sara` forse Paolo il falso profeta egiziano? – il profeta egiziano 8 – 295

nel momento in cui ci troviamo di fronte all’ipotesi non palesemente infondata che lo Jeshu della tradizione evangelica sia il falso profeta egiziano di cui parla lo storico Giuseppe Flavio in entrambe le sue opere, le obiezioni contrarie sono numerose e ce ne sono altre di apparentemente insuperabili.

tralascio quella psicologica, valida soprattutto per i credenti: la tradizione cristiana ci ha presentato un Cristo personaggio assolutamente positivo, mite ed innocente, amato dal popolo, a parte i potenti del tempo.

trovarci di fronte a un avversario feroce di ogni forma di messianismo ebraico come Giuseppe Flavio e alla sua rappresentazione astiosa e ferocemente critica del profeta egiziano puo` susscitare una insuperabile resistenza psicologica ad accettare questa identificazione con Jeshu.

e tuttavia, razionalmente, non dovrebbe essere difficile ammettere che, se il personaggio Jeshu, secondo la stessa tradizione vangelica, fu addirittura condannato a morte, non poteva essere universalmente amato, e dunque ecco che uno storico che gli era contrario lo descrive come un truffatore esaltato, un eroe negativo.

dobbiamo ammettere che per molti l’immagine che Jeshu dava di se`, ai suoi tempi fosse questa; ed e` la stessa immagine che di lui da` anche il filosofo Celso nel secondo secolo, o il Talmud.

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ammettere che per molti Jeshu fosse una figura molto negativa non significa conferire per questo assoluto valore di verita` alle affermazioni degli avversari del cristianesimo; ma significa certamente darne almeno altrettanto che alle fonti cristiane, significa non svalutare a priori queste informazioni, per l’ostilita` delle fonti a Jeshu.

ci dobbiamo orientare col lume della nostra ragione fra le diverse affermazioni, in una guerra tra fake news dell’antichita`.

anche se, naturalmente, a chi affronta questa analisi da un punto di vista laico e non miracolistico sara` piu` facile dare credibilita` alle notizie che nascono da una simile impostazione ed atteggiamento mentale.

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superata agevolmente questa difficolta`, ne rimangono altre.

la principale e` di tipo cronologico.

Giuseppe Flavio infatti pone la vicenda del profeta egiziano attorno all’anno 54, mentre noi siamo abituati a porla attorno all’anno 30.

naturalmente questa difficolta` sarebbe facilmente superabile, dato che la fonte di questa datazione e` la tradizione cristiana stessa e soltanto essa; anche quando qualche storico non cristiano pone sotto l’impero di Tiberio la vicenda adulta di Jeshu, sta soltanto riportando le informazioni che davano i cristiani stessi, non stava usando fonti diverse, magari di natura ufficiale.

quindi non e` difficile pensare che i cristiani potevano dare una datazione immaginaria della vicenda, se avevano validi motivi per nascondere la sua collocazione storica reale.

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l’obiezione crono,ogica vera e` piuttosto un’altra: dal nucleo antico del Vangelo secondo Giovanni, quello che io chiamo Vangelo dei discepoli, e che risale a testimoni oculari della vicenda di Jeshu (che fosero oculari non significa tuttavia che fossero sinceri), si ricava che Jeshu fu catturato, processato e condannato a morte nella vigilia di una Pasqua ebraica che cadeva di venerdi`, e che iniziava dunque col tramonto del giovedi`: di giovedi`, dunque, contrariamente alla tradizione formatasi in seguito.

finora ho letto che l’unico anno, attorno agli anni 30, che rispondeva a questo requisito era l’anno 30 stesso, in cui la Pasqua cadeva il 9 aprile, venerdi`.

non sono troppo sicuro della verita` di questa affermazione, e tuttavia, se si deve cambiare questa data e fissare queste vicende in un anno diverso, allora occorre che in quest’anno, comunque, la Pasqua cada di venerdi`, per rispettare la successione dei fatti narrata in quel vangelo.

