la favola di Erodiade e Giovanni Battista – il profeta egiziano 6 – 290

il terzo passaggio (per noi) delle Antiquitates Iudaicae di Giuseppe Flavio in cui si ritrova qualcosa della tradizione evangelica e` dedicato a Giovanni Battista: e` subito prima del cosiddetto Testimonium Flavianum che ho analizzato nel post precedente, e prima anche della presunta descrizione dell’arresto di Giacomo fratello di Jeshu, dalla quale ho cominciato questa analisi.

il testo, a mia conoscenza, non ha suscitato tutto il dibattito legato al passo dove si parla di Jeshu, ma a mio parere la cosa e` strana, dato che mi pare abbastanza impensabile che uno storico del periodo citi Giovanni il Battista e non Jeshu, e dunque chi ha ritenuto manipolato il Testimonium Flavianum non poteva esimersi dal considerare anche questo passo che immediatamente lo precede.

a mio parere i due passi simul stabunt, simul cadent: o sono entrambi autentici o sono entrambi interpolati; altre ipotesi potrebbero si` essere fatte, ma sono tutte alquanto macchinose.

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ma cominciamo col leggere questo passaggio piuttosto lungo.

qui Giuseppe Flavio racconta della relazione che si crea, attorno al ventesimo anno dell’impero di Tiberio, cioe` al 34 d.C., in occasione di un viaggio a Roma, fra il tetrarca Erode ed Erodiade, moglie di un suo fratello che aveva lo stesso nome; i due decidono di divorziare e di unirsi in matrimonio; e questo provoca una guerra fra il tetrarca Erode ed Areta, padre della sua moglie ripudiata.

in questa guerra Erode subi` una tremenda disfatta, anche se l’imperatore Tiberio si schiero` dalla sua parte e ordino` al prefetto Vitellio di attaccare Areta e di portargliene la testa.

e` qui che si innestano le osservazioni di Giuseppe Flavio, o chi per lui:

116 – 2. Ma ad alcuni Giudei parve che la rovina dell’esercito di Erode fosse una vendetta divina, e di certo una vendetta giusta per la maniera con cui si era comportato verso Giovanni soprannominato Battista.

117 Erode infatti aveva ucciso quest’uomo buono che esortava i Giudei a una vita corretta, alla pratica della giustizia reciproca, alla pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se il battesimo doveva rendere gradito a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo insinuando che l’anima fosse già purificata da una condotta corretta.

118 Quando altri si affollavano intorno a lui perché con i suoi sermoni erano giunti al più alto grado, Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene.

119 A motivo dei sospetti di Erode, [Giovanni] fu portato in catene nel Macheronte, la fortezza che abbiamo menzionato precedentemente, e quivi fu messo a morte. Ma il verdetto dei Giudei fu che la rovina dell’esercito di Erode fu una vendetta di Giovanni, nel senso che Dio giudicò bene infliggere un tale rovescio a Erode.

18, 11-119, 2

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i resti della fortezza di Macheronte, appena visibili in cima alla montagna,  in questa foto; l’ho visitata nel 2008

il racconto prosegue col racconto della spedizione di Vitellio contro Erode, che viene interrotta dalla notizia della morte di Tiberio: anno 37.

quindi, secondo lo storico, l’intera vicenda, dall’inizio della relazione fra Erode ed Erodiade fino alla spedizione militare romana contro Erode interrotta dalla morte di Tiberio si svolge negli anni fra il 34 e il 37.

e` vero che l’uccisione di Giovanni Battista non viene datata e viene solo genericamente collocata in un tempo anteriore.

ma, ben lungi dal rappresentare una conferma dei racconti evangelici, questo passo suscita delle contraddizioni insanabili.

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nel Vangelo secondo Marco e in quello secondo Matteo la causa della uccisione di Giovanni il Battista furono le sue critiche alla relazione di Erode con Erodiade.

14 Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». 15 Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». 16 Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
17 Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. 18 Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19 Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20 perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21 Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25 E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27 E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28 e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29 I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Vangelo secondo Marco, 6, 14-29

questo racconto in questo vangelo, peraltro, non e` originario ne` della prima stesura, ma, chiaramente, un inserimento successivo, dato che spezza in maniera evidente un discorso coerente:

7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, 13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. (…) 30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.

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nel successivo Vangelo secondo Matteo, invece, la narrazione e` meglio organizzata e scorre naturalmente; quindi l’episodio appartiene al nucleo originario del testo.

[1] In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. [2] Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».

[3] Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. [4] Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!». [5] Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.

[6] Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode [7] che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. [8] Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». [9] Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data [10] e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. [11] La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre. [12] I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.

