come imparare a diventare antenati – 217

«Stai bene? l’Occidente si prende cura di te?»

«Per favore, fammi avere un figlio sano»

«Mi riconosci? Sono Ankhesenamon, la sorella tua che tanto hai amato! Perché mi hai lasciata sola in questo mondo? Oh, perché sei partito per questo viaggio senza ritorno verso occidente senza portare anche me!»

tra gli antichi egizi era in uso scrivere lettere come queste ai morti.

l’ultima citazione e` da una lettera a Tutankhamon della sorella, che era anche sua moglie – secondo l’uso egizio nelle famiglie dei faraoni.

i morti, del resto, sorvegliavano puntigliosamente le loro tombe, come presidio della loro sopravvivenza nel mondo e minacciavano chi le avesse danneggiate:

«Mi trasformerò in uccello dorato e ti piomberò addosso e col becco ti staccherò la testa» stava scritto, ad esempio, sulla tomba appunto di Tutankhamon.

. . .

nella maggior parte delle culture antiche del mondo e in tutta la preistoria gli antenati, una volta passati dal regno della vita a quello della morte, continuavano tuttavia ad esercitare oscuri influssi, positivi o negativi, sugli uomini ancora viventi.

nella case romane di due millenni fa si conservava l’armadio dei lares, con le immagini e spesso anche le ceneri degli antenati defunti.

e quanti sanno che le vecchie maschere africane in vendita da rigattieri ed ambulanti sono spesso maschere degli antenati, la cui dispersione indica da sola la crisi di una cultura?

Autosave-File vom d-lab2/3 der AgfaPhoto GmbH

. . .

solo le religioni monoteistiche del mondo occidentale hanno cambiato questa visione del destino successivo alla morte (a me pare, piuttosto malamente).

il culto pre-islamico degli antenati diventa un preciso obiettivo polemico della religione di Mohammed, ad esempio.

all’idea di una continuita` familiare o di gruppo nella quale si attenua la portata della morte si sostituisce quella di un destino rigorosamente individuale in un aldila` seccamente alternativo fra due scelte (salvezza o dannazione), che tuttavia priva di qualunque efficacia collettiva ulteriore l’azione svolta in vita.

in questo modo religioni che vorrebbero teoricamente proporre in apparenza un messaggio di solidarieta` e fratellanza universale inducono invece concretamente alla preoccupazione egoistica della propria personale salvezza, priva di qualunque riscontro nel mondo concreto che sopravvive al defunto, e indeboliscono i legami di solidearieta` inter-familiare, l’amore per chi ci sta vicino.

ancora una volta ci troviamo di fronte alla conferma che la predicazione di una filantropia astratta e universale agiva invece nella pratica come strumento di affermazione di una nuova visione individualistica dell’esistenza.

e naturalmente il problema non si pone neppure dove la morte schiude normalmente le porte ad un ciclo di rinascite, come nel buddismo o nell’induismo, che tuttavia hanno trovato il modo di conciliarsi egualmente con il culto piu` antico degli antenati.

. . .

ma le antiche visioni dell’Egitto, del mondo sumerico, dell’America pre-colombiana, dell’Africa animista, del paganesimo greco-romano non esprimono meglio, sia pure in forma nebuolsamente mitologica, quel che la recente psicologia riscopre?

ciascuno di noi e` il frutto di precise costellazioni familiari, che coinvolgono i suoi progenitori, e si realizza altrettanto nella cerchia piu` ristretta delle proprie relazioni in vita, che spesso si estendono poco oltre l’orizzonte familiare, del resto non cosi` limitato quando le famiglie erano allargate e vere e proprie piccole comunita`.

e` qui, nel concreto del vissuto che diventa anche relazione e generazione, che ciascuno di noi lascia le sue concrete eredita` e in questo continua in qualche modo a vivere dopo la morte.

la tomba lasciata a ricordo, come sintesi del proprio vissuto.

ripensare, in questa chiave anche ai Sepolcri di Foscolo:

Sol chi non lascia eredita` d’affetti
poca gioia ha dell’urna.

. . .

ma gli influssi degli antenati possono essere sia negativi sia positivi.

come imparare dunque ad essere degli antenati positivi?

. . .

prima di tutto, proprio decidendo di porsi questo problema.

chiaramente occorre distaccarsi prima di tutto dall’idea cristiana di un’anima immortale che dal regno dei cieli conquistato post mortem continua a guardare al mondo quaggiu`, ma senza potervi davvero intervenire.

non so se mia madre si fosse preparata bene a diventare una buona antenata: certo, quando eravamo bambini, mia sorella ed io, ci minacciava spesso – terribile come Tutankhamon – di venire a tirarci per i piedi, dopo morta, ad esempio se l’avessimo dimenticata.

siccome questo non e` mai avvenuto, devo presumere di essere stato un buon figlio.

. . .

diventare antenati significa prima di tutto accettare che venga drasticamente svalutato tutto quello che ha riempito il mondo della nostra esistenza e che e` l’universo straordinariamente complesso nel quale viviamo, con le nostre memorie, le nostre residue passioni, amori ed odii, speranze e paure.

nulla e` cosi` importante come ci era sembrato ai tempi della nostra vita piena e ribollente di desideri e passioni; tutto quello che abbiamo realizzato appare come un gioco effimero di apparenze.

quel che era importante per noi, gli antenati, soltanto in minima parte potra` esserlo per loro, che spesso non esistone neppure ancora: i discendenti.

diventare dei buoni antenati significa raggiungere questa saggeza, che distacca un poco dal mondo e prepara a morire meglio e piu` pacificati.

. . .

diventare uomini semplici: difficilmente quello che hai pensato o creato con la tua mente riuscira` a passare indenne per il filtro del tempo.

se qualcosa potra` sopravvivere di noi, sara` quello che abbiamo amato, ma soltanto in qualche forma che lo rendera` quasi irriconiscibile come espressione di una individualita` definita.

nessuno sapra` dare al nostro amore un nome o l’impronta della nostra faccia; pero` questa impronta dissimulata si trasmettera` geneticamente di padre, di madre, in figlio o figlia, per piu` figli e piu` generazioni…

. . .

di che cosa sara` fatto questo amore senza piu` nome?

ci e` cosi` difficile dirlo, eppure tutti ne siamo figli e tutti noi abbraccia e circonda.

ecco, dimenticare il proprio nome anche noi in un amore che restera` senza nome per la vita che continua dopo di noi, e anche quando non sara` generata direttamente da noi, questo e` forse il modo per imparare a diventare antenati, dei buoni antenati.

perche` poi, a pensarci bene, il cattivo antenato neppure esiste, e` una contraddizione in termini.

o sei antenato e senti di esserlo, oppure non lo sei e non potrai neppure lasciare traccia positiva dietro di te.

risolvi i tuoi problemi, diventa positivo.

se sarai positivo sarai anche un buon antenato.

fai ancora a tempo!

. . .

Agli dei degli antenati, riconoscenti per i beni ricevuti.

sta scritto nella piccola lapide romana che ho decifrato due anni fa al limite del mio campo.

cerchiamo di meritarcelo un ringraziamento cosi`.

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2 thoughts on “come imparare a diventare antenati – 217

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