quell’ingresso regale di Jeshu a Gerusalemme la domenica delle Palme che storicamente non ci fu mai – il profeta egiziano 10 – 301

la sicura identificazione dello Jeshu dei vangeli col profeta egiziano di cui parla lo storico dell’ebraismo antico Giuseppe Flavio spalanca la porta al problema immenso di spiegare in modo adeguato le contraddizioni tra la sua versione dei fatti e quella della tradizione cristiana.

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di queste la prima e` piu` importante e` quella tra la notizia che da` lui, che il profeta egiziano fu fermato, con i suoi trentamila seguaci, davanti alle mura di Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, e li` disperso dopo uno scontro che si risolse in un bagno di sangue, e la versione evangelica che vede invece Jeshu entrare, da trionfatore regale ed occupare il tempio, cacciandone i mercanti, incomprensibilmente senza alcuna resistenza da parte dei romani nella capitale della loro provincia.

l’episodio e` talmente centrale nella tradizione cristiana che e` tuttora celebrato nella domenica delle Palme, che introduce la settimana santa pasquale.

DOMENICA-PALME-2017-1

come e` possibile, mi sono chiesto, questa enorme contraddizione?

e ho deciso di andare a verificarla sui testi, a partire dal Vangelo secondo Giovanni, il cui nucleo, una volta liberato dai liberi voli pindarici telogici di un teologo del secondo secolo, e` certamente il resoconto cristiano piu` antico della vicenda di Jeshu, e quel che piu` conta, scritto da testimoni oculari e prima della distruzione di Gerusalemme del 70 a.C..

quindi, particolare per niente trascurabile, anche prima della stesura delle due diverse opere di Giuseppe Flavio, concluse verso la fine del I secolo.

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ora io qui devo testimoniarvi non solo la mia sorpresa, ma la mia emozione, per quello che ho scoperto.

ho cercato di lasciarle decantare per qualche giorno, per poter ritornare lucido, ed ora vi espongo i fatti.

che chiariscono non solo questo dettaglio, ma permettono, secondo me, finalmente di dare qualche risposta fondata alle diverse domande che suscita la tradizione evangelica e che finora sono rimaste senza una soluzione del tutto persuasiva.

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insomma, nel Vangelo secondo Giovanni l’ingresso trionfale di Jeshu a Gerusalemme, acclamato come re, non c’e`.

e questa coincidenza, tra il nucleo antico di questo vangelo e i resoconti di Giuseppe Flavio, ci permette finalmente di dire con assoluta certezza che non c’e` neppure mai stato storicamente.

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questro e` il resoconto dei fatti in questo vangelo:

1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
2 E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. (…)
9 Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
10 I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, 11 perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
12 Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!».
14 Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
15 Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto su un puledro d’asina.
16 I suoi discepoli sul momento non compresero queste cose; ma, quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.
17 Intanto la folla, che era stata con lui quando chiamò Lazzaro fuori dal sepolcro e lo risuscitò dai morti, gli dava testimonianza.
18 Anche per questo la folla gli era andata incontro, perché aveva udito che egli aveva compiuto questo segno.

come si vede benissimo a leggere il testo per quello che effettivamente dice e senza altri presupposti impliciti, tutta questa scena si svolge fuori di Gerusalemme, visto che e` la folla dei sostenitori che gli va incontro, PRIMA che lui entri nella citta` – e che lui ci entri davvero non e` detto affatto.

il capitolo successivo, che sembra la testimonianza di un altro seguace, racconta poi semplicemente la cena che avviene sempre PRIMA della festa di Pasqua, non e` specificato dove, ma il contesto farebbe pensare sempre a Betania.

nella cena Jeshu lava i piedi dei suoi seguaci, per dare loro un esempio.

e non istituisce affatto l’eucarestia cristiana.

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e` il Vangelo secondo Marco che per primo racconta dell’occupazione del tempio di Gerusalemme da parte di Jeshu e dei suoi seguaci:

15 Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16 e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio.
17 E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata / casa di preghiera per tutte le nazioni? / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
18 Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire.
Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento.
19 Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

il racconto e` inverosimile: non si occupa il fulcro di una citta` (sempre senza incontrare resistenza), per poi ritirarsi la sera.

manca comunque in questo resoconto il corteo regale di ingresso nella citta`.

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e` di nuovo il Vangelo secondo Luca a raccontarlo, ma siamo oramai alla meta` del secondo secolo, e comunque anche questo corteo si svolge fuori di Gerusalemme, anche se e` poi seguito da una presenza di Jeshu nella citta`, che il Vangelo secondo Giovanni ignorava:

19, 29 Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli 30 dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. 31 E se qualcuno vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete così: «Il Signore ne ha bisogno»».
32 Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto.
33 Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?».
34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
35 Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù.
36 Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.
37 Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, 38 dicendo: «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!».
39 Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli».
40 Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
41 Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa 42 dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 43 Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». 

la presunta profezia post factum permette di affermare che il resto e` stato scritto dopo la distruzone di Gerusalemme.

