Daniele, Jeshu e il demone della profezia – il profeta egiziano 1 – 271

non mi ha fatto bene rileggere di recente certi post che ho scritto dieci anni fa sulla figura storica di Jeshu; temo di essere alla vigilia di una nuova ondata di Jeshu-mania.

inconcludente come la prima, immagino; pero` capace di stabilire dei punti fermi di metodo, anche se non di arrivare ad una verita` storica.

. . .

28 Quando Gesù fu giunto all’altra riva, nel paese dei Gadareni, gli vennero incontro due indemoniati, usciti dai sepolcri, così furiosi, che nessuno poteva passare per quella via.

29 Ed ecco si misero a gridare: «Che c’è fra noi e te, Figlio di Dio? Sei venuto qua prima del tempo a tormentarci?»

Matteo 8

lo stesso episodio, che si svolge presso la citta` di Gadara, aldila` del lago di Genezareth (a volte chiamato anche mare), e` raccontato in modo simile in Marco 5 e in Luca 8, ma in queste due versioni manca l’espressione “prima del tempo”.

che cosa intenderebbero dicendo cosi` i diavoli nel Vangelo secondo Matteo?

a me pare che non ci sia nessuna altra spiegazione: l’intervento di Jeshu contro i demoni sarebbe “prima del tempo” perche` non coinciderebbe con i tempi previsti da qualche presunta profezia.

inserendo questa frase, questo vangelo smentisce dunque una critica che evidentemente correva in qualche ambiente ebraico, rispetto alla predicazione di Jeshu.

ma di che cosa puo` trattarsi?

. . .

vi e` un testo, il Libro di Daniele, nella Bibbia ebraica, che lo considera narrativo, poi passato nell’Antico Testamento cristiano come libro profetico.

e` una mescolanza di testi scritti persino in lingue diverse: la maggior parte in ebraico, parte dei capp. da 2 a 7 in aramaico; alcuni capitoli, evidentemente inseriti da storie diverse, sono in greco nella traduzione dei Settanta, e forse sono quelli che, paradossalmente, raccolgono versioni piu` antiche, tradotte.

nella parte scritta in ebraico, cap. 9, sta anche questo episodio:

20Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica al Signore, mio Dio, per il monte santo del mio Dio, 21mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera.
22Egli, giunto presso di me, mi rivolse la parola e mi disse: «Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. 23Fin dall’inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunciartela, poiché tu sei un uomo prediletto. Ora sta’ attento alla parola e comprendi la visione:

24Settanta settimane sono fissate
per il tuo popolo e per la tua santa città
per mettere fine all’empietà,
mettere i sigilli ai peccati,
espiare l’iniquità,
stabilire una giustizia eterna,
suggellare visione e profezia
e ungere il Santo dei Santi.
25Sappi e intendi bene:
da quando uscì la parola
sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme
fino a un principe consacrato,
vi saranno sette settimane.
Durante sessantadue settimane
saranno restaurati, riedificati piazze e fossati,
e ciò in tempi angosciosi.
26Dopo sessantadue settimane,
un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui.
Il popolo di un principe che verrà
distruggerà la città e il santuario;
la sua fine sarà un’inondazione
e guerra e desolazioni sono decretate fino all’ultimo.
27Egli stringerà una solida alleanza con molti
per una settimana e, nello spazio di metà settimana,
farà cessare il sacrificio e l’offerta;
sull’ala del tempio porrà l’abominio devastante,
finché un decreto di rovina
non si riversi sul devastatore».

il testo nella sua redazione finale viene datato al 165 a.C. e la sua interpretazione piu` semplice e logica e` quella che vi vede una profezia, in parte post factum, di avvenimenti di quegli anni  e di vicende della rivolta maccabaica (166-160 a.C.):

il “giusto soppresso” sarebbe il sommo sacerdote Onia III, ucciso nel 170 a.C. (cf. 2Mac 4,34),

la distruzione di Gerusalemme e del tempio sarebbe quella del 169 a.C. (cf. 1Mac 1,20-24) o del 167 (1Mac 1,29-31), operata dal sovrano siriaco Antioco IV Epifane.

tutto questo e` coerente col senso di un appello agli ebrei a rivedere rapidamente i propri comportamenti: vedi qui sopra il versetto 24.

. . .

ma il significato del passo venne in seguito rapidamente ampliato nel mondo ebraico stesso.

si comincio` col dire che le settimane andavano intese come settimane di anni.

in questo caso il punto di partenza della profezia doveva essere fissato, presumibilmente al 455 a.C. – secondo alcuni – o al 445 a.C. – secondo altri -, tempo del decreto di Artaserse, nel suo ventesimo anno di regno, con l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme.

naturalmente occorre ammettere che queste indicazioni numeriche sono comunque vaghe e soprattutto simboliche e che la cronologia dei vari avvenimenti non e` del tutto chiara neppure oggi, figuriamoci 2.000 anni fa.

download

. . .

