la madre di tutte le fake news: i vangeli – il profeta egiziano 2 – 285

la fede popolare sulla storicita` di base dei vangeli e` diffusa anche fra chi genericamente ritiene di essere non credente, ma non ha approfondito granche` l’argomento; la critica storica e filologica dei secoli non mi pare sia riuscita a scalfire granche` questa convinzione, che e` poi semplicemente un pregiudizio.

difficilmente si puo` essere creduti affermando che con i vangeli siamo di fronte a qualcosa di non molto diverso dalle fiabe dei fratelli Grimm o di Perrault, che a loro volta avevano, a volte, un lontano presupposto storico:

Barbablu`, ad esempio, e` la traspozizione leggendaria della vicenda di Gilles de Montmorency-Laval barone di Rais, condannato a morte nel 1440 con l’accusa, fra l’altro, di avere violentato e ucciso 140 bambini.

la fiaba di Haensel e Gretel ha come presupposto la caccia alle streghe che imperverso` per qualche secolo nel mondo tedesco e nelle vallate alpine; 

eppure chi considererebbe una valida fonte storica quei racconti?

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incredibilmente l’intera enorme produzuone accademica sulle origini del cristianesimo continua a farlo con le notizie biografiche riferite alla vita di Jeshu contenute principalmente nei due vangeli canonici secondo Matteo e secondo Luca, scritti a un secolo dai fatti che pretendono di raccontare, ma soprattutto composti dopo la cancellazione dalla faccia della Palestina di Gerusalemme e dello stesso popolo ebraico:

una catastrofe storica anche per la memoria collettiva dei fatti che avevano preceduto quella totale disfatta –

che ha solo un altro precedente nella storia antica e sempre ad opera dei Romani: la distruzione di Cartagine e la cancellazione dalla faccia della terra della civilta` punica.

la cultura ebraica era piu` solida, e invece sopravvisse, anche in grazia dell’emigrazione che ne aveva dispera una parte cospicua in tutto l’impero romano.

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siccome queste affermazioni risulteranno per molti certamente non soltanto scandalose, ma avventate, mi limito a qualche esempio concreto, tralasciando del tutto l’evidente inverosomiglianza di molte vicende raccontate nei vangeli gia` di per se stesse, a cominciare dalla resurrezione dalla morte, evidentemente.

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il Vangelo secondo Matteo afferma “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode”. 2-1; se Erode e` da intendere come Erode il Grande, questi mori` attorno all’anno 4 a.C. (e Jeshu sarebbe nato, secondo chi si fonda su questi racconti circa il 6 a. C.); ma si chiamavano Erode anche ognuno dei tre figli di Erode il Grande fra cui fu suddiviso il suo regno alla sua morte: Erode Antipa, Erode Filippo ed Erode Archelao.

erano tetrarchi, cioe` sovrani di rango inferiore a quello di re, che governavano ciascuno una parte del regno di Erode il Grande, alle quali si aggiunse in seguito la tetrarchia dell’Abilene.

un altro Erode fu Erode Agrippa, di cui Erode il Grande era nonno: sostitui` il tetrarca Filippo, col titolo di re, nel 39, e poi fece esiliare l’altro tetrarca Agrippa: fu la sua morte improvvisa nel 44 che indusse i romani ad annettersi direttamente la Palestina, trasformandola in provincia e ponendo le premesse della disastrosa guerra giudaica di 25 anni dopo.

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il Vangelo secondo Luca, che pretende di avere un metodo rigoroso (Anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. 1, 3-4), conferma la notizia: Al tempo di Erode, re della Giudea, 1, 5.

ma Luca aggiunge:  2, 1-2: In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria.

ovviamente Augusto non avrebbe mai potuto ordinare un censimento di tutta la Terra; non solo: ha organizzato tre censimenti generali dell’impero romano nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C., ma questi censimenti riguardavano i soli cittadini romani, mentre il censimento di cui si parla qui avrebbe coinvolto anche gli ebrei; un censimento limitato territorialmente ma rivolto agli ebrei fu organizzato da Quirinio nei territori di Erode Archelao, che comprendevano Samaria e Giudea, nel 6 d. C., quando questi fu destituito dai romani e condannato all’esilio, e il controllo di quella parte della Palestina fu preso direttamente da loro.

questo censimento e` confermato dalla Lapide di Venezia, un’epigrafe latina ritrovata a Venezia nel 1674, arrivata in città come zavorra di una nave.