45 Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, 46 dicendo loro: «Sta scritto: La mia casa sarà casa di preghiera. / Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
47 Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; 48 ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

in questo resoconto, come nei precedenti il corteo regale si svolge fuori della citta`; poi, in modo abbastanza improvvisato nel racconto, Jeshu compare nel tempio, dove peraltro si limita ad insegnare.

anche nel Vangelo secondo Luca, pero`, incomprensibilmente, la notte Jeshu si ritira sul Monte degli Ulivi:

21, 37 Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi.
38 E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

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e infine il Vangelo secondo Matteo, il primo che racconta la versione diventata poi quella ufficiale tradizionale, ma siamo ancora alla meta` del secondo secolo, anche per la versione attuale di Matteo, che proprio per questo credo che sia successivo anche a Luca.

ma l’ultimo dei vangeli che riassume, integrandole fra loro le diverse versioni precedenti, viene poi messo per primo nell’ordine canonico – con grande sapienza propagandistica – in modo da condizionare il lettore, che legge di seguito le piu` antiche e ridotte versioni precedenti integrandole mentalmente con la sua:

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me.
3 E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: «Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito»».
4 Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: 5 Dite alla figlia di Sion: / Ecco, a te viene il tuo re, / mite, seduto su un’asina / e su un puledro, figlio di una bestia da soma.
6 I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7 condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere.
8 La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.
9 La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! / Benedetto colui che viene nel nome del Signore! / Osanna nel più alto dei cieli!».
10 Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?».
11 E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».
12 Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 13 e disse loro: «Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. / Voi invece ne fate un covo di ladri».
14 Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì.
15 Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, 16 e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?».
Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode»?
17 Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
18 La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. (…)

e` notevole comunque che anche in questa versione, che pure serve a definire la regalita` di Jeshu e la sua rivendicazione del trono di Israele, egli e` definito profeta con un richiamo molto preciso al termine che Giuseppe Flavio usa per quello che chiama spregiativamente l’egiziano.

naturalmente tutto questo presunto entusiasmo della popolazione di Gerusalemme per Jeshu e` privo di base storica, a stare a quel che racconta Giuseppe Flavio sulla mobilitazione spontanea della popolazione di Gerusalemme per respingere l’attacco del profeta egiziano.

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ma l’episodio della cacciata dei mercanti e` totalmente inventato?

no, si direbbe, perche` anche il Vangelo secondo Giovanni lo racconta, ma in tutt’altro contesto.

siamo all’inizio stesso dell’azione di Jeshu e la Pasqua della quale si parla e` un’altra, la precedente:

13 Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
15 Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
17 I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.

si tratta di uno di quegli episodi di microguerriglia, molto diffusi in Palestina in quegli anni; ne parla Giuseppe Flavio come di un modus operandi comune per i sicarii, o zeloti, cioe` animati dal sacro zelo di cui si parla anche qui.

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questo rende evidente il processo di formazione dei vangeli successivi, che trasferiscono l’episodio e ci imbastiscono su una narrazione mitologia.

va premesso che nessuno dei testi evangelici piu` antichi, che si presentano come raccolte dei detti di Jeshu, cioe` i cosiddetti vangeli di Giuda il fratello Gemello e quello di Filippo, e il cosiddetto testo Q, cioe` a mio parere l’originario Vangelo secondo Matteo, sotto forma di raccolta di detti, di cui parla Papia di Ierapoli, contiene il minimo riferimento a questa vicenda.

solo l’anno dopo, come si vede, il Vangelo secondo Giovanni parla di un corteo regale fuori della citta`, in cui Jeshu non risulta essere mai entrato; indipendentemente racconta, ma per l’anno precedente, un’azione contro i mercanti del tempio contta durante le festa di Pasqua da Jeshu.

anche Marco racconta l’attacco ai mercanti nel tempio, ma collocandolo nel contesto dei fatti degli ultimi giorni di vita di Jeshu (ma non ha il corteo di ingresso nella citta` di Gerusalemme).

Luca racconta il corteo regale fuori Gerusalemme e poi una presenza individuale di Jeshu nella citta`, a predicare nel tempio.

e` Matteo il fondamento della tradizione successiva: ha il corteo regale fuori Gerusalemme, consequenzialmente seguito dall’ingresso di Jeshu nella citta e al  tempio e dall’attacco ai mercanti; ma anche in Matteo, pero`,​incomprensibilmente, Jeshu la notte si ritira ancora fuori dalla citta`.

