le Antichita`giudaiche: Testimonium Eusebianum, altro che Flavianum – il profeta egiziano 5 – 289

un altro passaggio delle Antichita` giudaiche di Giuseppe Flavio nel quale si parla dello Jeshu dei vangeli e` il primo a comparire nell’opera.

e` il famosissimo Testimonium Flavianum e se ne discute da quattro secoli; per cui sarebbe presuntuoso da parte mia presumere di poter dire qualcosa di nuovo.

tuttavia non rinuncio ad alcune osservazioni preliminari per sottolineare che non intendo entrare nel ginepraio delle deduzioni e controdeduzioni relative al testo in se stesso considerato.

io cerchero` piuttosto di mettere a fuoco quale osservazioni si possono fare a proposito di questo passo nel contesto storico e dell’opera di Giuseppe Flavio.

temo che chi analizza troppo il singolo albero perde di vista la foresta e dunque si perde nel bosco delle illazioni.

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Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se pure bisogna chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.

Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche, 18, 63-64.

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questo leggiamo oggi, e in questo contesto: siamo nella parte del libro nella quale Giuseppe Flavio racconta gli ultimi anni di Pilato come prefetto della Giudea, cioe` verso la meta` degli anni 30 d.C..

in linea col suo carattere, che era totalmente diverso da quello rappresentato nelle narrazioni evangeliche, per non dire esattamente antitetico, Pilato decide di introdurre a Gerusalemme i busti degli imperatori, violando il divieto mosaico di rappresentare la figura umana; rifiuta in un primo momento di trattare con i rappresentanti della comunita` locale che gli chiedono di ritirarle; anzi, li fa circondare dai soldati, per minacciarli di morte, ma poi, di fornte alla loro determinazione, si piega e fa ritirare le immagini, blasfeme per gli ebrei. (18, 55-59).

qualcosa di simile, ma con un esito ben piu` drammatico, avviene per la sua decisione successiva di usare denaro del sacro tesoro del tempio per costruire un acquedotto; le proteste di massa si concludono con un massacro, che va aldila` delle sue stesse intenzioni. (18, 60-62)

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qui si inseriscono appunto i due paragrafi dedicati alla figura di Jeshu e ai suoi seguaci: come e` evidente, al di fuori di ogni adeguato percorso narrativo nell’opera di Giuseppe Flavio; ma neppure si capisce, se questa protesta stava avvenendo in concomitanza con l’azione di Jeshu, come mai i vangeli non ne accennano.

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poi Giuseppe Flavio racconta di due scandali avvenuti a Roma: il primo riguarda il culto di Iside, il secondo coinvolge la comunita` ebraica di Roma:

un Giudeo, un vero fuggitivo, allontanatosi dal proprio paese perché accusato di trasgredire certe leggi, e per tale motivo temeva una punizione, proprio in questo periodo (…) risiedeva a Roma e svolgeva il ruolo di interprete della legge mosaica e della sua saggezza. (18, 81)

ma poi in realta` usava a fini personali il denaro che raccoglieva e non solo viene arrestato, ma l’imperatore Tiberio con un editto espelle tutti gli ebrei da Roma e ne trasferisce alcune migliaia in Sardegna (81-84); era l’anno 30-31 e questa era la seconda espulsione di questo tipo, decisa da Tiberio, dopo quella del 19, e anticipava il provvedimento che qualche anno dopo, nel 49, prese anche l’imperatore Claudio.

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segue, nelle Antichita` giudaiche, il racconto di una agitazione sempre di tipo messianico che sconvolge la Samaria:

85 Anche la nazione samaritana non andò esente da simili travagli. Li mosse un uomo bugiardo, che in tutti i suoi disegni imbrogliava la plebe, e la radunò indirizzandola ad andare in massa sul Monte Garizin, che per la loro fede è la montagna più sacra. Li assicurò che all’arrivo avrebbe mostrato loro il sacro vasellame, sepolto là dove l’aveva deposto Mosé.
86 Essi, dunque, credendolo verosimile, presero le armi e, fermatisi a una certa distanza, in una località detta Tirathana, mentre congetturavano di scalare la montagna in gran numero, acclamavano i nuovi arrivati.
87 Ma prima che potessero salire li prevenne Pilato occupando, prima di loro, la cima con un distaccamento di cavalleria e di soldati con armi pesanti; affrontò quella gente e in una breve mischia, in parte li uccise e altri li mise in fuga. Molti li prese schiavi, tra questi Pilato mise a morte i capi più autorevoli e coloro che erano stati i più influenti dei fuggitivi.

