Johannes il battezzatore e Jeshu l’egiziano in Giuseppe Flavio – il profeta egiziano 9 – 297

dunque abbiamo scoperto finalmente dove sta davvero la figura di Jeshu in Giuseppe Flavio, ed ora approfondiamo l’analisi.

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premessa: nel Bellum Iudaicum Giuseppe Flavio descrive analiticamente gli avvenimenti degli anni 52-54, seguiti alla nomina a governatore romano della Palestina di Marco Antonio Felice, liberto della madre dell’imperatore Claudio e in buone relazioni con lui, che lo invio` nel 62 a tentare di pacificare il paese, con l’incarico di Procuratore della provincia di Giudea:

dopo avere aggiunto al regno di Agrippa quattro città con i loro distretti: Abila e Giuliade nella Perea, Tarichee e Tiberiade nella Galilea, (…) il resto della Giudea l’affidò a Felice come procuratore. Libro 2, 252 – 13, 2. 

nell’opera successiva di Giuseppe Flavio, Antiquitates Iudaicae, torna la stessa informazione:

Libro 20, 137 – VII, I. – Allora Claudio inviò Felice, fratello di Pallante, a presiedere gli affari della Giudea.

138 Compiuti i dodici anni del suo regno, conferì ad Agrippa la tetrarchia di Filippo con la Batanea, aggiungendovi la Traconitide e Lisania, già tetrarchia di Abila; ma gli tolse la Calcide dopo che l’aveva governata per quattro anni.

Felice era stato preceduto nell’incarico da Ventidio Cumano dal 48 al 52, ma erano stai quattro anni di disordini continui e sempre piu` gravi in Palestina, e alla fine lui stesso era stato messo sotto inchiesta per iniziativa di Numidio Quadrato governatore della Siria, dopo che era scoppiata una vera e propria guerra civile fra Samaritani e Giudei; Felice era stato inviato a Roma a discolparsi e alla fine condannato all’esilio, mentre il suo braccio destro, il tribuno militare Celere, era stato condannato a morte, riportato a Gerusalemme ed ucciso pubblicamente, per provare a placare il risentimento anti-romano che l’azione sua e di Cumano aveva provocato negli ebrei.

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con Felice nominato procuratore, era la prima volta che a un liberto sotto l’impero veniva attribuito un tale potere.

ma ecco come Giuseppe Flavio racconta l’azione del procuratore Felice al suo arrivo in Palestina nel Bellum Iudaicum:

Libro 2, 253 Questi catturò il capobrigante Eleazar, che da vent’anni taglieggiava il paese, insieme con molti della sua banda, e li mandò a Roma; furono poi un’infinità i briganti che lui stesso fece crocifiggere, o i paesani che punì come loro complici.
254 – 13, 3. Però, mentre il paese veniva così ripulito, in Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei cosiddetti sicari, che commettevano assassini in pieno giorno e nel bel mezzo della città.
255 Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondendo sotto le vesti dei piccoli pugnali, e con questi colpivano i loro avversari; poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e lo facevano così bene da essere creduti e perciò non era possibile scoprirli.
256 Il primo ad essere assassinato da loro fu il sommo sacerdote Gionata e, dopo di lui, ogni giorno numerose furono le vittime, ma il terrore era più grande delle uccisioni perché ciascuno, come in guerra, si sentiva ogni momento in pericolo di vita.
257 Si studiavano da lontano le mosse degli avversari e non ci si fidava nemmeno degli amici che si avvicinavano, ma pur fra tanti sospetti e cautele la gente continuava a morire, tanta era la sveltezza degli assassini e la loro abilità nel non farsi scoprire.

dunque, Giuseppe Flavio attribuisce a Felice un successo militare contro i briganti, fra i quali distingue un certo Eleazar, che viene catturato e spedito a Roma, ma osserva che il posto di questi banditi viene preso da un nuovo gruppo di terroristi: i sicari; e lascia capire che contro di loro era molto difficile ottenere risultati, date le tecniche da loro usate di terrorismo diffuso e la loro abilita` nel confondersi nella popolazione.

credo che si debbano identificare questi sicari come braccio armato degli zeloti, che in quest’opera Giuseppe Flavio non ha ancora descritto come una corrente culturale dell’ebraismo prima della guerra giudaica; lo fara` qualche anno dopo nelle Antiquitates Iudaicae.

