uccidere il ladro (e il debitore) nelle Dodici Tavole – 191

Si nox furtum faxit, si im occisit, iure caesus esto.

Luci […] si se telo defendit […] endoque plorato

Se qualcuno tentera` di rubare di notte, se lo uccide, sia ucciso legittimamente.

Con la luce, se [il ladro] si sarà difeso con un’arma, e se [il proprietario] prima avra` gridato aiuto.

Leggi delle Dodici tavole, Tavola VIII, 12-13

non e` carino che il parlamento della Repubblica Italiana anno 2017 ripercorra cosi` da vicino le orme di 2.468 anni fa?

come se non fossero esistiti cristianesimo, illuminismo e diritti civili del ventesimo secolo.

. . .

le Leggi delle Dodici tavole furono compilate a Roma nel 451-450 a.C. dai decemviri legibus scribundis, eletti dai comizi centuriati, dopo che una delegazione di tre membri era stata mandata in Grecia a studiare le leggi locali:

la plebe aveva chiesto leggi scritte per limitare l’arbitrio dei patrizi che amministravano la giustizia e attenuare le leggi contro i debitori insolventi.

furono il fondamento del diritto romano e i bambini dovevano impararle a memoria a scuola.

insomma, quasi l’equivalente del Decalogo nella cultura ebraica.

col vantaggio, pero`, che nessuno si sogno` mai di dire che fossero dettate da dio.

. . .

quanto ai comizi centuriati erano il principale organo politico della repubblica romana: eleggevano alle cariche politiche piu` importanti, approvavano le leggi e decidevano le guerre.

corrispondevano all’ordinamento militare dello stato.

dato che le armi necessarie all’esercito erano pagate direttamente da ogni cittadino per se stesso (escluso il cavallo per i cavalieri), i cittadini meglio armati, e dunque anche piu` ricchi, avevano un maggiore peso politico.

i cittadini votavano personalmente, suddivisi per centurie, sulla base del censo e dell’eta`:

ad esempio, tutti coloro che non avevano reddito votavano in una sola centuria, l’ultima,

mentre chi aveva un reddito superiore a 100.000 assi era suddiviso fra 80 centurie, di cui 40 erano riservate ai seniores, con piu` di 45 anni.

e dunque le centurie dei piu` anziani erano meno erano popolate delle 40 centurie per iuniores dai 18 ai 45 anni, eil voto dell’anziano (intendendo per tale chi arrivava a superare 45 anni) contava di piu`.

il voto che prevaleva in ciascuna centuria ne rappresentava la decisione (insomma il sistema elettorale era maggioritario), e siccome le centurie erano 193, occorreva il voto favorevole di 97 centurie per l’approvazione.

votava per prima ogni volta una centuria estratta a sorte, ma poi le altre centurie votavano sempre in successione a partire da quelle col reddito e l’eta` piu` alti.

siccome le centurie erano 193 e dunque la maggioranza necessaria a decidere  era di 97 centurie, ma quelle della prima classe, cioe` dei cittadini piu` ricchi, erano 80, e alla prima classe erano aggregate le 18 centurie degli Equites equo publico (fanti a cavallo), molto spesso bastava il voto di questa prima classe di centurie a decidere, e non si andava nemmeno oltre con le votazioni.

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ma anzi, lasciatemi ironizzare: vogliamo perdere altro tempo col dibattito sulla legge elettorale?

basterebbe dividere il territorio nazionale in province elettorali (alla romana) e in ciascuna provincia far votare le leggi di nuovo direttamente ai cittadini divisi in centurie sulla base del reddito, come facevano loro.

ci risparmeremmo anche le spese del Parlamento… 🙂

oltre che il confuso dibattito su quanto oligarchica debba essere una vera democrazia… 😉

. . .

anzi, perche` non ri-adottare le Dodici tavole anche per il trattamento dei debitori?

Tabula III

1. Aeris confessi rebusque iure iudicatis xxx dies iusti sunto.

2. Post deinde manus iniectio esto. in ius ducito.

3. Ni iudicatum facit aut quis endo eo in iure vindicit, secum ducito, vincito aut nervo aut compedibus xv pondo, ne maiore aut si volet minore vincito.

4. Si volet suo vivito, ni suo vivit, qui eum vinctum habebit, libras faris endo dies dato. si volet, plus dato.

5. Erat autem ius interea paciscendi ac, si pacti forent, habebantur in vinculis dies sexaginta. inter eos dies trinis nundinis continuis ad praetorem in comitium producebantur, quantaeque pecuniae iudicati essent, praedicabatur. tertiis autem nundinis capite poenas dabant, aut trans tiberim peregre venum ibant.

6. Tertiis nundinis partis secanto. si plus minusve secuerunt, se fraude esto.

1. Per il debito riconosciuto e dopo un regolare processo, ci saranno 30 giorni di tempo.

2. Dopo, avvenga la cattura e sia condotto in giudizio.

3. Se non esegue la sentenza o nessuno dà garanzia per lui, se lo porti con sé, lo leghi con corregge o a ceppi di quindici libbre; non più pesanti, ma se vuole lo leghi a minor peso.

4. Se [il debitore] lo vuole, viva a sue spese. se non vive del suo, chi lo ha catturato gli dia una libbra di farro al giorno. Se vuole anche di più.

5. Vi era però intanto il diritto di trovare un accordo; se non si trovava restavano prigionieri per sessanta giorni. Durante questi giorni per tre giorni di mercato consecutivi veniva condotto avanti al pretore nel comizio e veniva annunziato l’ammontare della somma che era stato condannato a pagare. Nel terzo giorno di mercato veniva giustiziato oppure mandato al di là del Tevere per essere venduto.

6. La terza volta che era portato al mercato sia tagliato a pezzi. Se ne taglieranno più o meno del dovuto, non andrà a loro pregiudizio.

del resto non se ne ricorda anche Shakespeare nel Mercante di Venezia?

l’usuraio Shylock non ottiene a garanzia del suo debito una libbra di carne del debitore che potra` tagliare dal suo corpo dove vuole?

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ottimo rimedio alla crisi del debito sovrano il taglio del debitore, anziche` il taglio del debito.

charles-macklin-as-shylock-in-shakespeares-the-merchant-of-venice-g38acb

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