quanto e` grave il tuo stupro, Debora? – 198

giungono fino a qui, nonostante il mio silenzio stampa attivo verso i giornali italiani, gli echi di una polemica incredibilmente insulsa che riguarda una frase detta dalla Serracchiani.

questa Debora Serracchiani e` un personaggio che non amo per nulla, ma qui in Italia e`in crisi globale il senso critico e in questa occasione mi tocca perfino difendere non lei, ma il senso critico, per avere lei detto una cosa del tutto ovvia.

e peggio ancora, mi tocca contribuire ad un dibattito per idioti che da` il voltastomaco soltanto ad avvicinarsi.

. . .

la Serracchiani ha detto qualcosa che e` semplicemente da sottoscrivere, con buona pace questa volta di Saviano e degli strumentalizzatori politici come Sala:

“La violenza sessuale è un atto odioso e ripugnante sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”.

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Forza Nuova la applaude, ridicoli anche loro!

forse non doveva dire inaccettabile, lo ammetto; forse doveva dire semplicemente piu` urtante dal punto di vista pubblico – non certamente per chi lo subisce.

per chi lo subisce non fa differenza da dove venga, ma per la comunita` – che lo subisce pure – e` gravissimo che venga da una persona a cui stai dando accoglienza per salvarla dalla morte.

ecco, direi che chi si indigna tanto non e` capace di cogliere l’aspetto pubblico dello stupro come violenza contro la comunita` oltre che contro una singola persona.

. . .

e` talmente vero questo concetto che occorre semplicemente allargarlo: “tutti i reati sono piu` inaccettabili  quando sono compiuti da chi chiede e ottiene accoglienza”.

e` talmente ovvio: e` ingratitudine aggiunta al reato essere ripagati dell’accoglienza concessa con reati!

e anche le norme sono coerenti con questa ovvieta`:

il reato compiuto dal profugo accolto comporta, perfino nei casi di semplice sospetto, l’espulsione amministrativa, disposta dal prefetto.

possono essere espulsi tutti gli immigrati in genere, se ritenuti delinquenti abituali, se per condotta o tenore di vita si ritiene vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose, se commettono di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica; se indiziati di appartenere ad associazioni di stampo mafioso.

insomma, la pericolosità sociale dello straniero comporta la revoca dell’asilo.

ed essere mafiosi e` strrttamente ammesso soltanto per i nativi; espellere un italiano mafioso non e` purtroppo possibile.

ma non siamo obbligati ad ospitare dei delinquenti che vengono ad aggiungersi da fuori.

questo sia detto come regola generale.

. . .

piuttosto il vero problema e` un altro.

e` difficile non notare come il racconto della ragazza di Trieste, indiscutibilmente aggredita, ma poi non effettivamente violentata, faccia acqua da tutte le parti e non sia minimamente credibile.

ma questo e` un altro discorso, che ci riporta alla morte del senso critico nel nostro paese.

. . .

ecco un’intervista della ragazza, aggredita, peraltro, e anche morsicata, visti i lividi, rilasciata al Piccolo, il quotidiano di Trieste.

ragazza di Trieste?

si`, come quelle patriottiche della canzone degli anni Cinquanta…

. . .

dunque, dice  la ragazza di Trieste, lei arriva in centro, piazza Oberdan, con un autobus della scuola dopo una giornata fuori citta`

a che ora?

Credo le sei, le sei e mezza… o le sette e mezza, era giorno, c’era ancora luce – dice lei

be’, non sara` difficile accertarlo, sentendo la scuola; anche un giornalista del Piccolo potrebbe farlo subito.

Scende dal bus notando una persona sull’aiuola della piazza.

quindi l’incontro col profugo sarebbe avvenuto nella piazza stessa dove si e` conclusa l’escursione scolastica: qualche compagno potra` confermare, immagino, l’avranno vista, no?…

anche qui l’accertamento del racconto potrebbe essere quasi immediato.

«Era per terra, gli ho chiesto se gli serviva aiuto, se voleva l’ambulanza», rammenta la diciassettenne. «Lui mi ha domandato se potevo accompagnarlo a casa. Mi ripeteva di accompagnarlo…».

e, naturalmente, chi non avrebbe fatto lo stesso? la ragazza ci sta.

ad accompagnarlo a casa, intendo.

pero` Si dirigono allora verso la Stazione.

ma non doveva accompagnarlo a casa?

Ma non imboccano via Ghega che sarebbe la più diretta e ovvia. «Facciamo delle viuzze… salutava gente per strada, erano stranieri». Potrebbe essere il tragitto di via della Geppa che sfocia davanti la Tripcovich. Raggiungono la zona della Stazione delle corriere che in effetti è là.

