scriversi addosso: la scrittura nell’epoca di internet – 245

purtroppo riesco a scrivere solo se mi emoziono nel profondo; ma le emozioni, soprattutto negative, stanno diventando troppe ultimamente e non producono piu` effetto, prese singolarmente, come gli antibiotici che ci inzuppano ogni giorno nelle carni che mangiamo.

inoltre scrivo per costruire sulle emozioni il filo di un ragionamento che ci aiuti ad individuare le soluzioni migliori: la mia ottica e` irrimediabilmente sociale.

sociale e non social, devo precisare, e tra i due concetti c’e` una differenza come quella che sta tra un ritratto o una foto ed una caricatura.

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scrivere ha una duplice dimensione: pratica ed esclusivamente interpersonale, quando si da` forma scritta alla comunicazione per motivi di praticita`; oppure e` un’operazione che si rivolge ad un gruppo, che cerca un pubblico.

pubblico: ecco una parola sufficientemente ambivalente per spiegare che c’e` un modo di comunicare (non solo scritto) che si rivolge alla dimensione collettiva del vivere.

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l’una e l’altra caratteristica del mio scrivere, cioe` del mio pensare, ​fanno di me un uomo d’altri tempi, che parla una lingua che sta diventando sconosciuta; e` come se scrivessi in latino.

i social media hanno imposto e reso dominante un altro tipo di comunicazione e sto verificando quanto ampiamente questo nuovo modello sia diventato senso comune.

scrittura-al-tempo-di-internet

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prima di tutto sono in via di emarginazione dal mondo della comunicazione le emozioni profonde:

naturalmente non possono essere eliminate dalla vita reale, anche se a me pare che la loro portata concreta nella vita comune stessa vada riducendosi;

pero` certamente si e` creata una forte disapprovazione sociale del parlarne pubblicamente, se sono negative.

ma le emozioni positive perdono di spessore se sono le sole a dominare il campo: sono come quadri senza ombre ne` chiaroscuri.

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il posto delle emozioni profonde e` preso da emozioni superficiali, effimere, spesso indotte dai media, caratterizzate dalla rapidita` con la quale si esauriscono, sostituite da altre simili.

alla perdita di spessore delle emozioni si collega la diminuzione della memoria.

e` evidente la natura emozionale della memoria, che e` portata a registrare in particolare gli eventi che hanno avuto un forte impatto emotivo.

ma nel mondo delle emozioni evanescenti, anche la memoria diventa tale.

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secondariamente, ancora piu` radicale e` il tramonto della riflessione critica.

non che questa sia mai stata particolarmente diffusa; se non ci costruiamo modelli mentali falsi, e` abbastanza chiaro che la maggior parte degli esseri umani vive ben distante dalla riflessione critica.

e non e` capace di svolgerla: deve necessariamente fidarsi di qualcuno, per decidere.

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il problema e` particolarmente grave in Italia, che ha percentuali di lettura inferiori a quelle di tutti gli altri paesi europei.

basta pensare che in Italia un terzo circa della popolazione adulta risulta analfabeta funzionale, non e` cioe` in grado di leggere comprendendolo un testo scritto normale: figuriamoci uno anche un poco piu` complesso.

tra coloro che almeno sono in grado di comprendere un normale testo scritto, leggendolo, moltissimi non leggono affatto.

all’inizio degli anni Sessanta solo un italiano su sei leggeva libri; la percentuale crebbe molto fino agli anni Ottanta e raggiunse una quota pari a circa un terzo degli uomini e meta` delle donne: ma pur sempre una minoranza.

dal 2010 il numero dei lettori e` in forte diminuzione: 3 milioni e 300mila lettori in meno, in particolare tra i giovani di 11-14 anni.

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al modello della lettura continuata si e` sostituito quello della lettura rapida e frantumata.

i modelli di lettura si allargano in forme simili agli altri tipi di comunicazione.

il piacere dell’approfondimento critico e della riflessione problematica lascia il campo, anche tra persone considerate colte, al facile lancio di slogan dentro nicchie di socialita` virtuale formata da coloro che li condividono.

anzi, l’espressione di idee difformi da quelle dei conformismi di massa e la problematizzazione vengono avvertite come offesa all’identita` personale e mancanza di rispetto dei propri pregiudizi o idee fisse.

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in sostanza, ecco che buona parte delle persone oggi interagisce come se fosse aderente ad una fede.

la fede religiosa scompare, ma il dogmatismo e il fideismo sopravvivono anche senza una fede precisa, come forma di adesione a scelte frammentarie.

insomma, domina un bigottismo senza fede.

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la comunicazione sociale in rete e` diventata l’espressione non delle emozioni ne` della riflessione, ma dei bisogni psicologici.

i bisogni si possono esprimere con semplici interiezioni, con frasi contratte, o insulti.

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insomma, e` totalmente scomparsa la capacita` di far interagire i bisogni personali con quelli collettivi.

la politica e` la pura somma dei bisogni da intendere come proiezioni soggetive del vissuto particolare; la capacita` stessa di inserire i propri bisogni in un contesto collettivo di realta` scompare.

no, non vedo piu` nessuna capacita`, ma neppure volonta` di collocare i propri desideri in un quadro complesso.

sembra che tutto sia o debba essere, per definizione, possibile.

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la tentazione del silenzio si fa sempre piu` forte.

ma, ad essere realistici, parlarsi addosso e` qualcosa di davvero diverso dal silenzio, oppure me e` invece proprio il sintomo piu` diretto?

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2 thoughts on “scriversi addosso: la scrittura nell’epoca di internet – 245

  1. Quelle che descrivi secondo me sono in buona parte le censeguenze dei social network basati sull’immagine (Fb e simili), in cui dominano l’apparenza e la superficialità (il perverso meccanismo di like e ricondivisioni), e dove la conformazione stessa del mezzo esaspera la tendenza umana a “chiudersi” in piccole tribù di simili (ban facile, estrema facilità nel rimuovere commenti, idee e opinioni che non ci piacciono, gruppi chiusi con regole settarie ecc…) e ad escludere a priori qualsiasi opinione discordante.
    Facebook ha creato tante piccole isole in cui tutti la pensano uguale, tutti hanno gli stessi interessi, o sono uniti dagli stessi elementi identitari.
    Le possibilità di un vero incontro/scontro, dibattito, tra diversi è praticamente quasi impossibile nei social network odierni.
    A volte rimpiango IRC e i forum vecchio stile, nell’era pre-Facebook… non erano il paradiso, anche lì c’erano tendenze tribali, però almeno al centro c’era la parola, la volontà di discutere e misurarsi/scornarsi anche con chi ha delle opinioni o un pensiero un po’ diverso, erano sistemi di comunicazione anarchici, nati per aggirare censure governative e comunicare con l’esterno, con persone e paesi lontani (sia geograficamente, che culturalmente, umanamente, a livello di pensiero).
    Facebook invece è un mezzo di comunicazione “fascista”, concepito per connettere persone che già si conoscono/conoscevano da una vita, e rinchiudersi nel proprio piccolo villaggio asfittico!

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    1. sono meravigliato di constatare quanto siamo affini nell’analisi, anche su un tema nel quale non ci siamo mai confrontati prima.

      condivido parola per parola e mi conforta di trovare chi e` arrivato per la sua strada al mio stesso giudizio sulla natura intrinsecamente “fascista”, cioe` tribalizzante, di facebook.

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