due battaglie diverse sul Monte degli Ulivi? – il profeta egiziano 7 – 294

18, 3 Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei.

cosi` leggiamo oggi nella traduzione ufficiale della Bibbia CEI il punto del Vangelo secondo Giovanni nel quale si comincia a descrivere l’arresto di Jeshu sul Monte degli Ulivi, fuori Gerusalemme.

trascurando il dettaglio del tutto inverosimile di Giuda alla guida dei soldati romani e delle guardie dei sacerdoti, il testo originale greco, pero`, parla di una speira, cioe` di una coorte romana, che comprendeva da 500 a 1.000 soldati: un numero notevole.

che ci sia stato uno scontro armato fra questa coorte e i sostenitori di Jeshu risulta da un passaggio successivo:

10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro.

di soldati romani si parla anche subito dopo:

18, 12: Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono.

siamo nello strato piu` antico dell’attuale Vangelo secondo Giovanni, cioe` in quella che raccolta di diverse testimonianze personali sparse, ma dirette, della vicenda di Jeshu che io ho chiamato il Vangelo dei Discepoli: e`, dei quattro vangeli canonici, l’unico che dimostra una conoscenza diretta dei luoghhi e il piu` attendibile.

. . .

la versione del successivo Vangelo secondo Marco e` completamente diversa:

14, 43: E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.

insomma, Marco elimina la coorte romana e attribuisce la cattura di Jeshu ad una folla di ebrei, comunque armata.

che l’andamento dell’arresto non sia stato del tutto pacifico, risulta tuttavia anche da Marco:

46Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. (…) 50Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono.

la stessa versione e` nel Vangelo secondo Matteo:

26, 47Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. (…) 50 Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. 51Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. (…) 56 Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.

e` da notare che il Vangelo dei discepoli dice che fu Pietro a compiere questa azione, mentre i due vangeli piu` recenti rendono il protagonista anonimo.

nel Vangelo secondo Luca si aggiunge qualche fantasioso e pittoresco dettaglio ancora:

47Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla, (…) 49Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». 50E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. 51Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. 

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in sostanza da un piu` antico resoconto dei fatti che fa pensare ad un possibile scontro armato, per quanto molto ridimensionato e mimetizzato, si passa addirittura, con modifiche successive, ad un miracolo di Jeshu, il suo ultimo.

ma il breve confronto e` rivelatore del metodo col quale venivano elaborate le narrazioni evangeliche ed e`un indice preciso della loro totale inattendibilita` storica: i vangeli sono testi di pura propaganda, e anche molto grossolana.

. . .

ma ora che siamo stati messi in allerta, leggiamo questi passi delle due opere storiche di Giuseppe Flavio:

261 – 13, 5. (…) guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui, [262] li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.
[263] Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa.

La Guerra giudaica, Libro 2

169 In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista cinque stadi.

170 Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città.

171 Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone quattrocento e catturando duecento prigionieri. (…)

172 Allora i ribelli ancora una volta incitarono il popolo a fare guerra contro i Romani, dicendo di non obbedire loro; e a quanti non li seguivano incendiavano e saccheggiavano i villaggi.

Antichita` giudaiche, Libro 20

. . .

dunque, secondo Giuseppe Flavio, nella storia di quel periodo ci fu effettivamente un intervento militare romano sul Monte degli Ulivi.

fu contro un uomo che era venuto in Palestina dall’Egitto e che prometteva di far crollare le mura di Gerusalemme.

quindi Giuseppe Flavio, che non parla dell’intervento della coorte romana contro lo Jeshu dei vangeli, parla pero` dell’intervento di una notevole forza di cavalleria e di fanti contro un egiziano che era considerato e diceva di essere un profeta.

possiamo pensare che per due volte nella storia palestinese di quegli anni il Monte degli Ulivi sia stato protagonista di un intervento militare romano, il primo contro Jeshu e il secondo contro un falso profeta venuto dall’Egitto?

e che del primo Giuseppe Flavio non parli e del secondo si`?

l’ipotesi a me pare poco plausibile: se Giuseppe Flavio avesse conosciuto un precedente intervento militare romano su quello stesso monte contro Jeshu, come e` pensabile che non abbia parlato, se non altro per distinguere bene i due casi?

lo stesso Giuseppe Flavio che avrebbe raffigurato Jeshu come un innocente uomo saggio incomprensibilmente condannato a morte, non  avrebbe ricordato qui che su quello stesso monte era stato arrestato per essere condotto a morte anche lui?

. . .

immaginiamo piuttosto che Giuseppe Flavio parli di un solo scontro militare gestito dai romani sul Monte degli Ulivi, invece, perche` ce ne era stato uno solo…

si`, questo e` molto piu` plausibile.

allora possiamo pensare che il ricordo di questo scontro si sia larvatamente infiltrato nelle narrazioni evangeliche per suggestioni ed accenni nascosti, ma che non ci sia mai stato quell’intervento militare romano specificamente rivolto contro Jeshu, di cui parla il Vangelo secondo Giovanni?

questa ipotesi e` veramente e totalmente inverosimile.

. . .

seguiamo la traccia piu` coerente, allora, e proviamo a pensare che qui Giuseppe Flavio stia proprio parlando, invece, dell’intervento militare romano sul Monte degli Ulivi indirizzato contro Jeshu.

ci scontriamo a nostra volta con alcune difficolta` che sembrano insuperabili, ma che vale ugualmente la pena di esaminare una per una.