Libro 18, 85-87 – 4, 1

di nuovo, il quadro storico che Giuseppe Flavio traccia della Palestina negli anni nei quali si sarebbe svolta l’azione di Jeshu e` totalmente incompatibile con quello disegnato dalle pie narrazioni evangeliche, che ignorano queste tensioni e questi episodi.

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la parte dedicata a Pilato nelle Antichita` giudaiche si conclude nei paragrafi successivi col racconto di una missione del Senato dei Samaritani presso Vitellio, governatore della Siria, per chiedere la rimozione di Pilato; la missione ha successo: Vitellio sostituisce Pilato con Marcello e Pilato viene convocato a Roma, perche` messo sotto inchiesta dall’imperatore Tiberio, che pero` poi trascura la faccenda.

e la morte di Tiberio, pochi mesi dopo, nel 37, salva Pilato dal rendere conto di un decennio (26-36) di gestione intollerante delle relazioni con gli ebrei, che ha acutizzato forse in maniera irreversibile la loro opposizione all’impero romano.

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inserendo il Testimonium Flavianum in questo contesto, possiamo dire che appare poco collegato al quadro storico; inoltre sono i vangeli stessi che permettono di riconoscere, non troppo mimetizzato, il carattere di insurrezione messianica  dell’azione di Jeshu, che dal Testimonium non risulta per niente.

verrebbe dunque da pensare che figura di Jeshu, se vissuto davvero in quel periodo, debba essere ricercata piuttosto tra gli agitatori di cui parla Giuseppe Flavio.

ma chi? ne` l’ebreo fuggisco a Roma ne` l’agitatore samaritano presentano punti di contatto, neppure vaghi, con i tratti della biografia di Jeshu tracciati dai vangeli.

e comunque il silenzio totale sull’ingresso di Jeshu a Gerusalemme, sui tumulti provocati nel tempio e sulla successiva repressione ad opera di una intera legione romana, nonche` sulla sua condanna a morte, non si spiega.

o dall’opera di Giuseppe Flavio e`  stata cancellata una parte che raccontava questi fatti, oppure essi hanno un carattere totalmente leggendario, oppure bisogna collocarli in un altro momento: a una di queste alternative non si scappa.

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comunque, in nessun caso il testo che parla di Jeshu e che attualmente si trova incastonato in questo contesto puo` essere attribuito a Giuseppe Flavio perche` e` incompatibile con lo scopo stesso della sua opera.

Giuseppe, prima di diventare Flavio, in onore della nuova dinastia imperiale di Roma, era stato un ebreo osservante e poi, forse anche un poco controvoglia, uno dei leader della guerra antiromana dal 66 al 73, alla quale scampo` fortunosamente, per cosi` dire, dato che rimasto asserragliato con dei compagni, li convinse ad uccidersi reciprocamente, matenendosi oer ultimo e consegnadosi al generale romano Vespasiano, che si ingrazio` subito, profetizzandogli l’impero, cosa che effettivamente poco dopo avvenne.

tutto sembrava indicare l’inevitabile sparizione della civilta` ebraica: ​la disfatta totale degli ebrei, la distruzione di Gerusalemme, la loro espulsione dalla Palestina, che sembrava definitiva e che verra` apparentemente cancellata quasi 1.900 anni dopo dal “ritorno” in quelle terre in piccola parte dei discendenti di quella comunita` dispersa e in larga parte dei discendenti di alcuni gruppi di convertiti all’ebraismo nella storia per varie ragioni, che non avevano mai avuto alcuna relazione con essa se non quella data dai libri sacri.

cosi` del resto anche Cartagine, l’altra e ben piu` potente irriducibile nemica di Roma, era stata non solo rasa cosi` radicalmente al suolo che quasi non se ne sono trovate piu` neppure le rovine, ma cancellata come cultura e civilta` dalla faccia della Terra.