Quinto Emilio, figlio di Quinto, negli accampamenti del divo Augusto sotto P. Sulpicio Quirinio legato di Cesare per la Siria, fui insignito di onori come prefetto della coorte augusta I e prefetto della coorte II classica; io pure per comando di Quirinio condussi un censimento dei 117 mila uomini cittadini della città di Apamena; sempre per comando di Quirinio, avendo mosso contro gli Iturei del monte Libano, conquistai una loro fortificazione.

ma e` ovviamente incompatibile con tutti gli altri aspetti della narrazione del Vangelo secondo Luca.

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dunque la nascita di Jeshu sotto Erode il Grande e` incompatibile con la nascita durante il censimento.

non mancano da decenni i tentativi piu` ingegnosi di mettere d’accordo i vangeli con la storia, ma sinceramente possiamo anche lasciarli perdere.

basta dare un’occhiata al passaggio successivo per renderci conto con che tipo di narrazione abbiamo a che fare:

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù. Vangelo secondo Matteo, 2, 16.

ovviamente manca completamente ogni logica del racconto, dato che Jeshu era della Galilea e la sua famiglia non abitava a Betlemme; quindi occorre pensare che, dopo essersi recati a Betlemme per l’incredibile motivazione che ogni ebreo doveva registrarsi per il censimento nel luogo di origine dei suoi antenati, i genitori di Jeshu si sarebbero fermati li`, indifferenti al pericolo.

lasciamo perdere che Dio si preoccuperebbe di avvisare i genitori di Jeshu di fuggire per tempo, ma abbandonerebbe al loro destino e alle mani della soldataglia di Erode gli altri innocenti.

non bastasse questo, Giuseppe Flavio, che racconta minuziosamente la storia della Palestina di quegli anni in cui lui stesso ha vissuto, non riferisce nulla del genere.

pure bufale, allora?

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un grande massacro proprio concomitante con la morte di Erode il Grande fu invece compiuto da Archelao, uno dei suoi tre successori, per le proteste scoppiate a Gerusalemme, con l’intervento di Quintilio Varo, governatore romano della Siria.

a me pare evidente che di questa strage, effettivamente documentata storicamente, potesse essere rimasta una confusa memoria popolare come strage degli innocenti, che decenni dopo venne rielaborata in maniera del tutto fantastica collegandola all’artificiosa ricostruzione della vita immaginaria di Jeshu.

naturalmente neppure qui manca chi sostiene comunque la possibile storicita` della notizia, giustificando il silenzio di Giuseppe Flavio con lo scarso rilievo dell’episodio: si sarebbe trattato dopotutto soltanto di qualche decina di bambini…

la tenacia nel volere attribuire valore storico ad un racconto chiaramente soltanto leggendario e` degna di migliore causa.

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chiudo con un terzo esempio soltanto fra i tanti possibili.

mi riferisco al cosiddetto processo a Jeshu.

trascuriamo di nuovo il carattere assolutamente inverosimile del racconto che vorrebbe che nel giro di una notte Jeshu comparisse davanti al sinedrio, al governatore romano della Palestina e al sommo sacerdote Caifa (o ai sommi sacerdoti Anna e Caifa, a stare, in questo secondo caso, al Vangelo secondo Luca, 3,1).

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa (…)

sarebbe come pensare oggi che un arrestato per sedizione, prima della condanna a morte in un regolare processo di qualche ora in tutto (torture comprese), venisse ascoltato in Parlamento, riunito in seduta straordinaria notturna, e fosse interrogato dal Presidente della Repubblica e dal papa.

. . .

ma il vero problema e` che non c’e` mai stato storicamente un sommo sacerdozio condiviso fra Anna e Caifa.

secondo Giuseppe Flavio, Anna esercito` il sommo sacerdozio fra il 6 e il 15 d. C., anno in cui fu deposto; Caifa invece fu sommo sacerdote tra il 18 e il 36, e in quanto tale presiedeva il sinedrio.

ma il Vangelo secondo Giovanni conosce il solo Caifa come sommo sacerdote: Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 11, 49; lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 18, 13; Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. 18.19: ma qui adesso si sta parlando di Anna!).

il testo e` incoerente e sembra che la figura di Anna sia stata introdotta in questo vangelo con un intervento successivo, probabilmente per armonizzarlo col Vangelo di Luca, che era evidentemente considerato il piu` attendibile, siccome era quello che usciva dalla penna piu` dotta e prometteva rigore storico.

