un Simone ed un Giacomo di troppo – il profeta egiziano 12 – 314

Libro XX: 100 – 2. Il successore di Fado – come procuratore della Giudea – fu Tiberio Alessandro (…).

101 Fu sotto la sua amministrazione che in Giudea avvenne una grave carestia, durante la quale la regina Elena comprò grano dall’Egitto con una grande quantità di denaro e lo distribuì ai bisognosi, come ho detto sopra.

102 Oltre a ciò, Giacomo e Simone, figli di Giuda Galileo, furono posti sotto processo e per ordine di Alessandro, vennero crocifissi; questi era il Giuda che – come ho spiegato sopra aveva aizzato il popolo alla rivolta contro i Romani, mentre Quirino faceva il censimento in Giudea.

Giuseppe Flavio, Antiquitates Iudaicae

dunque Giuseppe Flavio conosce due fratelli, figli del principale esponente del movimento zelota che aveva il suo centro in Galilea, che si chiamavano Giacomo e Simone.

siamo negli anni nei quali era procuratore romano in Palestina Tiberio Giulio Alessandro, quindi dal 46 al 48.

la carestia avviene mentre e` in carica lui.

. . .

11, 27 In quei giorni alcuni profeti scesero da Gerusalemme ad Antiòchia. 28 Uno di loro, di nome Àgabo, si alzò in piedi e annunciò, per impulso dello Spirito, che sarebbe scoppiata una grande carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. 29 Allora i discepoli stabilirono di mandare un soccorso ai fratelli abitanti nella Giudea, ciascuno secondo quello che possedeva; 30 questo fecero, indirizzandolo agli anziani, per mezzo di Bàrnaba e Saulo.

12, 1 In quel tempo il re Erode – si tratterebbe di Erode Agrippa I il Grande, a prendere per buono il racconto  – cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi.

Atti degli Apostoli

segue, negli Atti, il racconto della liberazione miracolosa di Simone, detto Pietro, cioe` il Macigno, e, immediatamente dopo, della morte improvvisa del re Erode Agrippa I, per un malore, probabilmente un infarto, che lo coglie durante una cerimonia pubblica.

siamo dunque nell’anno 44 d.C., secondo questa versione; e fu proprio dopo la morte di Erode Agrippa I, che era stato amico personale dell’imperatore Claudio, che i romani decisero di riportare la Palestina sotto il loro controllo diretto e vi mandarono come primi procuratori prima Cupio Fado dal 44 al 46 e poi Tiberio Giulio Alessandro dal 46 al 48.

come si vede, la narrazione degli Atti non ha basi storiche: anticipa infatti la carestia che ci fu tra il 46 e il 48, cioe` sotto il governo diretto dei romani, a prima del 44, quando la Palestina formalmente era ancora un regno autonomo, anche se vassallo di Roma, sotto Erode Agrippa I.

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una conferma, fra le tante, che non puo` essere dato alcun valore storico alle invenzioni dei testi del canone cristiano.

le migliaia di studiosi accademici che si sforzano di combinare assieme uno storico come Giuseppe Flavio con le narrazioni apologetiche e fantasiose dei testi cristiani cercano di far concordare chi si sforza di dare una narrazione obiettiva dei fatti con chi li manipola e inventa a suo totale piacimento per esigenze di propaganda (o di fede, se volete chiamare cosi` la propaganda).

questa operazione e` priva di senso alcuno, anche se migliaia e migliaia di studiosi vi si esercitano da decenni: dei testi cristiani occorre interrogarsi mettendoli in relazione con le certezze storicamente acquisite soltanto per cercare di capire i motivi per i quali di discostano dalla verita`: ma cercare di mettere assieme ricerca della verita` e ricerca dell’auto-conferma anche a scapito della verita` e` insensato.

e se pensiamo che questi cristiani esaltati sono stati capaci di inventarsi persino una resurrezione dai morti, servono altre prove per capire che davvero la loro capacita` di invenzione non aveva limiti?

. . .

rimane comunque il fatto che  Giuseppe Flavio racconta di due fratelli, Giacomo e Simone, figli di Giuda il Galileo, che vengono crocifissi, e gli Atti degli Apostoli riferiscono, in un periodo molto vicino, di una persecuzione che colpisce alcuni seguaci di Jeshu: Giacomo, qui definito fratello di Giovanni e che viene ucciso in modo non meglio precisato, e Simone, che invece sarebbe riuscito a salvarsi, anche se in seguito negli Atti non se ne parla piu`.

ma noi sappiamo anche con certezza che Jeshu aveva quattro fratelli (oltre a due sorelle) e che due di questi si chiamavano Simone e Giacomo.

Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?

Vangelo secondo Marco, 6

55 Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle, non stanno tutte da noi?

