scrivere. 19 agosto 2007

anche questo e` un post ripubblicato di dieci anni fa. fu scritto pochi minuti prima di quello che ho riproposto poco fa; pero` sta bene ripubblicarlo dopo, perche` – in qualche modo – l’altro era stato pensato prima.

Sonntag, 19. Aug, 2007 – 06:28:49

scrivere e’ pensare in pubblico.

sia questo pubblico rappresentato anche da una persona sola, oppure si estenda, almeno potenzialmente e poer via di immaginazione, all’umanita` intera.

questo significa a volte rendere pubblica una parte dei propri pensieri, o semplicemente comunicarla anche ad altri, anche in una dimensione privata.

ma a volte significa proprio qualcosa di piu’: significa cercare di dare ai propri pensieri una dimensione non strettamente personale, usare il pensiero per tentare di uscire dalla propria dimensione biologica individuale.

in questo si scrive non piu’ per se stessi, ma come se la propria mente potesse essere lo strumento di una intelligenza collettiva.

scriviamo quindi per essere letti, condivisi, criticati, pensando che quello che scriviamo possa avere interesse e significato anche per altri.

sia questa una illusione o no, a volte si ha la sensazione di riuscirci.

ma basta questo per considerarsi scrittori?

a mio parere, no.

lo scrittore entra in un campo ulteriore.

* * *

perche’ chi pensa pubblicamente, come sopra sommariamente accennato, comunica pensieri.

lo scrittore comunica invece parole.

beh, e dove starebbe la differenza, Bortocal? i pensieri non si comunicano forse attraverso le parole?

a parte che non sempre (basti pensare ai linguaggi matematico, figurativo, musicale), intendo dire questo: che chi scrive in pubblico e comunica i propri pensieri attraverso il linguaggio comune non compie l’operazione piu’ profonda e significativa che compie chi e’ davvero scrittore (o scrittrice, sia chiaro).

perche’ lo scrittore o la scrittrice sa comunicare usando “parole” che non sono quelle comuni, ma nuove.

oh, certo, in apparenza le parole sono quelle, altrimenti la comunicazione non funzionerebbe: se io cominciassi a scrivervi in nepali (imel pa-thau-nu-par-yo), fallirei del tutto ogni comunicazione, anche se in questo caso sto cercando semplicemente di dirvi che vorrei mandarvi una mail.

ma se la disposizione delle parole creata dallo scrittore, la loro combinazione – che e’ quella che, in ultima analisi, dona loro davvero il senso – e’ nuova e apre la mente a nuove possibilita’ linguistiche, questo introduce nel discorso dello scrittore o della scrittrice, a volte un pochino invasato e sciamanico, delle risonanze emozionanti che danno al lettore la sensazione che non solo chi scrive TENTI di entrare in una specie di mente universale, ma che ci sia anche RIUSCITO/RIUSCITA.

insomma quel movimento dello sguardo che chi scrive realizza, sollevandolo da terra e volgendolo verso il cielo, ripetendo con cio’ il movimento della evoluzione biologica che ha innalzato la nostra testa dal terreno verso il quale e’ rivolto il capo degli altri animali, nella mente dello scrittore realizzato e’ seguito da una vera e propra ascensione della mente e dal volo delle parole verso lande inesplorate e disumane, che non sono solo indicate a parole, ma descritte e attraversate dalle parole.

* * *

dedico questo post a luisa ruggio, in primo luogo, che lo ha sollecitato con le sue obiezioni, ma anche a patrizia (Caffiero), Joerg (Schwipper), perdamasco (Vitaliano Gazzabin), evaporando, tristano (se esistesse ancora da queste parti) e ai mille altri scrittori e scrittrici di quella fonte meravigliosa e sempre viva di scrittura che e’ il blog, che conosco meno.

quanto a quell’altro straordinario autore che e’ pabloz (Paolo Zardi), mi pare che mi sia fratello e che la sua scrittura, sempre straordinaria ed efficace, nitida nel tono ed emozionante nella scelta dei temi, si muova – come la mia – prevalentemente dentro il recinto ordinario delle parole.

siamo due atei ostinati, noi due, e teniamo lo sguardo preferibilmente rivolto al mondo.

. . .

commenti:

LuisaRuggio http://luisaruggio.blogs.it Sonntag, 19. Aug, 2007 @ 10:27:10

lo sai che non capisco perche` ogni volta che ti leggo poi mi viene voglia di leggere anche Jorg? boh.
Sul tema della scrittura e del perche` ci ostiniamo a mettere in pratica questo “pensare in pubblico” (lo trovo molto bello) ti scrivo con piu` calma appena posso. Ora ho un garbuglio di emozioni dentro, scusa.