. . .

da questa analisi si possono ricavare due conclusioni di metodo, egualmente importanti:

  1. come in premessa: e`​ confermato: ​i vangeli non possono essere considerati una fonte storica; se conservano traccia di fatti e riferimenti storici, lo fanno in modo molto confuso, come e` logico aspettarsi da una tradizione orale durata alcuni decenni.
  2. e` in ogni caso sbagliato riferirsi ai vangeli, anche soltanto a quelli canonici, come ad una fonte unitaria, e questo riguarda persino i tre vangeli sinottici che presentano un racconto parallelo quasi concordato: le divergenze fra loro nelle diverse versioni dei fatti sono insanabili; del resto ogni vangelo era l’espressione di una comunita` cristiana diversa e spesso anche di una diversa concezione della nuova religione.

senza una ipotesi attendibile dei rapporti fra loro si finisce col fare un pastone indecifrabile di testi scritti in origine anche in contrapposizione fra loro.

. . .

vi e` un unico modo, in conclusione, per arrivare allo Jeshu storico, ed e` il partire dalle fonti storiche e arrivare, semmai, quando occorre, ai testi cristiani, tenendo conto che non si tratta di opere scritte per la storia, ma di materiale di propaganda, assolutamente indifferente al problema della obiettivita` e direi anche ai fatti.

senza un inquadramento di questo tipo, senza capire che i vangeli sono opere leggendarie di propaganda religiosa scatenata, e` impossibile neppure avvicinarsi alla realta` storica.

ma se parliamo di fonti storiche, dobbiamo riferirci soprattutto a Giuseppe Flavio.

e il problema principale e` che nelle sue due opere storiche non solo la figura di Jeshu non c’e`,  ma, in apparenza, neppure risulta il cristianesimo.

come vedremo meglio nel prossimo post.

. . .

certo, sarebbe scoraggiante, se non fosse in fondo cinicamente quasi divertente, che coloro che si scagliano contro le fake news contemporanee credano poi non dico alla resurrezione dei morti, ma ai due sommi sacerdoti contemporanei, manco si fosse trattato di papa Bergoglio e papa Ratzinger.

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4 thoughts on “la madre di tutte le fake news: i vangeli – il profeta egiziano 2 – 285

  1. Ciao. Ti consiglierei, ma forse in passato l’ho già fatto, di leggerti qualcosa del biblista mons. Renato De Zan.
    Magari potrei passarti la registrazione di una serata che ha fatto sulla nascita di Gesù in cui spiega, dati storici alla mano, che ci fu effettivamente un censimento in Palestina nel 6 a.C., quindi compatibile con il racconto evangelico. Avvenne con due anni di ritardo rispetto al resto dell’impero (8 a.C., data che citi pure tu) perché Erode chiese ed ottenne da Augusto (i due si conoscevano fin da bambini) di risparmiargli il censimento per motivi religiosi (l’Antico Testamento li vieta). Siccome però poco dopo Erode fece guerra ai Nabatei (gli abitanti di Petra) senza chiedere il permesso a Roma (erano entrambi regni vassalli di Roma), Augusto chiese a Erode un atto di sottomissione e quindi quest’ultimo fu costretto a “subire” il censimento.
    Per quanto riguarda la scansione temporale della Passione, i biblisti (De Zan compreso) sono i primi a dire che dal bacio di Giuda alla crocifissione non possono essere passate solo 18 ore e un’attenta lettura e comparazione dei vangeli canonici (che comunque sono dei “catechismi” e non dei testi storici) lo dimostra. E’ una cosa troppo lunga da spiegare ma De Zan sostiene, partendo dal vangelo di Giovanni, che l’ultima cena si tenne il martedì sera.
    (La cosa paradossale è che un ateo come Corrado Augias invece nel suo ultimo libro sostiene che i vangeli raccontano come sono andate le cose nei tempi giusti, ma questo è un altro discorso).

