i cyborg e il web – attenti ai blog assassini – 213

in questo periodo mi sto convincendo che un blog fa male alla salute.

non tanto per quello che c’e` scritto, quanto per il fatto stesso di scriverlo o di leggerlo.

operazione che costringe ad essere sedentari.

quanto e` piu` sana la gente che corre, che va in palestra, che fa danza.

se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che, nella storia biologica della vita, l’intelligenza e` un mezzo incidente di percorso, che l’animale segue ben altri scopi che la conoscenza generale.

che questa, anzi, gli fa male, dato che il nostro corpo reclama l’aria, il movimento, il sudore.

tutte cose che hanno bisogno di una intelligenza ben delimitata; anzi, troppa intelligenza e` un danno.

. . .

ma i blog e la rete fanno male anche da diversi altri punti di vista.

rileggo un post che scrivevo dieci anni fa esatti:

attenti ai blogger assassini – cor-pus 183 [err. 191] 25 maggio 2007 – 496

e ne ricavo di nuovo qualche spunto:

se i blog creano un doppione della realtà, che chiamiamo virtuale solo per distinguerlo, questo doppione è a sua volta biologico, cioè guidato dalle leggi della vita.

e questo significa che anche tra i blog la selezione naturale fa sopravvivere i più adatti soltanto.  (…)

ma, per dire che è la classifica [dei contatti] l’indicatore che mostra la vitalità di un blog, bisognerebbe pensare che il blog esiste per lo scopo principale di essere letto.

e invece lo scopo di un blog è di essere scritto, e infatti un blog muore non quando non lo legge proprio nessuno (operazione praticamente impossibile), ma quando non lo scrive più nesssuno.

. . .

ci penso, in una fase nella quale l’idea di sospendere questa attivita` un poco fine a se stessa e` oggetto di un intenso dibattuto interiore e viene rifiutata soprattutto come pericoloso sintomo di invecchiamento.

dopotutto, se ho passato qualche decennio a scrivere per me stesso, per definire meglio le mie idee su quello che mi circondava, per appunti rimasti nel cassetto, prima che esistessero i blog, non vedo la differenza nel continuare a farlo anche adesso, semplicemente in rete.

salvo che per il valore aggiunto incalcolabile dei commenti che ti aiutano a riflettere e a mettere meglio a fuoco gli argomenti.

. . .

eppure, una differenza c’e` e non da poco.

di nuovo dobbiamo tornare alla natura biologica; internet e i social media sono una svolta epocale che mette in discussione alcuni aspetti di fondo del nostro vivere sociale, ma fino a che punto in direzioni compatibili con la nostra biologia?

non c’e` qualche motivo se la natura ha fatto in modo che i nostri pensieri fossero profondamente nascosti agli altri, almeno fino a che noi non decidiamo di rivelarli, a parte il problema poi di quanto lo si faccia sinceramente?

gli esseri umani, ma anzi gli animali tutti, comunicano fra loro sulla base di qualcos’altro: che e` l’aspetto fisico e quel che dice di un organismo: quanto e` sano, giovane, forte, disponibile all’accoppiamento.

noi non giriamo con i nostri pensieri stampati sulla fronte, o semmai lo facciamo soltanto in modo parzialissimo.

e invece i social media ci tolgono la copertura del pudore dei nostri pensieri.

sono la pornografia del pensiero, o qualcosa di simile.

. . .

ecco quindi alcune conseguenze negative: alcune persone che conoscevo soltanto genericamente e con le quali mi era facile socializzare proprio per l’ignoranza che mi avvolgeva sul loro mondo interiore, ora me lo squadernano davanti ad ogni momento tramite i loro profili o, in casi estremi, blog, fino a che mi diventano insopportabili.

la cosa e` reciproca, ovviamente, e riguarda anche me, come sono ben consapevole: quante persone probabilmente mi trovano via via piu` insopportabile proprio quanto piu` io allargo ed esplicito i contenuti del mio modo di pensare?

insomma, la socializzazione estrema diventa la premessa di una crisi estrema della socializzazione.

. . .

concludendo: 

la rete che prende il posto della vita reale ci mette in difficolta` come organismi fisici, separandoci dalla vita concreta e dalla attivita` fisica.

ma ci separa anche da relazioni umane fondate sui contatti fisici ravvicinati e ci esilia in un mondo di relazioni artificiali, dove il rapporto con chi e` profondamente diverso da noi diventa difficilissimo.

molto piu` facile tribalizzarsi fra i simili e chiudersi in una cerchia che si da` ragione da sola.

. . .

non che queste cose non avvenissero anche prima, in diversa misura, naturalmente.

se non fosse cosi`, non si capirebbe neppure come possa diffondersi un modello di relazioni umane cosi` artificiose e meramente apparenti.

il bisogno di condividere tra simili e` naturalmente forte; diventa innaturale solo quando puo` essere soddisfatto senza limiti apparenti.

. . .

come si vede, un pensiero trascina l’altro e arriva al traguardo finale.

anche internet come l’abbiamo conosciuta e` probabilmente alla fine della sua corsa: troppi stanno diventando consapevoli dei danni che crea.

e soprattutto le classi dirigenti hanno cominciato a rendersi conto delle possibilita` che offre di condizionamenti totali ravvicinati, e per perfezionare lo strumento c’e` bisogno di dargli nuove regole.

in poche parole internet ci sta davvero trasformando in cyborg

in questo senso anche i blog sono assassini.

gli assassini perfetti dell’uomo naturale di una volta.

