni.

sono abbastanza vecchio da poterlo dire senza nessuna prosopopea e con serenita`: del resto questo modo di pensare e` anche un bel problema nelle relazioni con gli altri.

chi non e` portato al pensiero divergente si trova sempre a disagio con chi ragiona fuori dagli schemi; la solitudine e`dietro l’angolo.

e a volte, ecco un esempio di pensiero divergente, penso che, stando cosi` le cose, tanto vale prenderla come scelta, la solitudine.

che e` sempre stata appannaggio di chi sceglieva il pensiero: o beata solitudo, sola beatitudo; o beata solitudine, solo modo per trovare la serenita`.

. . .

ma, tornando a Barbetta, ho letto quindi con radicale attenzione la sua critica al radicalismo politico e ho trovato affascinante la distinzione fra il politico sociopatico e quello isterico:

il primo porta all’iper-radicalismo, il secondo si accontenta del radicalismo soltanto.

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Nella tradizione clinica il sociopatico è direttamente pericoloso, può devastare un paese, mandare in rovina una compagnia aerea o una banca, oppure, nei casi di opposizione, altrettanto sociopatici, organizzare un massacro, auto-immolarsi per una causa.

nel primo gruppo ci metteremo dunque gli islamisti o i neonazisti, assieme ai razzisti di vario tipo; nel secondo…

intanto che tiro un sospiro di sollievo per non essere finito nel primo gruppo, vediamo meglio:

L’isterico esercita la propria azione sul piano teatrale, istrionico. Il suo pericolo non è diretto, spesso si confonde e si trova a prendere posizione con il suo antagonista pur di avere ragione contro il suo possibile alleato, che deve essere il “meno peggio”, perché il meglio non esiste. Il radicale di sinistra si sente puro, non scende a compromessi per principio. In questa confusione favorisce l’antagonismo sociopatico.

Facciamo qualche esempio in più, giusto per capire: se uno stato democratico cerca di mettere dei limiti al terrorismo per proteggere i suoi cittadini, ecco che diventa liberticida, indipendentemente dalle misure e dal contesto.

All’opposto, se ci si dichiara contro l’Europa dei capitalisti, bisogna evitare i rischi di trovarsi, obtorto collo, a braccetto con il populismo e l’estrema destra che ha lo stesso obiettivo, ma con intenti sociopatici e violenti.

. . .

accidenti, sono d’accordo con l’autore.

ma, allora, non sono un radicale, politicamente parlando?

eccomi in crisi di identita`.

e, se continuo a leggere, sono ancora piu` d’accordo con Barbetta:

Tutto ciò avviene per una disperata ricerca di un tipo di consenso che la sinistra ha irrimediabilmente perduto: il consenso delle classi sociali povere, delle masse dei diseredati.

vero, verissimo! e` proprio cosi`.

anche se questo non spiega tutto, spiega pero` almeno come mai i politici di professione che si presentano come radicali politicamente sono poi cosi` propensi ad allearsi con la destra, senza neppure riconoscerla.

disperata ricerca di consenso.

detta anche demagogia.

. . .

Nessuno ricorda che ciò accadde già nel passato. Che il fascismo e il populismo hanno quasi sempre vinto sulla sinistra agitando programmi socialisti, poi non mantenuti. Purtroppo i nazionalisti sono quasi sempre sembrati più concreti e realisti, o almeno sono stati più abili nell’ottenere consensi su programmi di supposta “eguaglianza sociale”, rispetto a quelli proposti dalle sinistre. Perché? Perché la difesa del particulare e l’universalismo dei diritti non stanno insieme e se uno ha problemi ad arrivare a fine mese, tende a scegliere di essere contro l’universalismo.

ok, d’accordo anche su questo.

