Giacomo, il fratello scambiato – il profeta egiziano 4 – 288

nella parte di questo post che sono riuscito a pubblicare l’altroieri avevo cominciato ad esaminare l’ultimo dei riferimenti alla figura di Jeshu che si trova nella versione che oggi abbiamo delle Antichita` Ebraiche, l’opera storica di Giuseppe Flavio che si occupa degli ebrei nel tempo nel quale sarrebbe vissuto Jeshu.

si tratta del Libro 20, 197-203 – 9, 1.

qui si racconta del sacerdozio di Anano (o Anania o Anna, variante del nome usata nei vangeli), figlio omonimo del padre, che era stato sommo sacerdote dal 6 al 15, ed era stato seguito poi nella carica dal figlio Eleazar (16-17), poi dal genero Caifa (18-36), dal figlio Jonathan (36-37 e 44), poi dal figlio Theofilos (37-41), e infine anche dal figlio Mattia (43).

la famiglia dunque aveva gestito questa carica quasi ininterrottamente per 37 anni, poi la aveva perduta; ma vent’anni dopo, nel 63, questo altro figlio che si chiamava Anano, come il padre, l’aveva riottenuta.

senza grande successo: aveva cominciato col perseguitare un certo Giacomo, ebreo particolarmente osservante, facendolo arrestare e rinviare a giudizio; ma l’intervento di alcuni ebrei autorevoli lo aveva non solo bloccato, ma fatto immediatamente destituire e sostituire nella carica da un certo Jeshu, figlio di Damneo

fin qui tutto chiaro, no? o almeno spero.

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secondo il testo a noi pervenuto, questo Giacomo perseguitato da Anania figlio di Anania (o Anna) era fratello di Jeshu, ma non dello Jeshu indicato subito dopo come nuovo sommo sacerdote, come verrebbe ovvio pensare, dato il contesto della narrazione, bensi` dello Jeshu dei vangeli.

quello che era stato mandato a morte per iniziativa di Caifa, il genero di Anna, padre di questo Anania (o Ananos).

che nel Vangelo secondo Luca, all’inizio, si dice fosse sommo sacerdote quell’anno, assieme a Caifa (ed ecco da dove viene la coppia diabolica Anna e Caifa della tradizione cristiana), ma piu` avanti, nel resoconto del processo appare piu` ragionevolmente come semplice eminenza grigia, e si dice, smentendo l’inizio, che il sommo sacerdote in carica quell’anno era Caifa.

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ora noi sappiamo con certezza che Jeshu aveva un fratello che si chiamava Giacomo (oltre ad altri tre, di cui uno gemello): lo raccontano i vangeli stessi.

ma i nomi Jeshu e Giacomo erano piuttosto diffusi tra gli ebrei del tempo, per cui anche l’abbinamento non era improbabile.

soltanto nelle opere di Giuseppe Flavio i diversi Gesu` nominati sono in tutto 22.

non occorrerebbe quindi pensare necessariamente che questo Giacomo fosse il fratello dello Jeshu dei vangeli, se non fosse scritto esplicitamente nel testo di Giuseppe Flavio: fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo.

bene, ma ora che abbiamo letto questa frase, noi DOBBIAMO continuare a pensare che non e` affatto vero che questo Giacomo era il fratello dello Jeshu dei vangeli.

siamo certamente di fronte ad una interpolazione, cioe` ad una alterazione del testo: quell’inciso e` stato introdotto da una mano estranea.

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questa frase in nessun modo avrebbe potuto essere scritta da Giuseppe Flavio, il quale sapeva bene che Cristo, christos, traduzione greca del termine ebraico mashiah, messiaמשיח, “unto”, non era e non poteva essere un soprannome, ma era un titolo, in questo caso regale:

l’unzione sacra, indicata dal participio passato del verbo ungere, identificava il re o il sacerdote; quindi dire Jeshu Christos o mashiah, equivaleva a dire: Jeshu il re.

naturalmente questo significato si perdeva pero` in ambiente romano, se non si conosceva la cultura ebraica.

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Tacito, scrivendo pochi anni dopo Giuseppe Flavio, nella piu` antica testimonianza storica sul cristianesimo a Roma, gli Annales, 15, 44, 2,3, pubblicati nel 115, usa la parola Christos come nome proprio:

Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat.

Cristo era stato condannato a morte e ucciso per opera del procuratore Ponzio Pilato, sotto l’impero di Tiberio.

e altrettanto fa Svetonio nel 121De Vita Caesarum, Divus Claudius, 25.4, soltanto usando la variante Chrestos, dovuta alla pronuncia greca della e breve come i:

Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit.

Espulse da Roma gli ebrei che continuamente si ribellavano per istigazione di Cresto.

il problema della variante ortografia e` complicato dal fatto che in greco chrestos significa ottimo.

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si tratta comunque di un editto di espulsione degli ebrei da Roma dell’imperatore Claudio nell’anno 49.

ci si e` interrogati ripetutamente sui motivi per i quali Svetonio usa questa forma ortograficamente scorretta, pur parlando poi correttamente di christianoi: la mia ipotesi e` che la ritrovasse nell’editto dell’imperatore Claudio dell’anno 49 e che l’apparente errore fosse in realta` un modo di citare letteralmente.

in questo caso possiamo dubitare che l’intera frase sia un virgolettato, per cosi` dire,​ dell’editto del 49: e la cosa sarebbe notevolissima, dato che avremmo un frammento di un documento ufficiale sul cristianesimo antichissimo, il piu` antico in assoluto.

e notate bene la data, perche` dovremo tornarci su in qualche prossimo post.