Vangelo secondo Matteo, 6, 1-12

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le due narrazioni, molto simili, hanno carattere totalmente leggendario.

se le cose fossero andate davvero cosi`, la morte di Giovanni Battista avrebbe dovuto SEGUIRE di qualche anno e non precedere quella di Jeshu, proprio sulla base della datazione della relazione fra Erode ed Erodiade che possiamo ricavare dalle Antiquitates Iudaicae.

l’idea di Erode, poi, che Jeshu sia un Giovanni resuscitato e` poco plausibile per due persone che sarebbero nate a sei mesi di distanza l’una dall’altra, a stare alle versioni dei vangeli canonici piu` tardi.

. . .

ma possiamo dunque limitarci a constatare l’assoluta inattendibilita` storica, anche in questo caso, delle narrazioni evangeliche, e pero` considerare autentico questo passo delle Antiquitates Iudaicae, cioe` attribuirlo a Giuseppe Flavio?

mi induce a dubitarne, prima di tutto, il fatto che e` sempre Eusebio di Cesarea a citarlo per primo e proprio subito prima della citazione del Testimonium Flavianum.

se Eusebio di Cesarea e` il vero autore del cosiddetto Testimonium Flavianumcome sono ragionatamente arrivato a supporre nel post precedente, perche` non avrebbe dovuto allo stesso modo inventare anche questo passaggio?

mi si dira`: ma perche` smentisce i vangeli!

giusto, ma vediamo meglio che cosa scrive esattamente Eusebio di Cesarea:

1. Il libro divino dei Vangeli – Eusebio considera i Vangeli un libro solo, indifferente alle loro contraddizioni reciproche – ricorda che non molto tempo dopo, Giovanni Battista fu decapitato da Erode il Giovane e racconta la stessa cosa anche Giuseppe, nominando espressamente Erodiade, e dice che Erode sposò la moglie di suo fratello, dopo aver ripudiato la prima moglie che aveva sposato secondo le leggi (era la figlia di Areta, re della Petrea) e dopo aver separato Erodiade dal marito, che era ancora vivente. E per causa di questa donna fece uccidere Giovanni e mosse guerra ad Areta, di cui aveva disonorato la figlia.

non e` vero! Giuseppe Flavio non dice affatto, a differenza dei vangeli, che Erode uccise Giovanni Battista a causa di Erodiade: e se lo avesse detto avrebbe fatto saltare i tempi della vicenda che ha definito lui stesso.

questo lo dicono i due vangeli che ho citato; ma Eusebio da` per scontato che questo sia il presupposto anche della narrazione che attribuisce a Giuseppe Flavio.

2. Giuseppe narra che durante questa guerra, tutto l’esercito di Erode fu sbaragliato in una battaglia e che subì questo per la perfida uccisione di Giovanni.

veramente Giuseppe Flavio riferisce questo come una voce, una credenza popolare.

3. Lo stesso autore conferma che Giovanni era un uomo che si distingueva per la sua grandissima giustizia e conferiva il battesimo; questo concorda con quanto è scritto nei Vangeli a proposito di Giovanni. Giuseppe racconta inoltre che Erode perse il trono per colpa della stessa Erodiade e fu mandato, con lei, in esilio e confinato nella città di Vienna, nella Gallia.

4. Tutto questo è esposto nel diciottesimo libro delle Antichità, dove è scritto, quanto a Giovanni, testualmente così: (…)

qui segue la citazione del passo riportato sopra; poi Eusebio continua:

7. Ecco ciò che Giuseppe racconta di Giovanni e nella stessa opera fa menzione anche del nostro Salvatore, in questo modo: – e qui Eusebio cita il Testimonium Flavianum.

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come si vede, Eusebio non coglie affatto la contraddizione cronologica che viene a crearsi tra questo passo inserito nelle Antiquitates Iudaicae e i vangeli; anzi e` particolarmente soddisfatto di riscontrare che finalmente anche lo storico ebreo conferma la narrazione dei vangeli.

addirittura afferma che anche Giuseppe Flavio ripercorre la narrazione evangelica, quando comunque non e` letteralmente vero.

ma c’e` un punto della narrazione attribuita a Giuseppe Flavio dove il falso si smaschera da se`, la` dove si scrive, a proposito del battesimo di Giovanni: Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una consacrazione del corpo.

e` un esplicito confronto col battesimo cristiano, che non avrebbe alcun senso in Giuseppe Flavio.

e vogliamo aggiungere che l’antipatia decisa, per non dire l’avversione e l’odio verso ogni forma di predicazione messianica e` il tratto caratteristico dell’analisi storica di Giuseppe Flavio?

e proprio qui verrebbe meno, proprio quando se ne mette in evidenza lo sfondo?