Bortocal   Montag, 20. Aug, 2007 @ 15:49:11

cara Luisa,
forse Joerg ti serve da antidoto? s.n.
lui ha infatti una serenita’ cosi’ profonda e ammirevole…
raramente la mia scrittura credo possa rasserenare, e di solito risulta invece pericolosamente inquietante.
a volte penso intensamente al fatto se il mio scrivere abbia senso proprio per questo.

LuisaRuggio   http://luisaruggio.blogs.it Sonntag, 19. Aug, 2007 @ 20:42:40

Eccomi.
Forse il senso originario e segreto, inconscio, dello scrivere e` tensione di sembrare natura, vita, non potendo esserlo almeno di sembrarlo.
Come il barocco: corpo fiore uccello foglia albero.
L’ansia di farsi teatro aspettandosi dai segni, le parole, risposte che la vita non puo` dare.
Oppure e` nella pretesa di disarmare il tempo, qualcuno ci e` persino riuscito. Shakespeare, che ha scritto quasi tutto.
Sai, il senso e` tutto in quello frase incisa nella pietra del campanile qui a Lecce, mi dico spesso, quae lapis loquor accipe ni lapis es. Se non sei pietra accetta cio` io pietra ti dico.
In questa festa di lucori, in quest’artificio, nella geometria che aspira a un qualche ordine che viene dal caos dei pensieri, in questa sfrontatezza non c’e` altro che il vuoto della fine, la voragine dell’inconoscibile.
Dio e il vuoto hanno molte cose in comune.
Cosi` la parola dice che prima della sua sontuosita` c’erano le cose che lei ora descrive e dice che dopo la sua sontuosita` ci saranno ancora quelle cose e che lei e` in sostanza un tappeto volante sul quale taluni di noi viaggiano planando sulle stagioni di dentro, in contrasto tra forma e sostanza, tra visibile e segreto tra cio` che crediamo di aver detto e cio` che non siamo riusciti ancora a dire e che ci spinge a cercare la formula perfetta, impossibile e pertanto a scrivere ancora e ancora, come monaci che cercano di ricordare una preghiera contando i suoni sulle dita di una mano e a furia di ripeterla non sanno piu` cosa dice quella preghiera,
che grande imbroglio, e` giusto che dietro questi altari ci sia eternamente il vuoto, come la caverna dietro le cascate,
l’esistenza di un qualche ordine e` data dalla mente che ha pensato di andare in pellegrinaggio fino alla cascata, di piegarsi su un foglio, dalla meraviglia che genera ogni opera, da ogni pietra che viene trasformata in poesia, in campanile, in favola, in lettera d’amore, nel ristretto spazio di questi giorni dislocati ai margini della visione.
Oltre ogni interpretazione, al di la` di ogni teoria e pratica, la scrittura, scrivere, e` per me un elemento di questa terra, appartiene agli uomini, e` come gli affreschi ingenui di un calvario di paese,
la scrittura ha tutto il tempo che ha la scrittura e noi no, noi non ce l’abbiamo quel tempo, noi siamo gia` andati, io e te, tutti noi che passiamo mentre il mondo resta sempre sotto il cielo cambiando semmai un po’ colore e bestemmie e divinita`, ma sapendo sempre riconoscere i segni e riuscendo ad avvertire una sensazione di appartenenza alle storie, ai racconti, alle lingue sconosciute, ai luoghi ancora non visitati, anche fragile e incerta.
E` qui che si fissa la ribollenza del tempo presente, si raffredda il metallo e si fa argento oppure oro o vile metallo.
In ogni caso, la magia di quel metallo, di quei segni, e` la capacita` misteriosa di farsi ascoltare, di essere manoscritto emerso da un profondo passato, lava di ognuno di noi, il tuo naso rotto, una proiezione verso il futuro, quasi una profezia,
ma soprattutto qualcosa che assomiglia in un’assurda fede nel narrare e riportare fatti ancora e ancora, espressione di un’osservazione silenziosa e viscerale, di uno strano peso di levita`, come svaporasse la modulazione della nostra ragion d’essere nello slittamento ondoso di prospettive che i nostri destini ci offrono o ci negano,
cifra che connota l’illusorieta` della faccenda, davvero soltanto una creazione di ombre senza fonte, tutto una sembianza, che stupisce e che fa scrivere in un codice genetico, sintesi essenziale di qualcosa che per me e anche per gli atei convinti assomiglia vagamente a una fede, una bellezza morbida e forestiera in cui si abita e si sosta come in un sollievo di un solo istante dalla miseria sconfinata del vivere le faccenduole del tempo che si vive, nel buiore, nel balsamo amaro della memoria, nelle specchie del cuore,
in questa consapevole ingenuita` di riattaccare con quel vecchio c’era una volta, donato non dal cielo ma dalla madre, dal primo che ci racconto` una storia, persino noi stessi, fatica pretesa piu` di ogni altra, per distrarci dal nostro essere ingranaggi inservibili, troppo spesso indolenti, incapaci di fare della buona grammatica e dei netti punto e a capo fuori dalla pagina.
Un abbraccio, fratello.