«C’erano pullman parcheggiati… a un certo punto gli domando: “ma dove abiti?”.

meglio tardi che mai…, dopo un’ora e mezza almeno… a passeggiare per le vie di Trieste con uno che stava cosi` male da essere disteso per terra in una piazza…

ma dai!

. . .

trascuriamo il resto del racconto? eppure e` all’altezza…

«Lui a quel punto si mette a ridere e mi tappa la bocca, prendendomi per i capelli. Era già buio». L’iracheno riesce a portarla in Stazione ferroviaria, lì a fianco, costringendola evidentemente. Passano per la via laterale, pare: via Gioia. «Mi ha trascinato nel primo vagone di uno dei treni in fondo ai binari». Nessuno vede nulla.

«Mi teneva per i capelli, io piangevo, e mi ha portato in un altro vagone. Mi ha fatto sedere, si è messo vicino a me mangiando i pistacchi, poi mi ha trascinata in bagno e mi ha messo una bottiglia di whisky in bocca, me l’ha fatta bere, mi usciva anche dal naso.

i pistacchi nel corso di una tentata violenza sessuale, poi la bottiglia di whisky

per giustificare che aveva bevuto?

pessima sceneggiatura per una serie di bugie.

ma intanto la stampa macina.

e il razzismo universale, che oramai avvelena un paese completamente fascistizzato, prospera.

. . .

Era gia` buio…

gia`: come giustificare che non li vede nessuno, se no?

Ma che ora era? «Le nove credo». Dunque, riassumendo: la ragazza si sarebbe imbattuta nell’iracheno, in piazza Oberdan, attorno alle sette e mezzo o forse prima. E sono più o meno le nove, dice, quando i due montano sul vagone.

ma sono le dieci e mezzo di sera quando interviene la volante chiamata da alcune ragazze che vedono la maltrattata piangere su un bus che ha preso per tornare a casa.

tutta la storia e` durata almeno quattro ore, di cui due ore per accompagnarlo a casa, anzi in stazione?

ma su che cosa sta discutendo l’Italia?

. . .

per dirvi la mia, tutta questa insulsa polemica sulla banalita` in fondo detta dalla Serracchiani serve a nascondere la sostanza vera dell’episodio e a farlo passare indiscutibilmente per vero…

aggiungendo argomenti inconsistenti al razzismo universale.

. . .

forse e` gia` arrivata l’imitazione di Crozza, il protagonista indiscusso, ma pur sempre divertente, dell’umorismo becero del qualunquismo italico basato su pregiudizi e banalita` correnti?

il tipico umorismo che prosperava ben tollerato sotto il fascismo col Marcaurelio?

in Italia la dittatura non ha mai impedito la satira.

anzi, se ne e`sempre servita, preoccupandosi che fosse innocua, qualche risata da schiavi.

schiavi del pregiudizio e del conformismo…

. . .

stranamente nessuno scandalo paragonabile e` sorto invece per la frase davvero squallida dell’aspirante premier dei grilletti facili a Cinquestelle, Di Maio.

per forza! lui e` un razzista vero e dichiarato, e dunque non fa scandalo.

a proposito delle imbarcazioni che soccorrono i migranti ha detto:

«Chi paga questi taxi del Mediterraneo? E perché lo fa? Presenteremo un’interrogazione in Parlamento, andremo fino in fondo a questa storia».

uno che definisce taxi le imbarcazioni che sottraggono alla morte uomini donne e bambini che stanno annegando e` un uomo ripugnante come Salvini.

ma qui, dove ci sarebbe da indignarsi davvero, mi pare che i social tacciano complici, invece, vero?

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4 thoughts on “quanto e` grave il tuo stupro, Debora? – 198

  1. STUPRI

    Stupro

    Di popoli
    Di donne
    Di bambini
    Di uomini

    Di umanità
    Di civiltà

    Di città
    Di case
    Di natura

    Di futuro.

    Belve ubriache
    Di potere,
    Leccano caviale.
    Brindano vittoriosi i cannoni
    Fuochi d’artificio nei cieli.

    Per costruire la pace
    Giusta
    È stata la guerra.

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      1. 484
        LIBERO

        Con pensiero e soffio
        Libero nell’aria un po’ di poesia.

        Che il vento la catturi
        E la porti, piccola foglia ,
        Nel suo imprevedibile giro.

        Che dissipi nel volo
        La sua flebile voce.

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        1. questi versi me ne ricordano, oscuramente, ma irresistibilmente degli altri, che pero` noin riesco a mettere a fuoco.

          non vorrei essere io l’autore di questi versi che ora non ricordo, ma che avevano un giro ritmico molto simile, un argomento analogo e la stessa morale. 😦

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