Giuseppe si pose il programma di salvare la civilta` ebraica: per questo ne scrisse la storia, ma per questo propose anche agli ebrei una riconciliazione con Roma che doveva articolarsi nel riconoscimento che il messia delle profezie bibliche che avrebbe creato un impero universale giusto e ispirato a Dio era Vespasiano, l’imperatore romano che aveva vinto quella guerra e distrutto la citta` santa.

possiamo giudicare ben avventuroso questo progetto; certo esso era parallelo, ma antitetico rispetto a quello cristiano, che, dopo la radicale sconfitta, muoveva dalla presa d’atto, invece, della fine dell’ebraismo e proponeva una trasformazione dall’interno dell’impero, che, in tre secoli di duro confronto sarebbe finalmente riuscita, prima con la legalizzazione del culto cristiano, nel 313, poi addirittura con la sua trasformazione in religione ufficiale dell’impero, nel 395.

naturalmente, alla fine del I secolo, quando il cristianesimo comincio` a distinguersi dall’ebraismo residuo, e quando concluse la sua vita Giuseppe Flavio, nessuno poteva immaginare questi sviluppi.

ma poteva Giuseppe Flavio vedere nei cristiani un alleato del suo progetto?

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recentemente Serge Bardet ha sostenuto l’autenticita` del passo sia per ragioni stilistiche sia per l’ipotesi che con esso Giuseppe Flavio volesse convincere gli ebrei sopravvissuti che il messia delle profezie c’era gia` stato, che era stato un messia sacerdotale e che non si doveva continuare ad attendere un messia politico che guidasse una nuova rivolta contro i Romani.

sembra una operazione spericolata, ma come abbiamo visto Giuseppe Flavio era in grado di farne.

e tuttavia, se cosi` fosse, non si spiegherebbe a mio parere il totale silenzio di Giuseppe Flavio sui seguaci di Jeshu in tutto il resto dell’opera, salvi i tre sporadici accenni di cui ci stiamo occupando.

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una obiezione che viene mossa alla tesi della falsificazione del passo e` che non si comprende come tutti gli esemplari dell’opera contengano la stessa versione.

ma questa obiezione e` molto debole; non sarebbe la prima volta che un testo ci sia arrivato dall’antichita` a partire da un solo esemplare.

inoltre pare proprio che almeno un esemplare diverso ci fosse, come vedremo fra poco.

e occorre tenere conto che la trasformazione del cristianesimo in religione di stato porto` ad un controllo capillare dei testi cristiani, ad esempio con l’ordine di distruggere alcuni vangeli delle origini, consuderati non piu` compatibili con la religione ufficiale.

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ma il motivo principale per cui la mia risposta a questa ipotesi e` no e` molto semplice: i cristiani non si erano ancora definiti come una religione alternativa, ma erano ancora un filone interno radicale e integralistico dell’ebraismo.

oserei dire che, se questo passo fosse autentico, allora sarebbe stato Giuseppe Flavio il vero inventore del cristianesimo: sarebbe stato lui a indicare ai seguaci di Jeshu, come diventare cristiani nel senso moderno del termine, da cristiani messianisti che erano.

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sappiamo tutti bene che gli Atti degli Apostoli e le pseudo-lettere di Saul-Paulus, entrambi composti nel secondo secolo, tracciano un quadro ben diverso e descrivono accuratamente questo cristianesimo gia` pienamente formato alla morte stessa di Jeshu: ma e` un quadro leggendario, una cancellazione a posteriori della storia vera delle origini cristiane, che erano state rivoluzionarie, terroristiche e guerrigliere, per anticipare a un secolo prima una presa di distanza che era invece contemporanea.

e infatti Giuseppe Flavio, quando traccia una rassegna completa delle tendenze storiche dell’ebraismo e degli sviluppi a lui contemporanei, non nomina mai i cristiani: parla di scuole filosofiche a volte, e a volte di tribu`: ma ne conosce solamente quattro: i sadducei, i farisei e gli esseni, e infine gli zeloti, che pero` aggiunge soltanto nella sua seconda opera, e sono quelli che odia e disprezza di piu`, e sono appunto i messianisti o cristiani, ai quali appartiene pienamente l’azione di Jeshu.