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ma e` su quel che dice subito dopo Giuseppe Flavio che occorre fare la massima attenzione:

Libro 2, 258 – 13, 4. Oltre a questi, si formò un’altra banda di delinquenti: le loro mani erano meno lorde di sangue ma le loro intenzioni non erano meno empie, sì che il danno da essi inferto al benessere della città non restò inferiore a quello arrecato dai sicari.
259 Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.
260 Contro costoro Felice, considerandoli come istigatori alla ribellione, mandò truppe a cavallo e a piedi e ne fece grande strage.

questo secondo gruppo (un’altra banda di delinquenti) non viene identificato con un nome ben preciso; tuttavia e` impossibile​ non riconoscere in questa raccolta dei seguaci nel deserto l’azione che nelle tradizioni evangeliche e` attribuita a Johannes il Battezzatore, e successivamente allo stesso Jeshu, attraverso il battesimo di massa nelle zone desertiche al di la` del Giordano:

sono Johannes e Jeshu coloro che – ovviamente nell’ottica conservatrice e tradizionalista di Giuseppe Flavio – fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione.

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per documentare le stringenti analogie, cito per ora solamente il vangelo piu` antico nel suo nucleo originale, quello detto secondo Giovanni:

1, 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

3, 22Dopo queste cose, Jeshu andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 

24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. (interpolazione in forma di glossa).

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ma si aggiungono in quel testo ulteriori considerazioni, che per il momento non e` il caso di analizzare, ma che cito soltanto per evidenziare che nell’otica dei seguaci di Jeshu vi era una contiguita` con i seguaci di Johannes il Battezzatore, che tuttavia non era piena identificazione.

esattamente come del resto si deduce dal testo di Giuseppe Flavio.

25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Johannes e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Johannese gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27 Johannes rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: «Non sono io il messia» (il Christos, cioe` lunto come Re), ma: «Sono stato mandato avanti a lui». 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

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e` proprio a questo punto del Bellum Iudaicum che Giuseppe Flavio inserisce i riferimenti al profeta egiziano che ho citato in parte nel post precedente, e che ora ricordo di nuovo, riportando adesso il testo integralmente:

Libro 2, 261 – 13, 5. Ma guai ancor maggiori attirò sui giudei il falso profeta egiziano. Arrivò infatti nel paese un ciarlatano che, guadagnatasi la fama di profeta, raccolse una turba di circa trentamila individui che s’erano lasciati abbindolare da lui,
262 li guidò dal deserto al monte detto degli ulivi e di lì si preparava a piombare in forze su Gerusalemme, a battere la guarnigione romana e a farsi signore del popolo con l’aiuto dei suoi seguaci in armi.
263 Felice prevenne il suo attacco affrontandolo con i soldati romani, e tutto il popolo collaborò alla difesa sì che, avvenuto lo scontro, l’egizio riuscì a scampare con alcuni pochi, la maggior parte dei suoi seguaci furono catturati o uccisi mentre tutti gli altri si dispersero rintanandosi ognuno nel suo paese.

la coincidenza col racconto della parte originaria del Vangelo secondo Giovanni e` impressionante e decisiva anche nei dettagli:

11, 54  Jeshu dunque non andava più in pubblico tra i Giudei, ma da lì si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Èfraim, dove rimase con i discepoli. 

ed e` da li` che Jeshu muove appunto verso Gerusalemme, prima della Pasqua ebraica.

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nelle successive Antiquitates Iudaicae gli stessi episodi sono raccontati piu` estesamente in questo modo:

Libro 20, 160 – 5. Intanto gli affari della Giudea stavano andando di male in peggio; perché la regione era nuovamente infestata da bande di briganti e impostori che ingannavano la gente.