comunque, quanto a questa interpretazione, essa portava l’uccisione di un consacrato senza colpa in lui, forse alla 69esima (62+7) settimana di anni successiva, cioe` a 483 anni dopo quel decreto, cioe` al 38 d.C..

i numeri non sono opinioni, si direbbe: quindi l’ipotesi che la crocifissione di Jeshu, fissabile al 30 d.C., sia la realizzazione di questa profezia e` irrimediabilmente esclusa.

non mancano comunque i salti mortali per riuscire a stiracchiare i tempi in un senso o nell’altro; ad esempio, sostenendo che gli anni di cui parlerebbe la presunta profezia sono fatti di 360 giorni, dunque con una riduzione dei tempi che porterebbe finalmente e miracolosamente – e il caso di dirlo! – ​a farli coincidere con quelli della realta`.

di questa realta`, perche` altri la stiracchiano diversamente per farli coincidere con altri tempi pensati da loro.

15_Profezia

ma naturalmente si tratta soltanto di tipici casi di profezia che si auto-adempie, cioe` di una profezia che condiziona a sua volta gli avvenimenti futuri costringedoli ad adeguarsi a lei.

di tali profezie e` piena la tradizione cristiana delle origini, come cristallizzata nei vangeli.

se poi non sono i fatti ad adattarsi, poco male: basta che si adattino le narrazioni dei fatti.

. . .

torno dunque all’episodio iniziale: chi sei tu, figlio di Dio, che vieni a tormentarci prima del tempo?, gridano i demoni di questo racconto leggendario.

prima del tempo fissato dalla profezia di Daniele, dunque.

in qualche ambiente ebraico l’obiezione deve essere stata fatta.

e quale smentita migliore, allora, che una cacciata di questi demoni dai corpi degli indemoniati?

l’obiezione era cancellata dal miracolo; tempi o non tempi giusti secondo la profezia, Jeshu caccia i demoni e dimostra di essere con cio` stesso il messia.

e che sono indemoniati anche tutti coloro che fanno una obiezione simile.

. . .

per paradosso, questo episodio potrebbe essere letto come una conferma della cronologia tradizionale costituitasi nel tempo attorno alla figura di Jeshu, che colloca la sua vicenda pubblica nell’anno 30 d.C..

potrebbe apparire una obiezione insuperabile rispetto alle tesi recenti di chi propone una modifica radicale di questa cronologia.

eppure anche questo modo di considerare le cose e` rozzo ed ingenuo; il Vangelo secondo Matteo nella sua impostazione attuale risale alla meta` del secondo secolo, secondo l’analisi della antica e contemporanea testimonianza di Papia sulla tradizione cristiana delle origini.

che in un periodo successivo possa essere stato inserito questo riferimento indiretto ad una tradizione cronologica che si era andata consolidando non dimostra davvero nulla sulla reale cronologia storica dei fatti.

eliminata dunque questa prima obiezione, che poteva essere preliminare e preclusiva, non mi resta che cominciare ad analizzare la tesi di Lena Einhorn, che sposta la vicenda di Jeshu agli anni intoro al 45 e la fa coincidere con la testimonianza storica di Giuseppe Flavio sull’aspirante messia che lui chiama l’Egiziano.

ma e` quello che vedremo prossimamente nel prossimo post sull’argomento.

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4 thoughts on “Daniele, Jeshu e il demone della profezia – il profeta egiziano 1 – 271

  1. Perchè ti attira Jeshu? Come mai la tua attenzione si è soffermata su di lui piuttosto che su un altro personaggio della storia umana? Forse ti ricorda qualcuno o possiede qualcosa che vedi in te stesso? questa tua mania mi fa pensare ad una qualche identificazione con questo individuo, cosa di cui magari non sei consapevole. Poi è ben strana cosa che una persona razionale come te impieghi tanto del suo tempo per un uomo che mostrava molto follia. Un pò come se uno come Spock si mettesse ad analizzare l’amore di coppia ah ah ah

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    1. io non studio affatto Jeshu come individuo, cara amleta: tra l’altro ho perfino dei dubbi consistenti che sia stato davvero tale; a me pare piuttosto una figura semi-leggendaria nella quale sono confluiti i tratti e alcuni momenti della vita di individui differenti: queste sono almeno le conclusioni a cui sto arrivando con i miei studi sul tema.

      non mi pare affatto strano occuparsi delle origini del cristianesimo come fatto storico, visto che queste sono poi le origini stesse dalla cultura europea, cioe` del mondo in cui viviamo.

      aggiungi che lo studio della storia e delle culture umane non e` una fissazione recente, ma proprio una mia scelta di vita, visto che all’universita` cinquant’anni fa scelsi proprio questa strada per il mio futuro e di studiare questo tipo di problemi.

      allora mi occupavo in particolare di un movimento molto vicino a quello cristiano, i cinici, che erano filosofi itineranti come i primi predicatori del cristianesimo, e in alcuni temi dicevano cose simili ai primi cristiani, tanto che addirittura venivano qualche volta confusi con loro, nel secondo secolo.