. . .

la frase qui attribuita a Giuseppe Flavio su Jeshu soprannominato Cristo contrasta del resto apertamente con l’altro passo suo, del quale dovremo occuparci fra poco, precedente nel testo, dove scrive che Jeshu ERA il Cristo.

siccome questo secondo e` l’unico altro passo delle Antichita` giudaiche dove viene citato lo Jeshu dei vangeli, e` impensabile che lo stesso autore faccia un errore cosi` clamoroso e non abbia chiaro se Jeshu era il messia, cioe` era christos, oppure se christos era un semplice soprannome che gli era stato attribuito.

in questo passo sul presunto fratello dello Jeshu dei vangeli l’autore sembra pensare invece, come forse il redattore dell’editto di Claudio, che Jeshu fosse Chrestos, cioe` “l’ottimo”, come soprannome.

. . .

d’altra parte Giuseppe Flavio non avrebbe neppure potuto fare riferimento a Jeshu se non si ammette che nel suo libro ne avesse gia` parlato in precedenza.

che cosa dovremmo pensare se questo fosse l’UNICO riferimento a Jeshu delle due opere?

ma siccome questo riferimento CONTRASTA col precedente, si conferma anche per questa via che si tratta di una aggiunta estemporanea e fuori contesto.

. . .

ma poi riflettiamo ancora.

e` plausibile in qualche modo che nel 63, quando secondo la storia leggendaria del cristianesimo costruita nel secondo secolo, questo aveva gia` assunto la precisa fisionomia di una religione autonoma dall’ebraismo, le persone più equanimi della città di Gerusalemme – nell’ottica filo-ebraica di Giuseppe Flavio -, cioe` proprio quelle considerate le più strette osservanti della Legge, si mobilitassero a favore del fratello di un condannato a morte per sedizione e blasfemia, come era stato Jeshu?

e a favore di qualcuno che era nella citta` il capo della comunita` cristiana che aveva addirittura gia` celebrato li` il suo primo concilio?

se questo Giacomo era cosi` osservante dell’ebraismo, come poteva contemporaneamente essere anche cristiano?

e` evidente che la storia che viene costruita non ha alcuna verosimiglianza storica.

il manipolatore cristiano del testo si trova di fronte ad una coppia che lo suggestiona: un Giacomo e uno Jeshu fratelli, e quindi in realta` entrambi figli di Damneo.

e gli pare che bastera` attribuire a questo Giacomo come fratello, invece, lo Jeshu evangelico per avere la storia di un martirio cristiano.

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e` una suggestione simile a quella che spinse di recente, nel 2002, un falsario in Israele ad aggiungere al sarcofago di un certo Giacomo, figlio di Giuseppe, morto nel primo secolo, “fratello di Jeshu”, per cercare di rivenderlo come un documento eccezionale delle autentiche origini cristiane.

JamesOssuary2

attenzione: l’iscrizione, scritta in ebraico, si legge da destra a sinistra

peccato che questo falsario sia stato scoperto e condannato in tribunale per avere falsificato altri reperti, anche se e` stato assolto per questo ossario, nel 2012, dato che l’accusa non e` stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio​: a lui comunque nell’insieme e`​andata peggio che al falsario cristiano del secondo secolo, che invece e` riuscito a farla franca, anche grazie all’anonimato. 

anonimato forse relativo, dato che il primo che parla diffusamente del martirio di Giacomo, il fratello del Signore, chiamato anche Giacomo il Giusto, e` Egesippo, vissuto fra il 110 e il 180 dopo Cristo.

peccato che nel testo originario in nessun modo e` scritto che Giacomo fosse poi stato effettivamente lapidato; anzi tutto fa pensare il contrario, considerando l’attribuzione del sommo sacerdozio al fratello.

ma, come evidenziato bene da alcuni, questa falsificazione serviva ed effettivamente e` riuscita bene a nascondere, nei secoli, il vero modo in cui era morto il Giacomo fratello dello Jeshu dei vangeli.

come in seguito vedremo.

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come poteva essere allora il testo originario?

forse Giuseppe Flavio scriveva : Introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù,  e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.

e spiegava solo dopo che questo Gesù era figlio di Damneo, come nel testo attuale.

in questo caso si puo` pensare che l’interpolazione fosse originariamente una glossa, cioe` una nota: in epoca antica le note era scritte non in fondo, ma sul margine del foglio, ed era facile che un copista successivo le inserisse nel testo.

dunque la manipolazione avrebbe un tratto prevalente di pia ingenuita`.

ma possiamo anche pensare che Giuseppe Flavio sia stato piu` rigoroso e abbia chiarito subito che questo Giacomo era fratello di Gesù, figlio di Damneo, e non lo abbia ripetuto dopo.

in questo caso siamo di fronte ad una invenzione consapevole e in malafede di alterazione del testo.

tutto sommato, ritengo piu` plausibile la prima ipotesi.

. . .

ma vogliamo provare a costruire comunque uno scenario alternativo ragionevole?

qualcuno ci riesce?

 

 

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