il proletariato egoista – 196

c’e` ancora un proletariato al mondo oggi?

siamo nell’eta` di twitter e dico subito di si`, almeno nel senso sociologico del termine, prima che i lettori si dichiarino esausti al 141esimo carattere.

ma non  si trova piu` dove dovrebbe essere.

il proletariato non e` piu` formato dai lavoratori dipendenti.

e` finito altrove, tra i pagati in nero, i precari a vita, i non garantiti.

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proletariato, da dove proviene questo concetto trasferito dall’antica Roma al mondo moderno?

e dove troviamo oggi condizioni di vita simili a quelle del proletariato antico se non negli immigrati privi di ogni diritto e sottoposti ad uno sfruttamento bestiale simile a quello di allora?

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Marx, Engels e La situazione della classe operaia in Inghilterra.

uno sguardo partecipe, ma anche indignato, sulle condizioni dei lavoratori di fabbrica nella fase iniziale della rivoluzione industriale.

si stavano ponendo le basi della moderna e autodistruttiva civilta` del capitalismo consumista attraverso uno sfruttamento selvaggio della manodopera, fondata su orari di lavoro disumani, costrizione al lavoro di bambini, assoluta indifferenza alle condizioni igieniche del lavoro e alle conseguenze ambientali della produzione industriale.

Marx ed Engels ripresero nel mondo moderno l’idea romana del proletariato, la classe sociale il cui unico bene erano i figli.

chiamarono questa classe a ribellarsi in un disegno di conquista del potere per creare una societa` nuova, facendo leva sul suo giusto risentimento per le condizioni di vita disumane e per la sofferenza in cui erano tenuti.

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la storia e` andata in altro modo.

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la conquista del potere in nome del proletariato da parte di una elite di partito illuminata dall’ideologia marxista-leninista e` avvenuta in due paesi prevalentemente contadini, in Russia e in Cina, lontana dalla presenza viva e dominante del proletariato, quando la produzione industriale aveva un ruolo del tutto marginale in questi paesi.

ed e` diventata lo strumento primo per industrializzarli e non per emanciparli dallo sfruttamento industriale.

nel primo caso, nell’ex-impero zarista, trasformatosi in Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la rivoluzione e` collassata su se stessa e il regime autoritario costruito in nome di Marx, Engels, Lenin e Stalin si e`concluso con un fallimento storico definitivo dopo soli 70 anni o poco piu` (1917-1991).

impiegati in parte per affermarsi nella guerra civile, poi per costruire una ferocissima dittatura sotto Stalin, poi per resistere all’invasione nazista, dopo avere cercato di allearvisi, e infine per sopravvivere alla guerra fredda con gli americani, la terza guerra mondiale non dichiarata, e le sue tre fasi: la guerra di Corea (un pareggio), la guerra del Vietnam (vinta), la guerra in Afghanistan (persa con catastrofe finale del regime).

nel secondo caso, in Cina, l’esperimento e` stato ancora piu` breve (1949- 1976) e attraversato da sconvolgimenti epocali come la Rivoluzione Culturale, unico esempio nella storia di una rivoluzione compiuta agli ordini di chi stava al potere.

ma qui le cose sono andate diversamente, attraverso una trasformazione interna che ha trasformato il regime marxista-leninista di Mao, alla sua morte, in una creazione politica nuova, pragmatica ed efficiente, ma sostanzialmente nella linea di una rinnovata tradizione confuciana.

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ma nei paesi dove la rivoluzione industriale e` stata piu` antica e robusta, in Europa, negli Stati Uniti, in Giappone, il movimento di riscatto del lavoro creato nell’Ottocento dai movimenti socialisti e soprattutto dal marxismo tra questi ha avuto un esito completamente diverso.

ha creato una moderna classe operaia che e` stata via via sempre piu` capace di tutelarsi attraverso le istituzioni dello stato sociale.

un processo positivo, che tuttavia in qualche maniera l’ha allontanata dalla sua missione rivoluzionaria secondo i fondatori del marxismo.

dal loro punto di vista la vittoria l’ha imborghesita.

ma il processo di automazione informatizzata logora via via alla base questa situazione e risospinge i lavoratori verso forme di precarieta` e sfruttamento, oltre che di salari decrescenti.

