Trump Forest: se 10 miliardi di alberi mi sembran pochi – 315

chi vuole aderire al progetto “Trump Forest” (La foresta di Trump)?

io ci sto.

anzi metto a disposizione i miei prati di mezza montagna per chi vuole aderire, ma non ha dove mettere le piante.

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e` una campagna internazionale lanciata da tre ambientalisti neozelandesi col motto “La foresta di Trump: dove l’ignoranza fa crescere gli alberi”.

prevedono di piantare dieci miliardi di alberi per compensare l’aumento di emissioni di anidride carbonica dovuto alle politiche di Trump a favore delle fonti fossili.

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i nomi dei tre non sono particolarmente importanti (e comunque sono: Daniel Price, Adrien Taylor e Jeff Willis): hanno calcolato che l’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima, decisa dal presidente, provocherà l’emissione di 650 milioni di tonnellate di CO2 in più da qui al 2025, cioe` in otto anni.

sono 80 milioni di tonnellate in piu` all’anno.

e che per assorbire questa anidride carbonica prodotta in piu` servano appunto 10 miliardi di alberi, una foresta di 100.000 km quadrati, grande come un terzo dell’Italia o lo stato del Kentucky

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per avere la percezione esatta di che cosa significa questo, occorre dire che l’anidride carbonica prodotta dall’azione umana e` calcolata in 26 miliardi di tonnellate l’anno, dei quali circa 15 miliardi vengono assorbiti da vegetazione ed oceani, mentre 11 miliardi rimangono in atmosfera ogni anno in piu`.

Carbon_Cycle

https://www.skepticalscience.com/translation.php?a=16&l=17

dunque, per non fare un’azione soltanto dimostrativa che riguarda una piccola parte del problema, visto che comunque le conseguenze delle scelte di Trump saranno abbastanza irrisorie rispetto alle dimensioni globali della questione, il problema sarebbe quello di piantare 1.600 miliardi di alberi in una foresta grande piu` di 50 volte l’Italia: 15 milioni di km quadrati, una volta e mezza l’Europa.

e pensare che queste foreste ci sarebbero gia`, dall’Amazzonia al Borneo, ma le stiamo distruggendo; e questa distruzione e` perfino peggiore dell’incremento dell’uso di carbone e petrolio che Trump vuole realizzare – e non e` neppure detto che ci riesca.

ma raddoppiare le foreste del pianeta, smettendo di distruggere quelle che ci sono, non e` certo un obiettivo realistico.

e poi, per non farla troppo semplice, occorre anche pensare che, se le temperature crescono troppo, le piante sofforno e muoiono, per cui il rischio rappresentato dal riscaldamento globale e` immenso.

https://iaassassari.files.wordpress.com/2012/07/5-le-piante-e-gli-stress-termici.pdf

. . .

la campagna trumpforest.com chiede agli aderenti di piantare alberi direttamente o di finanziare progetti di rimboschimento. 

Finora hanno aderito all’appello 1.644 persone, che si sono impegnate a piantare quasi 464.000 alberi, con un investimento di circa 60.000 dollari.

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diamo un po’ i numeri, allora, per verificare?

sono 282 alberi a testa, ogni albero richiede un metro quadrato (un po’ pochino, direi) e costerebbe 13 cent, e quindi in media gli aderenti hanno versato 36 dollari – e qui i conti non tornano proprio: le piante costano troppo poco, mi pare.

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problema dei costi a parte, per piantare 300 alberi basterebbero comunque 300 metri quadrati.

fate anche 500, per 300 abeti, ad esempio: dopotutto e` soltanto una striscia di terra di 50 metri per dieci.

questo spazio ce l’ho, ben soleggiato…

io intanto faro` la mia parte e comincio a piantare 20 abeti l’anno per il futuro dei miei nipoti…

chi vuole partecipare fa altrettanto, ma se non sa dove piazzare i suoi abeti, compera le piantine e viene a trovarmi, ok? 🙂

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sperando che serva a qualcosa, ma comunque merita  anche soltanto la soddisfazione di fare qualcosa di pacifico in direzione ostinata e contraria

 

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10 risposte a "Trump Forest: se 10 miliardi di alberi mi sembran pochi – 315"

  1. Condivisione totale.
    Albero x albero suggerisco in prima battuta alberi a crescita rápida ed in second’ordine alberi da frutta.
    Conosco un produttore che vende fruttiferi che non hanno bisogno di trattamenti.
    Faró anch’io la mia parte…di testimonianza.