161 Non passava giorno che Felice non prendesse e condannasse a morte molti di questi impostori e ribelli. Con un inganno catturò anche Eleazaro, figlio di Dineo, che aveva organizzato una compagnia di ribelli: con la promessa che non avrebbe corso alcun pericolo, Felice lo indusse ad andare da lui; Felice poi lo catturò e lo mandò a Roma in catene. 

ma qui c’e` una rettifica o una integrazione molto importante di quel che lo stesso Giuseppe Flavio aveva scritto nel Bellum Iudaicum:

qui avviene quel che potrebbe apparire incredibile, se non fosse il modo oscuro di operare del potere, quello che oggi assume la forma istituzionale delle azioni occulte dei servizi segreti e allora invece assumeva la forma della congiura:

Felice stesso – secondo Giuseppe Flavio – si era accordato segretamente con gli zeloti per liberarsi del sommo sacerdote Gionata che lo criticava:

162 Felice era risentito verso il sommo sacerdote Gionata a motivo dei frequenti avvertimenti di amministrare meglio gli affari della Giudea; Gionata, infatti, temeva di incorrere nella censura della gente, in quanto, era stato lui che aveva domandato a Cesare di inviare Felice come procuratore della Giudea. Felice trovò un pretesto per allontanare dalla sua presenza un uomo che ormai gli era diventato importuno: incessanti rimproveri annoiano coloro che hanno scelto di agire malamente.

163 Per tale motivo, dunque, con la promessa di una grande somma, Felice corruppe l’amico più fidato di Gionata, nativo di Gerusalemme, di nome Dora, con la promessa di dargli una grande somma da portare ai briganti per attaccare Gionata e ucciderlo. Dora accettò ed escogitò di farlo assassinare dai briganti nel seguente modo.

164 Alcuni di questi briganti salirono in città come se avessero l’intenzione di venerare Dio, ma sotto le vesti portavano i pugnali, e mischiatisi con la gente attorno a Gionata, lo assassinarono.

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ma e` abbastanza sconvolgente per altri motivi anche quel che scrive Giuseppe Flavio dopo di questo:

165 Dato che gli assassini rimasero impuniti, da quel tempo in poi, i ribelli, con perfetta impunità, solevano andare in città durante le festività con le armi nascoste allo stesso modo e mescolati tra la folla. In questo modo alcuni uccisero nemici personali, altri uccisero perché pagati. Commettevano tali assassini non solo in altre parti della città, ma anche, in alcuni casi, nel santuario; perché fin là dentro ordinavano di spargere il sangue delle loro vittime, giacché neppure in questo vedevano una dissacrazione.

166 A mio modo di vedere, è questo il motivo per cui anche Dio stesso, disgustato dalla loro empietà, volse le spalle alla nostra città, perché giudicò il santuario una dimora non più pura per Lui, condusse contro di noi i Romani, purificò la città col fuoco e condannò alla schiavitù noi, le nostre mogli e i nostri figli. Egli intendeva punirci con queste calamità.

non e` sconvolgente riconoscere, credo, in quel che scrive Giuseppe Flavio qualcosa di simile a quel che racconta la tradizione evangelica sull’azione di Jeshu nel tempio di Gerusalemme?

2, 13Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 14Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 15Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 17I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà. 

Vangelo secondo Giovanni

lo zelo! lo zelo del zelota.

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continua Giuseppe Flavio nelle Antiquitates Iudaicae:

167 – 6. I ribelli infestarono la città di tante simili contaminazioni. Perciò impostori e truffatori incitavano la plebe a seguirlo nel deserto; 168 promettendo di mostrare loro indubbi prodigi e segni che sarebbero stati realizzati in armonia del disegno di Dio. Molti si lasciarono persuadere e pagarono il castigo della loro follia; furono, infatti, portati alla presenza di Felice, il quale li punì.

169 In quel tempo venne dall’Egitto a Gerusalemme un uomo che diceva di essere un profeta e suggeriva alle folle del popolino di seguirlo sulla collina chiamata Monte degli Ulivi, che è dirimpetto alla città, dalla quale dista cinque stadi.

170 Costui asseriva che da là voleva dimostrare come a un suo comando sarebbero cadute le mura di Gerusalemme e attraverso di esse avrebbe aperto per loro un ingresso alla città.

171 Udita tale cosa, Felice ordinò ai suoi soldati di prendere le armi; e con una notevole forza di cavalleria e di fanti, uscirono da Gerusalemme e si lanciarono sull’egiziano e sui suoi seguaci uccidendone quattrocento e catturando duecento prigionieri. L’Egiziano fuggì dalla battaglia e si dileguò. 