gli a capo in questo testo di Luisa Ruggio li ho messi infatti io, ripubblicandolo.

Bortocal    Montag, 20. Aug, 2007 @ 15:59:59

“Dio e il vuoto hanno molte cose in comune”.
e se la scrittura servisse appunto a nascondere che Dio E’ il vuoto?
(non la mia, comunque!)
il resto di questa musica monumentale e perfino bruckneriana la ascolto associata ad un ritmo buddista qui intorno e mi domando perche’ la ripetitivita’ intollerabile nel figurativo e’ incantevole nel musicale.
trovo che la tua scrittura sia sempre guidata dalla musica, e mi pare questa volta di ascoltarla con la musica giusta, come una eterna variazione di una domanda cosi` bella perche’ senza risposta.
sai quello che pensavo stanotte?
che e’ proprio dal nulla che nasce il mondo, come variazione della negativita’ del non-essere, fra punti in cui questo e’ maggiore e altri in cui esso e’ minore.
e noi chiamiamo essere, bene, dio quel rarefarsi casuale del male e dell’assenza.
ecco perche’ le cose sono, tutte, fatte di male e di bene.
mentre se il mondo venisse dall’essere, nessuna possibilita’ ci sarebbe per lui di essere altro che buono, sempre e comunque.
sarebbe la morte della scrittura.
vorrei che tu potessi sentire questa musica, Luisa.

. . .

i commenti di pabloz70 (Paolo Zardi) al mio post successivo (cioe`, precedente qui s.n.) erano davvero fuori posto, rispetto al suo tema tragico.

li ripubblico qui, dove risultano piu` appropriati.

pabloz70   http://grafemi.wordpress.com   Sonntag, 19. Aug, 2007 @ 23:57:54

Stai cambiando stile, Bortocal, alla faccia delle tue dichiarazioni sul fatto che lo stile non si puo` cambiare.
Mi piace, sto qui a leggere, vediamo come andra`.
Besos
Pablito

Bortocal   Montag, 20. Aug, 2007 @ 16:17:00

caro pablito,
mi interessa molto la tua critica alla mia tesi della rigidita’ dello stile – dalla quale consegue anche la dichiarazione di non essere “scrittore” per mancanza di questo benedetto “stile”, appunto, ma semmai solo “autore”.
caratteristica che – non so se hai visto e non so se condividi – ho arbitrariamente esteso anche a te.
certo, se esistesse uno “stile” dinamico, che riesce a trasformarsi restando sempre uguale nel tempo, la mia critica cadrebbe.
ma trovo questa caratteristica solo in rarissimi geni universali (mi vengono in mente adesso Michelangelo, Picasso, Beethoven, Stravinski).
deve essere poi vero che chi scrive resta sempre piu’ oscuro a se stesso che agli altri: tu dici addirittura che sto cambiando stile, il che significa che anche io uno stile lo avrei.
e allora, perche’ non lo riconosco?
non vorrei che fosse lo stesso fenomeno per cui sentiamo gli accenti dialettali (riconosciamo gli stili) degli altri…
trovi il tempo prima o poi di accennarmi in poche parole in che cosa consisterebbe lo stile bortocal? e in che cosa qui e’ nuovo?
ciao pablito!