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    1. dammi i dati di quel produttore (anche privatamente): mi pare che, se piantiamo fruttiferi uniamo l’utile al dilettevole e se questi non hanno bisogno di trattamenti evitiamo di aggravare l’effetto serra proprio piantando alberi che poi devono essere trattati chimicamente per sopravvivere.

      l’anno scorso ho piantato alcune viti: una acquistata ad una fiera agricola e altre prodotte da me con talee a partire da una pianta di uva fragola che avevo gia` e che non ha bisogno di trattamenti.

      la prima sta gia` morendo, e anche altre piante di altro genere, sempre comperate, stanno dando segni evidenti di sofferenza: le altre viti autoprodotte sono prospere e spero che dall’anno prossimo comincino anche a produrre uva.

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      1. Ti passo il sito di Cavaler, produttore biologico di grande esperienza; ha sede ad Isola della Scala nella bassa veronese, un po’ lontano ma vale la pena. Sul sito trovi tutte le informazioni

        http://www.vivaicavaler.it/produzione-piante-biologiche-da-frutta/ .

        Lo conosco perchè come GAS di Collebeato abbiamo comperato da lui 50 piante da frutto poi regalate ad un agricoltore biologico di Fenili Belasi (BS) per avere una produzione estiva di frutta bio a noi dedicata in primis.
        Se e quando sarai deciso possiamo andarci insieme…

        PS: le viti da talea da uva americana eventualmente si possono all’innestare con qualità varie.
        Ricordo che hai anche ciliegi selvatici che invocano l’innesto…

        A proposito di frutti da fiori…

        673
        ASTUZIA

        Raffinatissima
        L’astuzia del fiore
        Che impedito al moto
        Attira ai suoi fini
        Chi muoversi può.

        Fino a farsi indispensabile.

        672
        CASCA MALE

        Ci sa fare
        Il fiore.

        Attira l’occhio pronubo
        Con design e raffinati colori,
        Furbo offre il dolce nettare,
        Astuto emana eterei profumi.

        Abilità strumentale, invero,
        Che gli preme solo la progenie sua.

        Con l’uomo però
        Casca male.

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        1. prima di proseguire, non trascuro l’apprezzamento per le due poesie.

          mi pare una buona idea quella del viaggio a Isola della Scala: ma quand’e` il periodo migliore per la messa a dimora di nuove piante? l’inizio della primavera?

          mi interesserebbe anche approfondire la qualita` delle specie di piante da frutta in loco; come hai visto, pero`, le piante che ho risentono di un abbandono pluriennale e avrebbero bisogno di qualche esperto che aiuti a rimetterle in sesto, se si puo`.

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          1. Conosco un potatore innestatore che mi ha tenuto un corso in primavera, una persona molto competente.
            Proverò a sentirne la disponibilità per un sopraluogo in loco, poi ti faccio sapere anche per i tempi di messa a dimora.

            582
            ESSERE ALBERO ED UOMO

            Essere albero ed uomo
            Non è mai stato facile.

            Necessita sapienza di cielo e terra,
            Di acqua e di aria,
            Di luce e di buio.

            Bisogna resistere e saper flettere,
            Saper buttare e saper costruire.

            Serve stare immersi nel mondo,
            Nel caldo e
            Nel freddo.

            E seminare il futuro.

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              1. I tempi di impianto sono autunno e primavera. Chi pianta in autunno guadagna una stagione dicono i vecchi !?
                Tra metà ottobre e metà novembre è l’ideale perchè la pianta ha modo di assestarsi ed è già scattante in primavera.
                Nessun concime nella buca che rischia di fermentare e creare danno, e nemmeno serve al momento dare acqua che la pianta è in riposo, basta l’umidità del terreno se non è secco secco..
                Fausto sconsiglia addirittura le piante in vaso, meglio quelle estirpate a radice nuda pur integra.
                Fausto è comunque disponibile ad un amicale sopraluogo previo accordo per tempo.
                Ci sentiamo…

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    1. togliamo pure dal conto eschimesi e tuareg, ma basterebbe che ogni essere umano piantasse due nuovi alberi all’anno per superare l’obiettivo del progetto Trump Forest.

      il vero problema sta nel fatto che nessuno puo` piantarne 2.000, come dovrebbe fare ogni essere umano su questo pianeta per cancellare l’effetto serra.

      ciao, carissima, un abbraccio.

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