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con un po’ di incertezza, dunque, ho dedicato qualche tempo a ricostruire la datazione della Pasqua ebraica dell’anno 54 e non posso nascondervi la mia emozione quando ho scoperto, da wikipedia, che la Pasqua ebraica di quell’anno 54 cadeva il 29 marzo, venerdi`, appunto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Calcolo_della_Pasqua

https://it.wikipedia.org/wiki/54

la principale obiezione, secondo me, a questa datazione cosi` tarda rispetto a quella a cui siamo abituati, viene dunque a cadere.

ma non certo le altre…

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prima di considerarne altre di notevole rilievo, voglio pero` liberarmi in fretta di una obiezione minore….

mi riferisco al modo nel quale accennano al falso profeta egiziano gli Atti degli Apostoli, quando raccontano del presunto arresto di Paolo di Tarso ad opera del tribuno romano Felice nell’anno 58.

tralasciamo l’assoluta inverosimiglianza globale del racconto, che si spinge perfino a rappresentare il tribuno come impaurito di fronte a Paolo (“Anche il Tribuno ebbe paura, rendendosi conto che Paolo era cittadino romano”, At 22,29).

soffermiamoci soltanto su quel che avrebbe detto il tribuno a Paolo, anche se a questo punto del racconto il tribuno diventa un piu` generico comandante:

33Allora il comandante si avvicinò, lo arrestò e ordinò che fosse legato con due catene; intanto si informava chi fosse e che cosa avesse fatto. (. . .) 37Sul punto di essere condotto nella fortezza, Paolo disse al comandante: «Posso dirti una parola?». Quello disse: «Conosci il greco? 38Allora non sei tu quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?». 39Rispose Paolo: «Io sono un giudeo di Tarso in Cilìcia, cittadino di una città non senza importanza. Ti prego, permettimi di parlare al popolo». 40Egli acconsentì e Paolo, in piedi sui gradini, fece cenno con la mano al popolo; si fece un grande silenzio ed egli si rivolse loro ad alta voce in lingua ebraica, dicendo: (…)

e tralasciamo pure che il comandante romano, dopo averlo arrestato, consentirebbe a Paolo di tenere un pubblico discorso al popolo di Gerusalemme!

col risultato ovvio di scatenare nuovi tumulti contro Paolo, di farlo fermare e decidere di flagellarlo, “per sapere perché mai gli gridassero contro in quel modo”.  

ma poi alle proteste di Paolo, che afferma di nuovo di essere cittadino romano, il comandante – che pure lo sapeva gia` benissimo, secondo il racconto precedente – si recò da Paolo e gli domandò: «Dimmi, tu sei romano?». Rispose: «Sì». 28Replicò il comandante: «Io, questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo». Paolo disse: «Io, invece, lo sono di nascita!». 29E subito si allontanarono da lui quelli che stavano per interrogarlo. Anche il comandante ebbe paura, rendendosi conto che era romano e che lui lo aveva messo in catene. 30Il giorno seguente, volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.

vicende del tutto inverosimili, raccontate secondo una logica assolutamente puerile, per di piu` ripetute due volte probabilmente da due manipolazioni successive, eppure a loro modo significative.

perche` mai il comandante, altrove definito piu` correttamente tribuno, dovrebbe dire a Paolo che, siccome sa parlare il greco (!), allora non e` l’egiziano che in questi ultimi tempi ha condotto nel deserto i 4.000 ribelli?

che poi in Giuseppe Flavio sono invece 30.000.

l’Egiziano, oltretutto, aveva condotto il suo attacco a Gerusalemme ben quattro anni prima di questo dialogo immaginario.

che comunque documenta perfino da parte cristiana che l’identificazione fra cristianesimo nascente e sommossa provocata dal falso profeta egiziano era possibile.

a me pare evidente che l’autore degli Atti degli Apostoli coglie al balzo l’occasione per misurarsi con l’identificazione di Jeshu col profeta egiziano.

non bastasse raccontare le vicende immaginarie di Paolo attribuendole al tempo appena successivo a quelle storiche del profeta egiziano (le sue Lettere sono un romanzo epistolare cristiano del secondo secolo, e gli Atti degli Apostoli un testo concorrente contro le lettere di poco successivo), ecco che si vuole accreditare questa cronologia totalmente assolutoria per Jeshu suggerendo che semmai l’identificazione con l’Egiziano avrebbe potuto riguardare Paolo, non certo Jeshu.

ma che era impossibile anche per Paolo, visto che parlava il greco!

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ma qui occorre tornare a Giuseppe Flavio per trovare una sorprendente e sinora ignorata conferma del fatto che i seguaci del profeta egiziano e di Jeshu sono  le stesse persone.

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