. . .

ma qui viene il meglio, oppure il peggio dell’articolo di Barbetta, a seconda dei punti di vista:

Si potrebbe individuare questo atteggiamento delle sinistre – estremiste, aggiungo io – nel carattere anale, così bene descritto da Elvio Fachinelli in Il bambino dalle uova d’oro. L’invidia per il successo di Macron porta parte della sinistra a quasi-sposare la causa della destra, in maniera testarda e dissociata. Si perde di vista tutto ciò che si potrebbe fare per salvare il pianeta, pur di ribadire, in modo narcisista, la propria purezza ideologica di fronte a un mondo che sta per finire, meglio la guerra con la Corea del Nord piuttosto di votare la Clinton, meglio una Francia razzista e sciovinista piuttosto che scendere a compromessi con Macron. Questo il carattere anale che produce il delirio isterico della sinistra radicale.

ops, adesso fermo un momento. Barbetta.

. . .

come non accorgersi che questa tua posizione e` totalmente e assolutamente ideologica?

in nome del rischio di essere radicali e per evitare l’accusa di avere un carattere anale, cioe` invidioso, allora ne discende che si dovrebbe per principio accettare sempre qualunque compromesso che ci viene proposto?

eh no, e non vorrei ritorcere l’accusa, ma c’e` molto di anale, forse ancora piu` anale, in questo atteggiamento, che assomiglia molto al piacere che qualcuno prova di prenderlo in quel posto.

eh no: io rifiuto il rifiuto del compromesso per principio, ma rifiuto anche il compromesso per principio.

non mi basta una sommaria analisi psicoanalitica, voglio entrare nel merito caso per caso.

a volte c’e` del meno peggio di nome che di fatto e` peggio del peggio; a volte, invece, il meno peggio va bene davvero.

e ci sono anche delle sconfitte momentanee che sono salutari: per tutti.

. . .

facciamo degli esempi?

la Clinton? era assolutamente non votabile, secondo me.

e mettendo i due candidati sul piatto della bilancia, il negativo esplicito di Trump non bastava ad equilibrare il negativo implicito della Clinton.

meglio rimettere le basi di uno scontro politico chiaro piuttosto che proseguire con un trumpismo di sostanza soltanto meglio mimetizzato.

(parere personale, naturalmente),

secondo esempio? Renzi.

non e` votabile in alcun modo: e` un disastro per il paese, e se il Partito Democratico se lo e` scelto, bene, allora gli elettori non sceglieranno il partito Democratico, e io con loro.

e nessuno riuscira` a convincere ne` noi ne` gli italiani che Renzi e` il male minore.

terzo esempio? Macron.

Macron e` molto lontano da alcune mie idee, ma e` competente, lucido, per niente populista, ha il coraggio di dire quello che pensa.

Macron e` davvero un male minore, secondo me, rispetto alla Le Pen, ed io lo voterei senza problemi, pur nel dissenso su alcuni punti.

Macron, a me pare, portera` avanti il dibattito politico, gli altri due, anche se di un’area politica simile alla sua, no.

. . .

quindi, per favore, invece di spiegare a noi radicali di sinistra che per principio dobbiamo essere sempre a votare il candidato di centro che e` il male minore, il candidato scelto dall’oligarchia, vedete di darvi da fare per presentarcene qualcuno di votabile.

altrimenti il giochino diventa troppo facile, non vi pare? 🙂

e spero di averlo detto col sorriso sulle labbra e nel modo meno isterico possibile…

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8 thoughts on “sociopatici o isterici? che scelta! – 186

  1. ANNASPARE

    Ma non possiamo
    Seguire del tutto la natura,
    Non si annega senza annaspare.

    Se non vogliamo morire annaspando
    Cerchiamoci razionalmente
    Un salvagente, almeno…

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    1. che concetto familiare, 🙂

      anzi che frase che mi sembra di ricordare… 🙂

      . . .

      la matrigna natura possiamo
      ascoltare mentre invita al suicidio?

      non si annega senza annaspare.
      e no all’annegare annaspando.

      razionalmente, almeno,
      un salvagente cerchiamo.

      molto, molto urgente da trovare,
      il salvagliuomini solidale.

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      1. Non mollare…..

        483
        AGLI INTELLETTUALI

        Non chiedete,
        A chi porta il peso del mondo,
        Di farsi carico del compito vostro.