13-assassini-trama

. . .

aggiungo qualche cos’altro scritto sul tema semre dieci anni fa, nei commenti a questo post:

batto la fiacca. – cor-pus 181 [err. 189] 24 maggio 2007 – 492

Bortocal   Donnerstag, 24. Mai, 2007 @ 19:48:57

cara Luisa,
in quel tuo post meditativo di oggi un discorso sulla connessione del blog col diario e poi l’ipotesi che “i blog presiedono alla nascita dell’apertura dei labirinti interiori”.
per me in qualche modo il blog e` l’antidiario: puo` sembrarne lo sviluppo, ma non e` poi la stessa cosa scrivere chiusi in se stessi o scriversi nella rete!
qualcosa di fondamentale cambia, ed e` quella che ho chiamato in passato la super-mente.
scrivere un blog e` una conversione religiosa.
scrivere un blog e` superare il cristianesimo della responsabilita` individuale.
scrivere un blog e` accettare la reincarnazione prima ancora di morire.
e poi, sai, scrivere un blog, per chi e` cresciuto nel culto della riservatezza, e` anche sapere di essere vicini a morire, di non avere piu` niente da perdere, nessuna identita` da tenere per se`.
e` buttarsi polvere nella polvere.
perche` non so quanto si scriva nel blog per salvare il proprio pensiero dal flusso del tempo, o quanto invece per buttarcelo e disperdercelo dentro, paghi delle amicizie illusorie e dei colloqui regali che in cambio esso ci dona.

LuisaRuggio   http://luisaruggio.blogs.it   Freitag, 25. Mai, 2007 @ 11:36:09

(…) Stavo leggendo l’altro giorno il blog di un uomo che dice “ero un uomo e mi sono fatto blog”, come a dire che il blog non e` soltanto una sorta di alter ego, ma persino un super Io, un ologramma di tutto quel flusso di pensiero e memoria che si impasta a dovere e si modella per dargli la forma da presentare nella rete proprio perche` certi del fatto che qualcuno lo trovera`; di conseguenza, come giustamente dici tu, diventa un anti-diario anche nel senso che se ne perde la stesura di getto, la prima mano, la cosidetta ‘genuinita` dell’impatto.

C’e` dunque un filtro che setaccia.

I blogger vogliono raccontarsi e vogliono che qualcuno li stia a sentire e nondimeno hanno l’accortezza di riconoscere a quel qualcuno (per il quale il procedimento e` lo stesso) un’identita` ‘illusoria’ da cui derivano amicizie piu` o meno di tal natura.

Perche` vedi io dico sempre che parlarsi nella mente e` molto pericoloso, esclude tutte le distrazioni del caso, elimina il contesto e sposta l’azione in un luogo ideale, un ‘mondo proiettato’ che percio` e` suscettibile di perfezione, ma li` non saprai mai come il tuo interlocutore appoggia i gomiti sul tavolo e se li appoggia sul tavolo mentre mangia.

Per aver sperimentato la trasposizione del dialogo in luoghi meno ideali della mente e i suoi scenari intercambiabili, ti diro` che l’impatto e` scioccante, la mente fa una fatica immensa per ritrovare nell’essere umano che ha finalmente di fronte la scrittura che ‘amava’ leggere.

E’ come dare un volto a Babbo Natale. E’ un’epifania che si interrompe, tranne in qualche caso, ma non tutti sono Jorg, non tutti parlano e vivono e si muovono come scrivono.

Ma poi perche` dovrebbero? Scrivere, meditare, forse e` solo un ozio.

Dico pero` che ogni blog e` un sistema di mondi-satelliti e lo si scopre viaggiando nella varieta`, ogni blog e` a immagine e ‘somiglianza’ del suo autore.

Poi sarebbe obsoleto fare un discorso su cio` che e` vero e cio` che e` verosimile.

Comunque ci siamo capiti, mi piace molto l’idea della ‘conversione’.

Bortocal   Freitag, 25. Mai, 2007 @ 19:37:53

effettivamente sia che ci si converta sia che ci si reincarni, e` sempre con un altro io che abbiamo a che fare nel blog; e quanto in questo ci sia il gusto della menzogna, quanto il gioco della fantasia creatrice nessuno puo` dire, dato che arte e menzogna sono inseparabili, come ben diceva Wilde – che di menzogne sociali e di io nascosti si intendeva parecchio.
“ero un uomo e mi sono fatto blog”: questa frase e` una bomba!
pero` se sfuggi alla bomba, dopo riconosci il pericolo.
come si fa a ritornare di legno dopo essere diventati bambino?
alla domanda di Pinocchio avrebbe dovuto essere dedicata la parte non scritta del libro.
qualcosa di piu` profondo ci separa quando siamo in rete dal diario: la fiducia negli altri.
qualcosa di piu` profondo ancora puo` riportarci al diario: il fatto che questa fiducia e` poi cieca, come giustamente scrivi.
si`, anche dio deve essersi pentito di quello strano gesto che spezzava la sua solitudine: guarda la sua immagine e somiglianza, poi si volta dall’altra parte disgustato.
col blog non mi succede, mi succede piu` facilmente nella vita reale: di sentirmi perduto negli altri e di sentire questo sperdimento peggiore dello sperdimento in me stesso.
tu dici che ci siamo capiti, Luisa?
io dico che ci siamo sentiti…

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