pabloz70   http://grafemi.wordpress.com   Montag, 20. Aug, 2007 @ 16:49:25

se ti vengono mostrate 100 persone diverse e ti viene chiesto di ordinarle secondo la bellezza del viso, dal piu` bello al piu` brutto, e` dimostrato che non avresti alcun dubbio su come compilare questa odiosa classifica
il problema si verifica quando ti viene chiesto: ora, posiziona la tua faccia in questa classifica
esiste una difficolta`, reale, di vedere se stessi: quello che si e`, in senso lato
per questo puo` servire scrivere: perche` gli altri ci dicano dove siamo, in quell’immaginaria classifica
**
tempo fa, in ioblog.blogs.it, avevo scritto un post faceto in cui si faceva una parodia del pendolare, e dei suoi post sulle sue disavventure ferroviare
il post era in realta`  un pretesto per buttare giu` due idee su che cosa sia, alla fine, lo stile
avevo parlato, proprio di questo, con vongolazzi
gli dicevo della mia difficolta` a leggere certi autori sudamericani perche` li trovavo troppo “stilosi”; cioe` lo stile era un po’ troppo presente perche` fosse davvero piacevole leggerli
in certi casi, dunque, lo stile diventa piu` un vestito che un contenuto: un modo di pettinarsi o di truccarsi ma non un modo di essere
lo stile e` anche la firma, riconoscibile, di uno scrittore: diciamo che basta poco perche` uno stile si trasformi in “maniera”, cioe` nella ripetizione sterile di un modo di costruire le frasi, o di scegliere gli aggettivi – di dare un suono alle frasi, insomma
sempre in quel post, en passant, dicevo quali erano, secondo me, gli “autori” del blog con uno stile riconoscibile, cioe` quelli che potevano essere parodiati con piu` facilita`
li avevo divisi in due categorie
tu rientravi nella seconda: gli autori, o scrittori, non so come dire, per i quali lo stile e` piu` nella struttura del post che nel suono di ogni singola frase
non saprei dirti se questo e` un pregio o un difetto – superficialmente, direi piu` un pregio, che un difetto… perche` si puo` dire che il suono di una frase si puo` imitare con una sola frase, mentre il suono di una struttura richiede un pochino di sforzo in piu`
al volo, la struttura dei tuoi post prevede contrapposizioni dialettiche tra diversi punti di vista, (ironia alternata a sarcasmo, comprensione a prese di posizione decise), scarti rapidi e inversioni di marcia, non linearita` per descrivere la complessita`
**
venendo al post specifico, le differenze che noto riguardano la “letterarieta`” dello stile
generalmente, l’impressione che si ha, dai tuoi post, e` che ci sia un’impellenza di dire “nonostante le parole”, e che cioe` venga prima il contenuto e poi la forma – e se la tua forma e` generalmente alta, lo si deve piu` alla tua cultura che alla cura con la quale scrivi
in questo post, invece, pare che ci sia un’intenzione, come dire, “letteraria”: cioe` assomiglia piu` ad un libro che ad un giornale
e` come se tu ci avessi perso piu` tempo
che dopo l’impellenza, ti fossi fermato, e solo dopo tu avessi scritto
queste, sono le mie impressioni veloci e superficiali, che solo perche` richieste mi permetto di mandarti..
besos!
ps credo di aver intravisto, ma non letto fino in fondo, la parte in cui parlavi anche di me: cerchero` dov’era

Bortocal     Mittwoch, 22. Aug, 2007 @ 18:14:55

o caro pablito, io non ho mai avuto dubbi sul posto che la mia faccia dovrebbe avere in classifica, tanto che quando trovo qualcuno che mi pare possa essere addirittura piu’ brutto di me, dico: questa faccia me la segno.
solo ultimamente ha cominciato a venirmi il dubbio di essere troppo autodistruttivo, adesso che ho la faccia di un sessantenne, figurati!
59 anni? come, 59 anni? credevo di piu’: sto cominciando ad abituarmi a questa risposta.
beh, al pensiero di avere uno stile almeno strutturale (definizione nella quale mi riconosco, salvo negare che questo possa essere definito stile) e di poter essere addirittura parodiato, mi viene l’acquolina in bocca.
io almeno il regalo di una parodia a Patrizia l’ho fatto, ma – sia chiaro – non ti chiedo tanto e, conoscendo la tua bravura, ne avrei perfino paura (sono in un periodo di forte caduta di autostima: devo abituarmi alla sensazione di perdere colpi, e non e’ affatto facile, maledizione!).
in questo periodo ovviamente mi capita che ci sia uno iato fra il momento in cui penso un post e il momento in cui lo scrivo.
ma non mi pare in genere che cio’ abbia conseguenze: in questo caso la maggiore cura che hai notato e’ dovuta solo al rispetto che sentivo di dovere al protagonista (ma questa cura pure non ha portato a modifiche dei miei soliti tempi di scrittura, che sono immediati, nel senso che leggete quasi sempre la brutta copia del post, e se leggete la seconda stesura e’ solo perche’ ho dovuto trovarci delle modifiche strutturali: non rifaccio mai un post per motivi “stilistici”).
pero’ e’ strano: strutturalmente questo mi sembra, per il suo finale, uno dei post piu’ tipici del mio “stile” strutturale, invece, col colpo di scena della doppia morale, la seconda che prende in giro e smentisce la prima (oppure la salva nell’unico modo possibile?).
grazie davvero, non mi aspettavo una risposta cosi’ attenta e tempestiva: riflettero’.