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in questa seconda e aggiornata versione dell’episodio di quello che nel Bellum Iudaicum aveva definito il falso profeta egiziano, Giuseppe Flavio non afferma piu` che quell’uomo – che era poi Jeshu – fosse di nazionalita` egizia, ma piu` genericamente afferma venne dall’Egitto.

ma troppe sono le somiglianze per pensare alla coincidenza tra due episodi differenti, quello dell’egiziano o dell’uomo venuto dall’Egitto, raccontato da Giuseppe Flavio, e quello di Jeshu, con due protagonisti diversi, a circa 25 anni di distanza, che fanno le stesse cose.

ed e` chiarissimo, come abbiamo gia` visto nel post precedente, che la tradizione evangelica successiva aveva il bisogno di giustificare il fatto che Jeshu veniva dall’Egitto.

e lo fece nei modi piu` pittoreschi.

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quindi, arrivato a questo punto, considero definitivamente dimostrato che non c’e` nessun silenzio di Giuseppe Flavio sulla figura di Jeshu;

che invece ne parla, non nel Testimonium Flavianum, introdotto nel testo delle Antiquitates Iudaicae da Eusebio di Cesarea, ma diffusamente in entrambe le sue opere e con tutta l’attenzione che l’episodio meritava, illustrandone per bene le implicazioni sulla turbolenta situazione sociale del tempo;

che pero` Giuseppe Flavio non chiama Jeshu per nome, in segno di disprezzo, ma lo definisce, sempre spregiativamente, l’egiziano;

che definisce molto esattamente il suo rapporto con la figura di Johannes il battezzatore, nel quale vede una variante meno sanguinaria del zelotismo classico;

che la datazione storica della vicenda di Jeshu non e` attorno al 30, come dalla tradizione cristiana successiva, ma nell’anno 54,

il che conferma, in maniera definitiva, il carattere totalmente romazesco delle vicende di Saul-Paulus come narrate in quegli stessi anni nelle sue lettere apocrife e romanzate e nell’altro romanzo cristiano degli Atti degli Apostoli;

il che spiega finalmente in modo definitivo anche perche` Filone d’Alessandria non parla mai di Jeshu: Filone mori` attorno al 45 d.C. e dunque non parla mai di Jeshu per il semplice motivo che non aveva potuto conoscerlo.

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naturalmente mi rendo conto benissimo che ci sono anche delle discrepanze precise e molto notevoli di quel che scrive Giuseppe Flavio del falso profeta egiziano col resoconto del Vangelo che sto citando.

le dobbiamo esaminare a parte in qualche prossimo post, assieme ad altre discrepanze storiche piu` significative, ma meno visibili.

ma anticipo subito il giudizio che le prime non sono determinanti, ma semmai illuminano meglio il processo di formazione dei vangeli.

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ma chiudo questo post citando piuttosto le conclusioni simili dei resoconti di Giuseppe Flavio sul cristianesimo nascente, dopo la rocambolesca conclusione (secondo lui) della vicenda del profeta egiziano, nelle sue due opere:

nel Bellum Iudaicum:

264 – 13, 6. Ma dopo che anche questi furono domati, si verificò di nuovo un’infiammazione da un’altra parte, come in un corpo malato. Infatti i ciarlatani e i briganti, riunitisi insieme, istigavano molti a ribellarsi e li incitavano alla libertà, minacciando di morte chi si sottometteva al dominio dei romani e promettendo che avrebbero fatto fuori con la violenza chi volontariamente si piegava alla schiavitù.
265 Distribuitisi in squadre per il paese, saccheggiavano le case dei signori, che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi, sì che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate. La gravità di questa guerra andava crescendo di giorno in giorno.

nelle Antiquitates Iudaicae:

172 Allora i ribelli ancora una volta incitarono il popolo a fare guerra contro i Romani, dicendo di non obbedire loro; e a quanti non li seguivano incendiavano e saccheggiavano i villaggi.

scrive Giuseppe Flavio: i ciarlatani e i briganti, riunitisi insieme.

con briganti intende il movimento zelota classico, quello fondato cinquant’anni prima da Judas il Galileo, ma che affondava le sue radici in un tempo ancora piu` antico, anche a volersi limitare soltanto alla figura di Ezechia, padre di questo Judas.

con ciarlatani intende riferirsi invece alle figure di Johannes il Battezzatore e Jeshu l’Egiziano, promotori di una variante meno violenta dello zelotismo classico, ma altrettanto catastrofica, secondo lui,

che pure non aveva visto i secoli a venire.

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