le coincidenze viste dal tetto – 311

due giorni di silenzio blog, quasi un record per me, salvo situazioni eccezionali.

mentre crescono i dubbi su questa fissazione.

un giorno e` servito per viaggiare: e nel rientro in Italia, blablacar mi ha comunque compensato del bidone dell’andata…; e il giorno dopo per ritornare dentro me stesso.

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Anne, Franz e Yanick, tre amici tedeschi di 24 anni esatti, che da Aachen, altrimenti detta Aquisgrana, con la sua eco di Carlo Magno, venivano a Salo` con tenda e sacchi a pelo: variante via internet degli autostoppisti sul bordo della strada che ho sempre accolto volentieri nei favolosi anni Settanta.

ma loro erano una variante dal vivo di Jules e Jim? un film scivolato dal bianco e nero dello schermo di quegli anni nel multicolor ad alta definizione della vita reale di oggi?

no, probabilmente soltanto qualcosa di simile a quel che capito` a me, credo nelle vacanze di Natale del 1972, quando andai fino a Siracusa con due amiche: la mitica Silvana, che tutti segretamente desideravano, e Luciana la suonata ahime` bruttissima, che nel viaggio domandava come facevamo a non accorgerci che il suo corpo era tagliato in due e che la parte di sotto puzzava.

fu un viaggio bellissimo e pieno di avventure: chissa` dove sono finite le riprese in analogico della biancheria stesa a Siracusa fra i resti archeologici.

e chi lo avrebbe detto che archeologia sarebbero diventati anche questi ricordi precari nel breve giro dei cinquant’anni, che ci hanno scaraventato in un mondo nuovo, difficile da capire per chi era cresciuto ancora nell’eta` delle stufe a carbone.

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non so come, con i mei tre autostoppisti telematici, ma non virtuali, finisco di parlare dell’orso ucciso dalle mie parti in Italia: in particolare con Franz, che sta seduto davanti con me, con uno zaino immenso tra le gambe, mentre Anne e Yanick stanno sepolti tra i loro bagagli dietro.

i tre ragazzi sono pacifisti e anche un poco animalisti, se si potesse usare questa parola senza nessuna risonanza negativa.

e Franz ricorda quando un orso venne ucciso anche in Germania, in Baviera.

sono stupito: e`​ stato dodici anni fa; ma lui ​lo ricorda cosi` bene che ne sa anche il nome: Bruno, e scherziamo un po’ su con i giochi di parole che si possono fare con l’orso Bruno; intanto penso che aveva dodici anni quando Bruno fu ammazzato, e se lo ricorda ancora.

la cosa strana e` che io ho appena scritto un post, dove ho anche ri-linkato i tre dedicati nel 2006 a Bruno.

https://corpus15.wordpress.com/2017/08/19/orsaminore-304/

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ma la serendipity quasi miracolosa non si limita a questo.

dove stava lo studio del notaio dove ho lasciato la proprieta` della mia casa tedesca ad una giovane donna efficiente e biondissima?

esattamente di fianco all’Ufficio Scuole dove lavoravo a Stuttgart, nella villa cosi` tipicamente sveva, cosi` solenne e nello stesso tempo discreta, che ho guardato tante volte andando al lavoro chiedendomi come potesse essere dentro; ed ora lo so.

quasi tentato, intanto che aspettiamo l’acquirente un poco in ritardo, di fare un salto dentro il mio vecchio ufficio a salutare.

poi mi chiedo: salutare chi? Mariangela e` morta; chi altro ci sarebbe a ricordarsi di me?

e intanto l’incredibile e` successo: la mia casa non e` piu` mia, o meglio lo sara` soltanto fino al 30 settembre, e io ho venduto una proprieta` per la prima volta nella mia vita.

ma no, che dico?: anche la casa in Trentino di mio zio Gigetto, il fratello di mia madre, fu venduta, per non dire svenduta, subito dopo averla ereditata, da me e mia sorella che ne eravamo i destinatari, ma li` fu mia madre a decidere, nel suo tipico modo autoritario che non ammetteva repliche, non io, che ne ero succube.

mio zio aveva voluto lasciare la sua casa ai suoi tre nipoti che avevano studiato, perche` restasse una buona immagine di lui: gli ingrati se ne liberarono scioccamente, e oggi quella casa bellissima e` mezza in rovina e quasi abbandonata.

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fa parte della serendipity della giornata che l’atto sia stato fissato lo stesso giorno in cui avrebbero dovuto togliermi dal naso quella cosa che termina in -oma e che abbiamo rinviato l’operazioncina di qualche giorno, visto che l’atto dal notaio non si poteva spostare.

fa parte di questo groviglio di segnali che nessuno ha lanciato, che con i tre di blablacar  si parta da Stuttgart per Salo` alle 13 e il viaggio si profili lungo, tanto che io dico ai tre ragazzi che difficilmente troveranno un campeggio aperto per l’ora dell’arrivo, verso le 23: finirete per dormire da me, dico; profezia azzeccata anche nei tempi, al minuto, direi, grazie ad un paio di code autostradali tedesche.

e infatti, quando chiamo per loro da Resia, a Salo` e sono gia` le sei, la reception risponde che chiude alle 9:30, ed ecco i Jules e Jim in pectore accampati assieme con la ragazza nella camera della casa da cui sto scrivendo adesso: perche` Franz ha rifiutato la mia celletta da monaco che avevo comunque messo a disposizione per lui.

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cena con verdure dell’orto alla piastra nella terrazza coperta dalla vite; poi la mattina al risveglio indolente e, dopo la colazione col salame fatto in casa, visita degli orti; ed ecco poi mio figlio che arriva con i bimbi (ed e` gia` di una generazione leggermente diversa) ​e finalmente io che li porto a Salo` nel pomeriggio del sabato.

il risveglio mostra che il tetto della casa e` finalmente coperto, anche se non ancora finito del tutto, e Alex il muratore mi chiama su una mezzora a dargli una mano.

IMG_20170826_113038[1]

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che vista sui monti: bisognerebbe abituarsi a vivere sopra i tetti e non sotto.

cosi` come nel Nepal si puo` decidere di viaggiare sopra l’autobus, sul tetto, e non dentro.

e pensare ho appena finito di ripubblicare il post del 2007 dove lo racconto.

e con questa ultima coincidenza chiudo la telecronaca di due giorni di silenzio  blog obbligatorio.

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niente ci salva comunque dall’oblio: neppure questa scrittura ossessiva.

rileggo il mio diario nepalese del 2007: e` diverso in parte dalla memoria personale che ne ho conservato…

non so bene a chi devo credere: se alle parole scritte nel blog allora dagli internet cafe`, che mi rimandano fatti che la mia memoria nega che siano accaduti, tanto che io penso possano esserci stati scambi di nomi, oppure a quella identita` precaria che mi regge fra una serendipity e un’altra.

. . .

effetti dell’eta`, suppongo.

la vecchiaia da` il privilegio di vedere come anche gli adulti siano in fondo dei bambini.

e il privilegio di sapere, anche senza vederlo, che  non sei affatto piu` saggio, per sapere tu questo.

sempre bambini siamo, sia all’andata, quando non sappiamo saperlo, sia al ritorno, quando siamo stanchi di saperlo.


5 risposte a "le coincidenze viste dal tetto – 311"

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