religione dell’immagine e cultura della parola – 298

sabato scorso mi e` capitato di fare da guida per qualche ora ad un gruppo di visitatori nella parte piu` antica del centro di Brescia, ricca di testimonianze storiche ed artistiche molto interessanti e poco conosciute, tanto da diventare una sorpresa per molti bresciani stessi.

ne parlo brevemente soprattutto per le riflessioni che mi ha suscitato; e chiedo scusa della premessa forse un pochino troppo analitica ed erudita.

chi non ha troppo interesse per la storia dell’arte puo` andare direttamente alle conclusioni.

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un momento importante del percorso che avevo organizzato  era la chiesa nota in citta` come san Cristo, definizione stranissima, ma frutto semplicemente di una abbreviazione colloquiale: in realta` dedicata al Santissimo Corpo di Cristo; e` definita, un poco audacemente, la Cappella Sistina di Brescia, non tanto perche` completamente ricoperta di affreschi, giunti quasi intatti, nonostante qualche sventata distruzione qua e la`, ma perche` questi sono affini pittoricamente alla grande pittura rinascimentale romana del periodo immediatamente precedente, anche se reinterpretati in una chiave manieristica, come dall’esempio dei coevi pittori Campi della vicina Cremona.

chiesa-del-santissimo

la chiesa fu fondata, anche riutilzzando materiali ricavati dal vicino Foro romano, assieme ad un vasto convento, nella seconda meta` del Quattrocento dai Gesuati, un curioso ordine mendicante che era stato fondato un secolo prima da un ricco mercante di Siena e aveva avuto una storia alquanto travagliata per sospetti di eresia, fino allo scioglimento nel 1668.

negli anni Cinquanta del Novecento, siccome chiesa e convento erano diventati la sede del seminario, se ne decise il completo abbattimento e la ricostruzione; poi per fortuna il progetto viene abbandonato perche` troppo costoso; rimangono tuttavia le tracce di pesanti interventi nei chiostri, che vennero sopraelevati per ricavare spazi didattici, con un piano tuttora chiuso con tapparelle tipiche di quegli anni.

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inaugurata nel 1501, la chiesa, dalla struttura ancora gotica, sorgeva su un terreno alle pendici del colle del Castello donato dai conti Martinengo e ne divento`​ la chiesa gentilizia, destinata ad accoglierne le tombe di famiglia; nel 1565 venne radicalmente rinnovata dai Gesuati e ricoperta da un ciclo di affreschi di Fra’ Benedetto da Marone, pittore e frate Gesuato lui stesso, che illustrano la salvezza che si attua attraverso il Corpo e il Sangue di Cristo.

anche il Romanino collabora: un suo polittico per l’altare maggiore e` andato disperso, ma rimane l’Ultima Cena nel refettorio dei monaci.


Questa foto di Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo è offerta da TripAdvisor.

un ulteriore ciclo pittorico, nella controfacciata interna e`di Lattanzio Gambara.

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questi affreschi, che costituiscono un piccolo ciclo dedicato al tema del corpo di Cristo (ma il quarto e` andato distrutto per l’apertura di una porta), mi hanno sollecitato ad una riflessione.

in particolare questo, che rappresenta il Cristo dodicenne che nel tempio di Gerusalemme disputa con i dottori della legge mosaica, dopo essersi allontanato dai genitori, che appunto qui lo ritrovano.

brescia-dodici-gesù-anziano-nel-tempio-da-lattanzio-gambara-di-cristo-di-chiesa-del-santissimo-corpo-della-chiesa-79171911

i genitori sono in primo piano in basso a sinistra: il padre, sia pure putativo, in un’espressione in cui si mescolano la sorpresa e l’orgoglio; la madre in un gesto di preoccupazione che traduce la battuta del Vangelo secondo Luca (2, 48), l’unico che riporta il fantasioso episodio:

«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo»

il dodicenne e` colto nella spavalderia tipica dell’adolescenza e nel gesto perfino piuttosto ricercato che traduce invece la sua risposta, sempre secondo il Vangelo secondo Luca (2, 49):

«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»

gia` questo dimostra come l’affresco costituisce, per il pubblico dei fedeli ampiamente analfabeti del tempo, la sintesi di un racconto.

ma questo diventa ancora piu` evidente se si considerano altri dettagli della scena, e in particolare la ricca rassegna dei visi dei dotti che, secondo la leggenda, il giovane Gesu` nel tempio, seduto in mezzo ai maestri,  ascoltava e interrogava. (2, 46)

nei visi degli ascoltatori l’affresco e` una ricca antologia di reazioni diverse, in cui si mescolano la perplessita`, il dispetto, l’ammirazione controvoglia, il rigetto e il dissenso.

qualcosa di piu` ricco e variegato di quel che racconta quel Vangelo (2, 47):

 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

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pittura dunque come racconto, pittura che si fa narrazione dettagliata, che approfondisce i personaggi, che ha sottigliezze psicologiche, che prepara il cinema.

pittura, comunicazione attraverso l’immagine, che si rivolge a masse analfabete.

pittura come anticipazione delle tecniche di comunicazione visiva che oggi sono tipiche del linguaggio della pubblicita`, piuttosto.

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la grande tradizione pittorica italiana!

l’arte, intesa soprattutto come arte figurativa, che caratterizza la nostra cultura…

dunque comunicazione prevalentemente visiva, suggestiva, propagandistica, come tratto distintivo del cattolicesimo, che in questo si contrappone in quegli anni alla Riforma protestante, che valorizza, per contrasto, pouttosto la lettura personale diretta della Bibbia e affida piuttosto alla musica, soprattutto corale, l’espressone emotiva dell’adesione ai valori della fede.

le due culture, quella italiana e quella tedesca, si distaccano qui, lungo due percorsi differenti, nei quali il cattolicesimo si affida alla suggestione visiva, soprattutto, e il protestantesimo al ragionamento dell’argomentazione parlata.

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religione della parola, o del Logos, cioe` del Verbum, si era definito il cristianesimo delle origini, anche se nel mondo ebraico con questa espressione si intendeva soprattutto il testo sacro ispirato da Dio.

religione ebraica caratterizzata dal rifiuto delle immagini, viste come veicolo pericoloso delle suggestioni politeiste del paganesimo.

ebraismo ed islam mantengono fede a questa caratteristica essenziale del messaggio religioso monoteistico originario; ma il cattolicesimo, assieme alla particolare valorizzazione del culto dei santi che a volte palesemente sostituiscono gli dei antichi, ritorna piuttosto ad una religione delle immagini, che era tipica del politeismo pagano e che si ritrova nell’India induista.

non ci si meravigli poi se il mondo germanico ed anglosassone e` portato all’adesione a valori fondati sul piano del metodo sul discorso razionale, e il mondo mediterraneo e semi-pagano della cultura italica invece rimane emotivamente riferito alle suggestioni irrazionali di una percezione della realta` immediata e sentimentale.

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