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ma trascuriamo pure questa ricostruzione, che qualcuno potrrebbe contestare, e stiamo al testo.

in se stesse queste righe non sono affatto cosi` estranee all’opera di Giuseppe Flavio e al suo linguaggio, come invece la citazione di Jeshu soprannominato Cristo di cui ci siamo occupati nel post precedente.

qui addirittura torna una parola chiave del linguaggio di Giuseppe Flavio, quando definisce i seguaci di Jeshu la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani.

la tribu`: e` proprio la parola che usa quando parla delle diverse tendenze dell’ebraismo.

ma allora, perche` quando traccia il quadro di queste tribu`, non nomina i “cristiani”?

questa obiezione e` insuperabile e dimostra la non originalita` del testo.

e come non accorgersi poi che quando Giuseppe Flavio parla delle tribu` ebraiche (sadducei, farisei, esseni, zeloti), usa termini ebraici, e qui il termine introdotto, cristiani, e` invece greco?

basta questo a dimostrare che i cristiani non rientravano nella originaria classificazione di Giuseppe Flavio: i cristiani infatti non appartengono piu` al mondo ebraico, sono gia` un’espressione del mondo greco-romano.

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per non dire poi dell’antisemitismo che traspare dalla sottolineatura delle responsabilita` della classe dirigente ebraica nella condanna a morte di Jeshu; della affermazione della resurrezione, della definizione di Jeshu come messia.

insomma, solo un cristiano ha potuto scrivere un testo del genere, e Giuseppe Flavio certamente non lo era.

e i cristiani si definirono compiutamente come tali solo alla fine del primo secolo e all’inizio del secondo, quando Giuseppe Flavio moriva.

quindi, il Testimonium Flavianum nelle Antichita` giudaiche e` un falso cristiano accertato, inserito nel testo in un secondo momento, come la citazione successiva di Giacomo fratello di Jeshu.

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del resto – cito da wikipediagli apologisti cristiani del II e del III secolo, in particolare Ireneo e Tertulliano, che conoscono l’opera di Giuseppe, non citano questo brano, nonostante la sua indubbia utilità e Origene scrive per due volte che Giuseppe non crede che Gesù sia il Cristo. Origene, Contro Celso 1.45; Commentaria in Matthaeum 10,17; cfr. anche Contro Celso 2.13.

Quindi nel testo di Giuseppe che aveva letto l’espressione “egli era il Cristo” non c’era e probabilmente mancava del tutto il brano.

Allo stato attuale della ricerca, la testimonianza più antica relativamente a questo brano risale a Eusebio di Cesarea, intorno al 323. Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 1.11, 7-9.

e se andiamo a vederla, credo che siamo vicini alla soluzione del giallo:

7. Ecco ciò che Giuseppe racconta di Giovanni e nella stessa opera fa menzione anche del nostro Salvatore, in questo modo:

segue la citazione letterale del Testimonium Flavianum.

9. Dal momento che uno storico di provenienza ebraica ha trasmesso fin dalle origini nei suoi scritti tali cose su Giovanni Battista e sul nostro Salvatore, quale scappatoia può rimanere a coloro che hanno inventato gli Atti relativi a questi personaggi, per non apparire impudenti? Ma riguardo a ciò basti.

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queste osservazioni sono secondo me conclusive, e permettono addirittura non solo di datare la manipolazione del testo, ma di individuarne l’autore: Eusebio di Cesarea, del resto specializzato in questo tipo di operazioni.

e` il pio Eusebio che in piena e totale pia malfede si inventa il Testimonium Flavianum.