      il cristianesimo, quindi, nato in Palestina e in particolare in Galilea come forma di integralismo ebraico, dopo la tremenda sconfitta subita nella guerra giudaica, con la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. e la dispersione degli ebrei superstiti di Palestina fuori dal paese, subi` un influsso decisivo dal nuovo ambiente dell’impero romano in cui si sviluppo`, cambiando la sua natura, e assimilo` molti valori dalla filosofia greca antica e in particolare da quella stoica, proprio anche per la vicinanza con i predicatori cinici.

      quindi, cara amleta, mi pare che hai sbagliato obiettivo. 🙂

      l’ultima battuta su Spock non l’ho capita: suppongo che tu non parli del protagonista di Star Trek, ma dello psicologo, vero? ma non la capisco lo stesso… 😉

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      1. Mi fai pensare, quando parli di personaggio leggendario, ad un certo re Artù e il santo graal. Ci sono leggende, scritti, tradizioni legate a quella storia dei cavalieri ma nessun documento attentibile. Io credo che questo Jeshu sia esistito ma forse appunto non era quella specie di personaggio magico che la gente raccontava. Anche perchè se tu pensi a quanta gente credulona segue certi predicatori americani ritenendoli capaci di miracoli, come si fa a credere che la gente fosse diversa in passato? Io credo che egli fosse uno sì particolare, ma non così speciale come si pensava. Cioè era solo un uomo e non un Messia. Poi mettiamoci anche il fatto che era stato educato dagli esseni, ma questo i cattolici lo sorvolano sempre, eppure il motivo quale poteva esser stato perchè lui andasse dagli esseni e non si facesse educare dai suoi simili ebrei? altro dubbio….

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        1. ecco che il primo commento di risposta e` andato cancellato. lo riscrivo concentrandomi su un punto: il rapporto della figura – semi-leggendaria – di Jeshu con gli esseni.

          diversi studiosi hanno insistito su questo rapporto, e da ultimo Ratzinger, ma io credo che sbaglino completamente.

          certamente, come aspirante re di tutti gli ebrei, la figura di Jeshu viene messa in relazione anche con gli esseni, e possiamo pensare che di lui si volesse dare l’idea di un buon rapporto con loro, ma c’e` qualcosa che lo distacca radicalmente da questo movimento rigorista e chiuso, che conduceva una vita semimonacale e ascetica.

          cito dalla fonte Q, un vangelo piu` antico degli altri riconosciuti dalla chiesa, che fu utilizzato per scrivere i vangeli secondo Luca e secondo Matteo, e che e` stato ricostruito da studiosi molto seri:
          9, 33 È venuto infatti Giovanni il Battezzatore che non mangia e non beve, e voi dite: “ha un demonio”. 34 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un ubriacone, amico dei pubblicani e dei peccatori”.

          come si vede, qui Jeshu si contrappone nettamente all’ascetismo degli esseni e dice che vicino agli esseni puo` essere considerato Giovanni il Battezzatore per la sua vita di rinunce, ma non lui che ama invece la vita nella sua pienezza.

          agli esseni si puo` avvicinare anche Saul-Paolo: oggi sappiamo che Damasco era il nome in codice per indicare il centro principale degli esseni, la loro sede sul Mar Morto.

          ma poi Jeshu crebbe in Egitto, questo e` abbastanza certo, in un ambiente molto piu` aperto religiosamente e culturalmente di quello strettamente ebraico, e la sua mentalita` a me pare completamente diversa.

          Jeshu era noto come l’egiziano:
          A causa della tua povertà, hai lavorato come salariato in Egitto, dove sei diventato esperto in taluni poteri, di cui vanno fieri gli Egiziani. Poi sei tornato, e insuperbito per questi poteri, proprio grazie ad essi ti sei proclamato figlio di Dio.

          questo scrive il filosofo greco Celso nel II secolo nella sua opera di polemica contro il cristianesimo nascente, Discorso sulla verita`.

          e dunque Jeshu va riconosciuto nel profeta egiziano di cui parla lo storico ebreo contemporaneo Giuseppe Flavio:
          Libro II:258 – 13, 4. Oltre a questi, si formò un’altra banda di delinquenti: le loro mani erano meno lorde di sangue ma le loro intenzioni non erano meno empie, sì che il danno da essi inferto al benessere della città non restò inferiore a quello arrecato dai sicari.
          Libro II:259 Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.
          Libro II:260 Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a piedi e ne fece grande strage.
          Libro II:261 – 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui,
          Libro II:262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.
          Libro II:263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.
          Libro II:264 – 13, 6. Ma dopo che anche questi furono domati, si verificò di nuovo un’infiammazione da un’altra parte, come in un corpo malato.

          purtroppo e` la cronologia che non torna, perche` questo episodio avviene tra il 52 e il 60, quando era procuratore Felice, e quindi vent’anni dopo il governo della Palestina ad opera di Pilato.

          ma, se abbiamo a che fare con leggende, dobbiamo forse abbandonare una cronologia tradizionale, che e` fondata soltanto su leggende.

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