Vangelo secondo Matteo, 13

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Giacomo, Simone, Matteo, Bartolomeo, Pietro e (davanti) Giuda Iscariota in un affresco dell’Ultima Cena  del 1471

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ora, Giacomo e Simone sono nomi abbastanza comuni tra gli ebrei del tempo, quindi ammettere una possibile omonimia non sarebbe strano.

pero` quello che appare strano e` che di nuovo ci troviamo di fronte ad una duplicazione di personaggi, qui addirittura con lo stesso nome e con vaghe somiglianze nella situazione, che hanno significato completamente diverso in Giuseppe Flavio e nei testi cristiani.

l’ipotesi che i due fratelli di Jeshu fossero in realta` il Simone e il Giacomo dei quali parla qui Giuseppe Flavio e` gia` stata fatta, ed appare plausibile.

e` la propaganda cristiana che cambia loro i connotati, la relazione di parentela, il modo della morte, per cancellare la loro vera identita`. . .

ovviamente, in questo caso, anche Jeshu sarebbe il figlio di Judas il Galileo e il soprannome di Galileo, che veniva dato anche a lui, avrebbe il significato di un preciso richiamo alla sua origine, sia in senso religioso che politico.

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a questo punto, rimettere insieme le tessere del mosaico porta a definire un quadro di sintesi storica coerente e convincente.

e` la morte improvvisa di Erode Agrippa I il Grande nel 44 che induce i romani ad assumere direttamente il governo della Palestina e solleva un crescendo di reazioni avverse nella popolazione ebraica che alla fine sfoca nella grande insurrezione del 66.

dopo la rivolta fallita di Judas il Galileo del 6 d.C. e fino al 44 le forme di opposizione ai romani erano state prevalentemente non violente: i movimenti violenti di protesta si erano spneti con la fallita insurrezione di Giuda il Galileo nel 6 d.C..

ma dal 44 le rivolte o i movimenti di protesta a base religiosa si susseguono ininterrottamente in forma violenta e vedono il riemergere del movimento degli zeloti, che dopo le sconfitte di inizio secolo, aveva subito una fase di relativo declino.

lo dimostrano bene i grafici accurati allegati all’articolo della Einhorn:

http://lenaeinhorn.se/wp-content/uploads/2012/11/Jesus-and-the-Egyptian-Prophet-12.11.25.pdf

seguendo Giuseppe Flavio, nel 44 il primo dei procuratori romani, Fado, si trova a fronteggiare il movimento, peraltro pacifico, guidato da Johannes il Battezzatore (Teuda, in una forma ebraicizzata) e decide di reprimerlo violentemente, uccidendone il leader.

nel 46 e` la volta della crocifissione di Simone e Giacomo, figli di Judas il Galileo.

nel 54 tocca invece ai seguaci del profeta egiziano, raccoltisi sul Monte degli Ulivi,  essere attaccati e dispersi dalle truppe di Felice.

. . .

eppure i conti non tornano rispetto alla tradizione cristiana: la cronologia vacilla.

se Judas il Galileo fu ucciso dai romani nella rivolta contro il censimento di Quirino del 6 d.C. e Jeshu ne era il figlio primogenito, nato attorno al 6 a.C., questo significherebbe che il suo battesimo ad opera di Johannes avvenne quando aveva cinquant’anni e che la sua successiva occupazione del Monte degli Ulivi lo avrebbe visto sessantenne.

per la verita` la Einhorn, che ho gia` citato, ricorda che Ireneo scrisse che Jeshu visse e operò fino a cinquant’anni.

Cristo fu battezzato nel Suo trentesimo anno: Lui non patì nel dodicesimo mese dopo il Suo battesimo, ma aveva più di cinquant’anni quando morì.
Ireneo, Contro le Eresie 2.22

Ireneo vive nella seconda meta` del secondo secolo e segue di poco Papia, e` dunque una fonte di informazione molto importante ed antica.

. . .

fatemi un poco citare, un poco riassumere:

Oltre a citare il Vangelo di Giovanni, Ireneo riporta la testimonianza di Policarpo che aveva ricevuto questa tradizione da Giovanni apostolo stesso.
Partendo da questo dato, per lui ritenuto sicuro, scrive un passo sulla necessità che Gesù Cristo, per redimere tutto l’uomo sia dovuto passare per tutte le età dell’uomo.