        Le belve hanno già azzannato
        Cosce e polpacci,
        Fameliche, senza pietà.

        La vuota comprensione
        Naviga negli astri
        Non alleggerisce, non consola.

        Mai sazie,
        Le zanne smembrano
        Strappano brandelli.

        Le parole
        Per imprigionare le belve
        Sono compito vostro.

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  2. trovo che l’operato dell’essere umano è così liquido, psicotico ed emotivo che qualsiasi tentativo di categorizzarlo sia destinato all’inevitabile fallimento.
    da qualsiasi parte che lo si osservi, francamente.
    se non partiamo dal presupposto che siamo scimmie a tutti gli effetti, e che le società che creiamo sono scimpatiche, analizzeremo piuttosto mentalismi, clichè, nel migliore dei casi algoritmi che travisano la comune natura.
    il ferreo ragionamento basato su imbarazzanti conoscenze è tanto più socialmente inefficace quanto più si allontana dal nostro dna di scimmia predatoria (fuori dal gruppo) e solidale (dentro al gruppo).
    il ragionamento non è più una strada politicamente percorribile, non lo è mai stata di per sé ma oggigiorno non è più nemmeno credibile: abbandonando il dogma abbandoniamo qualsiasi forma di controllo, la Scienza non ha dogmi.
    non esistono valori che non siano dogmatici, la ruota del carro evolve: ora la psiche della scimmia chiede banalizzazione, il dente della scimmia riscopre sangue e riso.
    il buon politico minimizza il sangue e massimizza il riso, il buon politico massimizza il sangue e minimizza il riso.
    la natura farà comunque il suo corso. seguiamo la nostra natura e con essa affondiamo in serenità, o annaspando.

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    1. per una volta provero` a moderare il tuo pessimismo, che sta superando anche il mio.

      non che non ci sia motivo di essere pessimisti, e in realta` in questi giorni sto scrivendo di altro per superare lo shock di questa conferenza di Chomsky che sembra dimostrare del tutto inutile tutto cio` che stiamo facendo:

      pero` tutto quello che dici di tragicamente vero sull’essere umano non ha impedito, fino a un certo momento della storia l’impiego sociale di una certa razionalita` globale.

      razionalita` necessaria per frenare l’istinto biologico autodistruttivo presente nell’essere umano come in ogni altro organismo vivente: tutti portati istintivamente a moltiplicarsi senza esaminare la compatibilita` con l’ambiente.

      razionalita` minoritaria, presente solamente in pochi, che ha agito nella storia per sfumature quasi impercettibili, visto che la storia nel suo insieme e` rimasta guidata dalla follia di cui parli.

      eppure sono state queste tracce sparse o sfumature di razionalita` che hanno fatto la differenza.

      buttare la spugna adesso? forse, anzi certamente e` perfino troppo tardi.

      ma non e` troppo tardi per continuare ad usare la razionalita` (che ne e` capace, almeno) per salvare per quanto si puo` se stessi, o ridurre il danno.

      mi spiace, mi rendo conto della banalita` della mia risposta di fronte alla ricchezza di stimoli che hai offerto.

      ma non possiamo seguire del tutto la natura: non si annega senza annaspare.

      se non vogliamo morire annaspando cerchiamoci razionalmente un salvagente, almeno…

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  3. Piü invecchio piü divento radicale e sempre meno disposto a compromessi che subisco da una vita.
    Dal punto di vista strettamente logico se manca la visione radicale su cosa si fa il compromesso?
    Da quanto riporti concordo si tratti di posizione ideologica , credo anche funzionale a posizioni politiche contingenti….

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    1. perfettamente d’accordo su un punto che hai detto bene: per poter fare un compromesso bisogna avere qualcosa su cui contrattare, cioe` una visione radicale… 🙂

      per quanto riguarda l’autobiografia, invece, la mia non e` sganciata da quel che dici: invecchiando divento piu` radicale nell’analisi, ma piu` capace di capire la necessita` del compromesso nella pratica.

      storie di normale indulgenza senile… 😉

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