la catastrofe climatica globalizzata – 243

una cosa e` certa, e sarebbe spassosa se non fosse tragica.

la catastrofe climatica avverra` – sta avvenendo – mentre i media continueranno a frastornarci la testa raccontandoci come e` meraviglioso il mondo che verra`.

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una follia collettiva simile non si e` mai vista nella storia.

forse perche`, prima del mondo globalizzato, le civilta` erano diverse fra loro e dunque la follia umana collettiva, che si impadroniva di alcune culture in modo autodistruttivo, riusciva ad esprimersi solo in ambiti circoscritti.

ora la globalizzazione ha reso condivisa e universale – in una parola: globale – prima di tutto la follia.

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del resto, lo diceva chiaro il Rapporto sui cambiamenti climatici del Pentagono, che doveva restare segreto, ma e` stato pubblicato dall’Observer nel 2004:

Entro il 2020, mancanze catastrofiche di acqua e di forniture energetiche diventeranno sempre più difficili da superare e il pianeta sarà in guerra.

Il caos e il conflitto diventeranno caratteristiche endemiche della vita.

Di nuovo, sarà la guerra a definire la vita umana.

http://www.kelebekler.com/occ/pentagon.htm

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un paio d’ore dopo integro con altre informazioni, prese dalLa Stampa:

Africa, nel Sahel a causa della siccità si prepara la più grande migrazione della storia

I ricchi inquinano, i poveri pagano. Tassi di fertilità troppo alti. Demografi: mancano i contraccettivi

Foto satellitare dell’Africa.

Il Sahel è la fascia (celeste) di confine tra le zone desertiche e le zone coperte da vegetazione

TOMMASO CARBONI

 

Africa e riscaldamento globale, emblema delle disuguaglianze della nostra epoca: sono i paesi ricchi a produrre gran parte dei gas serra, è l’Africa – soprattutto quella sub-sahariana, e il poverissimo Sahel – a subirne le conseguenze più gravi. Il continente ha una responsabilità minima (tra il 2 e il 4% delle emissioni annuali di gas serra); ma la sua temperatura, secondo quanto emerge da alcune ricerche delle Nazioni Unite, aumenterà una volta e mezzo più rapidamente della media globale, provocando condizioni meteorologiche sempre più estreme, con effetti potenzialmente devastanti. Prolungate siccità rischiano di esporre ad una penuria d’acqua fino a 250 milioni di africani entro il 2020. E nel 2040, secondo la Banca Mondiale, potrebbe deteriorarsi e divenire inservibile tra il 40 e l’80% della superficie dell’Africa sub-sahariana destinata alla coltivazione di cereali come grano e mais. 

Già oggi, piogge scarse e irregolari sono una minaccia costante per il Corno d’Africa e altre parti dell’Africa orientale. La carestia somala del 2011, in cui morirono 250.000 persone, e l’attuale crisi alimentare del Corno sono da attribuire a un prolungato periodo di siccità che ha portato raccolti fallimentari, oltre a decimare il bestiame. Nell’emergenza in corso, le ultime stime dicono che, tra Somalia, Kenya ed Etiopia, 14,4 milioni di persone soffrono di “acuta insicurezza alimentare” e hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata. Mentre quasi tre milioni di somali sono già a un passo dalla carestia. 

Particolarmente vulnerabile appare il Sahel, quella striscia di terra semi-arida appena sotto il deserto del Sahara. Il cambiamento climatico agisce poi su un quadro politico ed economico già molto precario. Vastissima – si estende dalla Mauritania all’Eritrea – e in forte crescita demografica, la regione conta oggi 135 milioni di abitanti, ma potrebbe averne 330 milioni nel 2050 e quasi 670 milioni nel 2100. Ogni anno, centinaia di migliaia di migranti attraversano queste aree instabili e impoverite per raggiungere il Nord Africa, e poi, eventualmente, l’Europa.