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la prima e piu` importante e` che l’intervento di cui parla Giuseppe Flavio avviene contro un profeta, secondo lui falso, che proveniva dall’Egitto: ma Jeshu non era affatto egiziano, secondo i vangeli, era di Nazaret e nato a Betlemme.

pero`, attenzione: invece proprio questa apparente difficolta` si rovescia in un indizio cosi` schiacciante da assumere quasi il valore di prova definitiva che qui Giuseppe Flavio, quello autentico, non quello manipolato da Eusebio di Cesarea, sta parlando di Jeshu.

questa prova quasi definitiva che l’Egiziano di Giuseppe Flavio era la stessa persona che noi conosciamo come Jeshu ce la fornisce un’altra fonte storica, il filosofo Celso, del secondo secolo, primo polemista contro il cristianesimo, che parla della vita del fondatore del cristianesimo in questi termini:

“Spinto dalla miseria andò in Egitto a lavorare a mercede, ed avendo quindi appreso alcune di quelle discipline occulte per cui gli Egizi son celebri, tornò dai suoi tutto fiero per le arti apprese, e si proclamò da solo Dio a motivo di esse” (Origene, Contra Celsum, I, 28).

insomma, Jeshu era appunto conosciuto nel secondo secolo come egiziano, nel senso di ebreo immigrato in Egitto e poi tornato in Palestina e anche nel senso di conoscitore delle arti magiche egizie.

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ora, queste affermazioni di Celso hanno dei riscontri molto precisi anche nella coeva tradizione ebraica polemica contro il cristianesimo nascente e la figura di Jeshu, che e` ben testimoniata dal Toledot Yeshu, Dicerie su Jeshu, che la mise per iscritto qualche secolo dopo.

la ricorda Sabina Marineo nel suo Gesu` Galileo: secondo il Toledot, Jeshu era addirittura di origini egizie; il nome con cui lo conoscevano gli ebrei osservanti Jeshu ben Pantera ha avuto diverse interpretazioni: Jeshu figlio (ben) del soldato romano di origini ebraiche Panthera, del quale addirittura si sarebbe trovata la tomba in Germania: Tiberio Giulio Abdes Pantera, dove Abdes significa servo di Dio in aramaico; Jeshu figlio della vergine, Parthenos, con deformazione sarcastica del nome; ma anche Jeshu ben pa-ntr-ra, Jeshu figlio del dio Ra, il dio egizio del sole.

220px-Römerhalle,_Bad_Kreuznach_-_Tiberius_Iulius_Abdes_Pantera_tombstone

la tomba del soldato romano presunto padre naturale di Jeshu, al Museo di Bad Kreuznach

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e` abbastanza evidente che uno dei due vangeli canonici piu` tardi, quello secondo Matteo, piu` legato al mondo ebraico originario ha proprio il problema di giustificare il particolare rapporto di Jeshu con l’Egitto.

lo fa nel modo piu` favolistico possibile, inventandosi la strage degli innocenti di Erode e la fuga in Egitto dei genitori di Jeshu per salvarlo dalla persecuzione; ma poi si preoccupa di far rientrare Jeshu a Nazaret molto presto, per cancellare questa specie di onta agli occhi dell’ebraismo osservante.

12Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

e a questo punto, in tutta evidenza, si aggiunge una interpolazione successiva, che infatti contrasta con la frase precedente:

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

Erode, se di Erode il Grande si tratta, mori` nel 4 a.C., poco dopo la data nella quale sarebbe nato Jeshu.

. . .

il profeta e` Osea, 11, 1

ma il significato del testo di Osea e` completamente stravolto; non si tratta infatti di una profezia del futuro, ma di una descrizione del rapporto passato di Dio col popolo ebraico, assimilato ad un figlio bambino:

1 Quando Israele era fanciullo,
io l’ho amato
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

2Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.

. . .

il problema del rapporto di Jeshu con l’Egitto e` invece completamente estraneo al Vangelo secondo Luca, che nulla racconta della strage degli innocenti o della fuga in Egitto e da` una versione completamente diversa dell’infanzia di Jeshu, trascorsa tutta a Nazaret.

39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

. . .

ma, ritornando al punto cruciale, per accettare la versione tradizionale cristiana noi dovremmo accettare che sul Monte degli Ulivi sarebbero avvenuti due distinti interventi militari romani: uno contro Jeshu, al quale gli ebrei osservanti (ai quali apparteneva anche Giuseppe Flavio) rinfacciavano una presunta origine egizia, per negare che fosse un vero profeta, ed un altro contro un falso profeta proveniente dall’Egitto, che pero` non era Jeshu.

che vi potessero essere stati due diversi interventi militari romani sul Monte degli Ulivi era gia` scarsamente credibile prima, ma che entrambi questi due interventi fossero fatti contro un profeta che aveva in qualche modo un rapporto speciale con l’Egitto tanto da essere chiamato per spregio l’Egiziano dai suoi avversari, questo e` assolutamente impossibile, non dico soltanto inverosimile.

. . .

e tuttavia le difficolta` per l’identificazione di Jeshu col falso profeta egiziano di cui parla Giuseppe Flavio sono ancora molte e apparentemente insuperabili.

per discuterle nei dettagli c’e` bisogno di altri post; le esamineremo meglio nei prossimi su questo argomento.

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