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ristabilendo la giusta successione cronologica fra le diverse versioni si ha finalmente un preciso quadro storico di come la tradizione evangelica che oggi il cristianesimo considera storia si forma per approssimazioni successive.

la fede induce a leggere i diversi vangeli come le varianti soggettive di una verita` storica che e` poi rappresentata dalla versione piu` recente, come si e` stabilizzata.

la filologia vede invece i diversi testi nella loro successione storica, come espressione di gruppi e concezioni diverse, anche in polemica fra loro, e dunque valorizza le differenze interne come espressione di questi conflitti.

e` del tutto evidente infatti che da una versione primitva che valorizza al massimo Lazzaro figlio di Jair, il protagonista della disastrosa rivolta contro i romani, si passa ad altre in cui la sua figura di discepolo prediletto e` mimetizzata in quella di Giovanni e la sua figura scompare del tutto.

e` anche evidente che i due vangeli canonici piu` tardi, Luca e Matteo, conoscono l’opera di Giuseppe Flavio e le polemiche contro Jeshu in ambiente ebraico dell’inizio del secondo secolo, un quanto proveniente dall’Egitto, e hanno il problema di giustificare in parte e in parte nascondere l’origine egiziana di Jeshu come immigrato ebreo in quel paese:

problema che non si poneva per i redattori dei primi vangeli, quando questo aspetto non era stato ancora posto polemicamente in rilievo.

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ma la riflessione condotta su questo aspetto particolare della tradizione evangelica messa a confronto con l’opera storica di Giuseppe Flavio, consente anche di dare una risposta definitiva al problema della storicita` di Jeshu.

Jeshu e` esistito storicamente?

certamente si`: una volta accettata la sua identificazione con il profeta egiziano di cui parla Giuseppe Flavio, viene meno la principale obiezione sulla sua effettiva esistenza storica, che sta nel presunto silenzio su di lui degli altri contemporanei.

(quanto a Filone d’Alessandria, come abbiamo gia` visto, il suo silenzio si spiega semplicemente col fatto che era gia` morto al momento dei fatti, se accettiamo la datazione alquanto tarda proposta da Giuseppe Flavio).

ma, dichiarata la storicita` di Jeshu e la sua effettiva esistenza come individuo, con la stessa chiarezza dobbiamo dire che larghissima parte di quello che racconta la tradizione cristiana delle origini sulle sue azioni e sui suoi insegnamenti e` cosi` leggendario da non avere quasi nessuna realta`.

la leggenda, che non riguarda l’esistenza storica di Jeshu, si e` impadronita cosi` a fondo della sua figura che di fatto il fondatore del cristianesimo nei mille dettagli della sua vita e` un personaggio quasi esclusivamente leggendario.

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questo differenzia profondamente il cristianesimo dall’islam:

mentre questa religione puo` e deve essere ricondotta principalmente ad una tradizione che ha un preciso e rigoroso fondatore, Mohammed – pure se poi anche la sistemazione del testo dei suoi discorsi e` in piccola parte sottoposta a problemi simili a quelli che riguardano la tradizione della predicazione di Jeshu -, il cristianesimo nasce fondamentalmente da se stesso:

e` una religione in via continua trasformazione e adeguamento ai diversi momenti storici ad opera dei suoi seguaci.

solo apparentemente il cristianesimo ha un fondatore divino; nella realta` ha una massa ribollente di fondatori che sono i suoi seguaci, che ne ridefiniscono continuamente l’insegnamento alla luce delle loro diverse convinzioni, scontrandosi continuamente fra loro per imporre le proprie vedute.

da questo punto di vista la vitalita` del conflitto nella comunita` e` l’essenza stessa del cristianesimo, che e` la prima religione potenzialmente laica che divinizza le proprie convinzioni attribuendole pero` ad un fondatore divino esistito, ma largamente mitico, a cominciare, ovviamente, dalla sua divinita`.

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Colui al quale avete dato il nome di Jeshu (Dio salva, in ebraico) in realtà non era che il capo di una banda di briganti – con questa stessa parola Giuseppe Flavio indicava gli zeloti – i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici.
La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità.
È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate.
Celso, Discorso sulla verita`

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Celso e` il primo laico della storia che si misura culturalmente col problema del cristianesimo nascente e della sua ininterrotta produzione di fake news.

ha tracciato le linee maestre di una analisi storica del fenomeno e quello che ha scritto e` ancora il punto di riferimento fondamentale di una analisi storica, cioe` laica, del fenomeno cristiano.

sia delle origini sia attuale.

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ma l’esame delle contraddizioni fra quel che scrive Giuseppe Flavio e quel che srivono i vangeli e` appena avviata e di molti altri aspetti ci si dovra` ancora occupare nei prossimi post.

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