. . .

ed ecco invece gli altri suoi commenti riferiti a questo post.

pabloz70    http://grafemi.wordpress.com Montag, 20. Aug, 2007 @ 16:57:52

ok, visto dove parli di me!
che dire? e` quello che penso di me, cioe` condivido fino in fondo quello che scrivi del mio modo di scrivere
parlando con il solito vongolazzi, ma in un’occasione diversa da quella alla quale accennavo nel commento precedente, mi diceva che io scrivo “pop”, cioe` per tutti
l’ho sempre preso per un complimento – d’altra parte, anche provando a scrivere diversamente, non so quali esiti otterrei…. in certi casi ci ho provato, ma mentre mi riconosco fino in fondo in quello che abitualmente scrivo, faccio fatica a trovare me stesso nelle parole che io stesso non vorrei leggere
d’altra parte, leggo piu` saggi che poesia, piu` scienza che romanzi: credo che dipenda anche da questo
o non solo: si e` autori, o scrittori, non lo si sceglie
grazie come sempre per la tua acutezza!
besitos
pabloz che sta formattando il proprio pc in preda ad una disperazione informatica

pabloz70    http://grafemi.wordpress.com Montag, 20. Aug, 2007 @ 16:59:01

ps pensavo: non e` sorprendente che il mio commento sul bambino ragno, e la risposta alla tua risposta, sia avvenuto senza che io abbia letto questo post?!?

pabloz70    http://grafemi.wordpress.com Mittwoch, 22. Aug, 2007 @ 13:41:26

ancora una cosa
http://unastoria.blogs.it/2007/01/05/title~1519401
era una riflessione fatta a gennaio… potrebbe aggiungere qualcosina…
volendo, c’e` anche questo:
http://pabloz.blogs.it/2007/01/09/i_versi_necessari~1532668
che e` una lunga riflessione su cosa sia la poesia, per me – e c’e` molto sul costruire mondi con le parole..
ciauz!

Bortocal    Mittwoch, 22. Aug, 2007 @ 17:44:53

no, non e’ del tutto strano: a costo di essere preso per pazzoide o di essere frainteso, rinvio alla mia ipotesi del blog come supermente o formicaio, nel quale i fenomeni di telepatia apparente tendono a moltiplicarsi.
cosa che diventa sempre piu’ chiara se cominciamo ad ammettere come degna di verifica l’ipotesi che noi “siamo pensati” ben piu’ di quanto non “pensiamo”.
purtroppo non posso entrare a fondo adesso nei temi che sollevi relativamente allo “stile”, pero’ dico soltanto che a mio parere un modo di pensare o di costruire il pensiero non basta a fare uno stile (per quanto mi riguarda, non ne ho, e come dici giustamente altrove lo curo poco, anche perche’ sono consapevole che per quanta cura ci mettessi non otterrei gran cosa, per mancanza di quel quid non del tutto razionale che e’ l’attitudine artistica.
non c’e’ altro modo di costruire il mondo che le parole, ma c’e’ chi sceglie di costruire il suo mondo con parole comuni anche quando il mondo che costruisce non vorrebbe essere cosi’ comune.
e’ chiaro che in questo caso la struttura e’ tutto.
in questi giorni ho scritto mentalmente un post che mi parrebbe interessante: si intitola “i sottintesi filosofici dei sudoku” e mette a confronto i sudoku occidentali che ho fatto finora con quelli che sto facendo qui, ricavandone alcune intuizioni sulle rispettive concezioni del mondo.
se arrivero’ a scriverlo, saro’ piu’ chiaro anche su questo ultimo punto.
ciao, e grazie.

purtroppo quel post non fu mai scritto e oggi non so neppure immaginare come avrebbe potuto essere.

via scrivere. 19 agosto 2007 – cor-pus 289 [err. 293] – 652 — cor-pus-zero

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2 thoughts on “scrivere. 19 agosto 2007

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