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    1. mi fa piacere rileggerti dopo tanto tempo, un caro saluto a te e a Camino.

      in effetti, ora che me lo ricordi, mi pare che tu mi avessi consigliato gia` qualche anno fa questo video, che pero` non ricordo; ho provato con google e Youtube, ma non l’ho ritrovato; ma forse ti e` difficile adesso recuperare il link.

      senza vederlo, e magari in attesa di cambiare idea di fronte a qualche prova non considerata, dico che il problema non sta tanto nella data del censimento romano dell’8 a.C.(neppure anticipare di ulteriori due anni la nascita di Jeshu creerebbe problemi insormontabili), ma nella natura di questo censimento, che riguardava l’impero romano e i soli cittadini romani (sempre a quel che leggo, naturalmente).

      quindi quel censimento non poteva coinvolgere gli ebrei e di conseguenza i genitori di Jeshu; ma perfino se avesse riguardato tutti gli abitanti dell’impero e non soltanto quelli dotati di cittadinanza romana, non avrebbe potuto riguardare la Palestina, considerando che allora era stata costituita in regno sotto Erode il Grande e NON faceva parte dell’impero.

      l’unico censimento vagamente compatibile e` quello di Quirinio del del 6 d.C., che e` anche quello della rivolta promossa da Giuda il Galileo e della sua morte; Jeshu avrebbe avuto 12 anni, giusto l’eta` nella quale i genitori lo portano a predicare nel tempio: ti dice niente?

      temo quindi che con De Zan siamo di fronte a qualche spericolata arrampicata sui vetri per fare quello che non si deve fare: considerare i vangeli un testo storico.

      come scrivi giustamente e bene anche tu, “sono dei “catechismi” e non dei testi storici” e come tali dovremmo considerarli senza pretesa di dare loro significato realistico in tutto quello che scrivono.

      qui dovremmo osservare pero`, come caratteristica del cristianesimo, questo intreccio profondo e in fondo malsano, tra gli insegnamenti morali di Jeshu e la sua biografia ampiamente mitizzata.

      spiace ammetterlo, ma da questo punto di vista l’islam segue un metodo piu` corretto, in quanto il Corano contiene solamente insegnamenti morali – dico questo indipendentemente dalla loro natura al tempo stesso piu` modesta e piu` realistica.

      del resto anche la forma delle piu` antiche testimonianze su Jeshu era appunto questa: una raccolta di insegnamenti morali: la fonte Q riutilizzata da Matteo e Luca, i Detti di Jeshu il Vivente scritti da suo fratello gemello Judas il Gemello e il nucleo originale del cosiddetto Vangelo di Filippo conservano certamente le forme piu` antiche e vicine all’originale dell’insegnamento orale di Jeshu, senza concedere quasi nulla alla biografia.

      solo in seguito, credo, vennero – secondo i miei studi – i vangeli di taglio biografico, a partire dalla prima raccolta di testimonianze sulla vita di Jeshu riconoscibile sotto le varie stratificazioni successive del Vangelo secondo Giovanni, che precede addirittura la guerra giudaica e che e` la piu` antica e ancora legata all’ambiente palestinese: prodotta dagli zeloti seguaci di Eleazar figlio di Jair (Lazzaro), che deve essere riconosciuto come il discepolo prediletto (non Giovanni!).

      poi venne Marco, dopo la distruzione di Gerusalemme, che pero` abbiamo in una versione molto manipolata, ad esempio con la cancellazione del rapporto fra Jeshu ed Eleazar, riscoperta tempo fa in una citazione di un passo poi cancellato.

      e solo verso la meta` del secondo secolo le redazioni di Matteo e Luca, oramai ampiamente miracolistiche, pur se importanti per l’uso di materiali piu` antichi.

      questo almeno sulla base delle mie ricerche (abbastanza eterodosse, lo ammetto :-))

      e qui mi trovo pero` a concordare o quasi con la cronologia di De Zan sull’ultima cena: solo Giovanni, ancora vicino ai fatti e fondato su testimoni oculari, permette di risolvere il busillis irrisolvibile delle date dell’ultima settimana della vita di Jeshu: siamo nell’anno 30, in cui la Pasqua ebraica cade di venerdi`, esattamente il 7 aprile, se non ricordo male, e inizia quindi il tramonto del giovedi`; e` l’anno dei due sabath consecutivi, quello pasquale e quello settimanale.

      le confusioni nascono dal fatto che anche la vigilia di Pasqua e` un sabath, ma nel calendario settimanale e` un venerdi`: se dunque Jeshu muore la vigilia dela grande sabath, muore di giovedi`.

      l’ultima cena, quindi, si tiene non il giovedi` sera, come dicono i sinottici, che ne fanno una cena pasquale, ma il mercoledi`, giorno nel quale in effetti nelle narrazioni evangeliche dei sinottici non succede assolutamente nulla.

      De Zan dice il martedi`? mi incuriosisce.

      ciao!!!

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