Erode si allarmò. Una eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione (…). Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da pentirsene.

insomma, tutta questa presunta simpatia di Giuseppe Flavio per Giovanni e` decisamente fuori posto.

. . .

conclusioni mie: Eusebio, che invento` il Testimonium Flavianum per inventare qualche riferimento storico ai racconti semileggendari dei vangeli, scrisse anche il passo su Giovanni Battista.

nel caso del Testimonium uso` l’aggancio che gli veniva fornito dalla figura di Pilato, qui coglie al balzo l’opportunita` offerta dal trovare citati Erode ed Erodiade.

e si serve di questo passo introdotto in Giuseppe Flavio per provare a dare consistenza storica alla confusa e tarda leggenda cristiana che aveva collegato l’esecuzione di Giovanni alle critiche ad Erode per il divorzio, considerato un adulterio.

ma questa leggenda va a sua volta collegata al dibattito sul divorzio che si sviluppo` nel cristianesimo nascente e che ho analizzato altrove (nei post raccolti nel mio saggio sul divorzio cristiano); e tra parentesi, questo permette anche di datarlo approssimativamente a un periodo non proprio iniziale della storia del movimento.

. . .

controprova della manipolazione del testo di Giuseppe Flavio: eliminando il passo che parla di Giovanni Battista l’unita` narrativa viene perfettamente ristabilita:

18, 115  Erode invio` un resoconto di questi avvenimenti a Tiberio, il quale, sdegnato dell’arroganza di Areta, ingiunse  aVitellio di marciare contro di lui, inviarglielo in catene, se lo catturasse vivo, o se morto, mandargli la testa. Queste furono le istruzioni che Tiberio mando` al governatore della Siria. (…)

120 – 3. Vitellio si allestì presto alla guerra contro Areta con due legioni di fanteria pesante e di fanteria leggera e cavalleria annessa a loro come ausiliare; procedendo dai regni che erano sotto il giogo dei Romani, marciò in direzione di Petra e occupò Tolemaide. (..)

risulta evidente che il riferimento a Giovanni il Battista non ha nessuna vera coerenza con la narrazione autentica di Giuseppe Flavio e che e` stato inserito qui e non secondo la linea cronologica del racconto semplicmente perche` il passo forniva l’unico vago appiglio per poterne parlare.

. . .

in conclusione, dei tre riferimenti al mondo cristiano contenuti nell’opera di Giuseppe Flavio nessuna regge ad una critica:

il riferimento a Giovanni il Battista e la breve descrizione della figura di Jeshu sono manipolazioni introdotte nel testo, attraverso false citazioni, da Eusebio di Cesarea;

l’identificazione di un certo Giacomo, ebreo osservante, fratello del sommo sacerdote Jeshu di Damneo, invece, col Giacomo fratello dello Jeshu dei vangeli, e` il frutto di una glossa sbagliata, finita nel testo gia` diverso tempo prima.

. . .

mi rimane da considerare un’ultima fantasiosa tesi.

c’e` chi sostiene che Giuseppe Flavio in realta` simpatizzasse per i cristiani, e ha perfino avanzato l’ipotesi fantasmagorica che sia lui il Giuseppe di Arimatea fariseo che forni` a Jeshu il sepolcro secondo i vangeli.

bastera` ricordare, per liberarsi di questa ipotesi, che Giuseppe Flavio nacque attorno al 37-38, e tanto basti.

. . .

con questa analisi abbiamo potuto prendere atto del carattere semi-fiabesco delle storie raccontate nei vangeli, della piu` che grossolana approssimazione storica con la quale sono stati scritti – come del resto e` logico, considerando che si tratta di tradizioni orali durate alcune decenni e messe per iscritto nel mondo oramai disperso dell’emigrazione ebraica.

ma siamo restituiti al problema iniziale: come mai gli storici del periodo non parlano dello Jeshu cristiano?

non ne parla Giuseppe Flavio, non ne parla il filosofo Filone di Alessandria, non ne parlava neppure Giusto di Tiberiade, l’altro storico della Palestina del primo secolo, perduto, contro il quale polemizza aspramente Giuseppe.

. . .

eppure non e` vero che Giuseppe Flavio non parla in alcun modo della vicenda di Jeshu: una sintetica descrizione della sua azione e` invece chiaramente riconoscibile nella sua opera.

ma dove esattamente?

e` quel che vedremo nel prossimo post

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