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tuttavia la propaganda di sistema e` efficace nel far credere che la responsabilita` di questo stato di cose proviene dalla concorrenza sleale degli immigrati, disponibili ad accettare condizioni di lavoro molto piu` dure.

in realta` l’automazione informatizzata sempre piu` diffusa va sostituendo nel lavoro proprio le figure piu` professionali e lascia in vita i lavori piu` dequalificati, che le macchine non sanno fare.

gli immigrati che svolgono lavori elementari a salari bassissimi non sarebbero un concorrente se il lavoro non fosse gia` a monte dequalificato…

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quindi il proletariato classico in senso marxiano nelle nostre societa` va identificato nel gruppo ristretto degli immigrati privi di tutele e perfino di pieni diritti giuridici.

sono loro che vivono fino in fondo nella loro durezza i rapporti di sfruttamento, emarginazione, miseria che caratterizzavano il proletariato endogeno di due secoli fa.

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se essere di sinistra significa essere dalla parte degli emarginati ed agire per il miglioramento delle loro condizioni di vita, oggi di sinistra e` soltanto chi sta al fianco degli immigrati emarginati.

e allo stesso modo e` di sinistra lottare contro ogni progetto di marginalizzazione e precarizzazione dei lavoratori sinora garantiti.

ma le proteste degli operai garantiti e benestanti per le modeste riduzioni qua e la`, delle loro condizioni di vita, delle loro pensioni o dei benefici dello stato sociale, sono grottesche in un periodo nel quale l’impetuoso sviluppo dell’intelligena artificiale e l’automatizzazione quasi completa dei processi produttivi rende la loro stessa sopravvivenza precaria.

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il proletariato dell’antica Roma aveva un rapporto molto stretto col debito; possiamo dire che storicamente l’indebitamento e` stata la forma principale del dominio di classe ben prima della nascita del capitalismo come sistema socio-economico.

si precipitava nella condizione di proletari senza tutela soprattutto attraverso l’indebitamento che poteva portare non soltanto alla perdita delle proprieta` e alla riduzione quindi nella condizione di proletario nullatenente, ma persino alla mutilazione fisica o alla riduzione in schiavitu`.

oggi alla schiavitu` individuale per debiti si e` sostituita la schiavitu` collettiva degli stati per i debiti che hanno garantito anche lo stato sociale e le forme di assistenza che hanno regalato in passato ai lavoratori dipendenti classici il relativo benessere che oggi stanno perdendo.

occorrerebbe lottare contro il debito, per liberare questa classe operaia relativamente benestante dai rischi di tornare alla miseria del passato.

lottare contro i grandi creditori internazionali e nazionali che hanno lucrato e stanno lucrando sul debito.

a loro giustamente dovrebbe essere restituita soltanto una parte del debito, considerando quante anticipazioni ne hanno gia` avute e ne hanno attraverso il pagamento degli interessi sul debito.

non pare che questo sia pero` l’orizzonte politico della nostra classe operaia.

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per Marx ed Engels il proletariato come classe non era un semplice concetto descrittivo sociologico: il proletariato era definito, come soggetto rivoluzioario, dalla coscienza di classe.

se manca questa coscienza, non esiste il proletariato.

per questo neppure gli immigrati sfruttati illegalmente o giovani disoccupati sono veramente proletariato nel senso marxiano del termine, se gli manca la coscienza di essere quel che e`.

il proletariato e` morto, viva il proletariato.

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2 thoughts on “il proletariato egoista – 196

  1. Una volta i proletari erano le “tute blu”, quelli che lavoravano nelle fabbriche della fiat, della montecatini, dell’enel, di quelle aziende statali. Era quello il popolo dei proletari. Quelli che facevano sacrifici perchè i figli potessero studiare all’università e avere un futuro lontano dalle fabbriche. Il proletario era quello che scioperava per i suoi diritti. Adesso i sindacati non fanno più gli interessi di nessun operaio o impiegati ma solo i propri interessi, pure loro ladri come tutti gli altri. I proletari avevano la voce grossa, facevano casino, lottavano e si ribellavano. Adesso i proletari sono quelli che di più ci tengono a mostrare il loro Iphone nuovo, appena prendono lo stipendio a fine mese passano nell’aoutlet a comprarsi i jeans di marca e sono quelli che stanno lì a guardare le ragazze sperando di passare per ricconi e di essere notati per poi tornare a casa in bianco come al solito. Il sesso ha inlgobato i proletari e la loro rivoluzione. Il sesso e la politica del pene affamato. I proletari hanno tutti il pene affamato perchè non hanno abbastanza soldi per le fighette che cercano il riccone per la bella vita del futuro. E quindi i proletari sono solo dei poveri disperati col pisello sempre in secca. Ahi ahi, come siamo finiti!

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