Costantino+I+(Pontefice+Massimo)+per+diritto+Divino+e+ereditario+Sintesi+del+potere+economico,+politico+e+religioso

si tratta dunque di una manipolazione del testo distinta e successiva rispetto alla glossa sul Giacomo fatto arrestare dal sommo sacerdote Anano nel 63, che e` precedente; e questo spiega anche la forte discordanza fra le due manipolazioni stesse rispetto al significato del termine Cristo.

e` l’uovo di Colombo, a pensarci bene, capace di spiegare da solo perche` tutti i copisti, nei loro monasteri, si adeguano alle indicazioni, se non proprio prescrizioni di Eusebio di Cesarea, teologo ufficiale e ai vertici supremi della chiesa…

poteva una simile manipolazione essere ricondotta all’inziativa isolata di un semplice copista di secondo livello?

\no, solo chi stava ai vertici e aveva anche le relativa abilita` poteva realizzare una falsificazione simile…

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la questione del Testimonium Flavianum si e` pero` complicata ulteriormente da quando nel 1971 fu pubblicata una versione diversa di questo passo:

«Egli afferma nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei:

«In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie».

questo testo – se non ho capito male – si trova in un’opera dello storico arabo-cristiano Al-Makin, del X secolo, che sta citando il vescovo melchita di Hierapolis Bambyce, Agapio, morto nel 941Il libro del Titolo, come citazione a sua volta di una più antica cronaca in siriaco di Teofilo di Edessa (morto nel 785).

il manoscritto arabo che la contiene e` di quel secolo stesso, il X.

invece il manoscritto piu` antico delle Antiquitates Iudaicae che abbiamo e` il Cod. Bodmer 98 della prima metà del sec. IX  e proviene dalla abbazia di Nonantola.

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qualcuno si e chiesto se ​e` questa una versione originaria del testo di Giuseppe Flavio, manomessa successivamente.

oppure si tratta semplicemente di un riassunto intelligente che ha eliminato gli aspetti piu` stridenti della manipolazione?

lo confermerebbe il fatto che, gia` prima della scoperta di questa versione ridotta del Testimonium Flavianum, alcuni studiosi, che non volevano rununciare all’idea che li` vi fosse un nucleo autentico, erano arrivati ad un testo molto simile, considerano glosse o aggiunte le seguenti frasi: (…) se pure bisogna chiamarlo uomo; (…) Questi era il Cristo; (…) per denunzia degli uomini notabili fra noi; e avevano ipotizzato che l’affermazione Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo andasse riportata dentro un discorso indiretto che riferiva delle convizioni dei cristiani.

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sta di fatto che l’erudito bizantino e Patriarca di Costantinopoli Fozio il Grande (820-893 d.C.), vissuto nello stesso periodo di Agapio di Ierapoli, nella sua opera Biblioteca, al capitolo 33 dedicato a Giusto di Tiberiade, rimprovera agli scrittori ebrei il loro silenzio “sulla venuta di Gesù Cristo e sui miracoli che egli fece”, mentre nella sua analisi sull’opera di Giuseppe Flavio Antichità Giudaiche non si riferisce mai a qualche sua menzione di Gesù e dei suoi miracoli.

inoltre, secondo me, la descrizione di Jeshu come uomo saggio, dalla condotta irreprensibile, non rispecchia pienamente la caratterizzazione del personaggio che ne vien fatta nei vangeli.

e rimane del tutto oscuro, in questa seconda (o meglio, forse prima versione) il motivo della sua condanna a morte, che Giuseppe Flavio non aveva motivo di tacere.

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la mia conclusione e` che la manipolazione del testo di Giuseppe Flavio compiuta da Eusebio di Cesarea nel IV secolo era cosi` spudorata ed avventuristica che gia` nel IX secolo Fozio e con lui e dopo di lui altri eruditi bizantini del tempo si erano resi conto del suo carattere posticcio e nel riassumere il testo delle Antiquitates Iudaicae – si noti bene che lo stavano riassumendo, non citando letteralmente – lo razionalivvano per renderlo accettabile.

un indizio molto forte di questo sta nel fatto che nel loro riassunto scompare anche il termine tribu`, per definire i cristiani, che e` invece proprio un calco di una espressione caratteristica di Giuseppe Flavio.

no, non c’e` modo di salvare l’autenticita` del Testimonium Flavianum.

dobbiamo abituarci a chiamarlo Testimonium Eusebianum, piuttosto.

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