Il dibattito sul tema resta aperto, tuttavia, gran parte degli studi sembrano concludere che l’aumento della temperatura – più 3-5 gradi, entro il 2050; e forse 8 gradi alla fine del secolo – renderà molte aree del Sahel ancora più inospitali, intensificando la frequenza delle migrazioni.

Secondo un documento dell’ African Institute for Development Policy, l’aumento delle temperature potrebbe causare un calo della produzione agricola che va dal 13% del Burkina Faso al 50% del Sudan.

Altre ricerche, più pessimiste, ipotizzano autentiche apocalissi. Il Washington Post pochi giorni fa ne ha citata una secondo cui il Sahel, a causa di una reazione a catena innescata dallo scioglimento dei ghiacci artici, rischia di inaridirsi completamente, costringendo ad emigrare centinaia di milioni di persone entro la fine del secolo. Probabilmente la più gigantesca migrazione nella storia dell’umanità. (…)

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4 thoughts on “la catastrofe climatica globalizzata – 243

    1. indubbiamente la crisi climatica sta investendo anche noi: l’anno arido e l’inizio estate torrido ci stanno mettendo in ginocchio.

      e` da qualche anno che abbiamo ricominciato ad essere terra di emigrazione di italiani, senza smettere di essere terra di immigrazione dal sud del mondo.

      non siamo abituati a pensare che i giovani italiani che vanno a cercare lavoro all’estero siano anche loro profughi climatici.

      ma potrebbe essere, se la rivoluzione climatica in corso sta mettendo in crisi l’agricoltura meridionale e contraendo per questa via possibilita` di lavoro e redditi.

      le statistiche confermano che il sud sta impoverendosi rispetto al nord; non ci dicono quanto di questo impoverimento relativo dipenda dall’agricoltura e possa essere fatto risalire proprio alla crisi climatica.

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      1. In Italia l’emigrazione credo che sia dovuta alla crisi economica generalizzata, ma non penso che c’entri nulla la siccità.
        Lo escluderei perchè l’agricoltura in Italia, così come in tutti i Paesi con economie sviluppate, ha sempre(dalla globalizzazione anni ’90 in poi) dato lavoro a pochissime persone(eccetto gli schiavi extracomunitari da 2 euro al giorno, ma quello ovviamente non è un impiego appetibile per nessun italiano).

        Se c’è stato un calo dell’agricoltura italiana e dei lavoratori agricoli, credo che sia dovuto salla concorrenza straniera(molti prodotti costa meno importarli dall’America o dall’Asia, piuttosto che produrli sul suolo italico!) e alla tecnologia( macchine sempre più efficienti= meno manodopera)

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        1. hai perfettamente ragione, naturalmente: la mia e` una ipotesi forzata e riferita soprattutto al futuro.

          e tuttavia, per onore di bandiera, fammela difendere ancora un attimo.

          l’avvento dell’agricoltura industriale globalizzata che ha contribuito a mettere in crisi l’agricoltura tradizionale e i relativi posti di lavoro non e` premessa essenziale di questo processo del riscaldamento climatico?

          intendo dire: la sostituzione dell’agricoltura tradizionale non invasiva dell’ambiente e capace di sfruttare le risorse naturali del territorio con una agricoltura piu` efficiente economicamente ma molto piu` pesante nel consumo delle risorse del pianeta e molto piu` bisognosa di energia e quindi di combustibili fossili, almeno finora, non contribuisce a sua volta ll’effetto serra che rende via via impraticabile l’agricoltura tradizionale e quindi distrugge definitivamente le sue risorse di competenze e attivita` lavorativa?

          credo di si`, anche se questo non permette di stabilire ancora un rapporto diretto di causa effetto col riscaldamento climatico.

          pero` forse sono influenzato dalla mia recente scelta di vita di ritirarmi a vivere in montagna e di provare a raggiungere gradualmente l’autosufficienza alimentare, e di constatare in tre anni variazioni climatiche molto veloci e preoccupanti che bastano da sole a mettere in difficiolta` questo progetto.

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