“Ma quelli, per confermare e rendere accettabile quel che loro stessi hanno inventato su quello che e` stato scritto di chiamare l’anno del Signore, dicono che lui – Jeshu – ha predicato un anno soltanto e che mori` al dodicesimo mese: si sono dimenticati di loro stessi e hanno cancellato ogni sua attivita`, privandolo di quell’eta` piu` necessaria e piu` degna di onore, quella in cui era piu` esperto e nella quale, insegnandosi, era a capo di tutti. In che modo infatti poteva avere dei discepoli, se non insegnava? E in che modo poteva insegnare se non aveva l’eta` necessaria per essere maestro? Venne infatti ad essere battezzato che non aveva ancora trent’anni, ma era ancora come chi cominciava ad essere quasi un trentenne; cosi` infatti ha scritto Luca, che ha dato indicazione della sua eta`: Gesu` infatti stava per compiere trent’anni quando venne al battesimo; e dal battesimo predico` per un anno soltanto e mori` al compimento dei trent’anni, e sarebbe morto ancora giovane e senza avere raggiunto un’eta` piu` matura. Perche` l’eta` dei trent’anni e` quella della prima giovinezza e si estende fino ai quarant’anni. Tra i quaranta e i cinquant’anni un uomo inizia il declino verso la vecchiaia, che nostro Signore raggiunse mentre Egli ancora ricopriva l’ufficio di Maestro, come il Vangelo e tutti gli anziani testimoniano: i frequentatori asiatici di Giovanni, discepolo del Signore, affermano di aver ricevuto quest’informazione direttamente da lui. Egli rimase tra loro fino al tempo di Traiano. Alcuni, inoltre, videro non solo Giovanni, ma anche altri apostoli, e udirono lo stesso racconto da loro, e ne testimoniano la validità”

Adversus Haereses II 22, 4-6. Contro le eresie, Libro secondo

Ireneo afferma che questa tradizione è attestata dagli anziani che vissero in Asia con Giovanni, ma si veda quanto dice la nota di Enzo Bellini (mi rifaccio all’edizione Jaca Book):

Ireneo dunque presenta ciò che dice della età di Gesù come una “tradizione” […] risalente agli apostoli, e quindi sicura; ma su questo punto la sua testimonianza è isolata, e quindi non fa testo. Nessun esegeta lo segue oggi su questo punto; anche se alcuni pensano che Gesù morì a circa quarant’anni.

Il fatto rilevante è però il richiamo ad una tradizione di cui Ireneo sembra essere l’unico testimone. Il verbo greco sotteso a tradidisse è conservato in Eusebio III, 23,2 ed è proprio quello tecnico della traditio: παραδιδόναι, ancor più significativo perché questa paradosis è sottolineata più volte.

Prosegue infatti Ireneo:

Alcuni di loro videro non soltanto Giovanni ma anche altri apostoli, sentirono queste stesse cose da loro stessi e danno testimonianza di questo racconto. A chi si deve credere di più? A questi che sono tali o a Tolomeo che non ha mai visto gli apostoli, che non ha mai seguito le orme di un apostolo neppure in sogno?

 . . .

ma ancora piu` sconcertante e` quel che scrive Vittorino di Pettau in un frammento del nono secolo sopravvissuto nel monastero di Bobbio, dove riportò che Gesù era nato nel consolato di Sulpicio Camerino e Poppeo Sabino, cioè nel 9 d.C., che fu battezzato nel secondo consolato di Valerio Asiatico, vale a dire nel 46 d.C., e che morì nel terzo consolato di Nerone, con Valerio Messala, vale a dire nel 58 d.C..

Vittorino affermava di aver trovato queste informazioni “tra le pergamene di Alessandro”, vescovo di Gerusalemme e fondatore là della Biblioteca Teologica, morto nel 250 d.C. circa.  Alessandro, a sua volta, aveva fatto affidamento su “documenti apostolici”.

d’accordo, e` un’impresa quasi sovrumana liberare la mente da rappresentazioni quasi bimillenarie e immaginarsi uno Jeshu che predica sessantenne:

eppure che cosa scrive il Vangelo secondo Giovanni, il cui nucleo originario raccoglie le testimonianze piu` antiche che abbiamo sulla vita di Jeshu?

ecco che cosa gli rinfacciano i suoi avversari in una discussione:

57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?

Giovanni, 8

certamente si possono avere anche trent’anni e non averne ancora cinquanta; ma in questo caso sarebbe logico aspettarsi una frase diversa, come: hai appena trent’anni e hai visto Abramo? 

ma indubbiamente una frase come quella viene rivolta ad un uomo che ha quasi cinquant’anni.

e un certo peso ha anche l’osservazione che, se Jeshu e` definito maestro, difficilmente poteva avere acquistato un simile titolo ancora molto giovane,

ma come pensare che quando fu ucciso lui, secondo la tradizione, fosse gia` stato crocifisso anche quel Simone sul quale, a stare ad alcuni vangeli, avrebbe fondato la sua Chiesa?

. . .

il groviglio sembra inestricabile, ma ho qualche ipotesi per la testa: mi prendo, comunque, una pausa di riflessione.


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